sabato 11 novembre 2023

LAVORO, TERRE, ISRAELE

 

Più ci penso più mi convinco che sarebbe un gran bene se i leaders della sinistra italiana conoscessero il pensiero di Karl Marx.
Sono convinto che il marxismo contenga profondi, radicali errori da cui sono nate immani tragedie, ma si tratta comunque di una filosofia importante, da cui non è possibile prescindere. La cosa incredibile è che oggi i leaders della sinistra italica sembrano ignorare completamente alcune categorie centrali del pensiero marxiano, prima fra tutte quella di lavoro.
Il concetto di lavoro è centrale in Marx. La teoria marxiana del valore afferma che le merci sono “gelatina di lavoro umano”. Il valore di una merce è dato dalla quantità di lavoro socialmente necessario contenuta in essa. Si tratta di una teoria centrale del marxismo, collegata alle teorie della alienazione e dello sfruttamento, qualcosa di cui non ci si può facilmente liberare come fosse una inutile appendice.
La teoria marxiana del valore è oggi quasi unanimemente rifiutata, ma da questo non deriva alcuna sottovalutazione dell’importanza del lavoro nel processo di produzione della ricchezza sociale. Del resto un filosofo liberale come John Locke aveva, ben prima di Marx, sottolineato l’importanza del lavoro. Per Locke il lavoro è alla base del diritto di proprietà. Posso definire “mia” la tal cosa solo se col mio lavoro la ho modificata rendendola capace di soddisfare bisogni umani. Quella certa terra è “mia” se lavorandola la trasformo in terreno fertile. Ovviamente la posizione di Locke non risolve tutti i problemi, ha dato vita a numerosi dibattiti e contestazioni, ma non è questo ora il punto. La cosa che mi preme sottolineare è la centralità della categoria del lavoro nella valutazione di determinati fenomeni storici, economici, politici e sociali. Ora, è proprio questa categoria, il lavoro, ad essere incredibilmente assente quando si discute, per stare all’attualità, della questione arabo israeliana.
Molti accusano gli ebrei di avere “rubato la terra ai palestinesi”. Israele non avrebbe diritto di esistere perché nato da un colossale furto di terre. Tralasciamo ogni considerazione sul fatto che , partendo da simili premesse, praticamente tutti gli stati del mondo non avrebbero diritto di esistere, tralasciamo anche il fatto che giuridicamente l’accusa mossa agli ebrei è del tutto infondata: gli ebrei comprarono a caro prezzo le terre su cui si insediarono. Tuttavia, per pura comodità di ragionamento, prendiamo pure per buona la PALLA secondo cui i coloni ebrei rubarono le terre ai palestinesi o comunque si installarono illegalmente sulle stesse. La domanda da porsi è la seguente: anche ammettendo tutto questo è lecito dedurne che Israele non ha oggi diritto di esistere? La risposta ad una tale domanda non può essere che un NO grande come il monte Everest.
Chi, sulla base di un (inesistente) furto originario nega oggi ad Israele il diritto di esistere dimentica completamente l’importanza della categoria LAVORO. Anche ammettendo che i primi ebrei approdati in Palestina si siano impossessati illegalmente di vaste terre, resta certo che quelle terre oggi sono completamente diverse da come erano 100 o più anni fa. Le ha trasformate il lavoro degli ebrei. Erano terre desertiche o paludose, sono diventate fertilissime. Su una terra un tempo desertica sorge oggi uno stato culturalmente, economicamente e tecnologicamente avanzatissimo. Dove c'erano solo sterpaglie oggi sporgono città, centrali elettriche, strade, linee ferroviarie. Qualcuno può davvero pensare che tutto questo sia senza importanza o di importanza secondaria?
E’ quasi surreale il dibattito sul diritto all’esistenza di Israele che prescinde totalmente dal fatto di quanto il lavoro degli immigrati ebrei abbia trasformato una landa quasi totalmente inospitale. Che forze di destra violentemente contrarie ad Israele dimentichino questo fatto è in fondo comprensibile. Storicamente la destra razzista ed antisemita ha posto alla base di tutto il sangue e la terra. Sangue e terra formano le nazioni e i nuovi venuti sono intrusi che possono solo essere cacciati. In questa visione il lavoro ha importanza secondaria. Ma che la sinistra dimentichi del tutto l’importanza della categoria “lavoro” è semplicemente incredibile. Tra l’altro la sinistra, compresa quella anticomunista, la sinistra democratica, fece a suo tempo della lotta al latifondo improduttivo una sua bandiera. Ora tutto questo è dimenticato.
Lo ripeto: se vari leaders della sinistra italica conoscessero Marx sarebbe meglio. Ovviamente non pretendo che personaggi come Fratojanni o Bonelli, Conte o la Schlein conoscano approfonditamente il materialismo storco, sarebbe una esagerazione. Ma... è troppo pretendere che siano in grado di maneggiare in maniera elementare alcune categoria marxiane basilari? Forse si. Forse anche questa è una esagerazione.


lunedì 6 novembre 2023

BATTAGLIE

Si calcola che durante la battaglia di Berlino morirono circa 100.000 civili tedeschi. La cifra è ovviamente molto approssimativa anche per la difficoltà di distinguere nella battaglia di Berlino i tedeschi civili dai combattenti. Di certo comunque le perdite civili furono altissime. Non ci furono in quella battaglia “corridoi umanitari”. Le truppe sovietiche non avvisarono i civili che le loro case stavano per essere bombardate. Nessun convoglio umanitario di aiuti entrò nella città assediata, non ci furono evacuazioni, solo combattimenti durissimi, spietati.
A ciò si aggiunga che la battaglia fu combattuta da ambo le parti in maniera barbara. I sovietici massacrarono spesso e volentieri inermi civili tedeschi, ci furono moltissimi stupri, tristissimo fenomeno che accompagnò un po’ tutta l’avanzata finale dell’armata rossa verso Berlino. Hitler dal canto suo non mostrò alcuna pietà nei confronti del suo stesso popolo. Gettò nella mischia bambini di meno di 10 anni, vecchi, donne del tutto incapaci di combattere.
Un massacro quindi che coinvolse in pieno i civili tedeschi. Tuttavia nessuno ha mai parlato, a proposito del crollo del terzo Reich, di “genocidio” perpetrato a danno dei tedeschi. I civili tedeschi furono coinvolti in una furiosa ed inutile battaglia, morirono in moltissimi ma non furono oggetto di genocidio. Terminata la battaglia i civili dovettero subire molte orribili violenze ma non furono sistematicamente massacrati. Non è possibile confrontare i civili morti durante la battaglia di Berlino con quelli massacrati dai tedeschi. I tedeschi massacrarono un numero enorme di civili nel corso di molte battaglie, ma in questo non furono troppo differenti da sovietici ed alleati. Quello che rende mostruosamente diversi i loro massacri fu il fatto che riguardarono abitanti di zone già conquistate, non ebbero relazione alcuna con gli scontri militari. I criminali delle SS andarono a scovare gli ebrei, e non solo loro, casa per casa, li misero in treni blindati e li mandarono ai forni. In Ucraina, a Kiev, ne fucilarono oltre 30.000 dopo aver promesso loro che sarebbero stati deportati in Germania. Nessuna battaglia era in corso: Kiev era saldamente in mano ai nazisti.
Solo degli imbecilli possono confondere le innocenti vittime civili di furiosi combattimenti col massacro deliberato di civili estraneo ad ogni operazione militare.
Eppure è proprio questo che fa oggi una propaganda martellante a proposito di Gaza.
I criminali di Hamas sono penetrati in villaggi israeliani e hanno volutamente massacrato moltissimi civili inermi. Non era in corso alcuna operazione militare, nessuna battaglia. La colpa dei massacrati era una sola: essere ebrei.
Gli israeliani stanno distruggendo l’apparato militare di Hamas, unico modo per evitare il ripetersi della tragedia del 7 ottobre. Per distruggerlo devono combattere. Cercano di prendere tutte le precauzioni possibili per limitare al massimo le perdite civili ma non sempre riescono nel loro intento anche perché Hamas si fa scudo dei civili, vuole il sangue del suo stesso popolo per usarlo a fini di propaganda criminale.
Mettere sullo stesso piano le purtroppo inevitabili vittime civili a Gaza con i massacri del 7 ottobre è quindi una assoluta mistificazione.
Che può ingannare solo persone molto “diversamente intelligenti” o accecate dal furore ideologico.


 

giovedì 2 novembre 2023

LA GUERRA E' UNA OPERAZIONE DI POLIZIA?

 

Settembre 1939. La Germania invade la Polonia. Il governo britannico si riunisce con la massima urgenza. Occorre decidere se dichiarare o meno guerra alla Germania.
Tutti i ministri sono per la dichiarazione di guerra, tranne il signor Pacifico, un nuovo ministro noto per la sua angelica, infinita bontà.
Con dolce voce Pacifico spiega agli altri ministri perché è contrario all’entrata in guerra.
“Io condanno fermamente l’invasione nazista della Polonia”, afferma, “sono il primo a condannare il nazismo ed i suoi crimini, ma sono anche contrario ad ogni vendetta nei confronti della Germania. Non tutti i tedeschi sono nazisti, non lo sono tutti i militari, né, tento meno, tutti i civili. Una guerra però porta inevitabilmente all’uccisione di tanti militari e purtroppo, anche di tanti civili. Pensare che oggi si possa condurre una guerra che, malgrado tutti i nostri sforzi, non colpisca in alcun modo la popolazione civile è solo una illusione.
Dichiarando guerra alla Germania noi di certo uccideremo molti innocenti tedeschi, persone che non hanno commesso crimine alcuno e che neppure sono naziste. Uccideremo degli innocenti fra i militari ed anche, cosa ancora più grave, fra i civili. Uccidere innocenti non è giusto onorevoli colleghi! Non si può difendere la libertà commettendo atti ingiusti, quindi NON dobbiamo dichiarare guerra alla Germania. Dobbiamo invece perseguire i nazisti colpevoli di atti di violenza. Propongo quindi che si apra una inchiesta internazionale a Carico di Hitler, Goring, Goebbels e di tutti i gerarchi nazisti. Si mandi loro un avviso di garanzia e li si convochi di fronte ad un costituendo tribunale internazionale affinché rispondano dei loro crimini. Il glorioso popolo britannico sosterrà l’azione della magistratura con cortei pacifici, veglie di preghiera, minuti di silenzio e lancio di palloncini colorati”.
Se qualcuno in Gran Bretagna avesse fatto nel settembre del 1939 simili discorsi sarebbe stato preso immediatamente a sonori calci nel deretano.
Però in questi giorni si leggono in rete idiozie di questo genere.
Sono caratteristiche di chi dice di condannare Hamas, però…
I civili di Gaza non sono mica tutti membri di Hamas, sostengono, quindi non si può attaccare Gaza, in nessun modo, neppure cercando, come Israele fa, di contenere al massimo il numero delle vittime civili.
Quelli che sostengono cose simili, se in buona fede (e credo che siano pochissimi ad essere in buona fede) confondono la guerra con una operazione di polizia.
Ma una guerra è qualcosa di totalmente diverso da una operazione di polizia. Si fa una guerra per sconfiggere il nemico, o comunque impedirgli di realizzare i suoi obiettivi , non per assicurare alla giustizia dei colpevoli, questa semmai può essere, a volte, una delle conseguenze della guerra, e di certo non la più importante.
Il giudizio su una guerra dipende in primo luogo dal giudizio sugli obiettivi dei combattenti. Era giusto nel 1939 cercare di impedire alla Germania di conquistarsi il presunto “spazio vitale” trasformando tutta l’est Europa in sua colonia agricola?
E’ giusto oggi distruggere l’apparato militare di Hamas, smilitarizzare Gaza e, su questa base, discutere dei “due popoli due stati”?
Personalmente penso che basta porsi simili domande per avere la giusta risposta.
E tanto basta ed avanza.