mercoledì 18 gennaio 2017

DONALD TRUMP E LA SPOCCHIA DI CERTI GIORNALISTI


Immagine correlata


Dopodomani Trump, a meno di sorprese clamorose ed improbabili, si insedierà alla casa bianca. Posso capire che molti non lo amino e  non siano felici della sua vittoria. Non capisco invece chi fa recriminazioni e, come una bravissima giornalista con cui ho avuto l'onore di uno scambio di idee in rete, protesta contro la legge elettorale americana che avrebbe permesso l'obbrobrio della sua vittoria.
La legge elettorale americana è vecchissima. Le modalità di elezione del presidente sono fissate nell'articolo 2 della COSTITUZIONE degli Stati uniti d'America, modificate da tre emendamenti. Nessuno degli emendamenti cambia la sostanza del meccanismo elettorale fondato sul voto per stati e la attribuzione ad ogni stato di un certo numero di grandi elettori. In Italia si fa una legge elettorale ogni due anni, quindi a qualcuno può apparire strano che un paese dell'importanza degli Stati Uniti elegga il suo presidente in base a modalità previste in una costituzione compilata nel 1787. Beh... peggio per lui.

Detto questo mi permetto di fare alcune considerazioni, per punti.

1) Durante tutta la campagna elettorale americana i vari sondaggi hanno sempre dato la Clinton in vantaggio. Però, mentre in certi momenti i due candidati erano dati molto vicini nel voto popolare, la Clinton era data sempre in nettissimo vantaggio nel conteggio dei grandi elettori, quello che determina chi sarà il presidente. Ebbene, nessuno, ma proprio nessuno ha espresso in quei giorni alcuna rimostranza nei confronti del sistema elettorale americano. Nessuno ha protestato o cercato di contrapporre il voto popolare al voto per i grandi elettori. Le rimostranze sono iniziate DOPO la vittoria di Trump. Insomma, il sistema elettorale va benissimo se vinco io, è “contestabile" se vinci tu. Che ragionino in questo modo persone faziose e poco intelligenti puo' essere comprensibile, che lo facciano dei professionisti della informazione molto meno.

2) Contrapporre nelle elezioni americane il voto popolare a quello per grandi elettori è privo di senso. Lo è per il semplicissimo motivo che le elezioni presidenziali negli Stati Uniti sono finalizzate alla conquista dei grandi elettori e questo determina sia la campagna elettorale dei candidati che i livelli di partecipazione al voto.
I candidati concentrano la campagna sugli stati in bilico, trascurandone altri che ritengono sicuri o non conquistabili. Si comporterebbero, ovviamente, in maniera del tutto diversa se il presidente venisse eletto in base ai voti popolari complessivi. Lo stesso si può dire sui livelli di partecipazione al voto. Un repubblicano può scegliere di non votare in California, stato sicuro appannaggio dei democratici, mentre, sull'altro fronte, un democratico può comportarsi allo stesso modo in Texas. E' ovvio che se fosse il numero complessivo dei voti popolari ad eleggere il presidente il comportamento degli elettori sarebbe del tutto diverso. Chi semina dubbi sulla legittimità della vittoria di Trump con l'argomento del voto popolare è quindi o “diversamente intelligente” o in cattiva fede. Forse è entrambe le cose.

3) E' davvero così cattivo il sistema elettorale americano? Non credo. Gli USA sono una repubblica  FEDERALE. Per certi aspetti il Texas o la California hanno nei confronti del governo centrale americano una autonomia maggiore di quanta non ne abbiano Italia o Grecia nei confronti della commissione europea. Basti pensare che in certi stati americani vige la pena di morte ed in altri no, mentre nella UE la “commissione” pretende di legiferare anche sul diametro delle pizze. Il presidente deve quindi rappresentare sia il popolo degli Stati Uniti che i singoli stati in cui quel grande paese si articola. Se la legge elettorale si basasse sui voti popolari potrebbe essere eletto presidente un candidato che ha conquistato moltissimi voti in pochi stati popolosi e quasi nessuno in tutti gli altri. Questo sarebbe in clamorosa contraddizione col carattere federale della repubblica nord americana. Le modalità di elezione del presidente cercano di conciliare le due diverse esigenze della rappresentanza popolare e della rappresentanza dei vari stati. Il meccanismo può essere bisognoso di riforme e modifiche, saranno gli americani a deciderlo, ma nella sua sostanza è estremamente ingegnoso ed equilibrato. Non a caso regge da circa 230 anni, mentre qui in Italia litighiamo su “porcellum”, “italicum”, “mattarellum” e chi più ne ha più ne metta.

4) Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America. E' lecito non amarlo e criticarne le scelte politiche, ma è segno di stupidità assumere nei suoi confronti atteggiamenti di spocchiosa superiorità. Per molto tempo la quasi totalità dei giornalisti ha presentato Trump come un personaggio folcloristico, un cafone ignorante che sarebbe stato spazzato via dalla raffinata Clinton. Piaccia o non piaccia oggi quel personaggio folcloristico è presidente della più formidabile potenza economica e militare di sempre. Continuare a rapportarsi a lui con sorrisini di superiorità dimostra non solo la spocchia intellettuale e la scarsa intelligenza di certi personaggi, ma anche e soprattutto la loro rabbiosa impotenza. Si rassegnino i "progressisti" di mezzo mondo e provino a contrastare Trump sul piano dei programmi e delle scelte politiche. Con argomenti e non con battutine spocchiose. Se ne sono capaci.

mercoledì 11 gennaio 2017

IL "COME" ED IL "SE"

Avevano cominciato in Gran Bretagna. Dopo la clamorosa vittoria della brexit abbiamo assistito a proteste, manifestazioni di piazza, minacce di secessione, richieste di invalidazione del referendum, per finire con la scandalosa sentenza dell'alta corte che ha rimandato tutto al parlamento. Insomma, prima si da la parola agli elettori, poi, visto che questa paola non è quella che si sarebbe voluta sentire si intima: “contrordine compagni! Il risultato referendario non conta una mazza, è il parlamento che deve decidere”. Per fortuna la Gran Bretagna è una democrazia liberale troppo vecchia e gloriosa perché i simili squallidi tentativi abbiano successo. Pare (PARE) che dalla brexit non so torni indietro.
Negli Stati Uniti è successo anche di peggio. Prima manifestazioni di piazza, a volte violente, contro l'esito del voto. Poi tentativi, miseramente falliti, di invalidare la vittoria di Trump con il riconteggio dei voti (dove c'è stata ha visto la netta riconferma del vincitore). Poi le pressioni fortissime per indurre i grandi elettori repubblicani a non confermare il presidente eletto. Poi la storia degli Hacker russi. Stamattina i giornalai dei vari TG annunciavano, col fiato rotto dall'emozione, “nuove gravissime indiscrezioni” sul prossimo neo presidente. Il gioco ormai è chiaro. Non mirano (probabilmente) tanto ad invalidare l'elezione di Trump, sarebbe troppo difficile da ottenere ed avrebbe comunque conseguenze devastanti per gli USA, quanto a fare del nuovo inquilino della casa bianca un presidente dimezzato, sottoposto a ricatti e pressioni mediatiche fortissime, in rotta con una parte del suo stesso partito. Insomma, la classica politica dei “pozzi avvelenati”: visto che Trump ha avuto l'ardire di vincere, cerchiamo di impedirgli di governare. Le stesse, ultime, mosse di Obama sono andate nella stessa direzione. Creazione artificiosa di un clima di guerra fredda con la Russia, peggioramento drammatico delle relazioni con Israele: tutti ostacoli, e che ostacoli, sulla strada del nuovo presidente.

Naturalmente i pennivendoli italici si sono spellati le mani applaudendo. Nuove rivelazioni su Trump! Una pacchia!!! Pare che il neo presidente si sia accompagnato a Mosca, nel 2013, con una prostituta. Mamma mia! Orrore! Come può l'America essere governata da uno che è andato con una "escort"? E' troppo ricattabile!!!!
Su altre cosette i  pennivendoli restano invece assai freddi. Pare, lo sottolineo, PARE, che fra i debitori morosi del monte Paschi ci sia anche la Fondazione Clinton. Si tratta, lo sanno tutti, di una benefica istituzione che tanto ha fatto e fa in difesa dei poveri e degli oppressi di tutto il mondo. Però ha ricevuto , PARE, una barca di soldi non solo dal Monte dei Paschi di Siena, ma anche da un paese come l'Arabia Saudita. Democratico paese, dove le donne vengono lapidate o frustate se adultere, agli apostati si taglia la testa e gli oppositori politici vengono crocifissi. Ma che bello!!!
Queste inezie però non emozionano più di tanto, val la pena di ripeterlo, i pennivendoli di regime. Figuriamoci, sono molto più importanti le “clamorose indiscrezioni” su Trump.

Ormai è chiaro. La democrazia che ancora sopravvive in occidente, ed in particolare in Italia, è una democrazia del COME, assai diversa dalla democrazia del SE.
Mi spiego. Finché si discute di come fare certe cose esiste ancora un livello di libertà accettabile e gli stessi media forniscono ancora al popolo bue una informazione decente. Le cose però cambiano radicalmente quando qualcuno si permette di chiedersi se sia giusto farle, quelle certe cose.
Si può discutere liberamente, ed avere una informazione decente, su come stare in Europa e nella moneta unica, ma guai si qualcuno chiede se valga davvero la pena di restare nell'una e nell'altra. Si può discutere su come organizzare l'accoglienza dei “migranti”, non se sia accettabile o giusto  riempire il nostro paese di clandestini. Non appena su certi temi sensibili qualcuno osa passare dal come al se, scatta la canea. I pennivendoli abbandonano l'aria di apparente imparzialità e si scatenano. I media bombardano il popolo bue di servizi grondanti faziosità, qualcuno comincia a teorizzare che la democrazia non è poi tanto importante e che su tante cose è meglio, molto meglio, non votare. Molti hanno ormai sostituito la parola democrazia con la parola: “populismo”
Nel 1906 la prima Duma, concessa dallo zar Nicola dopo i moti del 1905, chiese rispettosamente al sovrano di avere autentici poteri legislativi su materie importanti. Il governo, responsabile di fronte allo Zar e non alla Duma, rispose proponendo al parlamento di discutere sulla costruzione di nuovi giardini e di una pubblica lavanderia. Ecco, non dico che siamo a questo punto, ma... ci stiamo avvicinando.
Non a caso sono sempre più frequenti le richieste di controllare la rete, formidabile ostacolo alla involuzione autoritaria in atto.
Ci attendono tempi molto, molto difficili.

venerdì 6 gennaio 2017

L'EQUAZIONE

I “buoni” lo ripetono in continuazione: è falsa l'equazione che vorrebbe equiparare, o comunque collegare, i terroristi ai migranti. Terrorismo e migrazioni sono due fenomeni che è bene mantenere rigorosamente distinti. Si può lottare contro il terrorismo e nel contempo continuare a fare entrare, tutti i giorni, migliaia di clandestini a casa nostra. Lo assicurano il presidente del consiglio ed i ministri degli interni e degli esteri. E se qualcuno non è convinto subito viene definito come merita: xenofobo, islamofobo e, soprattutto, RAZZISTA.
Ma stanno davvero così le cose? Davvero la famosa “equazione” che riguarda terrorismo e migrazioni è tanto sbagliata come dicono? Vediamo un po'.

A prima vista i politicamente corretti sembrano avere qualche buona ragione dalla loro parte. I cattivi ripetono spesso, con cattiveria ovviamente, che “non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti, o quasi, i terroristi sono musulmani”. La verità di questo enunciato è difficilmente contestabile. Si tratta sicuramente di un caso, visto che l'Islam è una religione di pace, ma che tutti o quasi i terroristi siano musulmani è una verità che è possibile verificare facilmente. Basta saper fare due più due.
Le cose però sembrano stare diversamente nel caso dei migranti. Per loro infatti non solo è vero che “non tutti i migranti sono terroristi”, ma è anche vero che “non tutti i terroristi sono migranti”. Esistono quindi moltissimi migranti non terroristi e moltissimi terroristi non migranti. Cosa si vuole di più per respingere la sciagurata “equazione” di chi vorrebbe eguagliare, o almeno connettere, le migrazioni col terrorismo? Gentiloni, Minniti ed Alfano hanno ragione ed i cattivi torto, torto marcio. Come volevasi dimostrare.
Dietro a questo giro di valzer dialettico si cela però un trucco. E' vero che non tutti i migranti sono terroristi, e che non tutti i terroristi sono migranti, ma a quali migranti si fa riferimento in questo secondo enunciato? Se ci si riferisce ai migranti di ultima generazione, a quelli che sono arrivati in Europa nel corso dell'ultimo anno, o che si trovano ancora in qualche centro di accoglienza, o che aspettano ancora di sapere se hanno o non hanno diritto allo status di “profugo”, l'enunciato è vero. Ma se il discorso si allarga la verità dell'enunciato subito vacilla. Non tutti e neppure la maggioranza dei terroristi sono migranti di ultima generazione, ma almeno la maggioranza dei terroristi sono comunque migranti. Non sono migranti di oggi o di un mese fa, hanno raggiunto l'Europa uno, o due, o dieci anni fa e non si sono mai integrati. Malgrado gli tutti sforzi delle anime belle questi signori hanno per anni continuato a considerare corrotta e corruttrice la nostra civiltà; ottima finché si tratta di chiedere accoglienza e sussidi, ma infetta quanto a idee, valori, stili di vita dominanti.
Quasi tutti gli immigrati di fede islamica hanno mantenuto intatto, qui da noi, il loro stile di vita. Non c'è nulla di male in questo, potrebbe replicare un “buono” politicamente corretto. E no, c'è molto di male perché quello stile di vita è in larga misura incompatibile coi valori su cui si basa, qui da noi, la civile convivenza. Alcuni immigrati hanno conservato i loro valori senza per questo diventare terroristi, altri hanno portato alle estreme conseguenze l'ostilità che provano nei confronti della civiltà occidentale. Il resto è cronaca.

Del resto, i terroristi che non sono migranti, né di prima né di seconda o terza generazione, da dove vengono? La risposta è facilissima: vengono dagli stessi paesi da cui arrivano i “migranti”. Non sono “migranti” ma sono tutti comunque islamici. Arrivano in auto o aereo, non sui barconi, ma la sostanza non cambia. Condividono coi “migranti” idee, interessi, valori. Hanno una visione del mondo che è spesso molto simile alla loro.
La gran maggioranza dei migranti sono islamici e la quasi totalità dei terroristi sono islamici. Questo enunciato è o non è VERO? E' o non è vero che una percentuale altissima di “migranti” è costituita da islamici? Ed è o non è vero che la totalità o quasi di chi sparge il terrore ovunque nel mondo aderisce alla fede islamica? Se rispondiamo SI a queste due domande allora la famosa equazione fra migrazioni e terrorismo non si rivela affatto fallace. Le migrazioni sono collegate al terrorismo non perché tutti, o anche solo la maggioranza, di coloro che arrivano sui barconi siano terroristi, ma perché grazie alle migrazioni si crea qui da noi la base sociale in cui i fanatici del terrore possono facilmente pescare nuovi adepti. Se alcuni milioni di esseri umani sono convinti che i valori dell'occidente sono focolai di corruzione morale si può star sicuri che fra loro potranno formarsi alcune migliaia di terroristi. E tanto basta per renderci impossibile la vita.
In fondo anche coloro che sostengono la fallacia della famosa equazione non ne sono davvero convinti. I “migranti” non c'entrano nulla col terrorismo, strillano vari ministri, però raccomandano di “controllare” chi arriva sui barconi. E, stranamente, dopo ogni massacro dove va ad indagare la polizia? Fra i “migranti”, ma guarda caso! Forse l'equazione è sbagliata, ma chi lo afferma si comporta come se fosse giusta. Un caso, un puro caso.
Se ci fosse in giro un po' meno di ipocrisia ed un po' più di onestà intellettuale forse le cose andrebbero un po' meglio.

giovedì 29 dicembre 2016

IDIOZIE DI FINE ANNO.

L'anno sta per finire e sembra che gli imbecilli si siano dati appuntamento per vedere chi le spara più grosse. Esaminiamone qualcuna, così, alla buona, per ridere, anche se in realtà c'è davvero poco da ridere.  

ATTENZIONATO
.
I cronisti dei vari TG lo ripetono instancabili. L'attentatore di Berlino era “attenzionato” Che vorrà mai dire? Semplice, la polizia gli prestava attenzione. Gli prestava attenzione ma non poteva arrestarlo, non esistevano prove a suo carico, e fin qui un vecchio garantista come me può essere d'accordo. Ma lo si poteva espellere no? Esaltava la guerra santa, odiava i cittadini dei pesi che lo ospitavano, si informava su come si costruiscono bombe artigianali, forse tutto questo non bastava per metterlo dentro, ma per rispedirlo al suo paese era più che sufficiente, direi. Soprattutto se teniamo conto che non viviamo in una situazione normale. Non è normale che i mercatini di Natale siano protetti da barriere anti TIR, né che stazioni ed aeroporti siano blindati, né che si debba passare attraverso dei metal detector per entrare in Chiesa. Se tipini come Anis Amri ci obbligano a questa anormalità noi possiamo, direi, prendere qualche contro misura e liberarci almeno di quelli come lui.
Invece non lo facciamo. Quelli come lui non vengono arrestati o espulsi ma ATTENZIONATI. Fino a quando fanno una bella strage. Solo allora possiamo arrestarli. Sperando che qualche magistrato non li rimetta in libertà perché li considera “resistenti” invece che terroristi.

ACCOGLIENZA DIFFUSA.
E' il nuovo slogan. Accoglienza diffusa. Cosa vuol dire? Semplice. Se ci sono 100 clandestini non vanno messi tutti e cento in un solo paese. Se ne mettono 10 in dieci località diverse, in maniera, “diffusa”, appunto. Fin qui tutto bene, ma...
Se i clandestini diventano 1.000 che si fa? Elementare Watson! Si prendono le dieci località di prima ed in ognuna se ne mettono 100.
E se diventano 10.000? Semplice, se ne mettono 1.000 in ognuna di quelle dieci località.
E se diventano 100.000? Semplice, se ne mettono 10.000.
E così via.
Il gioco può cambiare ovviamente.
Se ci sono 100 clandestini se ne può mettere UNO in cento diverse località.
Se diventano 1.000 se ne possono mettere DIECI in ognuno delle cento località.
Se diventano 10.000 se ne possono mettere CENTO in ognuno delle cento località.
E se diventano UN MILIONE? Se ne possono mettere 10.000 in ognuna delle cento località, oppure 1.000 in MILLE località.
Il gioco può andare avanti. Entri pure chi vuole, non mettiamo limite alcuno alla “accoglienza”. Ma, che sia DIFFUSA, per piacere!!!

MITTENTE SCONOSCIUTO.
Non possiamo rispedire a casa loro i migranti perché di molti non sappiamo neppure da dove vengano. Ho letto anche questo in uno pseudo giornale che giorni fa sfogliavo nella sala d'aspetto di un medico. Ma che bello!!! Riempiamo casa nostra di gente di cui neppure conosciamo la provenienza. E visto che non sappiamo da dove vengono dobbiamo tenerceli, vita natural durante.
Accogliamo clandestini che i paesi d'origine non vogliono indietro, cosa molto strana perché si tratta di “rifugiati politici” ed i paesi tirannici i dissidenti in fuga di solito li reclamano. Ne accogliamo altri di cui non sappiamo neppure da dove vengano. Insomma, dobbiamo fare entrare tutti, perché siamo contro i “muri” (a meno che non proteggano i mercatini di Natale) e non dobbiamo rispedire al mittente nessuno, anche perché a volte il mittente è sconosciuto.
Un paese serio prenderebbe questi signori e li accompagnerebbe, sotto adeguata scorta armata, ai porti di partenza. Ma noi non siamo seri, solo “accoglienti”. Diffusamente accoglienti.

Direi che basti, anche se si potrebbe continuare. Al peggio non c'è mai limite.


lunedì 26 dicembre 2016

ISRAELE E I TERRITORI

Per la ambasciatrice americana all'ONU l'astensione USA sulla risoluzione che condanna Israele per gli insediamenti nei “territori” garantirebbe la “sicurezza dello stato ebraico. Tale risoluzione favorirebbe una soluzione in linea col principio “due popoli due stati”, la sola in grado di garantire la pace ed insieme la sicurezza di Israele.
La questione è piuttosto importante, e val la pena di esaminarla in dettaglio. Vediamo.

Due popoli due stati.
Sono in molti, in occidente a parlare di “due popoli due stati” ed anche in medio oriente ci sono dei leader arabi che ripropongono ogni tanto questo slogan. Ma si tratta, nella gran maggioranza dei casi, di pura mistificazione.
I due popoli per due stati ci sarebbero dal 1948 se i paesi arabi avessero accettato la risoluzione 181 del 29 novembre 1947. Tale risoluzione infatti dava vita, insieme, allo stato di Israele e ad uno stato arabo palestinese, i famosi due stati per due popoli. Gli israeliani accettarono tale risoluzione, tutti i paesi arabi NO. Non era passata un'ora dalla approvazione di quella risoluzione che i vari stati arabi attaccavano militarmente il neonato stato di Israele. Da quel momento è stata guerra, una guerra che dura ancora oggi. Ed ancora oggi i movimenti palestinesi rifiutano l'esistenza dello stato ebraico. Hammas la rifiuta in maniera esplicita e nettissima. Ecco cosa dice in proposito il suo statuto:
“Il Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un sacro deposito (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dell’islam fino al giorno della resurrezione. Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa. (...) la Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dell’islam sino al giorno del giudizio”. Più chiari di così si muore, altro che “due popoli due stati”!
La autorità nazionale palestinese dal canto suo non parla più di distruzione dello stato di Israele, ma si guarda bene dal riconoscerne esplicitamente il diritto alla esistenza entro confini sicuri. In particolare la ANP rifiuta di riconoscere Israele come stato ebraico e pretende che tutti i “profughi” palestinesi possano rientrarvi. I palestinesi però hanno questo di particolare: possono tramandarsi di padre in figlio lo status di profugo. Così nel tempo questi profughi sono incredibilmente cresciuti di numero, oggi sono circa cinque milioni di persone, quasi lo stesso numero degli ebrei israeliani. Per capirci, far tornare questi profughi in Israele sarebbe come accettare in Italia una quarantina di milioni di “profughi” musulmani. E' più che evidente che un simile ritorno distruggerebbe Israele in quanto stato degli ebrei. Per la ANP quindi “due popoli due stati” significa, insieme, creazione di uno stato palestinese e fine di Israele in quanto stato ebraico. In maniera meno diretta e brutale si persegue lo stesso obiettivo di Hammas: la distruzione di Israele.


I territori

I famosi territori di cui tanto si parla sono stati conquistati da Israele nella guerra dei sei giorni del 1967. In quella guerra Israele sconfisse una coalizione di paesi arabi, guidata dall'Egitto, che lo avevano aggredito mirando a cancellarlo dalla faccia della terra.
Chi considera i famosi “territori” una conquista “coloniale” degli “imperialisti israeliani” provi a fare un piccolo esperimento mentale.
E' appena finita la seconda guerra mondiale. L'Italia la ha condotta dalla parte sbagliata, ha assecondato la follia aggressiva e criminale della Germania hitleriana ed è stata sconfitta. Come conseguenza della sconfitta ha perso l'Istria, che è passata alla Jugoslavia. L'Italia però reclama a gran voce l'Istria ed accusa gli Jugoslavi di essere degli aggressori colonialisti. Non solo. Chi governa il nostro paese non si accontenta di rivolere l'Istria, ma strilla a gran voce che
la Jugoslavia non ha diritto di esistere e che tutto il suo territorio deve diventare parte dell'Italia.
Sembra fantascienza vero? Eppure è esattamente quello che accade per Israele. Gli arabi hanno perso dei territori perché sconfitti in una guerra di aggressione; malgrado questo, non si accontentano di reclamare i territori persi ma negano ad Israele vincitore il diritto di esistere. Se una cosa simile avvenisse in qualsiasi altra parte del mondo le grida di protesta toccherebbero il cielo. Ma succede in medio oriente, riguarda i rapporti arabo israeliani, quindi è tutto normale.


Sano realismo
Israele non ha mai fatto della conservazione dei territori un dogma intoccabile. Gli israeliani, o almeno, la loro netta maggioranza, desiderano solo di poter vivere in uno stato come tutti gli altri. Uno stato con confini sicuri, universalmente riconosciuto, non obbligato a difendersi da continui attacchi terroristici. Insomma, uno stato di cui nessuno debba dire che “ha diritto di esistere”. Al fine di raggiungere questo obiettivo gli israeliani hanno rinunciato in passato a grandi porzioni dei territori occupati. L'Egitto ad esempio aveva perso il Sinai nella guerra dei sei giorni, gli è stato restituito quando il presidente Sadat, superate le vecchie posizioni nasseriane ed antisemite, ha fatto proprio una politica realistica ed ha riconosciuto lo stato di Israele. Da allora Egitto ed Israele hanno convissuto l'uno accanto all'altro, in pace. Si è trattato di un fatto probabilmente senza precedenti nella storia: un paese subisce una aggressione, vince una guerra, conquista delle terre che successivamente cede
in cambio del semplice riconoscimento diplomatico. Quale stato “imperialista”, anzi, quale stato tout court si è mai comportato in questo modo?
E qualcosa di simile è avvenuto nei confronti dei palestinesi che reclamano un loro stato. I palestinesi il loro stato lo avevano avuto nel 1948, e lo hanno rifiutato; la Giordania del resto può a tutti gli effetti essere considerata uno stato palestinese. Dopo lunghe esitazioni gli Israeliani hanno accettato il principio dei “due popoli due stati”, anche se tutto l'atteggiamento dei palestinesi avrebbe giustificato una loro chiusura su questo punto. Si sono ritirati da Gaza per cederla ai palestinesi (cosa che l'Egitto non aveva mai fatto) ed hanno concesso ai palestinesi di Cisgiordania una amplissima autonomia.
Ma gli israeliani, se sono realisti, non sono per questo ingenui: pretendono che un eventuale stato palestinese riconosca Israele, e lo riconosca per quello che è, lo stato degli ebrei, gli riconosca dei confini difendibili e non chieda in cambio di tale, normalissimo, riconoscimento, ritorni in massa dei “profughi” palestinesi. Uno stato palestinese che nascesse senza che questo fosse stabilito con la massima chiarezza sarebbe una spina nel fianco di Israele e ne comprometterebbe la sicurezza. Basti pensare che se venissero ripristinati i confini del 1967 i missili palestinesi potrebbero colpire tutti i giorni Tel Aviv. Gli israeliani fanno benissimo a non cedere su questo punto.
 


Gerusalemme
“Gerusalemme è una città santa per tre religioni” si dice e si ripete spesso e volentieri. La affermazione è vera nella sostanza, ma gravemente inesatta. Gerusalemme è certamente sacra per
due religioni: quella ebraica e quella cristiana. Lo è anche per la religione musulmana solo perché i musulmani hanno la pessima abitudine di dichiarare sante per l'Islam molte delle città che conquistano.
Ma, tralasciamo. Dato per scontato che Gerusalemme sia una città sacra per le tre religioni monoteiste, resta da porsi una domanda: quale amministrazione è più affidabile nel garantire ai fedeli di
tutte e tre le religioni la libera professione della propria fede? Una Gerusalemme amministrata dagli israeliani garantirebbe maggiore o minore libertà di culto rispetto ad una Gerusalemme amministrata dai palestinesi? I musulmani sono più o meno tolleranti in materia religiosa degli ebrei? Basta porsi la domanda per avere la risposta. In Israele, paese grande quanto la Lombardia e costantemente nel mirino del terrorismo islamico, sorgono più di 200 moschee, quante sinagoghe esistono a Gaza? Quanto in Siria, quante in Iran?  


Insediamenti
Gli israeliani controllano territori che hanno conquistato in una guerra combattuta per garantire l'esistenza del proprio stato. Potrebbero cederne una gran parte, ma non possono farlo fino a che i palestinesi non riconosceranno senza se e senza ma il diritto di Israele ad esistere.
E' ammissibile che gli ebrei israeliani non possano vivere in nessuno dei territori solo perché questi potrebbero in futuro far parte di uno stato palestinese? Israele dovrebbe sobbarcarsi gran parte dei costi dell'amministrazione di territori in cui nessun suo cittadino dovrebbe avere il diritto di abitare? In Italia è esistito per molto tempo un movimento indipendentista in Alto Adige. Questo avrebbe dovuto impedire che in quel territorio vivessero cittadini italiani? Pochi, credo , potrebbero sostenere una simile tesi.
Cosa sono, alla fin dei conti questi famosi
insediamenti? Non sono altro che normalissime costruzioni di abitazioni civili in cui vanno a vivere dei civili israeliani. Tempo fa, a poche decine di metri dalla casa in cui vivo è stata costruita una villetta in cui è andata a vivere una famiglia albanese. Né io né nessun altro ha parlato di “insediamenti”, “aggressione coloniale” o simili idiozie. Lasciamo perdere gli esempi personali. In Israele vivono moltissimi arabi e nessuno parla di “colonizzazione” araba dello stato ebraico. Per i palestinesi la questione si pone in maniera del tutto diversa. Dove vivono loro non possono vivere gli ebrei, quanto meno, non possono vivere come liberi cittadini dotati dei loro stessi diritti e doveri. Quando gli israeliani hanno ceduto Gaza tutti gli abitanti ebrei della striscia hanno dovuto abbandonarla. Sono state smantellate le sinagoghe, addirittura rimosse le salme dai cimiteri. Qualsiasi traccia della presenza ebraica costituiva una insopportabile “offesa” per i palestinesi, quindi doveva essere cancellata, con la massima cura. Su questa base dovrebbero sorgere i famosi “due stati” per “due popoli”? Tutti coloro che appoggiano la soluzione dei due stati, sulla carta del tutto ragionevole, dovrebbero quanto meno porsi il problema dei diritti degli ebrei che per ventura dovessero trovarsi a vivere in uno stato palestinese. Ma i “pacifisti” questo problemino non se lo pongono. Pronti a strillare per ogni presunta violazione dei diritti dei palestinesi trovano del tutto normale la pretesa palestinese di non vedere neppure un ebreo nei loro territori, salvo poi cercarli, gli ebrei, quando c'è da trovare un lavoro o avere forniture di acqua e gas.  


Ipocrisia
Per concludere, la vicenda dei “territori” mostra tutta la doppiezza e l'ipocrisia dei sostenitori della causa palestinese. Gli israeliani hanno conquistato i territori in una guerra combattuta per affermare il loro diritto ad esistere, ma dovrebbero cederli senza avere in cambio neppure il riconoscimento diplomatico. Sostengono gran parte dei costi per la gestione dei territori ma nessun cittadino israeliano può vivere negli stessi, devono accogliere i “profughi” palestinesi ma questi non possono ammettere che un ebreo possa vivere accanto a loro. La sola esistenza di un cittadino ebreo costituisce una “offesa” per loro. E tutto questo sarebbe “pacifismo” e “tolleranza”. Servirebbe addirittura, come con somma ipocrisia ha detto l'ambasciatrice statunitense all'ONU, alla “sicurezza di Israele”. Si tratta invece di
antisemitismo, puro e semplice.

mercoledì 21 dicembre 2016

LA MORTE DELLA VERITA'

Qualcuno lo ricorda? Inizialmente i media parlavano di terrorismo islamico. Certo, i terroristi erano cattivi islamici, gente che travisava il vero senso delle parole del Corano, che non capiva che l'Islam è una religione di pace, ma pur sempre di islamici si trattava.
Poi, d'un tratto, gli occidentali politicamente corretti, e tutti i loro media, hanno scoperto che l'Islam col terrorismo non c'entra nulla.
“Questi non sono musulmani”, sono criminali, ebbe a dire il leader inglese Cameron subito dopo uno sgozzamento filmato e diffuso in rete per la gioia dei tagliagole di mezzo mondo. Gli ha fatto eco papa Francesco: “i terroristi adorano solo il Dio denaro” ha detto. L'islam non c'entra nulla con loro. Si tratta di agenti di borsa mascherati da fondamentalisti.
Infine hanno stabilito che non esiste neppure il terrorismo. Il massacro di Berlino è un atto terroristico? Non si sa, brancoliamo nel buio, hanno ripetuto per ore dai teleschermi i pennivendoli di regime. Forse si tratta di una manovra fatta male, di un normalissimo incidente stradale. Oppure del gesto di uno squilibrato.
E si, ultimamente gli squilibrati diventano sempre più numerosi. Un tale accoltella gente a casaccio su un tram? E' uno squilibrato, da giovane litigava col padre. Un altro spara ad un passante? È uno squilibrato con problemi sessuali, pare abbia difficoltà di erezione. Un altro ancora si fa esplodere in una pizzeria? E' uno squilibrato: da ragazzino a scuola ha subito atti di bullismo.
Prima hanno trasformato persone che passano metà del loro tempo a studiare il Corano in “cattivi” o “falsi” islamici.
Poi hanno stabilito che l'Islam col terrorismo non c'entra proprio nulla ed hanno trasformato i terroristi islamici in speculatori di borsa.
Infine hanno tolto dalla scena il terrorismo stesso. Il terrorismo non esiste, esistono incidenti, manovre sbagliate con dei TIR ed un esercito di squilibrati.

Quale sarà il prossimo passo? Probabilmente la scomparsa dei fatti.
Nessun camion ha mai investito nessuno in un mercatino natalizio. Le torri gemelle sono crollate? Ma... chi lo dice? No, sono sempre in piedi, vedete? Sono là. Strage al Bataclan? Ma quando mai? Al Bataclan si tengono concerti... basta con le paure diffuse ad arte dagli islamofobi!
Esagero? Mica tanto. Qualcuno ricorda gli stupri di Colonia? La notte di San Silvestro del 2015 moltissime ragazze tedesche sono state pesantemente molestate, alcune anche stuprate, da numerosi “migranti”. La cosa è rimaste segreta per molti giorni. Non solo. Nelle settimane successive è venuto fuori che atti simili si ripetevano da lungo tempo e che erano sempre stati tenuti nascosti. Diffonderli avrebbe favorito l'ostilità nei confronti dei nostri fratelli migranti, perbacco! Ed ancora, nascondere i fatti quando ci sono di mezzo i migranti sta diventando uno sport in cui eccellono i pennivendoli di regime. Un giovanotto accoltella a caso un passante? Si tratta, ragliano gli annunciatori e cinguettano le annunciatrici dai teleschermi, di un ragazzo francese di venti anni. Poi, molto tempo dopo, vien fuori che quel ragazzo “francese” si chiama Mohamed , o Assam, o Alì.
La distruzione della verità ha radici profonde nella cultura della sinistra comunista. Quando prese il potere nel partito Stalin stabilì che Trotskij aveva tradito il proletariato internazionale ed era diventato un agente dell'imperialismo. Dopo qualche tempo svelò al mondo che Trotskij non aveva tradito il proletariato, ma era sempre stato un agente dell'imperialismo. La realtà non esiste, fa dire Orwell all'inquisitore in “1984”, quindi non esiste la verità. E' vero ciò che il partito stabilisce essere vero, e lo è fino a quando vuole che lo sia.
Oggi agli inquisitori stalinisti ed orwelliani si sono sostituite le vestali del politicamente corretto. Sarebbero felicissimi, questi personaggi, di eliminare i fatti, trasformare la verità in una loro creazione. Per fortuna ancora non ci riescono, quanto meno, non completamente. La tanto vilipesa rete svolge una funziona preziosissima e positiva nel rendere difficile a questi personaggi la totale distruzione della verità.
Ma a questo mirano, alla morte della verità, possiamo esserne certi.

lunedì 19 dicembre 2016

DIECI PICCOLE VERITA'

Gramsci diceva che la verità è rivoluzionaria. Aveva ragione, anche se il movimento comunista, di cui Gramsci fu esponente di primo piano, ha istituzionalizzato la menzogna. Oggi possiamo dire che la verità, rivoluzionaria o meno che sia, è essenziale per chiunque intenda evitare il collasso finale della nostra civiltà.
Proviamo ad elencare alcune verità. Si tratta di verità semplici, addirittura ovvie. Non richiedono per essere scoperte alcuna particolare erudizione, nessuna geniale intelligenza. Ma sono negate, tutti i giorni, 24 ore al giorno, da un sistema mediatico goebbelsiano. Per questo è vitale ribadirle.

1) L'Islam NON E' una religione di pace. E' al contrario une religione aggressiva che mira ad imporsi ovunque non disdegnando di usare a tal fine metodi che con la pace non hanno nulla a che vedere.

2) Non tutto l'Islam è fondamentalista e terrorista, ma il fondamentalismo terrorista è un fenomeno islamico, qualcosa che trova nella cultura e nella religione islamiche un formidabile terreno di crescita.

3) Esiste un islam fondamentalista e terrorista, in compenso non esiste un islam democratico, laico e liberale. Questo differenzia l'Islam da altre religioni al cui interno si sono sviluppate, accanto e contro le posizioni integraliste, correnti di pensiero aperte alla modernità.

4) Il massimo che l'Islam oggi possa offrirci sono dei dittatori ragionevoli. Ben vengano ovviamente i dittatori ragionevoli, ma spacciarli per laici democratici è un insulto alla verità.

5) L'Islam non è violento solo contro l'occidente, lo è anche contro se stesso. Le guerre civili non sono una eccezione nel mondo islamico, ma quasi una tragica, sanguinosissima normalità.

6) Non tutti i “migranti” sono terroristi e fondamentalisti, anzi, fra loro ci sono certamente delle vittime del fondamentalismo terrorista. Ma la grande maggioranza dei “migranti” fa propria una cultura che costituisce il brodo di cottura del fondamentalismo terrorista ed assassino.

7) Ogni discorso sul contrasto al terrorismo è ridicolo se non si blocca il flusso continui , massiccio , incessante dei clandestini.

8) Se solo una parte, importantissima, dell'Islam è fondamentalista, TUTTO l'Islam è caratterizzato da una cultura che con la nostra non ha nulla in comune. Tutto l'Islam considera reati, da punire in maniera severissima, quelle che per noi sono espressioni della libertà personale.

9) Continuare ad “accogliere” clandestini non ci espone solo ai rischi del terrorismo, ma modifica nel profondo le basi stesse della nostra civiltà. Distrugge i principi su cui qui da noi si fonda la civile convivenza. Stravolge dalle fondamenta il patto sociale in cui la stragrande maggioranza di noi si riconosce.

10) Tutto questo è destinato a modificare in maniera irreversibile le regole del gioco democratico.

Dieci piccole verità. Nulla di sconvolgente, Cose ovvie per le persone di buon senso. Ma, quanto buon senso esiste nel decadente occidente di oggi?