sabato 2 marzo 2013

DEPRIMENTE

Anche se fanno finta di dimenticarsene, negli ultimi 20 anni la sinistra è stata al governo o nella maggioranza per dieci, coi governi Dini, Prodi, D'Alema, Amato, di nuovo Prodi ed infine Monti. In tutto questo tempo NON hanno mai fatto la famosa legge sul conflitto di interessi, forse perchè non volevano che il problema venisse risolto, e venisse meno per loro un argomento di propaganda, forse perchè il conflitto di interessi riguarda anche LORO, basta pensare alle fondazioni bancarie.
Oggi il paese è in piena crisi. La disoccupazione è altissima, migliaia di piccole e medie imprese stanno chiuedendo, molte grandi imprese hanno i conti cronicamente in rosso, la competitività è bassa, la produttività pure. C'è un sacco di gente che a metà mese non ha più un centesimo e va avanti indebitandosi a tutti i livelli, chiunque lavori o abbia lavorato in banca lo sa. Il debito pubblico è a livelli record, la pressione fiscale pure, i mercati potrebbero impazzire da un momento all'altro, l'area euro è visibilmente in crisi. In QUESTA situazione drammatica cosa propongono Bersani e Vendola come prima cosa da fare? UNA LEGGE SUL CONFLITTO DI INTERESSI. Con questa, più qualche misura demagogica, tipo abolizione del numero chiuso in qualche facoltà universitaria, magari una bella mini patrimoniale, sperano di commuovere Grillo, o un certo numero di grillini, e convincerli a votar lora la fiducia. Poi, si proseguirà valutando "di volta in volta le varie leggi. Si sono addirittura inventati il MODELLO SICILIA. In cosa consisterebbe? In questo: ogni deputato vota a favore di una legge se è d'accordo con la stessa!!! Favoloso, hanno inventato l'acqua calda!!! E vorrebbero che un paese in crisi verticale fosse governato in questo modo, senza un accordo, snza sapere dove si sta andando, cosa si farà domani. AL BUIO!!
Che Grillo ami il buio non stupisce. Lui è per una economia con meno lavoro e meno energia, ma che persone che si definiscano responsabili accettino una simile prospettiva è DEPRIMENTE. Amano davvero il potere più di pgni altra cosa!!!

TEMPI DURI PER CHI NON RINUNCIA AD USARE IL CERVELLO

Bersani apre a Grillo. Teorizza un governo di minoranza che "di volta in volta", su SINGOLI PROVVEDIMENTI ottenga l'appoggio dei grillini. Però:
1) Almeno una prima fiducia i grillini a questo governo dovrebbero darla, se no è subito crisi. E, almeno quella NON sarebbe una fiducia su UN SINGOLO PROVVEDIMENTO, sarebbe LA FIDUCIA AL GOVERNO, il che implicherebbe un qualche accordo politico, di programma.
2) Chi sarà il nuovo capo dello strato? Grillo ha già indicato un nome: DARIO FO. Per chi non lo ricorda Dario Fo è stato per anni ed anni il super critico di sinistra del vecchio PCI. Innamorato di Mao e della rivoluzione culturale cinese, ammiratore di Stalin ed amicone di Mario Capanna, è stata una delle icone della contestazione globale. Ha cambiato idea? E' diventato un convinto riformista? Considera oggi valori non negoziabili il pluralismo, le libertà individuali, la democrazia parlamentare? Non lo so. Come tanti altri Fo dice oggi una cosa, domani l'altra senza perder tempo a spiegare nulla.
3) Quali dovrebbero essere i "provvedimenti" su cui "di volta in volta" Bersani chiederebbe l'appoggio di Grillo? La chiusura di tutti i termovalorizzatori? La incandidabilità degli indagati? La nazionalizzazione di Mediaset? Uno stipendio minimo di 1.000 euro mensili garantito a tutti e finanziato con una tassa sui "grandi patrimoni? (quelli di Grillo?). Vorrei saperlo.

TEMPI DURI PER CHI NON RINUNCIA AD USARE IL CERVELLO.

BEPPE GRILLO


Nel “grillismo” confluiscono pregiudizi e luoghi comuni largamente presenti in settori consistenti della società italiana, Grillo non li ha certo inventati, ha però conferito loro forza politica, e lo ha fatto meglio di ogni altro, gli va riconosciuto.
L'essenza del “grillismo” può essere riassunta in tre parole: semplificazione, personalizzazione, criminalizzazione.
I problemi sono semplici, ed è semplice la loro soluzione. Come uscire dalla crisi? Non occorre conoscere il funzionamento di un sistema economico e finanziario per proporre delle ricette valide. Per Grillo le ricette sono semplici, semplicissime. Ovviamente tutti in campagna elettorale semplificano al massimo il discorso, lo riducono a formule. Le formule di Grillo però hanno sulle altre il grosso vantaggio di essere consolanti, auto assolutorie. Se qualcuno afferma che c'è la crisi perché ci sono troppi lavoratori improduttivi dice il vero, ma lascia in molti una sgradevole sensazione. “Ci sono troppi improduttivi; certo, nessuno chiede che vengano licenziati in tronco, occorre ampliare l'area del lavoro produttivo, superare l'assistenzialismo... tutto giusto ma, sarà possibile farlo? E, con quali costi? E, chissà, forse la cosa riguarda anche me...” così ragiona l'uomo della strada, e lo fa con una certa preoccupazione. Arriva Grillo gli dice che non ha alcun motivo di preoccuparsi. Macché improduttivi! La crisi c'è perché ci sono fior di banditi che si sono mangiati tutto il mangiabile. Macché analisi del sistema economico, disamina delle leggi del suo funzionamento! La causa di tutto sta nelle persone, nei malfattori che hanno fatto man bassa della comune ricchezza. La semplificazione si sposa con la personalizzazione e la criminalizzazione dei problemi e induce nella gente un consolante sentimento di sicurezza. “Sbattiamo in galera i malfattori e tutto sarà risolto”, pensa l'uomo della strada ed allontana da se l'inquietante prospettiva di tempi difficili, di un lungo e faticoso periodo di profonde trasformazioni, trasformazioni che, chissà, potrebbero anche incrinare il suo quieto vivere.

Qualcuno obietta: “ma, non è troppo semplice? La crisi è mondiale, i miliardi in gioco sono tantissimi, possibile che sia tutta colpa dei ladroni di casa nostra?” ma Grillo ha pronte risposte consolanti ai suoi dubbi. “No, non si tratta solo dei ladroni di casa nostra. Ci sono i politici corrotti, ma ci sono anche le multinazionali con i loro oscuri interessi, la finanza internazionale, specie quella ebraica, i grandi petrolieri, la grande industria farmaceutica... sono forze in grado di decidere su tutto e tramano nell'ombra...”. La semplificazione, la personalizzazione e la criminalizzazione si sposano in questo modo in Grillo con un altro, diffusissimo, luogo comune: la teoria del complotto. Le cose sono diverse da come appaiono. Dietro al fluttuante mondo delle apparenze esiste un livello più profondo di realtà e questo livello più profondo è rappresentato dai finanzieri ebrei, dai servizi segreti di Usa ed Israele, dalle multinazionali eccetera eccetera. Loro decidono tutto, manovrano tutto, a nostra insaputa. Certo, Grillo non fornisce prova alcuna delle manovre oscure che condizionerebbero la nostra esistenza, ma... serve farlo? La mancanza di prove non inclina la teoria del complotto, dimostra solo la diabolica abilità degli onnipotenti cospiratori.
Ancora una volta, Grillo non inventa niente di nuovo, usa argomenti, si appoggia a luoghi comuni diffusissimi e che non è stato di certo lui a creare. Ma lo fa con una verve, con una abilità polemica ed una capacità di presa che manca completamente a tanti altri. Quelle che in bocca ad un Giulietto Chiesa appaiono deliranti farneticazioni diventano “argomentazioni” quasi convincenti in bocca al demagogo genovese.

Con la teoria del complotto il grillismo assurge quasi a visione generale del mondo. Non si limita più a discettare sui problemi di casa nostra, sui politici ladri e corrotti. No, affronta i grandi problemi della guerra e della pace, e dello sviluppo, del rapporto uomo natura, attività produttive salvaguardia dell'ambiente.
Nel mondo ci sono centinaia di milioni di esseri umani vittime del fanatismo. Odiano l'occidente, vorrebbero che Israele fosse cancellato dalla faccia della terra; molti sono pronti a farsi esplodere pur di uccidere degli impuri infedeli. E' un bel problema no? Come ci rapportiamo a questa massa enorme di fanatici? La cosa è ancora più grave se pensiamo che ce ne sono anche a casa nostra, nelle nostre città di esseri umani animati animati da simili idee e sentimenti. Ma per Grillo si tratta di un falso problema. Il fanatismo religioso? Chissà, forse esiste ma basterebbe che l'occidente depredasse un po' meno i poveri sceicchi del petrolio e non se ne sentirebbe più nemmeno parlare. Ahmadinejad nega l'olocausto? Vorrebbe distruggere Israele? Ma no! Le parole del leader iraniano sono state malamente tradotte! E' il Mossad che gli attribuisce dei propositi bellicosi! E dietro al Mossad ci sono gli interessi dei finanzieri ebrei che guardano con occhi avidi al petrolio iraniano. Con poche battute Grillo cancella un fenomeno che riguarda masse sterminate di uomini e donne, lo riduce alle trame oscure di un pugno di finanzieri e di agenti segreti. E' una idiozia? Certo che lo è, ma è molto consolante. Si sciolgano la Cia ed il Mossad, si imprigionino i finanzieri ebrei e tutti vivremo felici e contenti... fino al prossimo attentato.
Ed ancora, è molto diffuso nel mondo di oggi, specie in occidente, l'amore per la natura, ma è anche diffusissimo l'attaccamento agli agi ed ai vantaggi che ci sono assicurati dallo sviluppo economico e tecnologico. Come conciliare sviluppo e tutela dell'ambiente? Si tratta di un problema difficile da risolvere, soprattutto, di un problema che non ha soluzioni indolori: non si avranno mai, insieme, un ambiente del tutto immacolato ed una sostenuta crescita economica, qualche prezzo è necessari pagarlo. Grillo dice NO! Si può continuare a godere dei vantaggi dello sviluppo tecnologico senza alcun impatto negativo sull'ambiente. Come? Ma è tanto semplice! Usiamo tutti l'auto elettrica, potremo spostarci senza problemi e non inquineremo! E' semplicissimo no? E poi, soprattutto: decrescita felice, economia di auto consumo! Facciamoci in casa la marmellata, il pane e lo yogurt, coltiviamo la verdura negli orti in centro città! Produciamo energia in maniera decentrata, con piccoli generatori casalinghi. Avremo prodotti abbondanti e a buon mercato, non inquineremo e saremo più sani, facile no? Si, facilissimo, ci pensò a suo tempo, e a modo suo, nientemeno che il presidente Mao, quando lanciò la campagna per le piccole fornaci siderurgiche. "Una piccola industria siderurgica deve sorgere in ogni villaggio" ordinò il celeste presidente. Fu un disastro economico, sociale ed umano, ma questo Grillo non lo sa.
Ovviamente per risolvere senza costo alcuno il problema del rapporto uomo ambiente occorre battere qualcuno... chi? La risposta è facile, facilissima. Occorre battere il grande capitale che oppone all'economia di autoconsumo la  produzione accentrata in megafabbriche, la grande industria farmaceutica che vuole che noi consumiamo cibi insalubri per continuare a venderci i malefici farmaci della medicina occidentale, eccetera eccetera. E poi, occorre battere gli interessi monopolistici dell'industria automobilistica che si oppone alla fabbricazione di auto elettriche perché vuole continuare a vendere le vecchie auto a benzina. Fra tutte le idiozie di Grillo questa, sia detto fra parentesi, è la più idiota di tutte. Per Grillo l'economia di mercato sarebbe strutturalmente conservatrice, contraria alle innovazioni di prodotto: si possono far profitti solo nei settori tradizionali, non in quelli innovativi. Profonda analisi economica, non c'è che dire. Infatti gli interessi dei costruttori di carrozze hanno impedito il decollo delle ferrovie, e quelli dei proprietari delle ferriere lo sviluppo del traffico aereo. L'industria aereo spaziale è stata bloccata dagli interessi dei proprietari di aerei ad elica, quella delle biotecnologie dalle resistenze dell'industria chimica tradizionale. Non fa una grinza!!

Insomma, che si parli della crisi, o della pace nel mondo, o del rapporto con l'Islam, o della salvaguardia della natura la risposta di Grillo è sempre, monotonamente la stessa: “cerchiamo il colpevole, i colpevoli”. Novello, manzoniano cacciatore di untori Grillo non tenta diagnosi né cerca terapie: vuole uomini, uomini da mettere alla gogna, gogna virtuale, mediatica ovviamente.
In questo però non c'è nulla di nuovo. Grillo ha molti predecessori ed imitatori. Il suo modo di affrontare i problemi è molto simile a quello di un Di Pietro o di un Ingroia, o di un Nanni Moretti. Grillo però ha molto più successo dei vari giustizialisti forcaioli, dei girotondini, delle femministe di “se non ora quando?” ed è, in effetti, molto diverso da loro. In cosa?
La risposta è semplice. Di Pietro e Moretti, girotondini, femministe di “se non ora quando?” sono, tutti, caratterizzati da una mostruosa parzialità. Come Grillo anche questi personaggi pensano che tutto si risolva mettendo le mani sui malfattori, però, diversamente da Grillo, sono di una faziosità vomitevole quando si tratta di indicare i malfattori. Per Di Pietro, Ingroia o Moretti il malfattore è uno solo, in fondo, e si chiama Silvio... gli altri, al massimo, sono suoi “complici” o “colpevoli” di non combattere Silvio con sufficiente decisione. Così questi personaggi appaiono a moltissimi italiani per quello che sono: faziosi, ipocriti, intollerabilmente parziali. Grillo in questo è ben diverso. No, lui non fa sconti a nessuno: spara sul cavaliere, è vero, ma sbatte in faccia a Bersani, senza tante storie, lo scandalo del Monte paschi, e a Monti i suoi rapporti con la finanza internazionale. Tutti rubano, e spesso chi strilla contro i ladri è quello che ruba più di tutti, urla Grillo e in fondo, su questo, non ha tutti i torti. Ed ancora, i Bersani, i Di Petro, gli Ingroia non fanno che sbraitare contro gli evasori, Grillo non li segue. “Ma come, i politici corrotti si sono mangiati mezza Italia ed ora quegli stessi politici cercano di mettere le cose a posto strozzandoci con le tasse? E se un piccolo imprenditore non ce la fa a pagarle, tutte queste tasse, che fanno? Gli pignorano la casa? Ma andate a fan....” urla Grillo, e, di nuovo, qualcosa di vero nella sua invettiva c'è. In questo modo, differenziandosi dai forcaioli più ipocriti e parziali, Grillo strizza l'occhio a settori consistenti dell'elettorato di centro destra, ed acquista una forza che non avrebbe mai avuto se fosse stato l'ennesima, sbiadita, copia di squallidi personaggi come Di Pietro o Ingroia.
Non stupisce quindi il successo di Grillo. Non stupisce perché alcune delle cose che denuncia sono vere; la corruzione dei politici, il potere abnorme della finanza e delle multinazionali non sono invenzione del comico genovese, l'errore non consiste nel denunciare queste realtà, consiste, ovviamente, nel ridurre a loro la crisi. Non stupisce, il suo successo, perché Grillo è stato ed è abilissimo a tenere i contatti con aree molto ampie, e trasversali, dell'elettorato. Di fronte alla ipocrisia di Bersani ed alla evidente ripetitività di Berlusconi Grillo riesce ad apparire quasi come una alternativa credibile. Ma si tratta di un abbaglio. La sua non è una proposta politica, è solo un urlo, uno sberleffo, un tentativo, l'ultimo di una lunga serie, di non affrontare davvero i problemi nella loro complessità. Soprattutto, anche a voler ignorare l'antisemitismo e le tante idiozie e volgarità presenti nel suo programma, il grillismo è inaccettabile in quanto nuova forma di giustizialismo forcaiolo. Un giustizialismo forcaiolo diverso, non limitato al cavaliere, aperto a tutti, generalizzato, non ipocrita, ma comunque giustizialismo, comunque forcaiolo. Forse Grillo neppure se ne rende conto ma la sua Italia sarebbe una dittatura dei giudici, la peggiore delle dittature, diceva Alexis de Tocqueville.
Però avrà un buon successo, c'è da starne certi. Non ci aspettano tempi allegri...

domenica 6 gennaio 2013

IL GRANDE PROGETTO


Vittorio Scipioni era commosso. Si, commosso è la parola giusta. Commosso, ed emozionato, e leggermente intimorito. Sopratutto, era conscio dell'importanza storica del momento che stava vivendo, era questa consapevolezza che lo emozionava, e lo intimoriva, e lo commuoveva. Avanzò lentamente nella grande sala, osservò le pareti lisce, alte, perfettamente bianche, illuminate da una luce fredda, uniformemente diffusa.
Era incredibile come in una simile stanza, una stanza abbastanza normale in fondo, fossero concentrati tanto potere e tante conoscenze. Malgrado fosse la persona che più di ogni altra aveva lavorato al grande progetto Vittorio Scipioni non sapeva fin dove si estendesse la enorme, intricatissima, rete di fibre ottiche e microchip che, tutti, facevano capo a quella stanza, e neppure sapeva quante e dove fossero le terminazioni di quella rete gigantesca. Sapeva solo che lui, si proprio lui, era di fronte alla più colossale, meravigliosa realizzazione della umana tecnologia, meglio, era di fronte a qualcosa che superava e comprendeva in se tutto il progresso tecnologico di tutta la storia del genere umano.
Avanzò lentamente. Sulla parete di fronte a lui, proprio nel centro, era come incastonato qualcosa che sembrava un microfono. A pochi metri dalla parete e da quel piccolo cerchio nero, perfettamente lucido, una poltroncina, piccola, non troppo comoda. Vittorio ci si era seduto innumerevoli volte durante le prove, ma stavolta era diverso, stavolta non si trattava di una prova.
Si accomodò e restò così, immobile, pensoso. Quanto lavoro, quanta fatica e quante lotte per arrivare a quel momento! E si che l'idea di fondo che stava dietro al progetto era di una tale semplicità, di una tale bellezza...
La storia umana... un insieme insensato di lotte, guerre, una sequela di disordini e crisi senza fine.... poi, quel progetto che avrebbe messo la parola fine a tutta quell'insensatezza! Basta con il disordine, l'irrazionalità delle scelte, l'agitarsi insensato delle passioni... basta! La ragione, una ragione fredda, impersonale, scientifica deve decidere tutto, in anticipo. Tutto deve e può essere previsto, la vita degli esseri umani può e deve essere sottratta all'accidentalità e a tutto il caos che ne deriva. Per millenni si era trattato solo di fantasie, anticipazioni allucinate di scrittori un po' folli, ma finalmente il progresso scientifico e tecnologico avevano reso possibile quello che per tanto tempo era sembrato solo un sogno, o un incubo avrebbe detto qualcuno degli scettici.
Gli scettici... accidenti a loro! Avevano reso tutto più difficile con le loro obiezioni distruttive. E si fosse trattato solo delle proteste di qualche intellettuale, o presunto tale! No, c'erano state manifestazioni, scioperi, scontri addirittura. L'umana emotività ha timore del nuovo e cerca di resistere ai cambiamenti radicali, resistere, a tutti i costi. E avevano resistito, con tutti i mezzi gli scettici, quelli colti, o che si ritenevano colti, esattamente come quelli ancora immersi nella più crassa ignoranza, avevano resistito ed avevano reso tutto più lento, difficile. Ma erano stati sconfitti alla fine! Erano stati sconfitti ed ora il grande progetto poteva partire e lui, si proprio lui che ci aveva creduto forse più di tutti, doveva dare il via al grande calcolatore, quel concentrato di tutto lo scibile umano, la macchina (ma era giusto chiamarla in questo modo?) che avrebbe finalmente portato l'ordine nel mondo. Un ordine reale, totale, assoluto.
Vittorio guardò il suo orologio atomico da polso. Mancavano tredici minuti al collegamento. Non si poteva anticiparlo, tutti gli orologi del mondo erano stati sincronizzati, per tutti le ore 12 del 21 gennaio 2062 sarebbero state l'ora X, il momento della più profonda, radicale svolta della storia.

“E dire che era stata anticipata, questa svolta” si trovò a pensare Vittorio. Quante volte i governi non avevano cercato di programmare il più possibile la vita degli esseri umani? Ci si era limitati ad alcuni aspetti dell'economia all'inizio, poi... le grandi esperienze di economie totalmente pianificate, poi ancora il loro fallimento, che tanto spazio aveva dato a scetticismi di ogni tipo! Quelle esperienze erano fallite perché non esistevano ancora gli strumenti tecnici adeguati e, non solo per quello, pensò Vittorio. “E' stata la loro limitatezza a farle fallire, non si può pianificare solo l'economia, come se si trattasse di un settore limitato, privo di legami con tutto il resto. Per pianificare l'economia occorre pianificare i desideri, i comportamenti, le pulsioni degli esseri umani... “.
Vittorio pensava a ruota libera ora, quasi dimentico del momento storico che stava vivendo. Gli tornavano in mente momenti dei tanti dibattiti sostenuti con gli scettici, delle tante discussioni, delle tantissime liti che aveva dovuto affrontare. “la vita va pianificata nella sua interezza, senza eccezioni, solo così sarà possibile superare il caos, il trionfo incontrollato delle passioni. Tutto è connesso, quindi tutto va programmato, tutte le azioni, i pensieri, le attività umane devono seguire i dettami del piano, nei minimi dettagli. Non esistono dettagli insignificanti, non possono essere accettate variabili incontrollate. Qualcosa sfugge al programma, qualche dettaglio non viene previsto... e il caos risorge, più forte di prima. Una inezia può avere conseguenze cumulative devastanti. No, nel programma non possono esserci variabili impreviste, bisogna eliminare i fattori di rischio, tutti. Non si può essere razionali per un quarto, o a metà. O non si è razionali o lo si è, interamente, al cento per cento...”
Mamma mia, quanti argomenti avevano tirato fuori gli scettici! Avevano addirittura cercato di apparire più razionali dei fautori del grande progetto. “La vostra non è scienza, è pseudo scienza!” Avevano strillato. “La conoscenza umana è dispersa in tante conoscenze particolari che solo i singoli possono utilizzare per il bene loro e di tutti! Centralizzare tutto vuol dire rinunciare ad un patrimonio enorme di conoscenze” ed ancora: “come fate a sapere cosa davvero vogliono gli esseri umani? Cosa desidera Mario, cosa vuole Anna?”
“Che sciocchi... e pretendevano di parlare in nome della scienza, della razionalità! Il super calcolatore era in grado di centralizzare tutte le conoscenze, tutte, anche le più disperse; quanto ai desideri degli esseri umani... erano davvero sciocchi gli scettici, sciocchi e traboccanti di pregiudizi! Possibile che non capissero che il problema era proprio lì? In quei desideri sbagliati, irrazionali, da cambiare... radicalmente?”
E poi... i sentimentali... quanto chiasso avevano fatto! “Un mondo privo di passioni, di sentimenti... sarebbe orribile avevano urlato a squarciagola.” E quante volte lui aveva replicato con infinita pazienza che certi sentimenti, forse anche certe passioni, avrebbero potuto essere ammessi, sarebbe stata la commissione per la programmazione della passionalità a stabilire quali avrebbero potuto essere tollerati, e in che misura. Vittorio fu come scosso da un brivido. Un pensiero gli tornò in mente. Una assemblea all'università proprio su quel tema. Lui aveva esposto con molta pacatezza e grande razionalità la posizione del governo sulla pianificazione della passioni, aveva difeso tesi inattaccabili, svolto ragionamenti impeccabili... però le sue parole erano state accolte da urla, fischi... erano intervenuti i sostenitori del governo e la riunione era degenerata in una rissa gigantesca e violentissima. La polizia aveva sparato e c'era scappato il morto, i morti, molti morti, alcune decine.
Era stata una esperienza molto dura quella. Amava il dialogo lui, era un uomo mite, tranquillo. Quando la polizia aveva aperto il fuoco c'era stato un fuggi fuggi generale. Lui era rimasto immobile, come sopraffatto dagli eventi. No, non impaurito, solo intimamente, profondamente deluso. Fino all'ultimo aveva sperato di convincerli, quegli scalmanati, ma non c'era stato verso e questo era stato un colpo duro per la sua fede incondizionata nell'intelligenza. Ad un tratto, proprio vicino a lui, una testa era letteralmente esplosa. Un proiettile aveva centrato in pieno uno studente, al cranio. Il sangue era schizzato tutto intorno e col sangue la materia cerebrale. Quel sangue e quella materia cerebrale gli avevano lordato il viso, macchiato di rosso gli occhiali, se li era sentiti scivolare lungo il collo. Aveva perso molta della sua bonarietà in quel momento. Era questo allora ciò che volevano gli scettici: lo scontro, la lotta. Li avrebbero avuti. Dove l'intelligenza non basta subentra, deve subentrare, la forza. Quando la apposita commissione per la tutela dell'ordine aveva messo ai voti la proibizione di tutte le manifestazioni ed i pubblici dibattiti lui aveva votato a favore, senza esitazioni.

Ma non si può resistere al progresso ed alla fine il grande progetto aveva vinto, non poteva essere diversamente. Gli ultimi ad arrendersi erano stati dei vecchi, patetici personaggi. Inoffensivi filosofi che avevano difeso, contro il grande progetto, le ragioni del libero arbitrio. “Anche se la pianificazione totale dovesse realizzare il bene” dicevano “sarebbe un bene fasullo, un finto bene. Il bene deve essere il risultato di una scelta libera, un bene imposto è un non senso...” e continuavano per ore con i loro ragionamenti sofistici. “Libertà dell'uomo, libero arbitrio... che sciocchezze” pensò Vittorio con un sorriso ironico. “Tutti residui di vecchie superstizioni, illusioni filosofiche che lo sviluppo delle scienze aveva definitivamente dimostrato erronee. La libertà non esiste, l'uomo è solo un insieme di atomi e reazioni chimiche, e di pulsioni inconsce, e di condizionamenti sociali, familiari, culturali. Si indirizzino nella giusta direzione le reazioni chimiche e le pulsioni, si condizionino in maniera socialmente utile gli esseri umani ed i problemi che da millenni li attanagliano saranno finalmente risolti”. Il grande progetto, la programmazione totale erano questo, solo questo. Qualcosa di modesto in fondo, ma anche di sublime. Più di una volta Vittorio si era stupito che fosse tanto difficile farlo capire. Ora però l'era dei dubbi e delle lotte era finita, per sempre.

Un leggero fischio lo lo distolse dai suoi pensieri. Mancavano quindici secondi all'ora X. Sentì il cuore battergli forte in petto, era felice, emozionato e felice.
“Buongiorno Vittorio”. Qualcuno avrebbe potuto dire che la voce proveniva dal quel cerchio nero, lucido nella parete di fronte a lui, ma non era così. Era una voce tranquilla, gradevole a sentirsi e non proveniva da nessun punto particolare, c'era e basta.
“Buon giorno” rispose Vittorio. Strano, non gli avevano dato un nome. Certo, il suo nome tecnico era MTCV.32144 ma nessuno lo chiamava così e nessun nome familiare aveva sostituito MTCV.32144. Così c'era chi lo chiamava super computer, chi il Verbo (i nostalgici di Dio) chi grande programmatore ma un nome ufficiale non lo aveva. Così Vittorio si limitò a dire “buongiorno” e rimase in attesa, emozionato e commosso, e ancora un po' intimorito.
“Si comincia finalmente” disse il calcolatore.
“Si, finalmente... hai elaborato gli ultimi dati?”
“Certo”
“Non ci sono problemi ovviamente, si trattava solo di riesaminare tutto prima di partire”
“Veramente....” il tono di voce dolce non era cambiato ma Vittorio notò la breve sospensione nel discorso del grande computer.
“Veramente cosa?”
“E' sorto un piccolissimo problema”
Vittorio si sentì in leggero disagio. “Un piccolissimo problema? Di cosa si tratta?”
“Una variabile che prima non avevamo considerato”
“Quale variabile?” anche se non lo avrebbe confessato neppure a se stesso Vittorio Scipioni sentì una certa ansia crescergli dentro.
Il grande computer restò un attimo silenzioso, e questo accrebbe il disagio, e l'ansia, di Vittorio, poi riprese a parlare col solito tono di voce tranquillo, dolce.
“Tutti i dati in nostro possesso sono stati riesaminati, incrociati, ed è emersa una novità, abbastanza insignificante...”
“Cioè?”
“Beh, certamente ti ricordi di quella vecchia superstizione, quei discorsi poco sensati sul libero arbitrio...”
Vittorio si sentì improvvisamente meglio... se solo di quello si trattava...
“Si ricordo bene quei discorsi superstiziosi. Dimmi, cosa è emerso?”
“Beh, ci sarebbe una possibilità, una possibilità minima, matematicamente quasi insignificante, che dietro a quei discorsi ci sia qualcosa di vero”
Vittorio restò quasi senza fiato. Quando riprese a parlate si accorse con dispetto che la voce gli tremava. “Ma... che vuol dire una cosa simile? Quali conseguenze può avere?”
“Beh, si tratta di una possibilità remotissima che però introduce nel sistema variabili non previste, che potrebbero moltiplicarsi a dismisura con conseguenze potenzialmente disastrose...”
Ora Vittorio sudava, sudava freddo e il cuore gli batteva forte in petto. “Come si può rimediare ad una simile anomalia?”
“E' molto semplice, lo sai bene. I fattori imprevisti devono essere eliminati, radicalmente.”
Vittorio Scipioni si alzò di scatto dalla poltroncina e si lanciò verso quel cerchio nero, lucido, posto nel centro della parete di fronte, a pochi metri da lui.
Una scarica elettrica da ventimila volt lo fulminò prima che avesse potuto percorrere mezzo metro. Crollò faccia a terra, in un turbinio folle di scintille.
Un decimo di secondo dopo l'intero pianeta era coperto da centinaia e centinaia di milioni di cadaveri.
Il grande progetto aveva vinto, in pieno. La pianificazione totale era stata realizzata.

giovedì 8 dicembre 2011

Venerdì 16 dicembre 2011
alle ore 18.00
presso libreria Mondadori, Via cesare Battisti 16, LATINA
Incontro con l'autore de "La Follia e la speranza"



venerdì 13 maggio 2011

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mercoledì 4 maggio 2011

Giovedi 19 Maggio Maggio, alle ore 17, presso la sede del circolo dipendenti di banca carige, in Via XX Settembre 41, sesto piano, GENOVA, si terrà una presentazione del libro di Giovanni Bernardini LA FOLLIA E LA SPERANZA.