mercoledì 17 gennaio 2018

ARISTOTELE, LE DEFINIZIONI, LE RAZZE


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Aristotele afferma che per definire un ente occorre individuare il genere prossimo e la differenza specifica. “L'uomo è un animale razionale”. In questa definizione il termine “animale” designa il genere prossimo, quello “razionale” la differenza specifica. L'uomo ha ciò che caratterizza gli animali (la sensibilità e la capacità di muoversi) ed in più la razionalità, la capacità di pensiero astratto e di linguaggio simbolico.
Ciò che in certe definizioni è genere prossimo diventa in altre differenza specifica. Ad esempio si può definire “animale” un essere vivente dotato di sensibilità e mobilità. “Animale” era genere prossimo nella definizione di uomo ma per definirlo a sua volta occorre trovare un altro genere prossimo, “vivente” in questo caso, ed un'altra differenza specifica che lo distingua, in quanto animale, dal genere dei viventi (la sensibilità per Aristotele).
In Aristotele molte definizioni classificano gli enti come superiori ed inferiori nella scala dell'essere. “Animale” è ontologicamente più elevato di “vivente” perché l'animale ha le caratteristiche tipiche dei viventi ed in più altre caratteristiche (la sensibilità e la mobilità) che sono monopolio degli animali. L'uomo a sua volta ha le caratteristiche tipiche dei viventi e degli animali ed in più la razionalità. Si colloca in questo modo ad un livello ontologicamente più elevato rispetto alle piante ed agli animali.

A questo punto ci si può chiedere: questa distinzione gerarchica caratterizza tutte le possibili definizioni? La risposta è NO.
Proviamo a definire in termini aristotelici “europeo”. Potremmo definirlo come uomo che è nato e vive in Europa. In questo caso “uomo” indica il genere prossimo e “nato e vivente in Europa” la differenza specifica. Ma questa differenza specifica non colloca gli europei in una posizione superiore rispetto agli altri uomini. In questo caso ciò che è essenziale nell'uomo è dato non dalla differenza specifica ma dal genere prossimo. La differenza specifica aggiunge una particolarità importante per la definizione ma ininfluente per la collocazione in una gerarchia ontologica. Dicendo: “Tizio è un uomo biondo” definisco Tizio in base al genere prossimo (uomo) ed alla differenza specifica (biondo), ma l'essere biondo non rende Tizio gerarchicamente superiore a Caio, scuro, e Sempronio, castano. Le particolarità accidentali di Tizio, Caio e Sempronio servono a definirli senza collocarli in alcuna gerarchia ontologica.
Allo stesso modo dire che i quadrupedi sono animali con quattro zampe definisce certi animali senza collocarli in una scala gerarchica più o meno elevata. Ciò che è ontologicamente rilevante ai fini della posizione nella gerarchia dell'essere è definito, di nuovo, dal genere prossimo (animale) non dal fatto di essere bipedi o quadrupedi.
Considerazioni simili si possono fare per le razze. Un nero è un uomo dalla pelle nera. La differenza specifica (la pelle nera) definisce il nero senza però togliere od aggiungere nulla alla sua essenzialità umana. Il nero è uomo quindi gode delle caratteristiche essenziali degli esseri umani: è vivente, animale e razionale come tutti gli uomini. L'avere la pelle nera lo differenzia dagli altri uomini per certe sue caratteristiche accidentali, esattamente come l'avere la pelle bianca contribuisce a definire altri uomini per le loro caratteristiche accidentali.

L'idea che per non essere razzisti si debba negare l'evidenza, cioè che esistono razze umane è, come si vede, priva di qualsiasi fondamento. Come sono prive di fondamento molte considerazioni “scientifiche” che si portano a sostegno di tale idea. Ad esempio che le differenze genetiche fra individui sono in media più rilevanti di quelle che differenziano gruppi razziali. E' vero, la differenza fra me e Leonardo da Vinci, entrambi bianchi, entrambi italiani, è molto più ampia di quella che mi differenzia da un uomo dalla pelle nera. Ma questo dimostra solo che il razzismo è privo di basi scientifiche, non che le razze non esistono. Le differenze individuali sono più rilevanti di quelle etnico razziali, quindi non esiste una gerarchia etnico razziale fra gli esseri umani, ma da questo non discende che non esistano razze ed etnie. La piccola differenza che c'è fra me ed un uomo dalla pelle nera è quella che determina il fatto che i miei figli non avranno la pelle nera ed i suoi si. Questo non da luogo ad alcuna gerarchia ontologica? Certo, ma... su questo siamo perfettamente d'accordo!
Sarebbe bello se si riuscisse a parlare di questi argomenti con spirito laico!

sabato 13 gennaio 2018

LA FILOSOFIA DELLA IPOCRISIA

Donald Trump ricorda a volte Silvio Berlusconi. Anche il cavaliere si lasciava scappare ogni tanto qualche battutaccia che scatenava vespai di polemiche. E, come ieri Silvio Berlusconi, così oggi Donald Trump dovrebbe imparare a tenere a freno la lingua: è il presidente degli Stati Uniti e le sue parole hanno un gran peso. Inoltre è costantemente nel mirino dei suoi numerosi nemici e davvero non si vede perché debba fornir loro pretesti per polemiche gratuite.
Ciò detto, le reazioni isteriche con cui sono state accolte le sue, presunte, affermazioni su alcuni paesi africani e caraibici dimostrano solo una enorme, insopportabile ipocrisia.
E sono anche, queste reazioni, una sorta di esemplificazione del modo di pensare dei “liberal”, una estrinsecazione della loro filosofia politica. Val la pena di spendere su questo qualche parola.

I “liberal” partono spesso da posizioni di principio assolutamente condivisibili. Tutti gli esseri umani hanno pari dignità, indipendentemente dal sesso, dalla religione o dal paese di appartenenza. Chi non concorda con questo principio cardine della nostra civiltà? Forse a non concordare sono, a volte, proprio alcuni “liberal” che assumono nei confronti di certi strati sociali atteggiamenti di insopportabile ed aristocratico disprezzo, ma... tralasciamo...
I “liberal” partono quindi da giusti principi, ma solo per trarre da questi conclusioni assolutamente inaccettabili. Tutti gli esseri umani hanno pari dignità... quindi tutte le umane realizzazioni sono sullo stesso piano. Questa la conclusione a cui giungono i “liberal”. Siccome ogni persona merita rispetto, tutte le aggregazioni umane sono egualmente degne di elogio, tutte le civiltà e le culture sono sullo stesso piano, ogni gerarchia, ogni attribuzione della qualifica di “superiore” od “inferiore” a qualsivoglia umana realizzazione è conseguenza di “pregiudizi meschini”.
Non esistono “brutti posti”, quartieri o paesi in cui non si vorrebbe vivere, località insicure. Chi dicesse: “io in quel paese non ci vivrei mai, neppure se mi regalassero la casa” sarebbe vittima di inaccettabili pregiudizi, se poi quel paese fosse africano, chi fosse contrario a viverci sarebbe, di certo, un miserabile “razzista”.
Abitare al centro di Milano o alla periferia di Mogadiscio sarebbe lo stesso. Un migrante che arriva qui da noi su un barcone, privo di documenti, meriterebbe la stessa fiducia di un turista che atterra alla Malpensa con tutti i documenti perfettamente in regola. Un medico di fama internazionale che arriva a New York per tenere una conferenza può essere sospettato di narco traffico allo stesso modo di un giovanotto messicano che entra irregolarmente negli USA. E se qualcuno avanza dubbi in proposito è, ovviamente, un “razzista”.

Tutti abbiamo diritto alla dignità, ma nel corso della storia si sono create civiltà, aggregazioni umane, culture profondamente diverse in cui lo stesso peso del riconoscimento dei diritti umani è stato ed è ben diverso. L'invenzione, o la scoperta, dei diritti umani è in fondo qualcosa di relativamente recente. Oppressione, schiavismo, fanatismi religiosi, repressione del libero pensiero, persecuzioni  etniche, oppressione della donna sono costanti della storia umana. E non sono qualcosa di superato neppure oggi. Ed OGGI tutto questo è presente in certe parti del mondo molto più che in certe altre. Oggi in certi paesi le adultere vengono lapidate, in altri trattano le condizioni del divorzio. Queste situazioni sono sullo stesso piano? Una donna sessualmente emancipata preferirebbe vivere negli USA o in Arabia Saudita? Basta fare la domanda per avere la risposta.
Se abbiamo la dignità dobbiamo presupporci liberi, ma se siamo liberi abbiamo anche la libertà di sbagliare, o di commettere il male, il famoso “libero arbitrio”. Da questo, anche da questo, nascono molti degli errori e degli orrori di cui la storia umana è infarcita. Ma il liberal non vede queste sottigliezze “logico filosofiche”. Come non vede il mondo, quello vero. Per lui tutto è dolce, armonioso, tutto egualmente vivibile in pace ed amore. Una melassa che esiste solo nella sua testa.
Se davvero esiste. Si, perché val davvero la pena di chiedersi se il liberal crede davvero alle cose in cui dice di credere. Il liberal intellettuale e benestante si indigna se qualcuno dice che la Norvegia è meglio della Nigeria, ma non vivrebbe mai in Nigeria. Se ci va in vacanza è solo per rinserrarsi in villaggi turistici sorvegliati da miriadi di guardie armate. Il liberal considera tutti egualmente vivibili i quartieri delle nostre città, ma neppure passa in certe vie o certe piazze, meno che mai dopo una certa ora, da solo. L'intellettuale liberal di solito non frequenta treni e metrò, i suoi figli studiano in università prestigiose, se si ammala si ricovera in cliniche costose, lontano dalla folla. Lui ama il popolo, a condizione che questo stia a rispettosa distanza.

Donald Trump non è un maestro di diplomazia. Spesso è rozzo, istintivo, si comporta come un rinoceronte in una cristalleria. Ma è infinitamente più vicino al sentire della gente normale che non i suoi spocchiosi critici liberal.
“Che posto di m...da"! Chi non ha mai detto, o pensato, una cosa simile riferendosi ad uno stato, una città, un quartiere? Qualcuno lo avrà detto riferendosi ad un paese africano, altri ad una città europea, altri ancora lo avranno detto riferendosi... agli Stati Uniti d'America, ma pochissimi, credo, non hanno mai detto o pensato una cosa simile. Solo l'intellettuale liberal pensa, o dice di pensare, che le cose non stiano così, crede, o finge di credere, che la melassa che ha in testa sia davvero il mondo reale, e che le gente normale condivida davvero le zuccherose banalità che il suo cervellino progressista produce in continuazione.
Per quante critiche sia possibile muovere al presidente Trump questi resta infinitamente superiore agli ipocriti che si indignano o fingono di indignarsi per le sue uscite spesso estemporanee. Quanto meno il presidente resta attaccato al mondo reale. I liberal ed i loro media faziosi veleggiano inve
ce nell'isola che non c'è.

martedì 2 gennaio 2018

METEO E CLIMA

E' stata una delle ultime polemiche anti Trump del 2017.
Gli Stati Uniti sono colpiti da una eccezionale ondata di freddo ed il presidente si è lasciato andate ad una battuta ironica sul “riscaldamento globale”. Apriti cielo! “Nuova gaffe di Trump” hanno cinguettato, o latrato, dai teleschermi annunciatori ed annunciatrici.
Poi, la spiegazione “scientifica”. “Il presidente confonde clima e meteo”, hanno annunciato con aria saccente.
Ma che bravi! Non bisogna confondere clima e meteo, cioè l'andamento di lungo periodo del tempo atmosferico e le sue variazioni di breve periodo. Profondissima considerazione, che però sono proprio i sostenitori del “riscaldamento globale” a violare di continuo. Basta infatti un acquazzone particolarmente violento, o un paio di mesi secchi, o una estate più calda del solito per sentirli strillare che la “umana follia” ha condotto il pianeta “sull'orlo dell'abisso”.
Il presidente Trump, con la sua battuta ha in realtà ignorato la differenza fra clima e meteo assai meno di quanto non lo faccia la propaganda martellante sul riscaldamento globale. Trump non è partito da un evento meteorologico per teorizzare il raffreddamento del pianeta, si è limitato a dire che l'ondata di gelo che attanaglia gli Stati Uniti contrasta con la pevisione di un irreversibile riscaldamento della terra. Una affermazione difficilmente contestabile. Sono i media invece che si servono di eventi meteorologici per cercare di convincere il popolo bue che il nostro pianeta sta diventando una palla rovente, che fra breve molte città saranno sommerse dalle acque e via dicendo.

Del resto, se la teoria del riscaldamento globale antropico si rivelasse vera nella sua versione più catastrofista, quella propagandata dai media, a scomparire dovrebbe essere precisamente la differenza fra clima e meteo.
Se il clima globale del pianeta cambia in maniera catastrofica sono proprio le differenze meteorologiche di breve periodo a perdere di importanza. Se per incanto la terra si allontanasse dal sole di milioni di chilometri il suo raffreddamento renderebbe irrilevanti le differenze fra estate ed inverno. Lo stesso avverrebbe nel caso di un avvicinamento al sole. Su Mercurio fra un gran caldo sempre. Al tempo delle grandi glaciazioni le differenze fra estate ed inverno erano molto ridotte, non a caso. Continuare a terrorizzare la gente con la prospettiva di un radicale e catastrofico mutamento CLIMATICO e poi, a fronte di un inverno piuttosto rigido, tirar fuori l'argomento della differenza fra clima e meteo non è intellettualmente onesto.
Questo al di fuori di ogni considerazioni scientifica sul “riscaldamento globale”. Quale che sia la validità delle ricerche scientifiche serie sull'argomento, è del tutto evidente che il modo con cui i media lo trattano ed i politici lo usano non ha con la scienza assolutamente nulla da spartire.

giovedì 21 dicembre 2017

ONU

L'ONU, o alcune sue organizzazioni, hanno, fra le altre cose:
Stabilito che le bistecche sono cancerogene.
Annunciato che fra una ventina d'anni piazza Duomo a Milano sarà sommersa dal mare.
Deciso che Gerusalemme non ha una storia ebraica.
Stabilito che il sionismo è una ideologia razzista.
Inserito l'Arabia Saudita nella commissione per la difesa dei diritti delle donne.
Inserito la Libia nel consiglio per la tutela dei diritti umani.
E tante altre simili cosette, tutte leggermente folli.

Nel mondo ci sono paesi in cui si lapidano le adultere, si crocifiggono i cristiani, si decapitano apostati e bestemmiatori, si impiccano i gay, si costringono le donne a vivere in sacchi neri, esiste ancora, di fatto, lo schiavismo. Ci sono pesi che sono lager a cielo aperto, e che vogliono la bomba H, e sarebbero pronti a cederla ai peggiori gruppi terroristi.
Ma l'ONU non fiata su questi orrori. In cambio sforna tutti i giorni una risoluzione contro Israele.

Settanta anni fa l'ONU votò la costituzione di due stati
nei territori già facenti parte del mandato britannico: Israele e uno stato arabo. Gli ebrei accettarono quella decisione. Gli arabi NO.
Il giorno stesso in cui quella decisione fu presa iniziò la guerra fra arabi ed Israeliani che dura ancora oggi. Nessuno dei nemici di Israele riconosce il suo diritto ad esistere. Neppure lo chiamano col suo nome, lo definoscono "entità sionista". Unica eccezione, l'Egitto che dopo aver perso tre guerre ha riconosciuto lo stato ebraico.
Ma l'ONU pretende che Israele ritorni alla risoluzione del 1948, o a quella del 1967, le stesse che i suoi nemici hanno usato, e continuano ad usare, come carta igienica.

Non mi stupisce che l'ONU abbia votato oggi una risoluzione contro la decisione americana di riconoscere la realtà, cioè che Gerusalemme è capitale di Israele.
NON cambierà nulla, per fortuna.
Resta un leggero senso di nausea per la vecchia Europa e per l'Italia. Ma ormai c'eravamo abituati...

domenica 10 dicembre 2017

LA NUOVA EUROPA

Cosa succederebbe a Parigi o a Bruxelles, a Londra o a Berlino e, perché no, a Roma se i governi francese e belga, inglese, tedesco ed italiano riconoscessero la realtà, cioè che Gerusalemme è la capitale di Israele? Cosa farebbero i “nuovi” francesi, belgi, inglesi, tedeschi ed italiani in questo caso? E' esagerato immaginare che in tutte le capitali europee ci sarebbero disordini? E che il rischio attentati aumenterebbe a dismisura? Basta porsi l domanda per avere la risposta.
La politica degli stati europei è fortemente condizionata dalla presenza di minoranze che non si riconoscono nei valori che in Europa regolano la civile convivenza. Né questo condizionamento si limita ad Israele o alla politica estera. Ed è destinato a crescere man mano che le minoranze diventano più numerose e forti.

Molti cittadini europei sono perplessi di fronte alla scelta americana non perché antisemiti o filo islamici. Hanno semplicemente paura delle reazioni che questa può provocare. Anni di acquiescenza hanno contribuito a diffondere l'idea che se hai a che fare con un prepotente la cosa migliore sia assecondarlo. Se no quello si incazza e chissà cosa succede. E la politica delle porte aperte ad una immigrazione incontrollata ha reso tragicamente comprensibili queste paure.
Se i prepotenti li hai dentro casa a volte sei disposta a molto pur di preservare il quieto vivere. E' una sorta di riflesso condizionato, comprensibile, ma tragicamente sbagliato.
Perché i cedimenti non risolvono nulla, anzi, aggravano tutto. Oggi si cede su una cosa, domani si cederà su un'altra, più importante. Alla fine si dovranno abbandonare i nostri valori fondamentali.

In questi giorni convulsi con chi si ritrova alleata la confusa Europa occidentale? A chi chiedono aiuto e mediazione i vari Macron e Merkel? Alla Turchia di Erdogan. Si proprio a lui. Quello che riempie le galere di oppositori politici, quello che pochi mesi fa definì “nazisti” paesi come la Olanda e la Germania, che minaccia di farci invadere da una massa enorme di “profughi” ed invita le donne musulmane residenti in vari paesi europei a far più figli, per sottomettere gli “infedeli”. Nel momento stesso in cui si allontana dallo storico alleato americano l'Europa occidentale si avvicina al dittatore turco.
E tutto questo non significa forse un ripudio dei nostri valori findamentali?

mercoledì 6 dicembre 2017

GERUSALEMME

La decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele è stata (e continuerà ad essere) seguita da un mare di polemiche. E da molte considerazioni critiche. Esaminiamo le principali.

1) Gerusalemme è città santa per le tre religioni monoteiste.
Questo non è esatto. Gerusalemme è di certo santa per l'ebraismo ed il cristianesimo, lo è anche per l'Islam solo perché gli islamici hanno da sempre la cattiva abitudine di considerare luoghi santi per la loro religione città un tempo conquistate e strappate agli “infedeli”.
Inoltre, anche accettando che Gerusalemme sia santa per l'Islam, perché mai una città santa islamica non potrebbe essere la capitale di uno stato non islamico? Gerusalemme è di certo santa per i cristiani, ma nessun cristiano intende scendere in piazza se Gerusalemme viene riconosciuta capitale di Israele, mi pare.

2) A Gerusalemme deve essere garantita libertà di culto per i fedeli di tutte le religioni.
Questo è assolutamente giusto. Il problema non è di quale stato stato sia capitale Gerusalemme, ma la libertà di culto concessa
a tutti in quella città. Quindi dobbiamo chiederci: chi garantisce meglio questa generale libertà di culto? In Israele, uno stato dalle dimensioni della Lombardia, esistono un paio di centinaia di moschee. Quante sinagoghe ci sono a Gaza? O in Iran? O in Arabia Saudita? Ci sono stati islamici in cui non è possibile entrare se si porta con se una copia del Vangelo o un testo sacro ebraico. A La Mecca possono entrare solo i fedeli musulmani. Pensare che in una Gerusalemme palestinese la libertà di culto per tutti sarebbe meglio garantita è solo una idiozia. O pura manifestazione di disonestà intellettuale.

3)
Inizialmente Gerusalemme est non faceva parte dello stato di Israele.
E' vero, la parte orientale di Gerusalemme è stata conquistata dagli israeliani nella guerra dei sei giorni, e allora?
Dal giorno della sua nascita Israele deve combattere per potere semplicemente
esistere. Ancora oggi molti stati arabi lo definiscono non “stato di Israele”, ma “entità sionista”. Ha combattuto molte guerre fronteggiando coalizioni di stati che intendevano semplicemente cancellarlo dalla carta geografica. Al termine di queste ha allargato un po' i suoi confini per aumentare, se possibile, la sua sicurezza. Ma si sono levate alte strilla di indignazione ogni volta che questo è avvenuto.
Israele può essere aggredito, può vivere sotto assedio, ma se si azzarda ad ampliare di un palmo le sue frontiere subito viene definito aggressore imperialista, colonialista eccetera. E questo anche se ha restituito molte delle terre conquistate in cambio del semplice riconoscimento diplomatico.
Qualcuno riesce ad immaginare una Germania che nel 1945 protesta perché le sue frontiere non tornano ad essere quelle del 1939? O una URSS che nel 1945 restituisce alla Germania le terre da questa perse in cambio del semplice riconoscimento diplomatico? E' fantascienza vero? Si, lo è per tutti, tranne che per Israele.

4)
La decisione di Trump può aggravare la tensione.
Questa è una obiezione seria. Se si fosse vicini ad una soluzione del conflitto, se la pace fosse realisticamente possibile sarebbe bene rinviare qualsiasi decisione riguardo a Gerusalemme. Ma così non è, purtroppo.
I palestinesi non hanno alcuna intenzione di riconoscere Israele. Quanto meno, di riconoscerlo per quello che è:
lo stato degli ebrei.
Israele è lo stato paria. Non può ospitare manifestazioni culturali, sportive o commerciali senza che qualcuno protesti. Se un suo atleta, quando può gareggiare, vince una medaglia il suo inno in molti pesi non viene suonato, nè la sua bandiera alzata. Se un cantante si esibisce entro i confini dello stato ebraico molti suoi colleghi protestano. Se degli israeliani muoiono in un attentato la cosa viene considerata quasi normale e i media quasi non ne danno notizia. Israele è lo stato che ha dato rifugio e protezione al popolo più perseguitato della storia, ma a molti, e non solo fra i fondamentalisti islamici, la sua esistenza da fastidio. Israele esiste, ma sarebbe meglio se non ci fosse:
è lo stato che non dovrebbe esistere. E non ci sono prospettive serie che facciano intravedere a breve un superamento di questa situazione. Quindi è ipocrita parlare di “aggravamento della tensione”. Da settanta anni Israele vive una situazione di “tensione”. Per i suoi nemici dovrebbe fare una sola cosa per non aggravarla: cesare di esistere.
Ma questo non accadrà. Quindi ben venga il riconoscimento di Gerusalemme quale capitale dello stato ebraico.

Un'ultima considerazione. Con la sua scelta Trump non fa che mettere in atto una decisione presa nel 1995 da
tutto il congresso americano. I vari presidenti che da allora si sono succeduti hanno semplicemente rinviato la sua messa in pratica. La svolta di Trump si limita quindi ad applicare una decisione che tutti, repubblicani e democratici, avevano preso 22 anni fa. Ma non credo che i media diano troppo spazio alla diffusione di questo “particolare”.

lunedì 4 dicembre 2017

UN PICCOLO PARTICOLARE STORICO

Nel periodo delle grandi purghe staliniane tutti i partiti comunisti europei (e non solo) vennero radicalmente epurati. Molti dei loro leader, che avevano trovato asilo a Mosca, finirono in Siberia, a godersi un salutare frescolino, dai 30 ai 50 gradi sotto zero; oppure di fronte al plotone di esecuzione. Molti scomparvero senza lasciar traccia. Anche coloro che non risiedevano in URSS vennero spesso raggiunti dalla longa manus del "padre dei popoli". Durante la guerra civile spagnola i sospettati di trotzkismo vennero fatti fuori a centinaia. Lo stesso avvenne nel corso della resistenza intaliana ed europea. Un caso emblematico è quello di Pietro Tresso ficilato dai partigiani comunisti stalinisti.
Il partito comunista italiano, afferma Paolo Spriano nella sua monumentale “storia del partito comunista italiano” fu relativamente risparmiato dalle purghe. Come mai? Uno dei motivi,  ricorda lo Spriano, fu che molti militanti comunisti si trovavano al sicuro nelle carceri fasciste. Si, proprio così. Il fatto di essere nelle carceri fasciste ha salvato la vita a molti dirigenti comunisti italiani, forse allo stesso Gramsci che al momento della rottura fra Stalin e Trotzkji aveva assunto un atteggiamento oscillante. E Stalin non amava le oscillazioni. Pretendeva una subordinazione totale, e ricordava benissimo quali posizioni avevano assunto i vari leader del movimento comunista internazionale.

Prendendo spunto dalle idiozie dette e fatte da qualche cretino nostalgico qualcuno cerca oggi di costruire a tavolino una “emergenza fascismo”. Qualcosa che, almeno ad oggi, assolutamente non esiste, e serve solo per distrarre la gente dai problemi reali che ci assillano.
Bene, questo qualcuno si vada a leggere la storia, please. Si legga almeno gli storici comunisti come Paolo Spriano, che qualcuno ha definito lo storico ufficiale del PCI. Una fonte insospettabile. Si accorgerà che fra le innumerevoli vittime del comunismo reale figurano una gran quantità di comunisti, addirittura di comunisti stalinisti, compresi quelli italiani. Ed allora, se ha, questo qualcuno, un minimo di onestà intellettuale, si chiederà se ha senso strillare per un braccio teso e tacere di fronte ai patetici cortei che hanno ricordato i cento anni dell'ottobre rosso. Con tanto di foto di baffone Stalin bene in vista.
Il fatto è che certi figuri hanno tutto , meno che onestà intellettuale.