mercoledì 8 febbraio 2017

TRIBU'

Le banlieu parigine sono di nuovo in rivolta. Non so se i poliziotti accusati di violenza siano davvero colpevoli. Certamente, se quello che si dice risultasse vero il loro comportamento sarebbe da condannare nella maniera più netta, senza se e senza ma. Questa però è solo una parte, una piccola parte, del problema.
Capita ovunque che ci siano incidenti fra comuni cittadini e forze dell'ordine, e non sempre il comportamento di queste ultime è, come suol dirsi, “al di sopra di ogni sospetto”. Quando cose simili accadono nascono polemiche roventi, si discute animatamente, si litiga, e volte si manifesta. Ma non ci sono rivolte. Non c'è una parte della popolazione che si sente collettivamente coinvolta nella aggressione che un giovane ha subito, sia questa vera o presunta, giustificata o ingiustificata.
A Parigi, come in altre città europee, come negli Stati Uniti accede invece precisamente questo. Una certa etnia, gli abitanti di certi quartieri reagiscono come un soggetto collettivo di fronte ad alcuni comportamenti della polizia. Un giovane viene ucciso da un poliziotto. Gli agenti dicono che stava rapinando una banca e che era armato. I parenti del giovane lo negano. Nessuno cerca di appurare i fatti, nessuno considera un simile evento qualcosa che riguarda in primo luogo alcuni singoli: il singolo giovane, i singoli poliziotti. No, ad essere coinvolto è un NOI collettivo. Quel giovane era uno di noi, gli altri, uno o alcuni dei loro, lo hanno ucciso e noi scendiamo in piazza. Bruciamo auto, spacchiamo vetrine, impediamo il normale svolgimento della vita sociale. Il giovane ucciso poteva essere un pericoloso rapinatore o un pacifico studente, ha poca importanza. Era uno della nostra etnia, condivideva la nostra fede, viveva nei nostri quartieri quindi “loro” non lo devono toccare. Punto.
Diciamolo chiaramente, una volta per tutte: nel decadente occidente di oggi l'ottica della tribù sta gradualmente prendendo il posto dell'ottica della cittadinanza. La immigrazione incontrollata ed il diffondersi dell'Islam, più o meno radicale, stanno trasformando la società in un aggregato di tribù l'un contro l'altra armate, prive di legami fra loro che non siano la reciproca ostilità, se non peggio.
Il giovane abitante delle banlieu non si sente in primo luogo cittadino francese: un singolo con la sua insopprimibile unicità, ma legato in qualche modo ad altri singoli che, come lui, sono cittadini francesi. No, questo giovane si sente in primo luogo abitante di quel certo quartiere, parte di una sottosocietà tribale che si contrappone al resto della società: a coloro che hanno la pelle di un colore diverso, che adorano un altro Dio, o non ne adorano nessuno, che vivono in quartieri “più belli”.

Altro che “integrazione”! Quello che è sotto i nostri occhi è il suo opposto: la disgregazione delle società occidentali.
Non era difficile prevederlo, in fondo. Solo degli illusi o dei cretini potevano seriamente pensare che si possano spalancare le porte di casa a masse enorme di esseri umani che vengono da culture del tutto diverse dalla nostra conservando nel contempo un minimo di coesione sociale.
La politica demenziale dei politicamente corretti ha fatto il resto.
Se si vuole favorire l'integrazione occorre mettere al primo posto i diritti ed i doveri delle persone, garantendo diritti, opportunità, occasioni di avanzamento sociale a tutti, indipendentemente dal gruppo, o tribù, di appartenenza.
A partire dagli Stati Uniti i teorici del politicamente corretto hanno fatto precisamente l'opposto. Hanno sostituito in maniera sempre più massiccia i diritti delle persone con i diritti dei gruppi. Sei nero? Quindi hai diritto ad un certo numero di posti all'università. Quel quartier è islamico? Quindi è meglio se non viene pattugliato da donne poliziotto, e se proprio deve esserlo, che le poliziotte mettano il velo! Si parla sempre più spesso di legalizzazione di poligamia ed infibulazione, di fatto già tacitamente accettate. Chissà, forse domani vedremo, in qualche città europea o americana, qualche bella lapidazione o fustigazione di donne adultere, in nome dei diritti collettivi concessi non agli esseri umani ma alle tribù.
Di certo gli angioletti della indiscriminata accoglienza non condividono queste preoccupazioni. Per loro la soluzione è lì, a portata d mano. Rendiamo più belle le banlieu e tutto si aggiusterà, cinguettano. Apriamo un cinema qui, un campo di calcetto là e tutti vivremo felici e contenti, in una bella, dolcissima, società multicolore!
Hanno davvero una scarsa considerazione degli abitanti delle banlieu questi angelici riformatori! Non li considerano essere umani con una cultura, tradizioni, forma mentis. Pensano che basti una sala giochi per “integrarli”.
Non vorrei offendere nessuno, ma la verità va detta una volto tanto. La loro (degli angioletti riformatori non degli abitanti delle banlieu) idiozia è davvero sconfinata.

18 commenti:

  1. Trovo molto pessimismo nella tua analisi.
    La tribu' esiste da sempre, basti pensare a Siena ed al suo palio!
    La tribu' e' un' identificazione del singolo soggetto che in essa, trova identita' e sicurezza.
    Non posso, parlo in prima persona, capire che chiunque, eradicato dal suo luogo o gruppo di appartenenza, possa sentirsi sentirsi appartenente ad un nuovo luogo o tribu' che lo accoglie.
    Mischiarsi non e' facile e dentro a ciascuno resta sempre l' identita' percepita fin da neonato.
    Se si osservano le varie etnie che popolano le nostre citta', si nota che tra di loro non esiste alcun rapporto di amicizia: ogni "tribu'", etnia, razza si identifica solo con se stessa. Di conseguenza l' integrazione deve tenere conto delle diversita' che non potranno mai ammalgamarsi.
    I miei possono sembrare pregiudizi, ma secondo me e' solo una constatazione di fatto.
    Io mi sono traferita a Bologna tantissimi anni fa. Sono bianca, italiana, ho trovato un buon lavoro, ho cresciuto la mia famiglia ma mi identifico sempre con le mie origini e quando posso passare qualche giorno al mio paese sto molto meglio.
    Posso aggiungere che gli immigrati non vogliono essere assolutamente come noi, guardano la tv dei loro paesi, seguono feste e riti della loro cultura. Da noi si aspettano solo lavoro e vita migliore ma non potranno mai accettare il nostro modo di essere.
    La globalizzazione, che sta diventando un flop, non ha mai e mai terra' conto delle radici dell' individuo.
    Non possiamo cambiare i nostri costumi, perche' rinnegheremmo noi stessi.
    Il mondo oggi e' piu' piccolo, tecnicamente evoluto, i poveri stanno diminuendo bene... Ma le origini non si possono dimenticare.
    L' occidente, qualunque cosa faccia, non puo' mai ottenere l' omologazione delle culture, neppure cambiando la propria.
    L' unica cosa che si dovrebbe incentivare dovrebbe essere proprio la possibilita' che ciascuno viva nei luoghi che lo hanno cresciuto.
    E' un "imprinting" come spesso accade nel mondo animale.

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    1. Secondo me invece ci si può integrare. Gli italiani che migrano all'estero spesso odiano l'italia, e diventano quindi uguali ai cittadini del paese in cui sono andati a vivere, si adattano alla cucina del paese, ne adottano usi e costumi, e alcuni insegnano ai figli a parlare solo la lingua del paese che li ospita.

      Quando andavo al liceo ero in classe con una ragazza nera, dominicana. La conoscevi ed era una tipica lombarda del nord. Immaginarmela, per come la conosco, nel suo paese di origine, mi sembra in un ambiente alieno.

      Chi non si integra non lo fa perché non vuole, non perché non può.

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    2. L' eccezione che conferma la regola.

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    3. L' eccezione che conferma la regola.

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    4. Quelli di Siena ammazzano quelli delle altre contrade? Ammazzano le figlie se si fidanzano con uno di un'altra contrada? Hanno un libro sacro che vieta di fare amicizia con quelli delle altre contrade? Hanno l'obbligo religioso di mentire a quelli delle altre contrade per meglio ingannarli? Buttano dalla finestra i simboli delle contrade avversarie? Se ritengono che uno della propria contrada abbia subito un torto scendono tutti insieme in strada e bruciano e distruggono tutto? Impediscono con la forza l'ingresso alle proprie aree alla polizia e a quelli delle altre contrade?
      Se la risposta è sì a tutte, sottolineo TUTTE, queste domande, allora ha ragione lei. In caso contrario ha fatto paragoni privi di qualunque fondamento, di qualunque logica, di qualunque senso. Di qualunque, me lo lasci dire, intelligenza.

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    5. "L'eccezione che conferma la regola"
      In che senso la confermerebbe? (senza offesa, ogni volta che sento usare a sproposito l'espressione "l'eccezione che conferma la regola", ossia nel 99,9 periodico fisso % dei casi mi corre, come si suol dire, la mano alla pistola).

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    6. Grande Mella. Ho avuto l'impressione che la ragazza non ha neppure letto tutto il mio commento, ma si è concentrata solo sulla 'ragazza dominicana', scordandosi che anche gli italiani all'estero sono stranieri.

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  2. Trovo molto pessimismo nella tua analisi.
    La tribu' esiste da sempre, basti pensare a Siena ed al suo palio!
    La tribu' e' un' identificazione del singolo soggetto che in essa, trova identita' e sicurezza.
    Non posso, parlo in prima persona, capire che chiunque, eradicato dal suo luogo o gruppo di appartenenza, possa sentirsi sentirsi appartenente ad un nuovo luogo o tribu' che lo accoglie.
    Mischiarsi non e' facile e dentro a ciascuno resta sempre l' identita' percepita fin da neonato.
    Se si osservano le varie etnie che popolano le nostre citta', si nota che tra di loro non esiste alcun rapporto di amicizia: ogni "tribu'", etnia, razza si identifica solo con se stessa. Di conseguenza l' integrazione deve tenere conto delle diversita' che non potranno mai ammalgamarsi.
    I miei possono sembrare pregiudizi, ma secondo me e' solo una constatazione di fatto.
    Io mi sono traferita a Bologna tantissimi anni fa. Sono bianca, italiana, ho trovato un buon lavoro, ho cresciuto la mia famiglia ma mi identifico sempre con le mie origini e quando posso passare qualche giorno al mio paese sto molto meglio.
    Posso aggiungere che gli immigrati non vogliono essere assolutamente come noi, guardano la tv dei loro paesi, seguono feste e riti della loro cultura. Da noi si aspettano solo lavoro e vita migliore ma non potranno mai accettare il nostro modo di essere.
    La globalizzazione, che sta diventando un flop, non ha mai e mai terra' conto delle radici dell' individuo.
    Non possiamo cambiare i nostri costumi, perche' rinnegheremmo noi stessi.
    Il mondo oggi e' piu' piccolo, tecnicamente evoluto, i poveri stanno diminuendo bene... Ma le origini non si possono dimenticare.
    L' occidente, qualunque cosa faccia, non puo' mai ottenere l' omologazione delle culture, neppure cambiando la propria.
    L' unica cosa che si dovrebbe incentivare dovrebbe essere proprio la possibilita' che ciascuno viva nei luoghi che lo hanno cresciuto.
    E' un "imprinting" come spesso accade nel mondo animale.

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  3. Io dico la parola più cruda, stavolta corretta: Sono loro i veri razzisti.

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  4. Sono assolutamente d'accordo nel riconoscere la grande importanza dei legami sociali e culturali che uniscono gli esseri umani. Si tratta di legami che contribuiscono a fare di ognuno di noi ciò che è: qualcosa di profondo, parte essenziale della nostra natura.
    Oggetto della critica sono invece i legami tribali. Anche questi sono dentro di noi, fanno parte della nostra natura ancestrale. Ma si tratta di legami che il processo di civilizzazione ha allentato e che è bene combattere o quanto meno tenere sotto controllo.
    I legami socio culturali riguardano persone libere, autonome. Singoli che mantengono nella relazione socio culturale la loro autonomia di singoli. Il legame tribale invece tende ad annullare la singolarità di ognuno di noi, a conglobare il singolo in una unità organica più ampia che lo trascende e lo controlla.
    Non si tratta di distinzioni sofistiche. Io ad esempio mi sento italiano, so di essere parte di una tradizione, di una cultura. Ma questo non mi spinge a solidarizzare con ogni altro italiano solo perché è tale. Prima di scendere in piazza in difesa di un mio concittadino malmenato da poliziotti francesi cerco di appurare come davvero sono andate le cose, ed anche se arrivo alla conclusione che i poliziotti francesi hanno commesso ingiustificate violenze non coinvolgo nella mia riprovazione tutti i poliziotti e, meno che mai, tutti i cittadini d'oltralpe.
    Spesso e volentieri ho criticato con forza l'Islam, ma non lo ho fatto perché gli islamici sono “diversi” da me, appartengono ad un'altra tribù. Lo ho fatto perché alcune caratteristiche dell'Islam sono la negazione di valori universali che in quanto tali riguardano tutti gli esseri umani, al di là di ogni appartenenza.
    Ritengo che, con questi chiarimenti, le posizioni mie e di Lucia non siano poi tanto distanti.

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  5. Certamente cio' che dici e' giusto. Io mi sono soffermata sulla tribu' solo per far capire che in ciascuno di noi le radici sono ben salde.
    Vivere da cittadini, da veri cittadini, non sempre e' facile. Occorre avere ben precisi i Doveri, in primis e i diritti con la massima onesta' e lealta' verso se stessi che poi porta ad averla anche verso gli altri.
    Per i fatti francesi concordo. Prima di commentare occorre sapere quanto piu' possibile di quanto c' a monte.
    Tempo fa mi sono battuta con forza contro chi critcava i carabinieri del caso "cucchi". A monte infatti c' erano fatti spiacevoli per la vittima. La famiglia e' stata risarcita con un milione di euro. Costoro volevano giustizia. Ma si erano mai resi conto che il ragazzo, purtroppo' faceva uso di sostanze, che stava male ed era ridotto magrissimo e che bastava un siffio per farlo cadere? L' opinione pubblica ha dato addosso ai CC, ai medici che lo hanno curato senza porsi alcuna domanda. Quindi condivido il tuo pensiero.
    Per l' integrzione sarebbe sufficiente essere in armonia pur essendo completamente diversi. Ma, credi, non e' facile. Ciao a presto...

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  6. Certamente cio' che dici e' giusto. Io mi sono soffermata sulla tribu' solo per far capire che in ciascuno di noi le radici sono ben salde.
    Vivere da cittadini, da veri cittadini, non sempre e' facile. Occorre avere ben precisi i Doveri, in primis e i diritti con la massima onesta' e lealta' verso se stessi che poi porta ad averla anche verso gli altri.
    Per i fatti francesi concordo. Prima di commentare occorre sapere quanto piu' possibile di quanto c' a monte.
    Tempo fa mi sono battuta con forza contro chi critcava i carabinieri del caso "cucchi". A monte infatti c' erano fatti spiacevoli per la vittima. La famiglia e' stata risarcita con un milione di euro. Costoro volevano giustizia. Ma si erano mai resi conto che il ragazzo, purtroppo' faceva uso di sostanze, che stava male ed era ridotto magrissimo e che bastava un siffio per farlo cadere? L' opinione pubblica ha dato addosso ai CC, ai medici che lo hanno curato senza porsi alcuna domanda. Quindi condivido il tuo pensiero.
    Per l' integrzione sarebbe sufficiente essere in armonia pur essendo completamente diversi. Ma, credi, non e' facile. Ciao a presto...

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  7. Certamente cio' che dici e' giusto. Io mi sono soffermata sulla tribu' solo per far capire che in ciascuno di noi le radici sono ben salde.
    Vivere da cittadini, da veri cittadini, non sempre e' facile. Occorre avere ben precisi i Doveri, in primis e i diritti con la massima onesta' e lealta' verso se stessi che poi porta ad averla anche verso gli altri.
    Per i fatti francesi concordo. Prima di commentare occorre sapere quanto piu' possibile di quanto c' a monte.
    Tempo fa mi sono battuta con forza contro chi critcava i carabinieri del caso "cucchi". A monte infatti c' erano fatti spiacevoli per la vittima. La famiglia e' stata risarcita con un milione di euro. Costoro volevano giustizia. Ma si erano mai resi conto che il ragazzo, purtroppo' faceva uso di sostanze, che stava male ed era ridotto magrissimo e che bastava un siffio per farlo cadere? L' opinione pubblica ha dato addosso ai CC, ai medici che lo hanno curato senza porsi alcuna domanda. Quindi condivido il tuo pensiero.
    Per l' integrzione sarebbe sufficiente essere in armonia pur essendo completamente diversi. Ma, credi, non e' facile. Ciao a presto...

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    1. Pero'devo fare attenzione:cintura nera di karate'... Insomma!

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    2. Pero'devo fare attenzione:cintura nera di karate'... Insomma!

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  8. Condivido a pieno il commento di Mella

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