giovedì 10 settembre 2015

RICORDI DI LAVORO

Brescia, una decina di anni fa, sede della banca in cui lavoravo. Seduto davanti a me un signore pakistano. Parliamo della sua richiesta di mutuo ipotecario. Gli faccio le solite domande: quale è il suo lavoro, quale il suo reddito eccetera. Ad un tratto gli dico che il mutuo, se la richiesta verrà accolta, sarà erogato congiuntamente a lui ed alla sua signora. Mi fulmina con lo sguardo: “no, solo io e i miei fratelli, niente signora”. Obietto che se il cliente è sposato la banca concede il mutuo ad entrambi i coniugi, gli parlo della comunione e della separazione dei beni. Non sembra capirmi. In un italiano stentato ribadisce: “niente moglie, la casa va a me e ai miei fratelli”. Dopo un po' ci salutiamo. Se ne va visibilmente seccato. Non lo ho più rivisto.

Si sta stipulando un atto di mutuo. I beneficiari sono un cittadino medio orientale e la sua signora; non so se avesse altre mogli, all'atto era presente quella.
Il notaio legge rapidamente le clausole dell'atto. Il richiedente segue attento, è un signore corpulento, con un gran paio di baffi. In fondo al grande tavolo la sua signora non alza un attimo lo sguardo. E' chiaramente a disagio, sembra non capire ciò che avviene attorno a lei. Il notaio legge le clausole relative al tasso di interesse. Il richiedente interrompe, chiede spiegazioni. Gliele fornisco, lui annuisce soddisfatto. Guardo la sua signora. “Tutto chiaro anche per lei signora?” le chiedo. Lei non dice nulla, si limita ad un impercettibile movimento del capo. Il marito mi guarda storto. Al momento di firmare la donna è ancora più in difficoltà. Traccia rapidamente dei segni in calce al contratto, il marito la guarda vigile. Finito di apporre le firme la donna ricomincia a guardare il pavimento, senza muoversi, né proferir parola.

Nuovo atto di mutuo. Il richiedente è un giovanotto di colore, piuttosto simpatico. Facciamo due chiacchiere in attesa del notaio. Mi dice che fra breve andrà nel suo paese, in Africa, a trovare le sue quattro mogli. Fa un certo effetto sentire parlare di quattro mogli, tento una battuta di spirito. “quattro mogli? Non ti invidio, una già rompe, figuriamoci quattro” gli dico. Mi risponde con un largo sorriso: “ti sbagli capo! Quando vado a casa in Africa sono un re! Non devo muovere un dito. A cena mi servono i cibi che ho ordinato, dopo cena mi siedo in poltrona davanti al televisore, una mi porta da bere, l'altra mi massaggia i piedi, le altre due lavano i piatti, fanno altri lavori di casa, ma scattano non appena le chiamo; e poi, dopo la TV...” mi sorride ammiccante. Le sue notti devono essere alquanto movimentate, penso con un pizzico di invidia, molto maschilista. Avere quattro schiave ha i suoi vantaggi, per il proprietario delle schiave.

Piccoli episodi di vita vissuta, che la dicono lunga sulla compatibilità della loro cultura e della nostra. Certo, vedere la signora Boldrini nei panni di una moglie che scatta ad un cenno del marito non ha prezzo...

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