domenica 3 marzo 2019

L'ULTIMA CARNEVALATA





I numeri

E' da ieri sera che tutti i TG ci parlano di duecentomila manifestanti contro il “razzismo” a Milano.
Ho una certa esperienza personale in questo campo, ricordo di tempi tanto lontani...
Quando gli organizzatori di una manifestazione (quale che sia il loro colore politico) sparano una cifra sui partecipanti bisogna, quanto meno, dividerla per due; spesso la divisione per due non basta: è più realistico dividere per tre o per quattro. Se gli organizzatori parlano di duecentomila manifestanti questi erano non più di centomila, nella migliore delle ipotesi. E' più probabile che non fossero più di settanta, ottantamila.
Sempre troppi si può ribattere. Perfettamente d'accordo. Personalmente penso che ad una simile manifestazione sarebbero troppe anche 100 persone, però... però bisogna essere realistici. Una manifestazione nazionale, organizzata da sindacato, tutti i partiti di sinistra, ACLI, ARCI, ANPI, varie associazioni cattoliche, con la partecipazione di chissà quanti migranti (tutti regolari?) e di vari centri sociali un po' di gente la mette assieme. Negli anni settanta dello scorso secolo la sinistra extraparlamentare unita era quasi sempre in grado di radunare qualche decina di migliaia di persone, ma il suo peso politico ed elettorale reale restava assai basso. Chi parla oggi della manifestazione di ieri come di un “grande momento di svolta” è illuso, o stupido, o in cattiva fede; forse è tutte e tre le cose insieme.

Persone
Prima le persone”. Questo lo slogan dei manifestanti “antirazzisti” di ieri. Qualcuno mi può spiegare cosa significa?
La persona è un ente autocosciente, razionale e morale. E' persona chi, almeno potenzialmente, è in grado di agire razionalmente, comprende i concetti di bene e di male e può, di conseguenza, rapportarsi ai suoi simili seguendo principi etici; può esigere rispetto per se e sentirsi obbligato a rispettare gli altri. Sono persone i singoli esseri umani in quanto tali, indipendentemente da sesso, razza, nazionalità, cultura, credo religioso, classe sociale, appartenenza politica.
Se questa ultra telegrafica definizione è, grosso modo, corretta, che senso ha lo slogan “prima le persone”? A rigor di logica nessuno.

Lo slogan “prima le persone” si contrappone esplicitamente al “prima gli Italiani” di Salvini o ad “America first” di Trump. Ha un minimo di senso questa contrapposizione? NO.
Ognuno di noi è tenuto, in quanto persona, a rispettare le altre persone, ma questo implica forse che è tenuto a mantenerle? O ad ospitarle in casa sua vita natural durante? Gli esseri umani del mondo intero sono persone, questo vuol dire che il mondo intero può stabilirsi in Italia? Rispettare tutti equivale ad essere amico di tutti, convivere con tutti, formare una sola famiglia o una sola comunità che comprenda tutti perché tutti sono persone? NO, assolutamente NO! La comune appartenenza al genere umano non implica che ognuno di noi non faccia differenza fra gli altri, che tutti siamo per tutti sullo stesso piano. Io non metto mio figlio sullo stesso piano di un ragazzo cinese che non ho mai conosciuto e non conoscerò mai, ed un padre cinese si comporta allo stesso modo nei miei confronti. L'universalità della persona non abolisce la particolarità delle famiglie, delle nazioni, delle culture. L'umanità non abolisce né assorbe in se i popoli. La generalità non elimina le individualità e le particolarità, le relaziona. E' una cosa completamente diversa.
Fra i diritti della persona c'è proprio quello di creare comunità particolari. In quanto persona ho diritto a crearmi una mia famiglia, ad avere una mia ristretta cerchia di amici, a sentirmi ed essere parte di un popolo, una comunità. Kant parlava addirittura del diritto alla solitudine, a mettere una certa distanza fra se e gli altri. Prezioso, preziosissimo diritto!
Non per persone come i manifestanti di Milano! Per loro il diritto fondamentale sarebbe quello di entrare in casa d'altri; non entrarci dopo aver chiesto, ed ottenuto, il permesso di entrare, entrarci e basta. E chiedere che gli altri, i padroni di casa, adeguino la loro vita alle tue esigenze. Tutto questo non ha nulla a che vedere coi diritti delle persone, ne costituisce anzi la negazione radicale.

PD 
Il PD era in piazza ieri a Milano. C'erano Martina, Richetti e Zingaretti a fare passerella in attesa del voto delle primarie. Loro diritto, esserci, ovviamente, nessuno lo contesta.
Però, da un lato il PD è sempre presente a manifestazioni in cui moltissima gente strilla: “accoglienza per tutti”, “no ai confini”, “l'Italia è di chi ne calpesta il suolo”, “non esistono irregolari”, “siamo tutti regolari” e piacevolezze di questo genere. Tutti slogan che sostengono una ed una sola cosa: l'Italia è zona franca, porto di mare, area aperta in cui tutti possono stabilirsi, a piacer loro. Insomma...
l'Italia non esiste, non esiste quanto meno come realtà autonoma, con la sua identità, la sua cultura, la sua storia.
Da una parte quindi il PD va a braccetto con chi sostiene simili tesi, dall'altra... dall'altra quando qualche suo rappresentante si presenta a qualche dibattito televisivo la musica cambia. Allora gli esponenti del PD mettono il vestitino buono e cominciano a rassicurare gli italiani. “Il PD non è per la accoglienza senza limiti, vuole regolare, controllare gli arrivi”. “E' stato Minniti a far calare gli sbarchi” cinguettano con sorrisino felice stampato in viso, dimenticando che Minniti ha contrastato gli sbarchi solo negli ultimi mesi della scorsa legislatura e che per questo gran parte del suo stesso partito gli si è rivoltata contro. Arrivano addirittura ad accusare Salvini di non rimpatriare abbastanza irregolari! Prima strillano: “porti aperti”, poi condannano chi non rispedisce subito a casa loro chi dei porti aperti ha usufruito!
Semplicemente INDECENTE!

mercoledì 20 febbraio 2019

DIECI PUNTI SULLA AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE

1) La autorizzazione a procedere è prevista dalla costituzione, articolo 96. Per qualcuno andrebbe sempre concessa perché “non ci si deve sottrarre al giudizio della magistratura”. Ma, se così fosse, sarebbe inutile, quindi andrebbe abolita. Propongano una legge di riforma della costituzione allora!

2) La autorizzazione non riguarda la colpevolezza o l'innocenza di qualcuno, ma l'interpretazione della legge e degli atti di un ministro. Si deve stabilire se un certo atto che un ministro compie in quanto ministro sia un atto politico, volto a tutelare un interesse nazionale, o un crimine. E si deve, di conseguenza, stabilire se una certa legge può essere interpretata in modo tale da coinvolgere gli atti politici che un ministro compie.

3) Se Salvini avesse sequestrato il denaro dei migranti presenti sulla Diciotti e lo avesse depositato in un conto intestato ad un suo prestanome avrebbe commesso un atto politico volto a tutelare un interesse nazionale o un crimine? A mio avviso un crimine. Si tratta solo di un esempio, altri se ne potrebbero immaginare.

4) Aver ritardato lo sbarco dei migranti della “Diciotti”, salvati nei pressi di Malta, in attesa che si chiarisse chi doveva farsene carico e che si effettuassero i controlli di sicurezza, è stato un crimine o un atto politico volto a tutelare l'interesse nazionale? Questa era, ed è, la domanda a cui si doveva dar risposta.

5) Questa domanda non aveva e non ha nulla a che vedere con l'innocenza o la colpevolezza di Salvini. Del resto lui si è da subito definito COLPEVOLE.

6) A decidere sulla interpretazione di una legge in relazione ad un atto politico compiuto da un ministro nell'esercizio delle sue funzioni non deve essere la magistratura ma il parlamento. Non lo dico io, lo dice la costituzione.

7) Qualcuno afferma che dopo la decisione di ieri qualsiasi crimine potrà esser fatto passare per atto politico. Tizio, ministro, stupra una bambina e la camera di competenza decide che si tratta di un atto politico. Vorrei vedere che fine farebbero i parlamentari che facessero una simile schifezza una volta che il corpo elettorale fosse chiamato a pronunciarsi! Se questo pericolo fosse reale l'articolo 96 della costituzione andrebbe abolito!

8) In realtà è vero il contrario. Se un atto come il ritardato sbarco di migranti fosse equiparabile ad un sequestro di persona ogni atto politico potrebbe essere tranquillamente criminalizzato. Il reddito di cittadinanza potrebbe diventare “voto di scambio”, l'invio della polizia per controllare una manifestazione violenta “tentato omicidio” e così via. Difficile ma non impossibile visto che, a differenza di tutti gli altri poteri dello stato, quello giudiziario non è sottoposto ad alcun controllo esterno.

9) Il PD che si fa garantista quando c'è di mezzo la famiglia Renzi è oggi schierato con la componente più forcaiola dei 5S. Con Travaglio, Di Battista, Fico. Molto significativo.

10) Personalmente non credo che la vicenda sia finita. Deve ancora pronunciarsi il senato. Ho poca fiducia nella intelligenza politica dei grillini ed ancor meno sul loro recente barlume di garantismo. Credo che forse qualche sorpresa sia possibile, anche se molto poco probabile.

martedì 19 febbraio 2019

FORMULE RITUALI

Ormai è quasi una formula rituale: “fiducia nella magistratura”. Ogni volta che qualcuno è indagato, o addirittura arrestato, scatta la formuletta di rito: “piena fiducia nella magistratura”. Anche Matteo Renzi si è accodato. Prima ha detto che se lui non fosse entrato in politica i suoi genitori sarebbero ora, invece che sotto processo e ai domiciliari, dei tranquilli pensionati. Ammettiamolo: una simile dichiarazione non lascia trasparire un eccesso di fiducia nella magistratura. Poi però ha aggiunto la formuletta di rito: “ho piena fiducia nella magistratura”.
Personalmente penso che ci siano in Italia molti magistrati degni di questo nome. Persone competenti, serie, equilibrate. Non persone prive di simpatie politiche o pregiudizi, tutti abbiamo pregiudizi e simpatie politiche, ma capaci di non farsi fuorviare da queste, di tenerle a bada e giudicare con la massima imparzialità possibile.
Ma in Italia abbiamo anche un certo numero di magistrati fortemente politicizzati, o, peggio, ideologizzati. Erano magistrati uomini come Ingroia, Di Pietro, De Magistris e, se posso dirlo, io non mi sentirei molto tranquillo se dovessi essere giudicato da magistrati come loro. Chissà perché avrei il timore che il loro giudizio potrebbe essere non completamente imparziale. Sbaglierei, forse, ma... non credo.
Non entro nel merito delle accuse mosse ai genitori di Matteo Renzi, ma forse questi non ha del tutto torto quando afferma che all'origine dei loro guai sta il suo ingresso in politica. Però si può dire, e con molte più ragioni, che se Berlusconi non fosse entrato in politica probabilmente non avrebbe subito una quarantina di processi in venti anni e che se non ci fosse in circolazione un buon numero di magistrati ideologizzati non sarebbe mai scoppiato il “caso Salvini”.

A proposito di Salvini. Quelli che dicono che la autorizzazione a procedere andava concessa perché ci si difende nei e non dai processi dimenticano una cosetta: Salvini si è sempre, sin dall'inizio, dichiarato COLPEVOLE. Chi strilla: “decida la magistratura” deve prima stabilire su cosa dovrebbe “decidere la magistratura”. Su cosa dovrebbe decidere la magistratura nel caso “Diciotti”? Sulla colpevolezza o innocenza di Salvini? NO, è LUI a dichiararsi colpevole. In un eventuale processo per "il caso Diciotti” la magistratura dovrebbe stabilire se impedire per un certo numero di giorni (cinque, mi pare) lo sbarco di clandestini equivale a mettere in atto un sequestro di persona. In un eventuale processo a Salvini i magistrati dovrebbero decidere se un atto politico è o non è assimilabile ad un atto criminale. La posta in gioco era, e potrebbe tornare ad essere, la criminalizzazione o meno di determinate politiche. Una mostruosità, un precedente gravissimo che di fatto metterebbe definitivamente i poteri legislativo ed esecutivo sotto il controllo politico della magistratura. Altro che “democrazia”, altro che “divisione dei poteri”!
Altro che formulette rituali sulla “fiducia nella magistratura”

martedì 12 febbraio 2019

AMMUCCHIATE

Risultati immagini per Emanuele Fiano

Molti esponenti del PD, a cominciare dall'incredibile Emanuele Fiano, parlano, a proposito delle elezioni in Abruzzo, di “rilancio del centro sinistra”, quasi un successo insomma.
In effetti se paragonato ai disastri del PD il 30% dei voti racimolato in Abruzzo dal centro sinistra può apparire un risultato soddisfacente. Ma le cose stanno ben diversamente e stupisce che persone capaci di pensare non se ne accorgano (ma forse il problema è tutto qui: la capacità di pensare).

In primo luogo c'è un dato numerico di cui prendere atto, al di là di tutti i contorcimenti sofistici: col suo 30% il centro sinistra resta staccato di circa 19 punti dal centro destra. Un distacco abissale, che non lascia intravedere serie possibilità di rimonta.
Poi, ed è la cosa più importante, c'è un dato politico. Il 30% che fa sperare Fiano e Zingaretti è il frutto di una ammucchiata inveroconda. E' stato ottenuto mettendo insieme tutti, ma proprio tutti, coloro che detestano la lega di Salvini.
Riproposta a livello nazionale questa ammucchiata metterebbe insieme eurotecnocrati e persone vicine ai centri sociali, Renzi, Calenda e Minniti da una parte e Moni Ovadia, Laura Boldrini e Roberto Saviano dall'altra. Tutti uniti contro il nuovo mostro, l'ennesimo nemico del popolo da sconfiggere a tutti i costi, mobilitando attori, cantanti, pseudo intellettuali, cabarettisti, ballerine, conduttori di talk show e, soprattutto, magistrati politicizzati. L'ex garantista Giuliano Ferrara e il vecchio forcaiolo Marco Travaglio finalmente uniti nella lotta.
Su che programma? Per quali obiettivi? Ha poca importanza. La sinistra italiana è specializzata nelle sacre alleanze contro qualcuno, il per cosa viene dopo, se e quando viene. Anche se in questo caso con tutta probabilità un per cosa ci sarebbe. Quale? Lo ha detto quel sommo genio della politica che risponde al nome di Maurizio Martina: la priorità per lui, e non solo per lui, è riaprire i porti. Ricominciare con l'immigrazione senza regole, riempire l'Italia di migranti, con la speranza che questo in prospettiva giovi elettoralmente al PD e dia ossigeno ai conti di tante cooperative.

Nulla di nuovo sotto il sole. Il centro sinistra come grande ammucchiata non è una invenzione di Zingaretti o Martina. Lo aveva realizzato il vecchio Romano Prodi il cui governo in un certo momento giunse a reggersi sui voti congiunti di stalinisti e trotzkisti. Si, proprio così, il professore riuscì laddove la storia aveva fallito: unificare i sostenitori della “rivoluzione permanente” e quelli del “socialismo in un solo paese”. Grandioso!
Il nemico del popolo, il demonio di allora era Silvio Berlusconi, quello di oggi Matteo Salvini. Con una differenza: la ammucchiata di Prodi riusciva anche a vincere, si collocava vicino al 50% del corpo elettorale. Quella di oggi dista anni luce da un simile obiettivo. Questo dovrebbe far pensare anche i tanti campioni del non – pensiero che militano nel partito degli “intellettuali” che bollano di “analfabetismo funzionale” i loro critici.
Ma, come diceva Hegel, è immane la fatica del pensiero.

domenica 20 gennaio 2019

NAUFRAGI E MIGRAZIONI

Proviamo, per fare un piccolo esperimento mentale, a confrontare questi quattro casi ipotetici.

1) Viaggio in auto. Mi imbatto in un incidente: vedo un'auto rovesciata ed il corpo insanguinato di un ferito. Mi fermo, telefono alla croce rossa, alla polizia. Cerco, se ne sono in grado, di prestare i primi soccorsi.

2) Sono nella situazione del caso UNO, ma non mi limito a fermarmi e a prestare soccorso. Accolgo in casa mia e mantengo a tempo indeterminato l'uomo ferito, sua moglie, i suoi tre figli, i suoi amici, parenti e conoscenti.

3) Mi dicono che un certo tratto di autostrada è frequentato da macchine vecchie e fuori norma, spesso causa di incidenti. Decido di pattugliare quel tratto di autostrada per soccorrere le eventuali vittime di eventuali incidenti. Quando presto effettivamente soccorso a qualcuno mi comporto come nel caso DUE.

4) Vengo a sapere che gli abitanti di un certo condominio possiedono auto vecchie e fuori norma e che si avventurano spesso con queste in un certo tratto di autostrada. Posteggio la mia auto nei pressi di quel condominio e appena vedo che qualcuno parte con un'auto vecchia ed insicura mi avvicino, lo prendo a bordo della mia auto e lo conduco dove è diretto. Anche in questa occasione, se la persona soccorsa lo vuole, mi comporto come nel caso DUE.

Domanda: quale dei quattro casi descrive una situazione in cui io sono giuridicamente e, soprattutto, MORALMENTE obbligato ad intervenire e a prestare il mio aiuto? Con tutta evidenza solo il caso UNO.
Fuor di metafora, c'è una differenza radicale fra salvataggi e pattugliamento del mare, pattugliamento del mare e servizio taxi per migranti e fra tutte queste cose e l'accoglienza ed il mantenimento di coloro che si sono salvati.
I “buoni” devono decidersi a parlare chiaro. Sono favorevoli al trasferimento in Europa, meglio ancora, in Italia, di un numero illimitato di africani? Il fatto che esistano naufragi ci deve spingere ad aprire le frontiere e ad accogliere praticamente tutti? Questo e solo questo è il vero quesito. Non ha senso alcuno ridurre il problema a questo o quel salvataggio, questo o quel “caso umano”. Affrontare il mare con delle carrette vuol dire rischiare, se il fatto che c'è gente che rischia implica che siamo obbligati ad accoglierla allora parlare di limiti e regole alla immigrazione è insensato. Dobbiamo accogliere quelli che partendo si espongono a dei rischi, siano questi diecimila, un milione, dieci milioni o cento milioni. Punto.
In questo modo si distrugge l'Europa, quindi la possibilità stessa di aiutare l'Africa ad imboccare la strada dello sviluppo.

PS.
Stamattina TG e stampa “progressista” sono letteralmente scatenati nel presentare la Libia di Fayez Al Serraj come una sorta di enorme lager in cui è impossibile vivere ed in cui, a maggior ragione, non si può accettare di essere rimpatriati. Ora, a parte il fatto che le vittime del naufragio di ieri venivano, a detta dei media, dall'Africa sub sahariana, quindi in Libia
ci erano recate, a parte questo, val la pena di ricordare che il governo italiano di centro sinistra a suo tempo riconobbe il governo Al Serraj come legittimo rappresentante del popolo libico e con quel governo stipulò accordi proprio sulla gestione delle migrazioni non il cattivissimo Matteo Salvini ma il buonissimo Marco Minniti, campione del PD.
Inoltre, se
davvero nella Libia di Al Serraj è in corso una emergenza umanitaria si intervenga militarmente per farla cessare! Non è possibile che esistano “emergenze umanitarie” che durano decenni ed obbligano paesi come l'Italia a subirne le conseguenze in termini di immigrazione fuori controllo. Se si è “buoni” lo si sia anche con chi resta, non solo con chi parte!
Elementare Watson.

domenica 6 gennaio 2019

DIRITTI PER TUTTI!!!

L'articolo 32, comma 1, della costituzione recita:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

I mondialisti sostenitori della illimitata accoglienza interpretano questo articolo come un principio generale che obbliga universalmente l'Italia nei confronti degli INDIVIDUI, indipendentemente dal loro status giuridico, indipendentemente cioè dal fatto che si tratti di cittadini italiani, stranieri risiedenti in Italia con o senza permesso di soggiorno, turisti di passaggio. E poiché si tratta, dicono, di un diritto INALIENABILE, spetterebbe agli individui in maniera PERMANENTE. Uno straniero con regolare permesso di soggiorno ne ha diritto. Se il permesso non gli viene rinnovato e deve tornare al suo paese perde questo diritto, ma il diritto è inalienabile e lo stato italiano non può prendere decisioni che portino alla sua decadenza. Il mancato rinnovo dei permessi di soggiorno ed i rimpatri sarebbero quindi incostituzionali.
Sembra incredibile ma c'è davvero gente che “ragiona”, si fa per dire, in questo modo. E il diritto alla salute è solo uno dei tanti. I mondialisti accoglienti trasformano ogni richiamo ai diritti universali dell'uomo in una sorta di obbligo del nostro paese nei confronti di qualsivoglia appartenente alla specie umana. Visto che esistono i diritti universali dell'uomo e che la nostra costituzione li accetta l'Italia sarebbe obbligata nei confronti praticamente di tutte le persone che vivono sul pianeta, senza, ovviamente, che queste avessero dovere alcuno nei confronti del nostro paese. Davvero un bel quadretto.

Si tratta ovviamente di una volgarissima mistificazione. I “diritti universali dell'uomo” sono principi generali cui gli ordinamenti giuridici positivi, le leggi e le costituzioni dei vari stati, dovrebbero ispirarsi. Non sostituiscono gli ordinamenti giuridici positivi, ma indicano criteri per giudicarli: le costituzioni che stabiliscono i diritti dei cittadini italiani o francesi, iraniani o statunitensi, cinesi o giapponesi, non dovrebbero essere in contraddizione coi diritti generali dell'uomo. Per il filosofo americano John Rawls i diritti universali dell'uomo sono una sorta di punto di vista archimedeo che ci permette di distinguere gli stati di diritto dagli stati canaglia. Ma simili diritti non possono, se non a prezzo di guerre sanguinose, essere imposti agli stati canaglia e gli stati di diritto hanno a loro volta ordinamenti giuridici diversi, spesso profondamente diversi, fra loro che valgono ognuno nei confronti dei propri cittadini.

Uno stato che accetta i diritti universali dell'uomo viene obbligato in due modi da questa scelta.
In primo luogo deve accordare la propria legislazione, valida per i suoi cittadini, al rispetto di tali diritti, in secondo luogo, nelle sue relazioni con cittadini di altri stati, deve ispirarsi a questi diritti, senza tuttavia che questo porti ad equiparare i cittadini con i non cittadini.
Vediamo di esemplificare. Se un turista giapponese di passaggio in Italia commette un delitto e viene processato valgono nei suoi confronti le stesse garanzie che valgono per tutti i cittadini italiani. La non cittadinanza non può dar luogo in casi simili ad alcun trattamento differenziato.
Ma se il turista giapponese si ammala avrà le stesse tutele sanitarie di un cittadino italiano? E' almeno dubbio. Riceverà di certo le cure di pronto soccorso, ma non credo che, una volta dimesso dall'ospedale, abbia diritto, in Italia, a medicine, visite mediche o esami specialistici gratuiti. Simili materie sono di solito regolate da accordi bilaterali fra gli stati. In ogni caso simili diritti socio economici gli spettano, quando e se gli spettano, non in quanto generico “individuo”, ma in quanto individuo che si trova in una certa relazione col nostro paese. Per questo cessano nel momento stesso in cui egli abbandona l'Italia. Non si tratta di diritti inalienabili, al massimo di diritti temporanei , concessi in maniera differenziata e limitata. Considerazioni simili si possono fare per chi si trova temporaneamente in Italia per lavoro o altri motivi. Ha pienamente riconosciuti i diritti fondamentali della persona e gode in maniera differenziata  di alcuni diritti socio economici. Tutti in ogni caso cessano nel momento stesso in cui lo straniero lascia l'Italia o per sua scelta o perché le autorità del nostro paese ritengono che non possa più risiedere in Italia. Il cittadino cinese che torna in Cina vedrà tutelati dalla legislazione cinese i suoi diritti personali, quello americano che torna negli USA sarà sottoposto a trattamenti sanitari regolati dalle leggi americane. L'Italia non resta minimamente obbligata nei loro confronti, quale che sia il giudizio che si può dare sulle legislazioni americana e cinese.

I mondialisti accoglienti vorrebbero invece il nostro paese vincolato nei confronti dei cittadini di mezzo mondo. Chiunque entri, magari solo di passaggio, in Italia acquisisce tutti i diritti di cui parla la costituzione e, in quanto diritti inalienabili, non li perde più. Non solo, acquista anche il diritto di stare quanto tempo vuole nel nostro paese: se infatti fosse costretto ad abbandonarlo perderebbe di fatto tutti o alcuni dei diritti costituzionali che ha acquisito varcando le italiche frontiere e questo sarebbe “incostituzionale”, perbacco!
Continuo a chiedermi se davvero delle persone normali possano credere a simili idiozie!

mercoledì 2 gennaio 2019

CON ORLANDO E DE MAGISTRIS O CON LA LEGGE

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In Italia una legge deve essere votata dalle due camere.
Promulgata dal capo dello stato.
Se sospettata di incostituzionalità si può far ricorso alla corte costituzionale.
Può essere sottoposta a referendum abrogativo.
Un percorso ad ostacoli fin troppo complesso, a modesto parere di chi scrive.
Ora si aggiunge un nuovo ostacolo. Una legge dello stato deve avere il placet dei sindaci! Di tutti i sindaci, se no è una legge ad applicazione variabile. Vale a Catania ma non a Palermo, A Genova ma non a Napoli!
Leoluca Orlando e Luigi De Magistris sono in rivolta contro il decreto sicurezza di Salvini. Si, proprio loro! Quelli che ieri si dichiaravano campioni della legalità. De Magistris era magistrato! Orlando strillava “dura lex sed lex”. Basta che si tratti di “lex” a lui gradita...
E molti sindaci di sinistra si accodano. Con la benedizione del PD.

Ad essere sotto accusa è un decreto che ha il merito enorme di combattere l'immigrazione clandestina. La stessa che ha trasformato le periferie di tante nostre città in autentiche terre di nessuno in cui la legge è latitante. Che ha incrementato al massimo l'insicurezza, la criminalità ed i pericoli di terrorismo. Si, pericoli di terrorismo! Chi crede non esistano provi ad entrare nella Basilica di San Pietro o nel Duomo di Milano. Dovrà prima passare attraverso dei metal detector. I vescovi benedicono i migranti e tuonano contro Salvini che “alimenta le paure”, ma si fanno difendere da militari armati sino ai denti!

Ed i campioni della “rivolta umanitaria” contro una legge dello stato sono gli stessi che benedicono i terroristi di Hammas, che tacciono su Asia Bibi e definiscono l'islam una “religione di pace”. Non sono contro il decreto sicurezza per sue eventuali insufficienze, non si tratta di questo o quell'articolo o comma. No, contestano la filosofia che sta dietro al decreto. Teorizzano il diritto di tutti ad andare dove vogliono, in barba a leggi e regolamenti. Vogliono i porti aperti, le frontiere spalancate, teorizzano che le ONG non devono sottostare a legge alcuna. In tutti i paesi normali quando un permesso di soggiorno scade o viene rinnovato o lo straniero deve tornare al suo paese d'origine. Per i sindaci in rivolta questa che è una prassi assolutamente normale sarebbe “razzismo disumano”. E si ribellano.
Non si può essere neutrali fra Salvini e De Magistris, fra chi vuole che i processi migratori siano controllati, come avviene ovunque nel mondo, e chi teorizza la fine delle frontiere, con l'eccezione, ovviamente, di quelle della sua città, in cui non dovrebbero valere le leggi dello stato, e del giardino di casa sua.
Qualcuno fa finta di non capirlo, ma sul problema della immigrazione si gioca il futuro del nostro paese, e della nostra civiltà.