mercoledì 31 ottobre 2018

ASIA BIBI


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Asia Bibi è stata assolta. La donna pakistana condannata a morte per “blasfemia”, potrà tornare libera, dopo aver trascorso quasi 10 ANNI nelle carceri pakistane, che non credo siano troppo confortevoli.
La notizia non può che render felice ogni essere umano degno di questo nome, ma non può modificare di una virgola il giudizio su quella che alcuni insistono a chiamare la “religione di pace”.
La suprema corte pakistana ha annullato la sentenza di morte, già confermata dalla suprema corte di Lahore, non perché ritenga ingiusto condannare a morte un essere umano per il solo fatto che ha bestemmiato. No, la suprema corte ha ritenuto che le accuse non fossero abbastanza provate ed ha deciso per un tardivo atto di clemenza (non intendo chiamarlo giustizia).

Asia Bibi è un po' la cartina di tornasole di tutte le contraddizioni, le ambiguità, le viltà della cosiddetta “sinistra progressista” dell'occidente.
Per Asia Bibi non si sono mobilitate le femministe di mezzo mondo. Hanno preferito strillare per le “ingiustizie” subite da un'altra Asia: Asia Argento. Per lei non ci sono state marce, mozioni, petizioni, minuti si silenzio, cartelli appesi nei luoghi pubblici. Gli intellettuali progressisti non hanno speso parole in difesa di una donna che ha vissuto per quasi 10 anni in carcere in attesa di una possibile impiccagione. Lo stesso Santo Padre non ha detto una parola in difesa di una donna condannata a morte, questa è la verità VERA, solo perché cristiana.

Se Asia Bibi fosse riuscita a fuggire dal Pakistan e avesse raggiunto l'Italia avrebbe dovuto essere accolta a braccia aperte, lei di certo avrebbe potuto essere definita “profuga”, ma... chissà se i “progressisti umanitari” sarebbero stati teneri con lei. Loro sono per la illimitata accoglienza di persone che probabilmente condividono una legislazione che manda a morte apostati e bestemmiatori. La loro benevolenza si attenua invece quando hanno a che fare con le vittime della “religione della pace”.

Non vorrei essere troppo polemico, ma... mi permetto di invitare, molto pacatamente, tutti a fare un piccolo esperimento mentale.
Poniamo che in Israele una giovane musulmana sia, non dico condannata a morte, non dico incarcerata per dieci anni, ma tenuta in prigione per dieci settimane o per dieci giorni per avere pronunciato una bestemmia contro il Dio di Israele. Quali sarebbero le reazioni del mondo? Cosa strillerebbero Roberto Saviano, Laura Boldrini e Gad Lerner? Quali “accorati appelli” pronuncerebbero il pontefice e il capo dello stato? La UE rimarrebbe in silenzio? L'ONU non emetterebbe subito una decina di risoluzioni contro lo “scempio dei diritti umani” messo in atto dallo stato ebraico? I TG di tutte le reti non ci aggiornerebbero in tempo reale sull'evolversi della “triste vicenda”?
L'occidente in crisi sta affondando in una mare di maleodorante ipocrisia. La tragica vicenda di una donna pakistana coraggiosa ce lo ricorda, dolorosamente.

martedì 16 ottobre 2018

FALLIMENTO?

Davvero l'Italia è sull'orlo del baratro? Davvero rischiamo il fallimento? Per stabilirlo occorre guardare non alle variazioni giornaliere dello spread e degli indici di borsa, ma ai fondamentali dell'economia.
Il più importante “fondamentale” è il tasso di incremento del PIL. Nel 2011 il tasso di incremento del PIL è stato dello 0,4%. Nel 2012 e nel 2013 abbiamo avuto decrementi del 2,5% e del 1,9%. Poi una crescita non superiore all'uno per cento fino al 2017 quando si è raggiunto un incremento dell'uno e mezzo per cento.
Per il 2018 la UE (fonte insospettabile) prevede una crescita dell'1,3%.
Siamo di fronte a livelli di crescita del tutto insoddisfacenti, ma nulla che faccia pensare ad un crollo dell'economia italiana. E, per dirla tutta, non si vede perché mai un rallentamento dello 0,2% della crescita prevista (PREVISTA) dovrebbe portare l'Italia dalle condizioni “buone” di cui tutti parlavano al tempo del governo Gentiloni a quelle “fallimentari” di oggi. La differenza fra “situazione buona” e “fallimento” è contenuta in uno 0,2% di incremento del PIL? Ma per favore!!!

Si possono fare considerazioni analoghe su un altro fondamentale: quello dell'andamento della occupazione.
Il tasso di disoccupazione è passato dal 8,4% del 2011 al 10,9 del 2017, dopo aver toccato un picco del 12,7% nel 2012. A Luglio 2018 il tasso di disoccupazione è sceso al 10,4% . Di nuovo: dati molto negativi ma nulla che faccia pensare al baratro. E se sono negativi quelli di oggi cosa erano qulli dei tempi felici dei governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni?

In realtà l'Italia NON è sull'orlo del baratro, NON rischia nessun fallimento. Il gran casino di questi giorni ha cause esclusivamente politiche. C'è chi tifa per lo spread, chi vorrebbe che davvero ci avvicinassimo all'orlo del baratro.
Ma fanno male i conti. La stesa UE non può tirare troppo la corda. Lo sa ogni impiegato di banca: far fallire una impresa affidata è una scelta molto, molto rischiosa in primo luogo per la banca. Se i fidi vengono revocati e l'impresa fallisce la banca vede azzerato o quasi il valore dei suoi crediti. E questo vale anche nel caso in cui l'impresa affidata rischi davvero il fallimento. L'Italia ha un mare di problemi ma è ben lontana da una simile situazione. Molti nella UE vorrebbe spingerla verso il baratro, ma anche loro sanno di non poter fare troppo i gradassi: scherzano col fuoco. E lo sanno
Farebbero bene a smetterla, il più presto possibile.

domenica 7 ottobre 2018

GLI ULTIMI GORNI DELL'IMPERO ROMANO




Michele de Jeaghere: “Gli ultimi giorni dell'impero romano”. Libreria editrice goriziana.

Un affresco appassionante della caduta del grande impero in cui l'accuratezza del racconto si intreccia con l'analisi rigorosa delle cause di quello che resta uno degli eventi cardine della storia universale.
Non esiste, afferma l'autore, una causa del crollo dell'impero romano, la storia non è una scienza esatta e le vicende umane non sono assimilabili a quelle del mondo fisico. Esistono diverse cause di quel crollo. Cause socio economiche che si intrecciano con scelte ed errori umani, motivi culturali, modificazioni della psicologia delle classi dirigenti.
La crisi economica e fiscale derivante dalla fine delle grandi conquiste e dall'affermarsi della pax romana. L'affermarsi di una aristocrazia terriera slegata dalla vita cittadina, l'estensione smisurata del lavoro schiavo che bloccava ogni tentativo di innovazione tecnologica sono alcune delle cause socio economiche che si intrecciano con la crisi demografica, l'abbandono dei vecchi ideali che costituivano il fondamento della lealtà di tutti gli strati della popolazione romana nei confronti della loro città imperiale, l'affermarsi di un materialismo edonista potenzialmente distruttivo.

L'impero romano fu distrutto dalle grandi migrazioni, su questo non possono esserci dubbi. Jeaghere contesta con estremo rigore, dati alla mano, la tesi di chi vorrebbe attenuare il carattere drammatico di questa distruzione, farla passare per un processo di “reciproca integrazione” quasi pacifico. NON fu così, come testimoniano tutti i contemporanei dell'evento, compreso un grande filosofo: Agostino di Ippona. Ne “La città di Dio” Agostino polemizza con chi, di fronte al disastro, dubita della bontà ed onnipotenza del Signore e fa coincidere il crollo dell'impero con la fine della civiltà. Le invasioni dei barbari sono un autentico flagello, ma questo non deve farci perdere la speranza perché noi cristiani, dice il Vescovo di Ippona, facciamo parte della città di Dio, oltre e prima che di quella dell'uomo. Siamo di fronte ad una catastrofe che però non deve far vacillare la nostra fede: in una simile posizione nulla può far pensare alle invasioni come ad un processo di graduale e reciproca “integrazione”. Il crollo fu un dramma e fu seguito da un generale declino della civiltà durato almeno un paio di secoli.

Certo, tentativi di integrazione ci furono. I romani adottarono la politica di concedere agli invasori che oltrepassavano i confini dell'impero lo status di “clientes”. Concedevano ai barbari terre ed ampie autonomie in cambio dell'impegno a fornire soldati destinati a difendere un impero smisurato. In certi momenti questo diede sollievo all'impero ed alle sue esauste finanze, ma alla lunga contribuì a minarlo irrimediabilmente. Nelle fasi precedenti della storia romana la fedeltà dei popoli vinti era la risultante di una politica che combinava una assimilazione severa con la concessione di molti benefici della romanità. Nelle fasi della decadenza invece si crearono nell'impero autentiche isole non romane, formalmente sottoposte alla autorità imperiale ma di fatti slegate, e spesso nemiche, della stessa.
Molto belle, nelle pagine finali del libro, le considerazioni sull'impero in quanto tale. Un impero di enormi dimensioni può assicurarsi la fedeltà dei popoli sino a quando questi possono godere dei benefici della pace e della relativa prosperità che l'impero stesso riesce ad assicurare. Quando si tratta invece si difenderlo armi alla mano si può constatare che un simile, smisurato organismo è in grado di suscitare pochi entusiasmi e scarso spirito combattivo.

Fermo restando che a storia non si ripete mai negli stessi termini, non ci vuole molto per notare le impressionanti analogie fra la situazione descritta da Jeaghere e quella che sta oggi sotto i nostri occhi. Crisi demografica, crisi economica, finanze dissestate, migrazioni fuori controllo, intere zone di grandi città europee in cui di fatto non vige più la legge inglese, o francese, o tedesca. Siamo nell'Europa di oggi ma sembra, da certi punti di vista, di essere in quella di quindici o sedici secoli fa...
E non ci si deve illudere, afferma Jeaghere, pensando che i contemporanei previdero il crollo dell'impero romano mentre noi oggi non prevediamo nulla di simile riguardo alla nostra declinante civiltà.
“I contemporanei della fine dell'impero romano” scrive Jeaghere, “rifiutarono di crederci per tutto il tempo in cui riuscirono ad afferrarsi alle loro chimere. “Nei tempi in cui cominciava a sorgere la luce del mondo questa Roma destinata a vivere fintanto che esisterà l'uomo...” scriveva Ammiano Marcellino nel libro XIV delle sue storie. Era il 385. Venticinque anni dopo, Alarico avrebbe preso Roma. Meno di un secolo e sarebbe scomparso l'impero di occidente”.
I contemporanei della fine dell'impero romano rifiutarono di crederci per tutto il tempo in cui riuscirono ad afferrarsi alle loro chimere! Fanno un certo effetto queste parole, fa effetto soprattutto quel rifiutarono di crederci, un rifiuto che non può non far pensare ai tanti illusi dei nostri giorni (non mi occupo di chi è in malafede) che non vogliono credere al peggio, alla crisi, neppure in via ipotetica, non vogliono neppure pensarci e che invece vogliono credere alle favolette che raccontano.

Non è il caso di dilungarci troppo. In ogni caso non riuscirei a dare una idea adeguata di un'opera come quella che sto cercando malamente di recensire. La narrazione è accurata, documentata e minuziosa, a volte un po' dura per il lettore che si trova avvolto in una miriade di nomi, eventi, congiure di palazzo, intrighi, difficile da seguire. In ogni caso mai noiosa, con pagine di autentica piacevolezza narrativa: le descrizioni dei principi barbari ad esempio, dei loro usi e costumi, degli incredibili banchetti.
In definitiva, nel tetro panorama editoriale dei nostri giorni questa storia dello Jeaghere rappresenta una bellissima eccezione. Un libro da leggere, meditare e, se si ha tempo, studiare!

giovedì 4 ottobre 2018

IDIOZIE ECONOMICHE

In questo momento di turbolenza dei mercati sarebbe essenziale che i media dessero al pubblico una informazione il più corretta possibile. Invece i vari TG sembrano fare a gara nel diffondere quelle che è lecito definire autentiche idiozie economiche. Eccone tre, fra le più ricorrenti.

1) Quando la borsa cala si BRUCIANO miliardi.
PALLA! In borsa non si brucia mai neppure un centesimo, come d'altronde non si crea mai neppure un centesimo di nuova ricchezza. Questo per il semplice motivo che la borsa è un gioco a SOMMA ZERO.
Nel '600 scoppiò in Olanda la famosa crisi dei tulipani. Il prezzo dei tulipani salì rapidamente fino a toccare vette incredibili. Poi la “bolla” si sgonfiò, ovviamente. Nelle fasi di massimo rialzo il prezzo di un mazzo di tulipani era pari (ad esempio) a quello di una casa, dopo il ribasso con un mazzo di tulipani si poteva comprare al massimo una sedia di quella casa. Nella fase di rialzo era aumentata la ricchezza nazionale olandese e questa era diminuita nella fase di ribasso? NO, ovviamente. La ricchezza era sempre la stessa, ad essere cambiati erano i VALORI RELATIVI dei vari beni. La ricchezza era rappresentata, per semplificare al massimo, dalla casa e dal mazzo di tulipani, sia prima che dopo i rialzi ed i ribassi. Solo che nella fase di rialzo con i tulipani potevi avere la casa, dopo il ribasso no. Del resto, se fosse vero che in borsa si crea o si brucia ricchezza dovremmo dire che nelle fasi rialziste il PIL aumenta mentre in quelle ribassiste diminuisce. Una idiozia galattica!

2) Lo spread oggi è aumentato. Dobbiamo pagare più interessi sul debito.
PALLA. Se OGGI lo spread dovesse aumentare pagheremmo più interessi solo nel caso che OGGI ci fosse una nuova emissione di BTP. Se l'emissione ci sarà fra tre mesi ad incidere sul costo per interessi sarà lo spread FRA TRE MESI. L'andamento dello spread è determinato dal corso dei titoli sul mercato secondario ed ha effetti indiretti e differiti. I media lo presentano invece come causa immediata del costo per interessi.

3) Aumenta il debito. E' come se tuo figlio appena nato si trovasse indebitato per tot euro.
PALLA. Un simile ragionamento vale solo per la parte del debito pubblico in mano ad investitori esteri. Per la parte del debito in mano ad investitori nazionali l'aumento del debito rende gli italiani, contemporaneamente, debitori e creditori di se stessi.
Compro un BTP. In  seguito al mio acquisto lo stato ha un debito nei miei confronti e, nel contempo, io ho un credito nei confronti dello stato. Visto però che sono io a finanziare con tasse ed imposte lo stato, nel momento in cui compro un BTP divento automaticamente creditore e debitore di me stesso.

NON intendo sostenere, sia chiaro, che debito, spread e movimenti di borsa non siano importanti per l'economia, al contrario, sono molto importanti, a volte importantissimi. Ma NON per i motivi che i media truffaldini ci raccontano. Un a crisi finanziaria, un debito fuori controllo, uno spread alle stelle rischiano di bloccare i flussi finanziari dai settori in avanzo a quelli in disavanzo e questo può mettere in crisi l'economia reale. Fenomeno di enorme gravità che però a poco o nulla a che vedere con le PALLE dei vari TG.

martedì 2 ottobre 2018

NON HANNO PAURA


L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e spazio all'aperto


















Sono l'Italia che non ha paura. Infatti non hanno paura:


Del fondamentalismo islamico
Del terrorismo
Dell'incremento della criminalità
Del degrado di interi quartieri
Di stupri, rapine, scippi, furti, pestaggi
Della crisi verticale della civiltà occidentale
Dell'abbandono di usi,costuni, tradizioni che ci caratterizzano come popolo e civiltà

In compenso hanno paura:

Dell'effetto serra
Dei sacchetti di plastica
Dell'aumento del livello degli oceani
Di alcune parole "proibite"
Del "sessismo" , escluso quello che riguarda l'Islam
Dell'"omofobia" (idem come sopra)
Del razzismo (che per fortuna NON ha oggi dimensioni di massa)
Del fascismo (idem come sopra)


Hanno sostituito al mondo reale la loro immagine ideologica del mondo. E questa indirizza le loro paure ed il loro (presunto) coraggio.

Non so davvero come definirli. Preferisco non farlo...

mercoledì 26 settembre 2018

COME TI MISTIFICO LE STATISTICHE

Gli intellettuali della sgangherata sinistra italica sono convinti che esista un muro insuperabile fra percezioni e realtà.
Le persone normali vedono, ad esempio, il degrado e la delinquenza che affliggono tanti quartieri delle nostre città e ritengono esista un legame fra delinquenza e degrado da un lato e l'immigrazione fuori controllo dall'altro. Sbagliano! Sbagliano perché sono “analfabeti funzionali” che si fanno condizionare dai “demagoghi seminatori di odio e di paura”.
E, dall'alto della loro straordinaria cultura, questi intellettuali contrappongono alla percezione del reale i loro numeri, le loro tabelle e le loro statistiche. Non esistono degrado e delinquenza, o meglio, esistono ma non in forma grave. Nulla di nuovo insomma, tutto è normale, non c'è da preoccuparsi. I numeri, le statistiche lo dimostrano.
Aristotele diceva che la sensazione è
sempre vera, semmai possono essere errati i giudizi che da questa si traggono; ma è possibile correggere i giudizi errati solo facendo leva su altri dati empirici che, di nuovo, è la nostra sensibilità a fornirci. Contrapporre il reale ai dati dell'esperienza sensibile è quindi insensato, per Aristotele.
Sbagliava Aristotele? O sbagliano i numeri? O non sbaglia nessuno dei due? Davvero i numeri dicono ciò che certi giganti del pensiero della italica sinistra fanno dire loro?
NO, non lo dicono. Dietro a tanta cultura statistica stanno molto spesso degli inganni. Piccoli inganni, trucchi, miserabili giochi di prestigio fatti apposta per confondere la gente
Mi sono permesso di enumerarne alcuni.


Primo trucco:
fornire dati statistici relativi ad incrementi o decrementi di certi valori senza evidenziare i valori di partenza. Ad esempio, ha poco senso dire che nel tal anno il PIL dell'Italia ha avuto un incremento, poniamo, del 2%. Rispetto a quale valore si è avuto quell'incremento? Quale è stato l'andamento del PIL negli anni precedenti a quello in cui la crescita del 2% si è verificata? Una cosa è un incremento del 2% riferito a 1.000, altra cosa riferito a 10.000. Una cosa è un incremento che viene dopo anni di stagnazione, altra cosa lo stesso incremento che segue anni di crescita. In economia né le fasi di espansione né quelle di recessione durano in eterno. Un incremento del PIL che segue anni di crescita indica che l'economia è in piena espansione, lo stesso incremento che viene dopo anni di decrescita o di crescita piatta indica che si è di fronte ad una modesta ripresa che potrebbe esaurirsi presto.
 

Secondo trucco:
confrontare dati apparentemente omogenei che in realtà omogenei non sono. Coloro che sostengono che l'immigrazione fuori controllo non aumenta la criminalità presentano spesso statistiche di questo tipo: per ogni 100.000 italiani si hanno, ad esempio, 1.000 reati mentre per ogni 100.000 stranieri si hanno solo 500 reati. I dati sembrano molto convincenti e dimostrerebbero che gli stranieri commettono circa la metà dei reati degli italiani. Quindi che non esiste alcun legame fra immigrazione fuori controllo e criminalità.
Ma si tratta di un imbroglio. Gli italiani infatti possono compiere qualsiasi tipo di reato, cosa che per la stragrande maggioranza dei migranti è impossibile. Nei 1.000 reati commessi dagli italiani rientrano, ad esempio, la corruzione, la concussione, l'evasione fiscale, la circonvenzione di incapace, l'aggiotaggio, l'insider trading, tutte cose che sono fuori dalla portata di migranti che spesso neppure conoscono la nostra lingua. Qualcuno immagina un migrante appena sbarcato che commette il reato di concussione? O di aggiotaggio? Per essere seria la statistica dovrebbe limitarsi ai
reati che sia italiani che stranieri possono compiere: furti, stupri o rapine, ad esempio. I risultati in questo caso sarebbero opposti. Ed infatti lo sono. 

Terzo trucco:
cercare di quantificare fenomeni che sfuggono alla quantificazione. Ad esempio, sorridenti conduttori e conduttrici di TG ci dicono dai teleschermi: “in Italia ci sono tot clandestini”. Ed aggiungono soddisfatti: “non troppi come potete vedere...”
Ma il clandestino è tale precisamente perché sfugge ai tentativi di identificazione e censimento! Se si potesse stabilire con certezza il numero dei clandestini questi cesserebbero di esser tali.
Una variante di questo trucco consiste nel presentare serie numeriche relative a certi fenomeni basandosi sui dati ufficiali relativi agli stessi, mentre questi non possono fotografare realisticamente i fenomeni in questione. Quando si dice: “i furti sono diminuiti del tot per cento” ci si basa sulla diminuzione delle
denunce di furto. E si dimentica, o si finge di dimenticare, che ormai molti neppure li denunciano i furti che subiscono. 

Quarto trucco:
si presentano dati numerici relativi ad un certo fenomeno senza presentarne altri che potrebbero spiegarlo adeguatamente, ed in maniera opposta a quella strombazzata. Le statistiche sulla eventuale diminuzione dei furti andrebbero, ad esempio, accompagnate da altre relative all'andamento delle vendite di impianti di allarme.
I furti in un certo quartiere sono diminuiti perché è diminuita la delinquenza o perché la gente ha installato in casa propria impianti di allarme, porte blindate ed altri costosissimi aggeggi? Sono diminuiti gli scippi e gli stupri perché ci sono meno delinquenti in giro o perché la gente vive barricata in casa? La diminuzione dei reati violenti c'è stata, se e quando c'è stata, precisamente perché la gente aveva una percezione
esatta della situazione ed in base a questa ha modificato il suo stile di vita. Esattamente  Il contrario di quanto affermano i Pierini delle statistiche.

Quinto trucco:
eccessiva aggregazione dei dati. Lo sanno tutti: la statistica è quella scienza seconda la quale se io mangio due polli e tu nessuno abbiamo mangiato un pollo a testa. E' inutile dire, ad esempio, che la delinquenza è calata a Milano. In
quali quartieri è calata? In quali è cresciuta vertiginosamente? 

Sesto trucco:
eliminare molte voci nel calcolo dei costi e ricavi relativi ad un certo fenomeno. Quando si parla delle spese relative alla “accoglienza” ci si riferisce di solito alle sole spese di soccorso e di prima accoglienza. Ma questa è solo una parte del tutto. Quanto costa mantenere spesso per anni i nuovi venuti? Quanti “migranti” usufruiscono dei benefici dello stato sociale senza pagare un centesimo di tasse? A quanto ammontano i costi indiretti della “accoglienza”? Quanto dobbiamo spendere in sicurezza per tutelare i cittadini dal pericolo di attentati? Quanto costa tener blindate le nostre città? E che peso economico, che impatto sul turismo ha il degrado di molti quartieri delle nostre città?
 

Settimo trucco:
presentare come positiva una situazione che ha invece il solo pregio di essere meno negativa di altre. Ad esempio, si dice che in fondo in Italia ci sono meno migranti che non in Francia. Questo è vero, ed allora? A parte il fatto che la Francia ha un passato coloniale che l'Italia non ha, la domanda da porsi è la seguente: “la Francia, con più migranti, sta meglio o peggio dell'Italia?”
La Francia è tormentata dal terrorismo islamico, le banlieue di Parigi sono polveriere pronte ad esplodere, vogliamo anche noi arrivare a questo punto? Perché fare sempre i confronti con chi sta peggio? Ogni tanto andrebbero fatti anche con chi sta meglio di noi.

Si potrebbe continuare, ma penso che basti. Se correttamente usati numeri e statistiche non contraddicono la veridicità delle percezioni, quando queste riguardano milioni di esseri umani. Statistiche e numeri se correttamente usati sono un prezioso strumento conoscitivo. Debitamente torturati invece possono dire tutto ed il contrario di tutto. Esattamente ciò che fanno loro fare i Pierini della incredibile sinistra italica.

mercoledì 12 settembre 2018

CONSIGLIO ONU PER I DIRITTI UMANI



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Del consiglio ONU per i diritti umani, quello diretto dalla signora Bachelet, amicona di Chavez, Castro e Maduro, quello i cui ispettori dovrebbero arrivare in Italia per controllare che da noi i diritti umani vengano rispettati, di questo consiglio, dicevo,  fanno parte 47 stati: 13 sono africani, 13 asiatici, 8 latino americani, 6 est europei, 7 europei occidentali. Ne sono membri tra gli altri l'Afhanistan, l'Angola, il Burundi, la Cina, Cuba, la repubblica democratica del Congo, l'Iraq, la Nigeria, il Ruanda, la Tunisa, l'Arabia Saudita, il Venezuela.
Tutti stati assolutamente democratici come si può vedere. Stati in cui i fondamentali diritti umani sono rigorosamente rispettati, le donne godono degli stessi diritti degli uomini, esiste un vasto pluralismo politico e le opposizioni possono liberamente criticare chi governa.
Nei sui primi 10 anni di vita il consiglio ha condannato 68 volte Israele, 20 volte la Siria, 9 volte la Corea del Nord, 6 volte l’Iran e mai (MAI) Venezuela, Arabia Saudita o Cina.
Certo, Israele è molto meno democratico della Corea del Nord perbacco! Ed i diritti delle donne sono assai meglio tutelati a Riad o a Teheran che non a Tel Aviv!
Qualcuno pensa sul serio che l'Italia debba accettare di accogliere gli “ispettori” di questo osceno organismo? Dobbiamo farci trattare come un paese a sovranità limitata dagli amici di Maduro e delle teocrazie di mezzo mondo?
Cosa ne pensa di questa incredibile vicenda il presidente Mattarella? Si sente forse capo di uno stato in preda alla “violenza razzista” contro cui devono intervenire i caschi blu?
E gli ebrei di sinistra, i militanti del PD amici di Israele cosa hanno da dire? Intendono appoggiare l'azione di un organismo che condanna circa 7 volte all'anno lo stato che ha dato rifugio e protezione al popolo ebraico?
Tempo fa Renzi ebbe a dire che israele non ha solo il diritto ma anche il dovere di esistere. E' sempre della stessa opinione? E, nel caso, si sente vicino all'organismo presieduto dalla signora Bachelet?
Solo per sapere...