domenica 6 gennaio 2013

IL GRANDE PROGETTO


Vittorio Scipioni era commosso. Si, commosso è la parola giusta. Commosso, ed emozionato, e leggermente intimorito. Sopratutto, era conscio dell'importanza storica del momento che stava vivendo, era questa consapevolezza che lo emozionava, e lo intimoriva, e lo commuoveva. Avanzò lentamente nella grande sala, osservò le pareti lisce, alte, perfettamente bianche, illuminate da una luce fredda, uniformemente diffusa.
Era incredibile come in una simile stanza, una stanza abbastanza normale in fondo, fossero concentrati tanto potere e tante conoscenze. Malgrado fosse la persona che più di ogni altra aveva lavorato al grande progetto Vittorio Scipioni non sapeva fin dove si estendesse la enorme, intricatissima, rete di fibre ottiche e microchip che, tutti, facevano capo a quella stanza, e neppure sapeva quante e dove fossero le terminazioni di quella rete gigantesca. Sapeva solo che lui, si proprio lui, era di fronte alla più colossale, meravigliosa realizzazione della umana tecnologia, meglio, era di fronte a qualcosa che superava e comprendeva in se tutto il progresso tecnologico di tutta la storia del genere umano.
Avanzò lentamente. Sulla parete di fronte a lui, proprio nel centro, era come incastonato qualcosa che sembrava un microfono. A pochi metri dalla parete e da quel piccolo cerchio nero, perfettamente lucido, una poltroncina, piccola, non troppo comoda. Vittorio ci si era seduto innumerevoli volte durante le prove, ma stavolta era diverso, stavolta non si trattava di una prova.
Si accomodò e restò così, immobile, pensoso. Quanto lavoro, quanta fatica e quante lotte per arrivare a quel momento! E si che l'idea di fondo che stava dietro al progetto era di una tale semplicità, di una tale bellezza...
La storia umana... un insieme insensato di lotte, guerre, una sequela di disordini e crisi senza fine.... poi, quel progetto che avrebbe messo la parola fine a tutta quell'insensatezza! Basta con il disordine, l'irrazionalità delle scelte, l'agitarsi insensato delle passioni... basta! La ragione, una ragione fredda, impersonale, scientifica deve decidere tutto, in anticipo. Tutto deve e può essere previsto, la vita degli esseri umani può e deve essere sottratta all'accidentalità e a tutto il caos che ne deriva. Per millenni si era trattato solo di fantasie, anticipazioni allucinate di scrittori un po' folli, ma finalmente il progresso scientifico e tecnologico avevano reso possibile quello che per tanto tempo era sembrato solo un sogno, o un incubo avrebbe detto qualcuno degli scettici.
Gli scettici... accidenti a loro! Avevano reso tutto più difficile con le loro obiezioni distruttive. E si fosse trattato solo delle proteste di qualche intellettuale, o presunto tale! No, c'erano state manifestazioni, scioperi, scontri addirittura. L'umana emotività ha timore del nuovo e cerca di resistere ai cambiamenti radicali, resistere, a tutti i costi. E avevano resistito, con tutti i mezzi gli scettici, quelli colti, o che si ritenevano colti, esattamente come quelli ancora immersi nella più crassa ignoranza, avevano resistito ed avevano reso tutto più lento, difficile. Ma erano stati sconfitti alla fine! Erano stati sconfitti ed ora il grande progetto poteva partire e lui, si proprio lui che ci aveva creduto forse più di tutti, doveva dare il via al grande calcolatore, quel concentrato di tutto lo scibile umano, la macchina (ma era giusto chiamarla in questo modo?) che avrebbe finalmente portato l'ordine nel mondo. Un ordine reale, totale, assoluto.
Vittorio guardò il suo orologio atomico da polso. Mancavano tredici minuti al collegamento. Non si poteva anticiparlo, tutti gli orologi del mondo erano stati sincronizzati, per tutti le ore 12 del 21 gennaio 2062 sarebbero state l'ora X, il momento della più profonda, radicale svolta della storia.

“E dire che era stata anticipata, questa svolta” si trovò a pensare Vittorio. Quante volte i governi non avevano cercato di programmare il più possibile la vita degli esseri umani? Ci si era limitati ad alcuni aspetti dell'economia all'inizio, poi... le grandi esperienze di economie totalmente pianificate, poi ancora il loro fallimento, che tanto spazio aveva dato a scetticismi di ogni tipo! Quelle esperienze erano fallite perché non esistevano ancora gli strumenti tecnici adeguati e, non solo per quello, pensò Vittorio. “E' stata la loro limitatezza a farle fallire, non si può pianificare solo l'economia, come se si trattasse di un settore limitato, privo di legami con tutto il resto. Per pianificare l'economia occorre pianificare i desideri, i comportamenti, le pulsioni degli esseri umani... “.
Vittorio pensava a ruota libera ora, quasi dimentico del momento storico che stava vivendo. Gli tornavano in mente momenti dei tanti dibattiti sostenuti con gli scettici, delle tante discussioni, delle tantissime liti che aveva dovuto affrontare. “la vita va pianificata nella sua interezza, senza eccezioni, solo così sarà possibile superare il caos, il trionfo incontrollato delle passioni. Tutto è connesso, quindi tutto va programmato, tutte le azioni, i pensieri, le attività umane devono seguire i dettami del piano, nei minimi dettagli. Non esistono dettagli insignificanti, non possono essere accettate variabili incontrollate. Qualcosa sfugge al programma, qualche dettaglio non viene previsto... e il caos risorge, più forte di prima. Una inezia può avere conseguenze cumulative devastanti. No, nel programma non possono esserci variabili impreviste, bisogna eliminare i fattori di rischio, tutti. Non si può essere razionali per un quarto, o a metà. O non si è razionali o lo si è, interamente, al cento per cento...”
Mamma mia, quanti argomenti avevano tirato fuori gli scettici! Avevano addirittura cercato di apparire più razionali dei fautori del grande progetto. “La vostra non è scienza, è pseudo scienza!” Avevano strillato. “La conoscenza umana è dispersa in tante conoscenze particolari che solo i singoli possono utilizzare per il bene loro e di tutti! Centralizzare tutto vuol dire rinunciare ad un patrimonio enorme di conoscenze” ed ancora: “come fate a sapere cosa davvero vogliono gli esseri umani? Cosa desidera Mario, cosa vuole Anna?”
“Che sciocchi... e pretendevano di parlare in nome della scienza, della razionalità! Il super calcolatore era in grado di centralizzare tutte le conoscenze, tutte, anche le più disperse; quanto ai desideri degli esseri umani... erano davvero sciocchi gli scettici, sciocchi e traboccanti di pregiudizi! Possibile che non capissero che il problema era proprio lì? In quei desideri sbagliati, irrazionali, da cambiare... radicalmente?”
E poi... i sentimentali... quanto chiasso avevano fatto! “Un mondo privo di passioni, di sentimenti... sarebbe orribile avevano urlato a squarciagola.” E quante volte lui aveva replicato con infinita pazienza che certi sentimenti, forse anche certe passioni, avrebbero potuto essere ammessi, sarebbe stata la commissione per la programmazione della passionalità a stabilire quali avrebbero potuto essere tollerati, e in che misura. Vittorio fu come scosso da un brivido. Un pensiero gli tornò in mente. Una assemblea all'università proprio su quel tema. Lui aveva esposto con molta pacatezza e grande razionalità la posizione del governo sulla pianificazione della passioni, aveva difeso tesi inattaccabili, svolto ragionamenti impeccabili... però le sue parole erano state accolte da urla, fischi... erano intervenuti i sostenitori del governo e la riunione era degenerata in una rissa gigantesca e violentissima. La polizia aveva sparato e c'era scappato il morto, i morti, molti morti, alcune decine.
Era stata una esperienza molto dura quella. Amava il dialogo lui, era un uomo mite, tranquillo. Quando la polizia aveva aperto il fuoco c'era stato un fuggi fuggi generale. Lui era rimasto immobile, come sopraffatto dagli eventi. No, non impaurito, solo intimamente, profondamente deluso. Fino all'ultimo aveva sperato di convincerli, quegli scalmanati, ma non c'era stato verso e questo era stato un colpo duro per la sua fede incondizionata nell'intelligenza. Ad un tratto, proprio vicino a lui, una testa era letteralmente esplosa. Un proiettile aveva centrato in pieno uno studente, al cranio. Il sangue era schizzato tutto intorno e col sangue la materia cerebrale. Quel sangue e quella materia cerebrale gli avevano lordato il viso, macchiato di rosso gli occhiali, se li era sentiti scivolare lungo il collo. Aveva perso molta della sua bonarietà in quel momento. Era questo allora ciò che volevano gli scettici: lo scontro, la lotta. Li avrebbero avuti. Dove l'intelligenza non basta subentra, deve subentrare, la forza. Quando la apposita commissione per la tutela dell'ordine aveva messo ai voti la proibizione di tutte le manifestazioni ed i pubblici dibattiti lui aveva votato a favore, senza esitazioni.

Ma non si può resistere al progresso ed alla fine il grande progetto aveva vinto, non poteva essere diversamente. Gli ultimi ad arrendersi erano stati dei vecchi, patetici personaggi. Inoffensivi filosofi che avevano difeso, contro il grande progetto, le ragioni del libero arbitrio. “Anche se la pianificazione totale dovesse realizzare il bene” dicevano “sarebbe un bene fasullo, un finto bene. Il bene deve essere il risultato di una scelta libera, un bene imposto è un non senso...” e continuavano per ore con i loro ragionamenti sofistici. “Libertà dell'uomo, libero arbitrio... che sciocchezze” pensò Vittorio con un sorriso ironico. “Tutti residui di vecchie superstizioni, illusioni filosofiche che lo sviluppo delle scienze aveva definitivamente dimostrato erronee. La libertà non esiste, l'uomo è solo un insieme di atomi e reazioni chimiche, e di pulsioni inconsce, e di condizionamenti sociali, familiari, culturali. Si indirizzino nella giusta direzione le reazioni chimiche e le pulsioni, si condizionino in maniera socialmente utile gli esseri umani ed i problemi che da millenni li attanagliano saranno finalmente risolti”. Il grande progetto, la programmazione totale erano questo, solo questo. Qualcosa di modesto in fondo, ma anche di sublime. Più di una volta Vittorio si era stupito che fosse tanto difficile farlo capire. Ora però l'era dei dubbi e delle lotte era finita, per sempre.

Un leggero fischio lo lo distolse dai suoi pensieri. Mancavano quindici secondi all'ora X. Sentì il cuore battergli forte in petto, era felice, emozionato e felice.
“Buongiorno Vittorio”. Qualcuno avrebbe potuto dire che la voce proveniva dal quel cerchio nero, lucido nella parete di fronte a lui, ma non era così. Era una voce tranquilla, gradevole a sentirsi e non proveniva da nessun punto particolare, c'era e basta.
“Buon giorno” rispose Vittorio. Strano, non gli avevano dato un nome. Certo, il suo nome tecnico era MTCV.32144 ma nessuno lo chiamava così e nessun nome familiare aveva sostituito MTCV.32144. Così c'era chi lo chiamava super computer, chi il Verbo (i nostalgici di Dio) chi grande programmatore ma un nome ufficiale non lo aveva. Così Vittorio si limitò a dire “buongiorno” e rimase in attesa, emozionato e commosso, e ancora un po' intimorito.
“Si comincia finalmente” disse il calcolatore.
“Si, finalmente... hai elaborato gli ultimi dati?”
“Certo”
“Non ci sono problemi ovviamente, si trattava solo di riesaminare tutto prima di partire”
“Veramente....” il tono di voce dolce non era cambiato ma Vittorio notò la breve sospensione nel discorso del grande computer.
“Veramente cosa?”
“E' sorto un piccolissimo problema”
Vittorio si sentì in leggero disagio. “Un piccolissimo problema? Di cosa si tratta?”
“Una variabile che prima non avevamo considerato”
“Quale variabile?” anche se non lo avrebbe confessato neppure a se stesso Vittorio Scipioni sentì una certa ansia crescergli dentro.
Il grande computer restò un attimo silenzioso, e questo accrebbe il disagio, e l'ansia, di Vittorio, poi riprese a parlare col solito tono di voce tranquillo, dolce.
“Tutti i dati in nostro possesso sono stati riesaminati, incrociati, ed è emersa una novità, abbastanza insignificante...”
“Cioè?”
“Beh, certamente ti ricordi di quella vecchia superstizione, quei discorsi poco sensati sul libero arbitrio...”
Vittorio si sentì improvvisamente meglio... se solo di quello si trattava...
“Si ricordo bene quei discorsi superstiziosi. Dimmi, cosa è emerso?”
“Beh, ci sarebbe una possibilità, una possibilità minima, matematicamente quasi insignificante, che dietro a quei discorsi ci sia qualcosa di vero”
Vittorio restò quasi senza fiato. Quando riprese a parlate si accorse con dispetto che la voce gli tremava. “Ma... che vuol dire una cosa simile? Quali conseguenze può avere?”
“Beh, si tratta di una possibilità remotissima che però introduce nel sistema variabili non previste, che potrebbero moltiplicarsi a dismisura con conseguenze potenzialmente disastrose...”
Ora Vittorio sudava, sudava freddo e il cuore gli batteva forte in petto. “Come si può rimediare ad una simile anomalia?”
“E' molto semplice, lo sai bene. I fattori imprevisti devono essere eliminati, radicalmente.”
Vittorio Scipioni si alzò di scatto dalla poltroncina e si lanciò verso quel cerchio nero, lucido, posto nel centro della parete di fronte, a pochi metri da lui.
Una scarica elettrica da ventimila volt lo fulminò prima che avesse potuto percorrere mezzo metro. Crollò faccia a terra, in un turbinio folle di scintille.
Un decimo di secondo dopo l'intero pianeta era coperto da centinaia e centinaia di milioni di cadaveri.
Il grande progetto aveva vinto, in pieno. La pianificazione totale era stata realizzata.

giovedì 8 dicembre 2011

Venerdì 16 dicembre 2011
alle ore 18.00
presso libreria Mondadori, Via cesare Battisti 16, LATINA
Incontro con l'autore de "La Follia e la speranza"



venerdì 13 maggio 2011

http://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=209020699120840&id=181072931915617

mercoledì 4 maggio 2011

Giovedi 19 Maggio Maggio, alle ore 17, presso la sede del circolo dipendenti di banca carige, in Via XX Settembre 41, sesto piano, GENOVA, si terrà una presentazione del libro di Giovanni Bernardini LA FOLLIA E LA SPERANZA.

giovedì 10 marzo 2011

La follia e la speranza. Due brani.

La follia e la speranza: due brani

pubblicata da Giovanni Bernardini il giorno mercoledì 9 marzo 2011 alle ore 8.51

Giovanni aveva messo il tavolo vicino alla finestra e scriveva approfittando del po’ di luce che filtrava dai vetri. Scriveva tutto quello che gli veniva in mente. Di lui, di Simona, della persona che stava per arrivare. Scriveva le sue idee sul mondo, sulla situazione che vivevano, si poneva dei perché, cercava delle risposte. Ne azzardava qualcuna. Era bello scrivere, molto bello.

“Cosa scrivi?” gli chiese Simona

“Mah.. di tutto, di noi, di quello che avviene, del mondaccio cane in cui viviamo”

Lei emise un sospiro profondo e si sedette di fronte a lui.

“Giovanni” disse.. “perché tutto questo? Perché gli esseri umani sono capaci di fare cose simili? Non ha senso quello che il mondo è diventato, è pura follia”

“Forse perché sono folli, siamo folli”

“E’ questa la riposta? Tutto è colpa della follia?”

“Non lo so. Sai, penso che una cosa abbia grande importanza”

“Cioè?”

“L’ideologia”

“Non capisco, non molto..”

“L’immagine che ogni essere umano si fa del mondo, l’insieme di valori in cui crede, delle sue convinzioni importanti, fondamentali”

“Ma, tutti noi abbiamo valori, convinzioni”

“Si, ma quando diventano ideologia sono dannose, pericolose”

“E, quando lo diventano?”

“Quando sfuggono ad ogni esame razionale, ad ogni confronto con la realtà. Quando diventano assolute e vengono dichiarate vere al di là di ogni discussione, di ogni verifica; quando cessano di servire all’uomo, e si pretende che sia l’uomo a servire a loro”

“Tutto un fatto di convinzioni allora? Solo questo?”

“E ti par poco scusa? Cosa può interessare di più all’uomo che veder realizzate le cose in cui crede, in cui crede più profondamente? Denaro e potere a cosa servono in fondo se non a permetterci di avere ciò che per noi conta, ha valore? Si, è vero, a volte il potere o il denaro sono fini a sé stessi, sono essi stessi valori, e gli uomini commettono cose terribili per loro. Ma non è sempre così, al contrario. Molto spesso potere e denaro servono perché ci permettono di ottenere altre cose, cose che contano per noi come i beni materiali, o ci permettono di cercare di realizzare grandi ideali”

“E’ forse sbagliato avere grandi ideali?” disse Simona

“No, no di certo, come non è sbagliato avere denaro, o anche potere. Ma quando l’ideale diventa fine a se stesso, quando diventa più importante degli esseri umani allora gli uomini commettono, possono commettere, crimini terribili per realizzarlo, si, crimini ancora più terribili di quelli che si commettono per il potere ed il denaro, perché l’ideale sembra più puro, più nobile di qualsiasi altra cosa e sembra che sia giusto, morale massacrare in suo nome.” Simona fece per interromperlo ma Giovanni la fermò; si era infervorato nel discorso, era la prima volta che riusciva a dare una forma un po’ compiuta ai pensieri confusi che gli ronzavano da tanto tempo nella testa. “No, fammi finire, ti prego. Se per qualcuno la cosa che ha più valore di tutte è la sua idea su come debba essere organizzata la società, o se per lui la cosa più importante è che la vera religione trionfi in tutto il mondo, credi che qualcosa lo fermerà quando cercherà di realizzare i suoi ideali? Se qualcuno crede che il commercio sia qualcosa di diabolico, che va abolito perché commerciare significa commettere il peggiore dei delitti, se qualcuno davvero la pensa così, ebbene, indietreggerà mai di fronte a qualcosa pur di realizzare ciò in cui crede? Pensi che per lui fare fuori uno o mille o un milione di commercianti sarà qualcosa di repellente? Cosa può giustificare il fatto che si fucili un ragazzo solo perché ha ucciso un topo? Guarda, si può fare una cosa simile solo se si è fermamente convinti che chi uccide un topo rappresenta il male, il male in se, senza mediazioni.”

“Ma.. è mostruoso, inumano”

“L’uomo è spesso inumano. Lo è al massimo grado quando crea ideologie ed ideali inumani. Pensa alla storia, alla storia passata, quella degli anni oscuri. Forse hai sentito parlare dello sterminio degli ebrei..”

“Poco”

“Beh.. un partito di destra estrema prese il potere in un grande paese dell’Europa centrale. Il leader e tutti i militanti di questo partito erano profondamente convinti di questo: gli ebrei sono mostri, topi di fogna, insetti velenosi che infettano il genere umano. La questione ebraica per loro era la più importante di tutte e andava risolta, ad ogni costo. Beh.. sono andati vicini alla soluzione, ne hanno fatti fuori cinque, sei milioni. Per cosa lo hanno fatto? Per impossessarsi dei loro beni? Fesserie, potevano farlo senza sterminarli e poi, perché i beni loro, i beni degli ebrei, non quelli di altri? Senza la convinzione, la convinzione autentica, che gli ebrei rappresentano il male il loro massacro non avrebbe potuto aver luogo”.

“Forse hai ragione” disse Simona abbassando gli occhi. “E’ orribile, che mondo troverà ..lui? Non siamo egoisti a volerlo?”

“Non lo so, non credo. Anche lui ha diritto alla vita ormai. Non ci sono stati solo fanatici in questo mondo, neppure ora ci sono solo fanatici. Ci siamo io, te, tanti altri”

“Ci distruggeranno.. tutti..”

“Cercheremo di evitarlo cara. E’ difficile distruggere l’uomo, ora la penso così. Siamo animali con tante risorse”

“Ti amo” gli sussurrò Simona stringendosi forte a lui.

“Anche io cara, tanto. Non avrei mai creduto di poter provare un simile sentimento. Adesso poi, al tramonto dell’esistenza”

”Smettila scemo..”

Lo attirò a se e lo baciò a lungo, con tenerezza e passione.

E' un brano de "la follia e la speranza", il mio romanzo. I protagonisti parlano e cercano di spiegarsi perchè mai il mondo sia diventato la cosa orribile in cui sono costretti a vivere. La risposta appare di una disarmante semplicità, ma spesso le cose più semplici sono anche le più vere. Alcune persone che conosco mi hanno detto che forse ho un po' esagerato, che il mondo orribile che descrivo è irreale.. forse hanno ragione, ma non credo. Olocausto, eliminazione del kulak in quanto classe, grande rivoluzione culturale proletaria... Hitler, Stalin, Mao, Pol Pot... si tratta di storia, non di fantapoilitica, di realtà, non di fantasia....

"Avevano finito di cenare e si erano seduti su una panca sulla soglia di casa. Ammiravano il tramonto. Era estate inoltrata e l’aria era piacevolmente fresca. Gli abeti a poca distanza da loro, il bianco del ghiaccio ancora illuminato dal sole, la roccia nera delle guglie che si slanciavano verso il cielo, tutto dava una sensazione di pace, vagamente velata di malinconia. Senza dir nulla Simona appoggiò la testa sulla spalla di lui. Avevano vissuto fino ad allora come fratello e sorella e mai Giovanni avrebbe pensato che i loro rapporti potessero essere diversi da quelli che intercorrono fra compagni di avventura, o di sventura. Una amicizia cameratesca ed affettuosa, era il massimo che potesse sperare da Simona ed averla ottenuta era per lui fonte di grande gioia. Non poteva neppure ipotizzare qualcosa di diverso fra loro. Eppure la sensazione del viso di lei sulla sua spalla era deliziosa, deliziosa ed assolutamente nuova. Restò immobile, imbarazzato. Aveva paura che un suo gesto, una sua parola potessero rovinare tutto.

Simona prese l’iniziativa con una naturalità sorprendente. Gli afferrò il volto e lo baciò sulla bocca, a lungo, in silenzio. Poi lo abbracciò con forza continuando a baciarlo. Giovanni era stupito ed emozionato come un bambino. La pressione del corpo di lei sul suo gli dava sensazioni che aveva pensato di non poter mai più provare. Come aveva iniziato Simona smise. Si alzò in piedi tenendolo per mano. “Vieni dai” gli disse. Lui si fece guidare docilmente sino al grande giaciglio su cui dormivano. Lei gli diede una piccola spinta costringendolo a sdraiarsi poi gli fu sopra. Lentamente lo spogliò poi cominciò a giocare col suo membro. “Dai.. spogliami tu” gli sussurrò “mi piace..”

Avere accanto a lui, su di lui, quel corpo caldo e sodo era qualcosa di incredibile per Giovanni. Quando lei smise di giocare col suo pene e salì su di lui e ci si sedette sopra, lui non riuscì a resistere. Venne, venne ancor prima di aver iniziato davvero a fare l’amore, come un ragazzino.

“Mi spiace.. non volevo” borbottò, vergognoso e imbarazzato come mai gli era capitato di essere.

“Smettila sciocco” rispose lei sorridendo. “Riposiamo ora””.

Si stese sotto la coperta tenendola acconto a se, la testa appoggiata sul suo petto. I bei capelli biondi gli solleticavano il volto, il respiro di lei era calmo e regolare. Lentamente si addormentarono. Un bacio lungo e appassionato lo svegliò. Simona ricominciò a giocare con lui ma in maniera più sottile, più esperta ora. Lentamente dalla sua mente, dai suoi sensi emerse il ricordo di giochi erotici dimenticati, di tanti meravigliosi modi di dare e provare piacere. Anche lui si chinò sul corpo di lei, giocò col suo sesso, coi suoi bei seni turgidi, col corpo tutto. Poi le fu sopra e la penetrò. Senza ansia stavolta, senza timori. Perfettamente rilassato e felice, ancora incredulo che una cosa simile stesse capitando proprio a lui. Vennero insieme stavolta, in maniera del tutto naturale. Fu il punto culminante di un percorso meraviglioso di reciproca scoperta.

Lo baciò a lungo dopo l’orgasmo, ad occhi chiusi, teneramente. “Ti amo” gli sussurrò lei.

“E ’incredibile”

“Perché?”

“Dai, ma come perché! Sei una ragazza molto bella tu e hai la metà dei miei anni. Io sono al tramonto ormai, sono tutto tranne che bello. Sono un uomo assolutamente normale”.

Lei si strinse forte e a lui e lo baciò su una guancia, rumorosamente. “Sei sciocco” disse, “tu hai qualcosa che finora non avevo mai trovato in un uomo..”

“Cosa sarebbe?”

“Tu sei un essere umano. Sei normale dici, e, ti sembra poco? Sei un uomo normale, un uomo.. ne esistono pochi ormai. Quelli che ho conosciuto erano tanti robot. Robot pieni di arie, di arroganza, di stupide certezze. Oppure piccoli esseri terrorizzati, pronti ad ogni cosa per paura”

“Anche io sono stato così.. forse lo sono ancora”

“Tutti lo siamo stati e forse ancora lo siamo. Lo saremo sempre, è naturale che si così. Ma tu hai saputo reagire, non hai ceduto. Questo ha un valore enorme. Chi se ne frega degli anni, della bellezza? E poi, io ti trovo bello!”

“Hai davvero una gran fantasia disse lui ridendo” Dentro di se però era felice, felice e, sotto sotto, lusingato."

Anche in un mondo orribile come quello in cui vivono Giovanni e Simona c'è posto per sentimenti veri. Per l'amore, la tenerezza, il sesso addirittura.

E, soprattutto, per la speranza.

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mercoledì 9 febbraio 2011

AGENDA

Sul Canale VIVA L'ITALIA - Channel sky 830 - www.vivalitaliachannel.it - andrano in onda tre servizi su "la follia e la speranza" nei seguenti programmi, ai seguenti orari e date:
10 libri 212. Sabato 19 marzo ore 13,30
Puntata 421 Se scrivendo. Lunedi 7 marzo ore 21
Bookshelf. Lunedi 7 Marzo ore 19
Siete tutti invitati a seguirli.

sabato 4 dicembre 2010

LA FOLLIA E LA SPERANZA: MISCELLANEA





Il romanzo "la follia e la speranza si è classificato al sesto posto al concorso letterario "Albero Andronico".





Presentazione del romanzo presso la libreria "Mondadori" di Latina.

Recensione del romanzo apparsa sul "Cittadino" , quotidiano genovese.

La follia
e la speranza
E'uno stile asciutto, quasi
giornalistico ma, inaspettatamente,
denso e graffiante
quello con cui Giovanni
Bernardini accompagna, e cattura,
il lettore tra i labirinti del
"Mondo Nuovo" descritto in
"La follia e la speranza"(Edizioni
Albatros, pp. 282). Il romanzo
riscopre la tradizione
del filone fantapolitico che,
toccato l'apice con capolavori
come "1984", "New Brave
World" e "Lord of The
World", è via via declinato
nella ricerca del sensazionalismo,
verso un fantasy spoglio
di quella funzione di riflessione
profetica e di denuncia che
ne aveva determinato grandezza
e fortuna. La vicenda
narrata da Bernardini si svolge
in un futuro prossimo, intorno
al 2050, in un mondo governato
dal "partito dell'amore".
La storia di Giovanni Bertini,
il protagonista, si svolge in
una Milano sfigurata nella
nuova "Città del Sole", la cui
vita è organizzata sotto la sorveglianza
dell'onnipresente
partito e secondo i dettami di
un'ideologia in cui molte delle
mode culturali dell'Occidente
politicamente corretto vengono
portate alle loro estreme ed
inumane conseguenze.
Amore per la natura e gli animali
che si riduce nel regresso
delle condizioni di vita e nel
sacrificio legalizzato degli esseri
umani, una tecnologia che
si appropria e gestisce ogni
istante del nascere, del vivere,
dell'alimentarsi e del morire,
una multiculturalità conclamata
che si trasforma in piatta
omologazione, lo svuotamento
di tutte le relazioni sociali e
degli affetti umani - persino i
più intimi e naturali - sono il
volto agghiacciante di una
realtà da cui Giovanni Bertini,
cinquantenne che ricorda ancora
il sapore e i colori della
"vita di un tempo", proverà a
fuggire.
Le inattese conseguenze di un
suo gesto disperato, silenzioso
ed estremo, lo porteranno a ritrovare
e riconoscere la propria
dimensione umana e spirituale,
in un percorso verso
una ribellione coraggiosa e
"militante" che aprirà, nel finale,
a un flebile, ma radioso,
spiraglio di speranza.
Romanzo che intreccia riflessioni
profetiche sul sonno
della ragione contemporanea e
sul valore insopprimibile della
dignità della persona a una
narrazione ricca di suspence e
colpi di scena, "La follia e la
speranza" è un'opera animata
da una profonda passione
umana e civile che rende la
lettura delle quasi 300 pagine
intensa e scorrevole.
Alfredo Majo

UN BRANO DEL PRIMO CAPITOLO


Raggiunsero il cortile. Era squallido: un quadrato di terra circondato da alte mura che lasciavano vedere solo il cielo scuro di nubi. Di fronte a loro, ben infisso per terra, situato a circa mezzo metro dal muro grigio, c’era il palo a cui il condannato sarebbe stato legato. Pioveva e faceva freddo. Il terreno era fangoso, pieno di pozzanghere. Proprio ai piedi del palo si era formata una pozzanghera particolarmente grossa.
“Quello sciagurato morirà con i piedi bagnati” pensò Giovanni “le ultime sensazioni che proverà saranno il freddo e l’umido. L’acqua che gli scivola addosso, gli entra nel collo, gli appesantisce gli abiti e il freddo, e i piedi in quella pozzanghera, poi… poi basta, basta freddo, acqua, umidità.. basta tutto”
Una piccola porta si aprì sul muro a loro fianco e il condannato uscì. Era davvero solo un ragazzo, biondiccio, mingherlino, piuttosto basso. Era pallidissimo, camminava a piccoli passi guardandosi intorno smarrito. Due guardie enormi lo sorreggevano per le braccia spingendolo avanti senza troppi complimenti; lo psicologo seguiva il terzetto e parlava all’orecchio del ragazzo, parlava senza interrompersi, in continuazione. Il ragazzo neppure sentiva le sue parole consolatorie, cercava di rallentare il passo, puntava i piedi in avanti come fanno i muli ma le guardie che gli stringevano inesorabili le braccia erano troppo forti per lui, lo spingevano, lo spingevano e i tacchi della sue scarpe sdrucite lasciavano solchi profondi nella fanghiglia. Infine raggiunse il palo. Lo legarono stretto e lo bendarono. Giovanni notò che il condannato cercava di togliere i piedi dall’acqua fangosa della pozzanghera, cercava di spostarli, di metterli all’asciutto. Si trattava probabilmente di un gesto meccanico ma sembrava che in quegli ultimi istanti lo sventurato volesse concentrarsi su qualcosa che non fosse ciò che stava per succedergli.
“Avanti ragazzi” disse Giovanni.
Avanzarono e si schierarono. Imbracciarono i fucili.
“Caricate, puntate…fuoco!”
Il ragazzo si afflosciò sulle corde che lo sostenevano. Giovanni avanzò verso di lui, pistola in pugno, alla distanza giusta puntò il revolver alla testa del criminale e sparò. Si, finalmente tutto era finito.


"La follia e la speranza", edito dalla Albatros, è un romanzo di fantapolitica, ambientato in un futuro non troppo remoto, in una orribile società totalitaria in cui tutte le assurdità oggi di moda vengono portate alle loro logiche e disumane conseguenze. Il finale della narrazione lascia intravedere tuttavia un filo di esile speranza.
Chi fosse interessato può acquistare il libro al prezzo di euro 16,50, al netto di spese di spedizione, pagando o con bonifico, coordinate bancarie: C/C 433/18 c/o BANCA CARIGE SPA Filiale Carrosio intestato a BERNARDINI GIOVANNI, MIRABELLI ROSINA
IBAN: IT93 J034 3168 7500 0000 0043 318",
o con carta di credito tramite paypal:



E' importante non scordarsi di indicare nella causale di versamento il nominativo del versante e l'indirizzo a cui si desidera sia inviato il libro.
Ringrazio tutte le amiche e tutti gli amici.