domenica 20 settembre 2020

ROSSANA ROSSANDA, COMUNISTA NON LIBERTARIA

 È morta Rossana Rossanda, fondatrice del Manifesto, giornalista e  intellettuale - la Repubblica


E' morta, alla bella età di 96 anni, Rossana Rossanda, fondatrice, assieme a Lucio Magri e Luigi Pintor del “Manifesto”.
Espulsa dal PCI quando la dissidenza sua e di altri a lei vicini assunse carattere pubblico, fu definita da molti una “comunista critica”. Quasi “libertaria” per alcuni.
In effetti era una persona capace di pensare, cosa assai rara ai nostri giorni. Ma esser capaci di pensare non sempre vuol dire saper pensare BENE. Né dissentire dalla linea ufficiale del PCI equivale ad essere “libertari”, meno che mai democratici o, Dio mai non voglia, liberali.
Le “tesi del manifesto” che lei contribuì a formulare erano un minestrone indigeribile di utopismo totalitario che con la democrazia nulla ha in comune.
Punto centrale di quelle tesi era la “maturità del comunismo”. Oggi, per la prima volta nella storia, il comunismo, inteso come superamento del calcolo economico, delle classi e dei contrasti di classe, quindi della politica e della mediazione politica, della democrazia pluralista e dello stato è diventato insieme necessario è possibile. Questa la grande scoperta teorica degli intellettuali del Manifesto e fra questi, in prima posizione, di Rossana Rossanda.
Manca però un tassello per realizzare, da subito, questa utopia, o, per meglio dire, questa utopia distopica: gli esseri umani non sono ancora pronti per gustarne la bellezza. Quindi vanno cambiati, radicalmente. Ha tentato di farlo Mao tze Tung con la grande rivoluzione culturale proletaria. E Rossanda era letteralmente innamorata di Mao, lo è stata sino all'ultimo, quando le cifre mostruose della tirannide maoista non lasciavano spiragli per nessun tipo di giustificazionismo.
Mao mandò gli studenti a lavorare i campi e mise alla gogna gli intellettuali, le sue guardie rosse bruciarono libri in quantità tale da far invidia ai nazisti, vandalizzarono siti archeologici, distrussero tutto ciò che non era conforme alla linea del celeste presidente. Nel periodo culminante della “rivoluzione culturale” in Cina si potevano leggere solo opere di Mao Tze Tung, SOLO QUELLE, in tutti i campi dello scibile umano.
Per Rossanda e gli intellettuali del “Manifesto” questa barbarie era un grandioso tentativo di costruire l'uomo nuovo, capace di meritare la “bellezza infinita” del comunismo.
Per questi intellettuali Stalin andava criticato non per i gulag, i processi farsa, la fame e le carestie che la sua politica provocò nelle campagne, con tanto di sorgere del cannibalismo (fenomeno che si verificò anche nella Cina del “gran balzo in avanti"). No, Stalin andava criticato perché aveva diviso in due tappe la marcia verso il comunismo: la prima, in cui si dovevano sviluppare le forze produttive, la seconda in cui si sarebbero instaurati nuovi ed armoniosi rapporti fra gli esseri umani. NO, le due tappe andavano unificate, come aveva fatto Mao con la “grande rivoluzione culturale proletaria”. La barbarie spacciata per “via nuova” verso la “liberazione”.
La barbarie dal volto umano: questo il parto teorico principale di Rossana Rossanda e del “Manifesto”. Poi, passata la fase alta del “movimento del 68", lei ed i sui compagni smisero di far parlare di se. Qualcuno si riavvicinò alla sinistra ufficiale, altri comparvero in qualche TG ed in molti talk show. Ed iniziarono a difendere la UE e a sparare a zero contro la “retrograda” destra italiana. Nessuno spese un minuto per analizzare e sottoporre a critica le sue posizioni di un tempo. Come le camicie le idee si cambiano senza dir nulla. Anzi, si nega infastiditi di averle mai cambiate.
Probabilmente Rossanda non cambiò nulla delle sue posizioni teoriche. Pare che il suo amore per Mao sia sempre rimasto vivo. E' stata coerente, forse, della lucida coerenza dei fanatici.
Riposi in pace.

venerdì 10 luglio 2020

IERI MOSTRI, OGGI "MODERATI"

Invecchiando si diventa più saggi e, da saggi, si possono superare le vecchie rivalità. Berlusconi non è più un rivale con cui ogni collaborazione è impossibile, i vecchi tabù vanno superati. Oggi si può collaborare con il cavaliere, parola di Romano Prodi!
Parole sagge, solo... solo che Berlusconi non è MAI stato solo un “rivale politico”.
Per oltre venti anni a Berlusconi non sono quasi mai state fatte critiche esclusivamente politiche. Non si criticava Berlusconi perché faceva cose sbagliate, le cose erano sbagliare perché erano fatte da LUI!
Berlusconi non era un rivale, era un criminale. E se qualcuno parlava di lui in termini politici era solo per paragonarlo ad Hitler e per invocare la formazione, contro di lui, come fece il moderato Franceschini, la formazione di un “fronte di liberazione nazionale”.
Quanto al resto, Berluscni era non solo un corruttore, un corrotto ed un grande evasore fiscale, queste tutto sommato erano le accuse meno gravi che gli si muovevano. Berlusconi era un mafioso, il complice se non l'ispiratore diretto di autentiche stragi, un puttaniere pedofilo... chi più ne ha più ne metta. A parte, forse, l'abigeato non c'è reato di cui Berlusconi non sia stato accusato. Berlusconi ha subito decine di processi, almeno una quarantina in venti anni, due all'anno di media. A suo carico sono state aperte centinaia di inchieste, ha subito migliaia di intercettazioni. E' stato l'oggetto privilegiato di tutti i giullari di regime, su di lui sono state scritte decine di libri diffamatori. Personaggi come Marco Travaglio hanno costruito su Berluconi la propria carriera giornalistica.
Nemico del popolo, criminale, stragista, pedofilo, novello Hitler, questo è stato per almeno 25 anni Silvio Berlusconi, tutto meno che un “rivale politico”!
Ora, i casi sono due. O le accuse di cui Berlusconi è stato fatto oggetto per circa 25 anni avevano anche solo un minimo di fondamento, ed allora presentarlo come un semplice “rivale” con cui si può oggi anche collaborare è semplicemente assurdo, oppure queste accuse erano semplici armi per far fuori un nemico politico, ed allora chi per un quarto di secolo le ha usate dovrebbe, se avesse un minimo di dignità, abbandonare la politica.

Ma siamo in Italia e quasi nessuno se la sente di abbandonare la politica e le sue prebende. Così Romano Prodi, dimentico di tutto e fatto saggio dagli anni (ma... non è che quando lottava con Berlusconi fosse un adolescente...) apre al nemico di ieri. Si può collaborare, sussurra sorridente.
Perché mai lo fa? Semplice. Da un lato vorrebbe diventare presidente della repubblica, teme che in parlamento non ci sia una maggioranza sul suo nome, quindi cerca di aprire al nemico di sempre. Dall'altro Prodi e tanti altri capiscono benissimo che l'attuale, sgangherato, governicchio guidato da Conte non è assolutamente in grado di gestire i tempi terribili che si stanno avvicinando. Al voto non si può andare, figuriamoci! Votare in Italia è più o meno un tabù: ci sono i “sovranisti”! Così si cercano pezze d'appoggio. Se una parte dei grillini dovesse seguire il duro e puro Di Battista si potrebbe formare un nuovo governo con l'appoggio di Forza Italia. Il "nemico del popolo" diventerebbe il moderato responsabile capace tenere a galla la baracca.

Qualcuno potrebbe dire: smettiamola di pensare al passato. Si, Berlusconi è stato fatto oggetto di una campagna diffamatoria mostruosa, ma il fatto che oggi tutto questo sia superato dimostra che l'Italia sta diventando un paese normale. E di questo ci si può solo rallegrare.
Purtroppo le cose non stanno così. Non è vero che oggi il vezzo di criminalizzare i rivali politici sia stato superato. Lo si è semplicemente trasferito ad altri. Ieri il mostro era Berlusconi, prima di lui lo è stato Craxi, oggi è Salvini, domani potrebbe essere la Meloni. Cambiano i tempi e le situazioni, ma chi viene identificato come il nemico dell'establishment deve subire attacchi che di politico hanno poco o nulla.
Da un certo punto di vista la situazione è oggi addirittura peggiore. Berlusconi è stato accusato di reati penali, contro Salvini questo è assai difficile, se non altro perché il leader leghista non possiede grandi aziende, quindi pur di colpirlo si trasformano in reati degli atti politici! Il cavaliere era accusato di corruzione, Salvini di sequestro di persona solo perché ha ritardato lo sbarco di alcuni migranti. Un atto che fanno i governanti di qualsiasi paese del mondo diventa in Italia un reato per il quale sono previsti fino a 15 anni di reclusione! Sarebbe “normale” un paese in cui avvemgono simili mostruosità?
NO, l'Italia non era un paese normale quando Berluscon era oggetto di attacchi indecenti e non lo è oggi, quando l'oggetto da tali attacchi è cambiato.
Unica nota leggermente (MOLTO leggermente) positiva: questi attacchi non consentono ai gestori dell'establishment di superare la loro crisi. Dopo Craxi hanno avuto Berlusconi, dopo Berlusconi Salvini, se riuscissero a far fuori il leghista si troverebbero fra i piedi un centro destra guidato dalla Meloni...
la realtà ha la testa dura...

lunedì 29 giugno 2020

CAPOLAVORI "RAZZISTI"?



Pietà Vaticana di Michelangelo Buonarroti: analisi
Michelangelo, come nacque «la più bella opera di marmo» (1ª parte ...
 L'ultima cena" di Leonardo Da Vinci: rivelato un dettaglio che è ...



Gesù non chiese mai l'abolizione dello schiavismo.
Quando il cristianesimo divenne la religione ufficiale dell'impero romano nessuno chiese che lo schiavismo fosse abolito. Tutti gli uomini sono uguali di fronte a Dio, nell'altro mondo. In questo mondo, di fronte a Cesare, ci sono i liberi e gli schiavi.
Tanto dovrebbe bastare perché i prodi militanti del BLM dichiarino “razzista” il cristianesimo. Questi signori non amano le contestualizzazioni storiche, non cercano mai di inquadrare nella loro epoca eventi e personaggi. Se Tizio, vissuto 5 o 10 secoli fa, sosteneva cose che ai nostri giorni appaiono inaccettabili Tizio è un razzista e come tale va trattato, punto. Ragionando (si fa per dire) in questo modo Cristo dovrebbe esser definito “schiavista”, le sue statue distrutte, i quadri che lo raffigurano sfregiati.
Ma i militanti del BLM non arrivano a tanto. I più accoorti di loro hanno probabilmente abbastanza astuzia da capire che un simile atteggiamento sarebbe controproducente. Non dichiarano quindi “razzista” e “schiavista” il cristianesimo, non condannano Cristo, si limitano a chiedere la modifica del suo aspetto fisico. Cristo non era biondo, non aveva gli occhi azzurri. Rappresentarlo in questo modo è un atto di “suprematismo bianco”. Cristo era nero, o almeno aveva la pelle molto scura, occhi e capelli corvini. Sia quindi rappresentato nero o molto, molto scuro. E le statue ed i dipinti che lo rappresentano diversamente siano rimossi o distrutti. Chi non lo fa è un razzista.
Non so quale fosse il colore della pelle, degli occhi e dei capelli di Cristo, ma di certo non era nero. Chiedere che Cristo venga dipinto nero è un po' come chiedere che il Buddah venga raffigurato con fattezze occidentali. Questi però sono dettagli tutto sommato non troppo rilevanti. Le raffigurazioni del Cristo risentono ovviamente della cultura e dell'epoca storica in cui visse chi le ha fatte. A parte che non mi sembra ci siano tantissimi quadri in cui Cristo viene rappresentato con gli occhi azzurri, nel fatto che gli artisti europei amassero rappresentare Cristo con fattezze europee non c'è nulla di “suprematista” o "razzista". E non c'è neppure alcun deliberato tradimento della verità storica. I pittori che dipinsero Cristo non dovevano fornire al popolo un suo identikit, lo dipinsero come loro lo vedevano e da europei lo dipinsero il più delle volte con fattezze europee. Se un pittore dipingesse un Cristo nero qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di una rappresentazione storicamente poco attendibile, ma si rispetterebbe il punto di vista del pittore. Nessuno, credo, chiederebbe la distruzione di un simile quadro, chi lo facesse andrebbe giustamente bollato come razzista. Esiste del resto la madonna nera di Czestochowa e nessuno, mi pare, ha mai chiesto che venga distrutta o rimossa.

Moltissime rappresentazioni di Cristo e della Madonna sono opere d'arte di inestimabile valore.
Nelle foto si possono ammirare due particolari della prima pietà di Michelangelo e l'ultima cena di Leonardo.
La pietà è una statua, quindi non dice nulla sul colore di pelle, occhi e capelli di Cristo e della Madonna, ma le fattezze di entrambi sono sicuramente “bianche”. La pietà è quindi un'opera “razzista” e “suprematista”. Venga rimossa, meglio, distrutta! E stessa fine facciano le altre pietà dei Michelangelo e gli affreschi della Sistina; in uno di questi Adamo ed Eva sono indubitabilmente bianchi! Che orrore!
E l'ultima cena di Leonardo? In questa il Cristo non è biondo, appare castano, e non si riconosce il colore dei suoi occhi, ma è bianco, proprio bianco, non appare neppure un po' abbronzato! Si tratta di una offesa intollerabile. Si copra questo mostruoso affresco se propri non lo si vuole distruggere. E stessa fine facciano altre opere del razzista Leonardo: l'annunciazione ad esempio, o la vergine delle rocce.
Anni fa uno squilibrato colpì a colpi di martello il volto della Madonna della prima pietà, che per fortuna venne magnificamente restaurata. Allora tutti urlarono di orrore di fronte ad un simile gesto vandalico. Oggi se qualche militante “antirazzista” facesse una cosa simile molti giustificherebbero il suo gesto. La follia iconoclasta che ci circonda non distrugge solo l'arte. Spappola i cervelli.
I nuovi barbari vanno fermati, ad ogni costo!

lunedì 8 giugno 2020

RAZZISMO


L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e spazio all'aperto

Un tempo si definiva “razzista” chi era convinto che alcune caratteristiche inessenziali degli esseri umani, come il colore della pelle o la forma degli occhi, determinassero anche le loro caratteristiche intellettuali e morali. Oggi il termine “razzista” ha invece amplificato all'estremo i suoi significati. Un tempo era razzista chi era convinto che i bianchi fossero, in quanto bianchi, superiori ai neri. Oggi viene definito “razzista” chi ritiene che una CULTURA che ha prodotto Platone ed Aristotele, Kant e Newton, Dante, Shakespeare ed una schiera enorme di altri simili giganti sia sullo stesso piano di culture che non hanno prodotto nulla di simile. Tutte le culture sono uguali, se non ci credi sei “razzista”. E sei ugualmente “razzista” se ti dici convinto che lapidare una adultera, decapitare un apostata o impiccare un gay siano cose moralmente spregevoli, anche se largamente accattate in alcune culture.
Non solo, oggi è “razzista” chi è convinto che i confini debbano continuare ad esistere e i flussi migratori controllati. Tutti possono andare dove pare loro, se non sei d'accordo sei “razzista”.
Non solo. Oggi sei “razzista” se non ritieni che ogni violenza che colpisca uomini e donne di colore debba, SEMPRE, essere interpretata come "razziale”. E se tale violenza razziale esiste questa non deve, MAI esser considerata un fatto isolato, che riguarda singole persone o gruppi. NO, deve sempre riguardare la società nel suo complesso. Se uno spacciatore nigeriano fa a pezzi una ragazza bianca si tratta di un caso di criminalità individuale, privo di ogni aggancio sociale. Un poliziotto americano bianco che uccide un uomo di colore è prova che gli USA sono attraversati da una “pandemia di razzismo”.
Non solo. Oggi sei “razzista” se guardi alla storia con occhi, appunto, da storico. Sei “razzista” se rifiuti di condannare moralmente Aristotele per la sua difesa dello schiavismo, se non riduci Roma antica a immondo mercato di schiavi, o se ritieni grandi uomini come Washington, Lincon o Churchill anche se non avevano sui neri idee simili a quelle di un moderno liberal.
Soprattutto, sei “razzista” se ricordi sommessamente che il razzismo è esistito in un tutte le civiltà. Che lo schiavismo è stato praticato in medio oriente fino alla metà dello scorso secolo, che gli Aztechi erano schiavisti e facevano sacrifici umani, che lo schiavismo esisteva anche in Africa.
No, per non essere definito “razzista” devi flagellare sempre e solo l'occidente. Devi ridurre tutta la storia della nostra civiltà all'abominio del razzismo schiavista e devi, nel contempo, assolvere tutte le altre civiltà, dimenticare i loro numerosissimi abomini.
Per farla breve: se non sei un liberal politicamente corretto sei “razzista”.
E' chiaro che così usata la parola “razzista “perde ogni significato. Tutto è “razzismo", quindi nulla lo è...






domenica 7 giugno 2020

AMERICA AMERICA

Che lo stato dell'informazione sia in Italia semplicemente indecente è noto. Ma c'è chi riesce a distinguersi anche in questa palude di generalizzata indecenza.
Oggi il TG5, principale TG delle reti Mediaset, ha comunicato al popolo bue che almeno UN MILIONE di persone hanno manifestato a Washington contro il razzismo. Lo ha smentito nientemeno che Rai news 24: a Washington hanno sfilato ALCUNE DECINE DI MIGIAIA di manifestanti. Del resto, bastava guardare le immagini per capire che il “MILIONE” sparato dal TG5 era una palla di proporzioni … milionarie!
Non parliamo poi del contenuto dei vari servizi. Da giorni tutti i TG, con insistenza goebbelsiana, continuano a dipingere gli Stati Uniti come un pese in preda ad una pandemia di razzismo, con forze di polizia che si divertono a fare il tiro al nero.
Che negli USA il razzismo esista è innegabile, è legato alla loro storia, al formarsi della identità americana, ma davvero questo ha OGGI le dimensioni che i media ufficiali raccontano? Se così fosse i vari liberal “progressisti” dovrebbero chiedersi a cosa sono serviti gli OTTI ANNI di presidenza Obama, a cosa la tanto celebrata politica della azione positiva, a cosa la presenza massiccia di neri in cariche importanti, nelle stesse forze di polizia, spesso con posizioni dirigenziali, a cosa i tanti stati amministrati proprio dai liberal.
Tutta colpa di Trump? Lo sostiene quel genio di Alan Friedman (quello che sembra Onlio). Per lui tutto andava benone, l'America era la terra di una felice integrazione, poi è arrivato il “tycoon” e tutto è precipitato nel razzismo. Tesi molto profonda ed interessante... però... però gli scontri razziali hanno caratterizzato anche la presidenza Obama, però il Minnesota è OGGI amministrato dai democratici, e il capo della polizia di Minneapolis è un nero... anche loro razzisti fans di Trump?
Chissà... forse il problema non è tanto il razzismo quanto il fallimento delle varie politiche separatiste che hanno caratterizzato la sinistra americana e la presenza negli USA, ed anche in Europa, di idee, sentimenti, interessi ostili non tanto al razzismo quanto alla società pluralista, democratica, in una parola, occidentale.
E' solo una ipotesi certo, ma forse non troppo peregrina...

mercoledì 3 giugno 2020

LO SCHIAVISMO E L'ODIO DELL'OCCIDENTE CONTRO SE STESSO

La schiavitù moderna non riguarda affatto solo l'Europa e gli Stati Uniti. Riguarda anche l'Africa ed il medio oriente, anzi, queste due aree videro un commercio di schiavi addirittura più massiccio di quello fra l'Africa, l'Europa ed il nord America. Il filosofo francese Pascal Bruckner ne “La tirannia della penitenza” ricorda che
“ il primo stato arabo mussulmano ad abolire la schiavitù fu la Tunisia nel 1846, ma la misura divenne efficace solo con la presenza dei francesi nel 1881. L'impero ottomano seguirà questa via verso la fine del diciannovesimo secolo. Questo traffico è stato dichiarato illegale nello Yemen e in Arabia saudita solo nel 1962 ed in Mauritania nel 1980”. Posso permettermi di aggiungere che l'Isis ha riscoperto OGGI la schiavitù e che in alcuni pesi musulmani la condizione delle donne ricorda moto da vicino quella delle schiave.
Dal canto suo Robert Hughes ricorda ne “la cultura del piagnisteo” che
“Jean Bedel Bokassa, incoronato nel 1977 imperatore della Repubblica Centrafricana, (...) possedeva centinaia di schiavi e ogni tanto, per divertirsi, ne massacrava un certo numero”.
Tanto per chiarire, Huges è tutto meno che uomo di “destra”, nel suo libro sottopone a critiche dure, e non sempre giuste a mio avviso, il presidente Regan.
Val la pena di aggiungere che gli ospiti dei gulag staliniani e delle comuni agricole nella Cina maoista erano schiavi a tutti gli effetti. I grandiosi piani quinquennali furono realizzati anche col lavoro forzato di milioni di sventurati.
Eppure quando si parla di schiavitù moderna si ricorda sempre e solo quella americana e se si allarga il discorso al mondo antico ci si concentra sempre sull'antica Roma. La schiavitù è stata caratteristica di tutta l'antichità, ma la civiltà romana è interna all'occidente quindi il suo schiavismo appare particolarmente ripugnante.

Queste considerazioni non dovrebbero neppure esser fatte. Lo schiavismo ha caratterizzato gran parte della storia del genere umano e si è trattato sempre di un fatto moralmente ripugnante, punto.
Oggi però qualcuno usa la storia dello schiavismo per giustificare qualsiasi cosa facciano i discendenti degli schiavi di ieri. Nessuna persona ragionevole può ritenere giusto che se un poliziotto uccide un uomo di colore altri uomini di colore saccheggino super mercati, brucino chiese e sinagoghe, uccidano il primo bianco che vedono. Così i nostri cari “progressisti”, per giustificare l'ingiustificabile, si appellano alla storia. Avete avuto lo schiavismo, ora pagate, strillano.
E, del tutto ignoranti della storia, dimenticano che lo schiavismo non lo abbiamo avuto solo noi.
E, incapaci di pensare, dimenticano che se il loro modo di “ragionare”, si fa per dire, fosse anche solo minimamente corretto allora gli ebrei dovrebbero massacrare un sacco di tedeschi, cristiani e musulmani. E i discendenti degli internati nei gulag dovrebbero bruciare le sedi di ogni partito si sinistra.
Tempo fa una anziana signora ebrea è stata sgozzata a Parigi da un giovane musulmano. Non mi pare che gli ebrei francesi abbiano sparato a vista sugli arabi o bruciato moschee. E quando il comunismo è crollato non c'è stata nessuna caccia all'uomo, mi pare.
Me ne rendo conto, le mie considerazioni per qualcuno sono inutili. L'odio che certi occidentali hanno per la loro civiltà è peggio del Covid 19. Nessuna considerazione è in grado di farlo vacillare. Le persone ragionevoli non possono convincerli. Devono però difendersi dai loro deliri. In maniera pacifica, democratica, ma senza timidezze. Ne va della sopravvivenza di ciò che resta della nostra civiltà.

mercoledì 20 maggio 2020

RENZI O IL POTERE FINE A SE STESSO


Un anno di Renzi premier, ecco le foto "migliori"


Se ad un talk show partecipano Gad Lerner o Laura Boldrini io so in anticipo, più o meno, cosa diranno su un determinato argomento, e so anche che sarò in radicale dissenso con quanto diranno.
Se a partecipare è invece Matteo Renzi le cose cambiano. E' possibile che il leader di Italia viva dica cose molto diverse da quelle che io mi aspetto. E francamente non so se sarò o meno d'accordo con lui.
Una cosa però la so: non esisterà alcun legame fra ciò che Matteo Renzi dirà e ciò che farà. In Renzi le parole sono completamente separate dalle cose. Non si tratta, sia ben chiaro, del famoso “mare” che si estende fra il dire ed il fare e che rende molto difficile, a volte quasi impossibile, realizzare i propri propositi. Renzi quel mare non cerca neppure di attraversarlo. Dopo aver strillato che intende affrontare le onde dell'oceano cambia strada e si avvia di buon passo verso la montagna. E' fatto così...

Per Renzi i discorsi e gli impegni programmatici contano meno di zero. Disse che non sarebbe mai diventato presidente del consiglio senza passaggio elettorale, poi lo divenne grazie ad una manovra tutta interna al suo partito. Rassicurò Letta, poi lo pugnalò alle spalle. Sui migranti è passato dallo slogan “aiutiamoli a casa loro” al sostegno dello ius soli e delle sanatorie. Raggiunse un accordo con Berlusconi e poi si unì a quanti lo cacciarono dal parlamento. Promise a tutti che avrebbe abbandonato la politica se avesse perso il referendum, eppure è ancora qui. Si è detto convinto che Salvini non ha mai commesso alcun reato ma ha votato per la autorizzazione a procedere. Ieri ha sommerso di critiche pesantissime Bonafede, poi gli ha rinnovato la fiducia. Si potrebbe continuare.
Non si tratta, dovrebbe essere chiaro, di un semplice “cambiare idea”. Solo i cretini non cambiano mai idea. Cambia idea chi riflette sulle proprie idee, ne esamina la coerenza, l'accordo o il disaccordo con determinati valori, le confronta con la realtà ed infine, se si convince che sia giusto farlo, le cambia. E se le cambia dice chiaramente che le ha cambiate, e spiega il perché del cambiamento. Cambiare idea vuol dire essere intellettualmente onesti. Per Renzi il discorso è completamente diverso: lui non cambia idea, semplicemente non dà alcun valore alle idee. Le idee non sono per Renzi degli impegni da cercare quanto meno da mantenere. Sono solo degli strumenti per realizzare ciò che davvero gli sta a cuore: il potere. Non il potere per realizzare idee, progetti, programmi, ma idee, progetti, programmi per ottenere il potere.

Da un certo punto d vista Renzi è un bolscevico, un autentico leninista. Come Lenin ed i bolscevichi Renzi fa propri dei programmi non tanto per realizzarli quanto per i vantaggi che agitarli gli può dare in termini di potere. Con una differenza essenziale però nei confronti dei bolscevichi. Questi erano fanaticamente legati ad una idea guida, meglio, ad una fede che orientava tutta la loro azione. L'agitare strumentalmente programmi e parole d'ordine serviva ai seguaci di Lenin per raggiungere il potere e mettere in atto il sogno, meglio, l'incubo, della torsione a 180 gradi dell'uomo e della società. In Renzi non c'è, ovviamente, questo fanatismo inseme grandioso e criminale. Il potere per lui non è lo strumento per un rivolgimento radicale, e terrificante, del mondo. E' solo e semplicemente potere. Presenza forte nelle istituzioni, nei consigli di amministrazione, capacità di stare sempre e comunque a galla, di essere sempre al governo anche se pochi, pochissimi ormai lo votano. Lenin ed i bolscevichi erano fanatici che facevano paura. Non solo ai borghesi. Fecero paura, terrorizzarono, i contadini, il ceto medio, gli intellettuali, gli operai. Renzi non è un fanatico, solo un uomo dalla “ambizioni piccole”, per usare una espressione di Gramsci. Non fa paura a nessuno, al massimo può far rabbia il suo agitarsi per stare sempre a galla, il sostenere costantemente tutto ed il contrario di tutto per qualche poltrona in più.

Prima ancora che rabbia però il “renzismo” suscita disprezzo e, a volte, una certa pena.
Renzi è tutto ciò che la politica, intesa in senso nobile, non deve, non dovrebbe essere. Molti hanno i suoi stessi difetti, in tutti gli schieramenti. In molti antepongono i giochetti di potere, la lotta per le poltrone ad ogni altra considerazione. Basta guardare ai “grillini”, letteralmente terrorizzati dalla prospettiva di perdere lo scranno parlamentare, per rendersene conto. La politica non è un gioco da educande, lo sappiamo bene e chi si fa illusioni in proposito è uno sciocco. Ma in Renzi gli aspetti deteriori della politica raggiungono la loro forma chimicamente pura. In lui l'amore per le poltrone non si combina con la passione politica, si identifica con questa. E' davvero un guaio che quest'uomo da poco abbia ancora un ruolo non secondario nella politica italiana.