venerdì 5 agosto 2016

SIAMO DAVVERO GIURIDICAMENTE OBBLIGATI AD ACCOGLIERE TUTTI?

E' uno degli  argomenti principe degli occidentali “buoni”. Saremmo costretti ad accogliere tutti o quasi i "migranti" in base alla convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, che l'Italia accetta. Ma si tratta, come al solito, di una mistificazione.
L'articolo uno della convenzione definisce infatti in questo modo lo status di rifugiato. Si considera “rifugiato”

"Chiunque nel giustificato timore d'essere perseguitato per ragioni di razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori dei suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi.”
Come si vede il venire da zone di guerra non conferisce automaticamente lo status di “rifugiato”. Per essere considerati rifugiati si deve avere il giustificato timore di essere sottoposti a persecuzioni per ragioni razziali, politiche, etniche o sociali.
Indipendentemente da considerazioni giuridiche del resto è ovvio che venire da zone di guerra non può conferire automaticamente lo status di rifugiato: se così fosse dovremmo considerare “rifugiati” eventuali combattenti Isis che, sconfitti sul campo di battaglia, si imbarcassero per l'Italia (non è improbabile che qualcosa di simile stia avvenendo).

La convenzione chiarisce anche che un rifugiato non può essere considerato
clandestino ed essere sottoposto alle conseguenti sanzioni, se è in buona fede, cioè se è convinto che vi siano sufficienti motivi per essere considerato perseguitato politico in base alla legislazione del paese in cui entra.
Ecco quanto dice l'articolo 31 della convenzione:

Gli Stati Contraenti non prenderanno sanzioni penali, a motivo della loro entrata o del loro soggiorno illegali, contro i rifugiati che giungono direttamente da un territorio in cui la loro vita o la loro libertà erano minacciate nel senso dell'articolo 1, per quanto si presentino senza indugio alle autorità e giustifichino con motivi validi la loro entrata o il loro soggiorno irregolare”.
Se non dimostra che nel paese di provenienza poteva esser sottoposto a persecuzioni il profugo può essere a giusto motivo esser considerato clandestino, e trattato di conseguenza. Ha l'obbligo di presentarsi alle competenti autorità per giustificare la sua presenza nel paese di arrivo. Ora, è notorio che la gran maggioranza dei “migranti” arriva da noi senza alcun documento, qualcuno dice che li buttano a mare, e che moltissimi di loro si dileguano rapidamente dai centri di accoglienza. Non sembra davvero che queste persone possano essere considerate in “buona fede” ai sensi dell'articolo 31 della convenzione ed aspirare al ruolo di “rifugiati”.
Anche a voler assumere un atteggiamento strettamente giuridico, comunque inadeguato di fronte a flussi migratori come quelli a cui stiamo assistendo, non è vero che siamo obbligati ad accogliere tutti o la maggioranza, o anche solo una consistente minoranza dei “migranti” che arrivano sulle nostre coste. Anche in base alla famosa convenzione che i "buoni" citano un centinaio di volte al giorno la stragrande maggioranza dei “migranti” che accogliamo dovrebbero esser rispediti ai paesi d'origine.
Del resto, ci sono paesi che accolgono pochissimi “migranti” e quasi nessun  musulmano. Australia, Nuova Zelanda, Giappone ad esempio e qui in Europa Ungheria, Repubblica Ceca, in parte anche l'Austria. Non mi risulta che i caschi blu si apprestino ad intervenire militarmente in Giappone o che il consiglio di sicurezza dell'ONU abbia imposto all'Ungheria ad accogliere decine di migliaia di “migranti”.

1 commento:

  1. I nostri clandestini hanno miriadi di terre franche in islamia dove stare. Persino l'Iraq e la Siria sono posti sicuri se si sta distanti dalle aree Isis (è stato un clandestino che poi ha deciso di tornare in Iraq a confermare ciò), perciò, non avrebbero bisogno di imparcarsi, ma solo di andare a sud (siria) e a est (Iraq) nei loro paesi.
    Inoltre la maggior parte dei clandestini arrivano da terre dove non ci sono guerre, e se ci sono disordini, non sono tanto differenti da quelli che ci sono in U.S.A. (da cui non mi pare di vedere cittadini americani arrivare con i barconi).

    In Giappone i muslims li spediscono se osano infrangere le regole.

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