
L'occidente
in generale e l'Italia in particolare rischiano di trasformarsi in ideocrazie. L'ideocrazia è, molto semplicemente, la dittatura di
un'idea, meglio, di una ideologia. Un insieme di idee, concezioni del
mondo, valori con i relativi, e collegati, interessi, vengono
presentati come qualcosa di assoluto e le idee, concezioni del mondo,
valori, interessi diversi vengono, nella migliore delle ipotesi,
ostracizzati, presentati come sintomo di bieco egoismo, grettezza,
avidità, nella peggiore, criminalizzati.
Tizio afferma che
numerosi aspetti della cultura islamica sono incompatibili con la
democrazia e la libertà personale, che usi e costumi largamente
diffusi nei pesi islamici sono offensivi per la dignità della donna
(e quindi anche per quella dell'uomo). Subito c'è chi lo definisce
“razzista”, “guerrafondaio”, “xenofobo”. E questo nel
migliore dei casi. Nel peggiore rischia di vedersi trascinato davanti
ai giudici con l'accusa di “oltraggio alla religione islamica” o
di “incitamento all'odio razziale”.
Caio è un medico e
pubblica su una rivista scientifica un articolo in cui sostiene che
l'omosessualità è una malattia, qualcosa che non va represso ma
curato. Si tratta di una sua idea, certo discutibile. Ma non viene
discussa, viene letteralmente sommersa da invettive. Caio è un
“omofobo”, una persona intollerante, nemica dei diritti dei gay.
Da quel momento intorno a lui si crea il vuoto. La stessa cosa
succede a Sempronio, un religioso che sostiene che la
omosessualità sia un peccato. Le sue dichiarazioni non innestano
alcun dibattito etico o teologico, solo un uragano di insulti, magari qualche denuncia penale.
Denuncia penale. Si, perché
nei paesi ideocratici tutto ciò che contraddice il paradigma
dominante diventa, o rischia di diventare, crimine. La differenza fra
idea e insulto, libera espressione del pensiero e incitamento a
compiere delitti è stata nei fatti cancellata. Cancellata nel senso
che qualsiasi idea, valore, concezione del mondo non gradita ai
sacerdoti della nuova religione politicamente corretta viene
assimilata all'insulto, diventa incitamento a delinquere. E si creano
nuove tipologie di reato, nuove leggi estremamente vaghe, che
lasciano al magistrato una libertà di perseguire i cittadini
praticamente illimitata. Cosa
è
“oltraggio alla religione islamica”? Cosa
costituisce “incitamento all'odio razziale”? Affermare che
lapidare una adultera è una barbarie può essere interpretato come
“oltraggio alla religione islamica”, e così lo interpretano molti
fondamentalisti, ed anche molti occidentali loro amici; pretendere
che vengano fissati limiti rigorosi alla immigrazione viene da molti
considerato “incitamento all'odio razziale”, si potrebbe
continuare.
Oltre che le idee sono i comportamenti ad essere
nel mirino delle vestali del politicamente corretto. Queste non si
limitano a stabilire quali idee, valori, interessi siano
“progressisti” e quali invece “biecamente reazionari”,
stabiliscono anche quali stili di vita siano accettabili e quali no.
La libertà della donna è, ad esempio, un valore fondamentale della
nostra civiltà. E libertà vuol dire possibilità di scegliere, di
decidere che fare della propria vita. I sacerdoti del politicamente
corretto pongono però limiti ben precisi a questa libertà. Alcune
scelte sono “davvero”
libere, altre lo sono solo “apparentemente”,
e chi le compie in realtà non è libero, subisce, a livello più o
meno inconscio, i condizionamenti del sistema di controllo
autoritario borghese, maschilista, razzista, e chi più ne ha, più
ne metta.
Se una ragazza si fa fotografare a seno nudo per
pubblicizzare la Coca Cola diventa immediatamente “complice” di
chi vuole “mercificare” il corpo della donna (le vestali del
politicamente corretto odiano le merci ed il denaro, anche se hanno
un sacco di soldi). Se una donna si sposa e rinuncia al suo lavoro
per fare la madre e la casalinga, la sua scelta di vita diventa
oggetto delle critiche più feroci: una donna simile ha
“interiorizzato” la cultura del pene ed è diventata un pilastro
del potere “fallocratico” dominante. Se invece un'altra donna,
ad esempio una tale che si chiama Rosy Bindi, rinuncia a sposarsi, ad
avere dei figli ed anche ad avere rapporti sessuali perché nulla
deve disturbare la sua impavida militanza politica, questa scelta
viene applaudita come davvero libera, come esempio di liberazione
femminile. Passare la vita a discutere di “governi del cambiamento”
e “rimpasti”, “regole per le primarie” e “rapporti coi
bersaniani” è cosa molto più nobile che allevare ed educare dei
marmocchi.
Tutti i comportamenti umani che possano in qualche
modo essere assimilati alla voglia di far carriera, o di migliorare
individualmente la propria condizione economica, o che abbiano
rapporti col mercato, lo scambio, il denaro sono guardati con
sospetto, se poi ad avere rapporti, anche lontani, col mercato ed il
denaro sono comportamenti legati al sesso scatta subito l'accusa di
prostituzione o “favoreggiamento della prostituzione”. Una
ragazza che subisce il fascino di un uomo ricco e potente è subito
assimilata ad una prostituta, con questo ragionamento sarebbero
“prostitute/i” ogni donna, od ogni uomo, che contraggano un
matrimonio di interesse. Se una bella fanciulla partecipa a delle
cene che si concludono con uno strip, o se magari durante la cena
bacia il fallo di una statuetta di legno, l'organizzatore delle cene
è condannato per “favoreggiamento”. E' tale il furore ideologico,
che l'organizzazione di tali mostruose “orge” viene punita più
di una rapina o di uno stupro. Per aver partecipato a qualcuna delle
“cene di Arcore” Emilio Fede si è beccato SETTE
ANNI di
galera, in primo grado. Michele Misseri, se ne è beccati OTTO
per OCCULTAMENTO
DI CADAVERE.
Quello che conta non è la gravità del presunto “delitto”, no, è la conformità o meno del “delitto” alle regole del
politicamente corretto. Se un certo comportamento viola queste regole
non solo è assimilato al crimine, ma è gravato dalla più pesante
delle circostanze aggravanti: il crimine di lesa
ideologia.
La
ideocrazia che minaccia come un cancro l'occidente e l'Italia in
particolare non è però qualcosa di unitario ed internamente
coerente, non assomiglia in questo alla ideocrazia comunista che ha
oppresso per decenni centinaia di milioni di esseri umani. E'
costituita da un insieme di idee, valori, comportamenti abbastanza
slegati, a volte addirittura in contraddizione fra loro.
Così, le femministe oltranziste abbandonano molto del loro furore
anti maschilista se ad essere maschilista è un nostro “fratello
mussulmano”, coloro che si indignano per i presunti (PRESUNTI
E NON PROVATI)
rapporti sessuali fra Berlusconi ed una diciassettenne non hanno
nulla da dire sui matrimoni combinati nel mondo islamico, sulle
bambine di dodici anni date dai genitori in spose a mariti di
cinquanta, sessanta o più anni. Esattamente come esistono le
aggravanti per lesa ideologia esistono le attenuanti per “appartenenza a cultura non occidentale”.
Se a commettere azioni criminose è qualcuno che fa parte di culture,
o gruppi sociali considerati rivali della decadente civiltà
occidentale, il loro crimine si trasforma in una “comprensibile”,
anche se “non condivisibile”, manifestazione di protesta. Il
signor Kabobo ha fatto fuori a picconate in testa quattro innocenti
cittadini italiani. Cosa molto brutta, è vero, ma... sotto sotto, i
veri colpevoli siamo noi, noi razzisti, xenofobi, egoisti che non
abbiamo accolto come meritava il buon Kabobo. Chi non si adegua alla
ideocrazia è colpevole di tutto, anche dei crimini di coloro che,
senza tanti giri di parole, si dichiarano nostri implacabili
nemici.
La
dittatura ideocratica è la più radicale, illimitata, crudele delle
dittature. La dittatura di un gruppo sociale che mira a difendere con
ogni mezzo i propri interessi trova dei limiti precisamente
nell'esistenza di tali interessi: un proprietario di schiavi, per
fare un esempio estremo, ha interesse a mantenere in vita le persone
di “sua” proprietà, la loro morte lo danneggerebbe. Chi è
fanaticamente convinto di una certa ideologia non indietreggerà
invece di fronte a nulla pur di mettere in atto ciò in cui crede
ciecamente. I Khmer rossi di Pol Pot fucilavano gli “intellettuali”,
in realtà chiunque avesse un titolo di studio o addirittura sapesse
leggere e scrivere, in quanto “nemici di classe”. Una simile
follia aveva, fra le altre cose, conseguenze economiche devastanti,
ma questo non interessava minimamente i fanatici che “governavano”
la “Kampucea democratica”. Ed ancora, in molti paesi islamici la
maggior parte delle donne è di fatto relegata in una condizione
servile, ciò ha conseguenze economiche molto negative, ma non
impensierisce minimamente i fanatici del fondamentalismo. Chi governa
in nome di una idea sottratta a qualsiasi critica e verifica si fa
guidare da una sola cosa: il suo fanatismo, non è minimamente
interessato alle conseguenze del suo agire.
Certo, in occidente il potere ideocratico non è, oggi, assoluto.
La democrazia è ancora viva nei paesi occidentali, non è morta neppure in Italia.
Però, anche da noi, è un potere che diventa ogni giorno più ampio, sottile
pervasivo. Corrompe le istituzioni, trasforma la giustizia in una
barzelletta, o in un dramma, si insinua sottilmente nei rapporti
umani, inquina profondamente il linguaggio; qualcuno ha notato che
sorge un nuovo termine politicamente corretto più o meno una volta
la mese? Quando mai una persona normale era definita “normodotata”
fino a una decina di anni fa?
Ogni persona di buon senso, non importa
se di “destra” o di “sinistra” ha il dovere etico di opporsi
alla barbarie ideocratica che rischai di sommergerci. Fin che siamo
in tempo.
Quando
parla di sesso e di sessualità la sinistra italiana, o quanto meno una
sua parte consistente, sembra in preda ad attacchi di schizofrenia
acuta.
Da un lato esaltano la transessualità, le nozze gay, con
adozione di figli compresa, la “genitorialità sociale”, la coppia
aperta, la fecondazione in provetta, e chi più ne ha, più ne metta.
Nulla che mi scandalizzi, sia ben
chiaro, solo... penso si tratti di argomenti che meriterebbero un minimo
di riflessione approfondita. D'altro lato tuonano se vedono esibite un
paio di tette in un cartellone pubblicitario, si scagliano contro i
concorsi di bellezza, vorrebbero leggi contro la “mercificazione” del
corpo della donna, non accorgendosi, per inciso, che se “mercificazione”
esiste questa riguarda anche il corpo dell'uomo. Insomma, molti
esponenti della sinistra riescono ad essere nel contempo, libertini e
talebani, un bell'exploit, non c'è che dire.
Ma si tratta in fondo
di un paradosso solo apparente. La chiave di tutto sta nella parolina
“mercificazione”. Per larga parte della sinistra italica la parola
“merce” è ancora una specie di insulto. Tutto ciò che è oggetto di
scambio, compravendita è per definizione quasi infetto. Quindi, se
Tizio, maschio, decide di diventare femmina e si fa costruire un
simulacro di sesso femminile, siamo di fronte ad un a scelta di libertà.
Se invece Laura sfila in bikini al concorso di miss Italia siamo di
fronte alla “mercificazione” del suo corpo, alla proposizione di un
“modello di vita” alienato e degradante. E, naturalmente, a decidere
quali modelli di vita siano “accettabili” e quali invece “degradanti”,
quali comportamenti siano “scelte libere” e quali invece “indotti in noi
dal sistema”, saranno le vestali della nuova morale: gli
intellettualini disorganici della moderna sinistra italica, i tipetti
come Laura Boldrini, per intenderci. Malgrado parli tanto di laicismo la
sinistra italiana, almeno nella sua maggioranza, NON E' AFFATTO LAICA.
Purtroppo...

Il
PD sta preparando una legge sulla incompatibilità. Incompatibilità
fra cosa? Pare si tratti della incompatibilità fra l'essere
azionista di controllo di una grande azienda e la carica di deputato.
Sia ben chiaro, già esiste la incompatibilità fra il ruolo di
parlamentare e quello, ad esempio, di amministratore di grandi
aziende; non a caso Berlusconi a suo tempo si dimise da tutti gli
incarichi in Mediaset. Ora sembra si voglia vuol far passare la
incompatibilità fra l'essere deputato ed il possedere azioni che
permettano il controllo di una azienda. Se le cose stanno davvero
così, a parte l'ovvia difficoltà connessa al determinare quando un
azionista è “di controllo”, la proposta del PD, stabilisce di
fatto la incompatibilità fra la carica di deputato ed il ruolo di
imprenditore. Si tratta di una palese violazione del principio della
uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge: si può essere eletti
solo se non si ha una certa posizione in campo economico, Lenin
docet...
Dicono che in questo modo si evita che un deputato grande
azionista possa usare la sua carica istituzionale a propri fini. Ma, chiunque
può usare una carica istituzionale a propri fini. Un deputato eletto
nella tal circoscrizione può cercare di privilegiare i “suoi”
elettori e un deputato di provenienza sindacale può cercare di far
passare una legge che favorisca il sindacato. Un deputato professore
universitario può cercare di agevolare la sua categoria, altrettanto
può fare un parlamentare che fino a ieri era magistrato, e che
magari tornerà ad esserlo domani. E poi, perché colpire solo i
grandi azionisti? Se Tizio possiede milioni di euro in BTP non
potrebbe cercare di usare la sua carica di deputato per favorire
l'ascesa dei corsi dei suoi titoli? E se Caio è possessore di molte
obbligazioni di una certa azienda non potrebbe fare lo stesso?
Insomma, per evitare che qualcuno usi la carica di parlamentare a
fini privati si dovrebbe... abolire la carica di parlamentare. Esiste
già il reato, mi pare, di interesse privato in atto pubblico. Si
persegua chi utilizza a fini privati il seggio parlamentare, senza
fare a pezzi il principio della uguaglianza di tutti di fronte alla
legge!
I grillini insistono. Vogliono che le reti Mediaset
siano oscurate.
La loro pretesa è priva di fondamento giuridico,
ma, anche ammettendo, per
pura comodità di ragionamento,
che davvero Mediaset mancasse di qualche autorizzazione, chi ha detto
che una azienda non in regola con la normativa vigente debba essere
distrutta? Nei paesi civili eventuali irregolarità vengono punite
con multe, magari molto salate, non certo con la distruzione di una
grande azienda. Ma a questi nuovi Robespierre le eventuali (molto
eventuali)
sanzioni amministrative non basterebbero, loro vogliono che Mediaset
venga distrutta, punto e basta.
A loro non interessa nulla che in
Mediaset lavorino migliaia di persone, e che milioni di esseri umani
seguano i programmi Mediaset. Meno ancora gliene frega che Mediaset
sia una azienda quotata in borsa, che moltissimi piccoli
risparmiatori abbiano azioni Mediaset in portafoglio, che le azioni
Mediaset siano in molti fondi comuni ed anche in fondi pensione.
Vogliono che Mediaset sia oscurata, così potranno apparire,
soprattutto alla componente più forcaiola del PD, come i campioni
mondiali di “caccia al cavaliere”. Il prossimo passo potrebbe
essere la richiesta di passaggio delle reti Mediaset ai centri
sociali ed ai comitati dei 5 stelle. Così avremo uno splendido esproprio proletario ed una
informazione corretta, obiettiva e veritiera. Lin Piao avrebbe
gradito.
Sarà un caso ma certi personaggi propongono
sempre
leggi
che limitano le libertà di tutti. La legge sulla “incompatibilità”
colpirebbe, se approvata nei termini di cui si è detto, non solo i grandi azionisti ma tutti coloro che vorrebbero
votarli, è
un attacco a chi vota oltre che a chi è votato.
La pretesa di oscurare Mediaset colpisce milioni di cittadini che
vorrebbero continuare a guardare certi programmi televisivi. Si
tratta, per i super intellettuali di certa sinistra, di cittadini di
serie B, no, di serie Z, imbecilli lobomotizzati di cui si può
benissimo non tener conto. E' fondato un sospetto che se certi figuri
fossero liberi di agire senza che nessuno li contrastasse farebbero a
pezzi quel po' di democrazia che ancora esiste in Italia?

Harry Frankfurt
Mediaset
è da venti anni sotto la lente dei PM, ha subito innumerevoli
controlli, perquisizioni, è stata al centro di numerose inchieste,
figuriamoci se è ABUSIVA! Figuriamoci se in VENTI ANNI i PM non se ne
sarebbero accorti! Anche chi, come me, non conosce la normativa sulle TV
capisce subito che l'ultima uscita dei “grillini” è solo una emerita
STRONZATA. Si, una stronzata nel senso
che dà al termine il filosofo statunitense Harry Frankfurt: “totale
indifferenza per la verità, mancanza di interesse per come stanno le
cose”.
Ed in effetti questa è oggi la situazione del “dibattito”
(sic) politico in Italia. Esiste da parte di molti una volontà di
colpire comunque l'avversario (il nemico), un odio cattivo, rancoroso,
violento che hanno perso ormai ogni legame con la verità. Fra le
stronzate che dice Grillo, e non solo lui, ed i fatti non esiste alcun
legame ormai, neppure il legame che coi fatti intrattiene, deve
intrattenere, il mentitore. Si, perché il mentitore deve tener conto
della verità per poter mentire, Grillo no. Non ha interesse alcuno per
la verità, vuole solo conquistare spazio mediatico ed attaccare il
nemico, tutto il resto gli è totalmente indifferente, ed è totalmente
indifferente a tanti, troppi altri che gli assomigliano.
E la stessa
indifferenza riguarda non dico la logica e l'intelligenza ma il normale
buon senso. Come si possa chiedere insieme l'abbattimento del debito ed
il reddito di cittadinanza, lo sviluppo economico e il blocco di tutte
le grandi opere, come sia possibile appoggiare i referendum radicali
sulla giustizia e far la concorrenza ad Ingroia quanto a giustizialismo
forcaiolo, definire Berlusconi un criminale peggio di Al Capone e poi
invitarlo a lasciare il paese (quindi a farla franca), sono misteri
insolubili per quello che Hegel definiva il “comune intelletto umano”.
Ormai siamo alla rissa, allo scontro fine a se stesso, alla volontà
pervicace di colpire, costi quel che costi, fregandosene della verità, e
della logica, e del buon senso. Soprattutto, fregandosene del paese, e
dei suoi sventurati abitanti.
Fissata
per il 30 luglio la udienza della cassazione per i diritti Mediaset. In
Italia i processi durano decenni, ma se c'è di mezzo Berlusconi
viaggiano a velocità prossime a quella della luce. Forse sbaglio, SPERO
DI SBAGLIARE, ma ho la sensazione che stavolta arriverà la mazzata
finale. Finalmente gli eroici difensori della legge avranno partita
vinta! Il mostro finirà in galera! Giustizia sarà fatta!
Ora molti cominceranno a dire che una cosa sono i processi, altra cosa
il governo, che bisogna rispettare la magistratura, che si deve avere
fiducia nella giustizia, eccetera eccetera. Tutte cose ragionevoli in un
paese normale, ma L'ITALIA NON E' UN PAESE NORMALE. In nessun paese
dell'occidente la magistratura ha distrutto una intera classe politica,
in nessun paese dell'occidente, e forse, del mondo, un politico è stato
perseguitato da inchieste a raffica, decine di processi, decine o
centinaia di migliaia di intercettazioni. Solo persone in malafede o
assolutamente stupide possono confondere il “caso Berlusconi” con un
normale caso giudiziario.
Cosa deve fare il cavaliere, se arriverà una condanna? I casi sono due, a mio parere.
Se è stanco, non ha voglia di continuare ad impegnarsi in politica,
LASCI L'ITALIA. Può farlo, forse i suoi stessi nemici sperano che lo
faccia, forse lo sperano anche molti magistrati. Raggiunga una bella
isola tropicale e passi il resto dei suoi giorni lontano dall'Italia,
magari scriva le sue memorie, e si tolga molti sassolini dalle scarpe.
Personalmente mi permetto di consigliargli questa soluzione.
Se
invece ha voglia di continuare a lottare non cerchi scappatoie, grazie,
ricoveri in infermeria, misure alternative al carcere e cose simili. SI
FACCIA METTERE IN GALERA e da lì, dal CARCERE, diventi prova vivente
della assoluta ingiustizia che caratterizza il nostro sistema.
Quanto al Pdl, beh, se accettasse senza batter ciglio una sentenza di
condanna definitiva, sarebbe MORTO come partito. La misura minima
dovrebbe essere l'abbandono dei lavori parlamentari, meglio ancora le
dimissioni in massa dei deputati. Dubito che faranno una cosa simile: le
prebende parlamentari fanno gola a molti. In questo caso... continuino
pure a sedere in parlamento, il giorno delle elezioni la gran
maggioranza dei loro elettori andrà a spasso, lontano dalle cabine
elettorali.

Con
tutto il rispetto, perché dobbiamo chiedere perdono ai “migranti” per le
morti in mare? Sono loro che vogliono venire da noi, violando le nostre
leggi e le nostre regole, noi li soccorriamo quando le carrette su cui
si imbarcano vanno a fondo, perché dovremmo essere in qualche modo
responsabili dei loro morti?
Dobbiamo chiedere perdono perché non siamo più poveri, o non lo siamo
come loro lo sono? Ma, anche noi eravamo poveri, siamo riusciti a
sollevarci col lavoro, la ricerca, la capacità di investire, rischiare.
Non si esce dalla povertà grazie agli aiuti dei più fortunati o alla
loro generosa “accoglienza”. Ce lo ricordano i cinesi, gli indiani, i
coreani, tutta gente che si è sollevata, o si sta sollevando, in gran
parte con le proprie forze, da una condizione di miseria abbruttente.
Ed ancora, se la povertà è un valore, se si parla sempre dei “poveri”
come se fossero i depositari dei valori più sacri, che senso ha lottare
contro la povertà, invitare la gente a “pentirsi” per il fatto che
questi “privilegiati della miseria” esistono?
Non mi piace la
mistica della povertà su cui sempre insiste papa Francesco, e trovo
assai discutibile il tentativo di avallarla, questa mistica, con piccoli
gesti simbolici, il rifiuto della croce d'oro sostituita da una più
modesta croce in ferro battuto, ad esempio, come se un simile gesto
risolvesse anche uno solo dei drammatici problemi della miseria. Non mi
piace infine il clamore dei media intorno al nuovo papa, sempre
presentato come il grande innovatore, e quasi contrapposto a papa
Benedetto che invece avrebbe vivacchiato senza innovare nulla.
Un'ultima considerazione. Gli stessi che tuonano contro il papa quando
parla di matrimonio fra uomo e donna o critica l'omosessualità, sono
pronti a presentare come verità indiscutibili le parole del papa sui
“migranti”. Perché ci devono essere in giro tanti ipocriti?

Si,
possiamo dirlo: se anche solo un parte della accuse che gli vengono
mosse è vera Silvio Berlusconi è decisamente peggio di Al Capone.
In questi ultimi 20 anni Berlusconi è stato accusato di corruzione,
concussione, peculato, corruzione giudiziaria, favoreggiamento della
prostituzione, traffico di droga, truffa finalizzata alla evasione
fiscale, falso in bilancio, voto di scambio; è stato inoltre
indicato come il “referente politico” di cosa nostra e accusato
di concorso esterno in associazione mafiosa, oltre che di aver
organizzato stragi mafiose. Se si esclude, forse, l'abigeato
Berlusconi ha commesso praticamente tutti i crimini previsti dal
codice penale. Su Berlusconi hanno indagato nel corso di questi 20
anni numerosissime procure, decine e decine di magistrati; le sue
aziende sono state oggetto di centinaia di perquisizioni, su di lui
esistono centinaia di migliaia di intercettazioni. L'ex presidente
del consiglio ha finora accumulato la bellezza di 33 processi. Al
Capone non si è mai neppure lontanamente avvicinato a simile vette.
La superiorità criminale di Berlusconi rispetto ad Al Capone
risulta anche dagli anni di prigione a loro inflitti. Malgrado sia
stato molto spesso assolto con varie motivazioni Silvio Berlusconi ha
fino ad oggi collezionato condanne, sia pure non definitive, per
complessivi DODICI ANNI di reclusione; Al Capone invece è stato a
suo tempo condannato per evasione fiscale ad UNDICI ANNI, malgrado
fosse considerato il “nemico pubblico numero uno”.
“Beh, era
ora!” potrebbe dire qualcuno. Finalmente il lavoro di magistrati
onesti ed imparziali sta dando i suoi frutti! Berlusconi
è in effetti peggio di Al Capone,
come Al Capone Berlsusconi è riuscito per molto tempo a farla in
barba alla legge, finalmente però i nodi stanno venendo al pettine.
Se i magistrati della cassazione si comporteranno come devono il
mostro sarà sconfitto: gli angeli della giustizia schiacceranno la
testa del serpente velenoso. L'aria della nostra bella Italia tornerà
ad essere respirabile, e tutti vivremo felici e contenti, o quasi.
Però, ci sono alcuni particolari che non quadrano in questo
quadretto edificante. Diamolo pure per scontato: Berlusconi è peggio
di Al Capone; una cosa simile è priva di conseguenze? Il fatto che
un paese come l'Italia sia stato governato per oltre dieci anni dal
peggior criminale comune di tutti i tempi non fa sorgere alcuna
domanda, non induce a nessuna riflessione sulle istituzioni del
nostro paese, sul suo stesso popolo? Francamente penso di no.
La magistratura,
“prima”.
Berlusconi
non è nato con “forza Italia”. Prima di diventare un politico
importantissimo il cavaliere è stato uno dei primi imprenditori
italiani, forse il primo, insieme ad Agnelli, capo di un impero di
dimensioni colossali. Partito praticamente dal nulla questo criminale
è riuscito ad accumulare una fortuna favolosa. Perché non è stato
fermato prima? Perché i coraggiosi magistrati italiani non hanno
cercato di bloccare il mostro prima che diventasse tanto potente e
pericoloso? Berlusconi è il cancro delle democrazia, ha detto
qualcuno. Bene, lo sanno tutti: con tumori sono fondamentali la
diagnosi precoce e la tempestività delle terapie. Il cancro va
distrutto sul nascere, e Berlusconi era, è, un cancro. Perché lo si
è lasciato crescere? Perché non sono partiti subito gli avvisi di
garanzia a raffica, le inchieste al ritmo di una al mese, le
intercettazioni a strascico, le perquisizioni a tappeto? Qualcuno
dice che anche prima del suo ingresso in politica Berlusconi è stato
fatto oggetto di “attenzioni” da parte della magistratura. Però,
si è trattato di ben misere “attenzioni”, non più gravi di
quelle di cui sono stati fatti oggetto Romiti, Agnelli o De
Benedetti, nulla di neppure lontanamente paragonabile alla valanga di
inchieste degli ultimi venti anni. Pretendere di fermare un criminale
come Berlusconi con simili, benevole, “attenzioni” è un po' come
voler curare il cancro con l'aspirina. Possibile che magistrati tanto
bravi come quelli che hanno indagato sul cavaliere (a proposito,
perché è stato nominato cavaliere?) non si siano accorti del mostro
che stava crescendo sotto i loro vigili occhi? Se Berlusconi è
peggio di Al Capone molti magistrati sono stati, almeno
indirettamente, suoi complici. Una simile conclusione può non
piacere ma è la logica ad imporcela.
Il
suo partito, e i suoi alleati.
Qualcuno
riesce ad immaginare Al Capone che fonda un partito politico e
non
lo utilizza per favorire la sua attività criminale? E' credibile un
Al Capone che da un lato si dedica a svariate attività criminose e
poi, come capo del suo partito, si limita ad una normalissima
attività politica? Ed ancora, è credibile che Al Capone fondi un
partito politico i cui membri non siano a conoscenza delle attività
criminali del loro leader, non siano, a tutti gli effetti, suoi
complici? Si tratta di una ipotesi del tutto infondata. Se Berlusconi
è un criminale peggio di Al Capone non è possibile considerare
Forza Italia o il Pdl come normali partiti politici. E non è
possibile non sottoporre ad indagine Alfano o Brunetta, Quagliariello
o Fini, Tremonti o Martino. Sottoporli ad indagine, attenzione, non
per questo o quel circoscritto atto illegale, estraneo magari alla
attività del Pdl, ma per essere stati, o essere ancora, complici del
più pericoloso criminale comune della storia. Se Berlusconi è
peggio di Al Capone Alfano è segretario di una organizzazione
malavitosa, non possono esserci dubbi. Considerazioni simili possono
farsi su tutti i partiti che in un modo o nell'altro sono stati
alleati col Pdl. Insomma, se Berlusconi è peggio di Al Capone
partiti che rappresentano la metà circa dell'elettorato sono
associazioni criminali ed andrebbero trattate di conseguenza. La loro
messa fuori legge andrebbe messa all'ordine del giorno.
Il
presidente.
In
Italia il capo del governo non è la massima autorità. Ben sopra il
capo del governo la costituzione pone il presidente della repubblica,
garante delle istituzioni, arbitro della contesa politica e simbolo
della unità nazionale. Cosa dovrebbe fare un capo dello stato quando
si accorge con raccapriccio che il governo del paese è finito nelle
mani di uno dei più feroci e pericolosi criminali della storia?
Meglio, cosa dovrebbe fare prima
che questo accada? Contrariamente a quanto molti pensano, la
costituzione non obbliga affatto il capo dello stato ad affidare
l'incarico di formare il nuovo governo al leader del partito che ha
vinto le elezioni. Il capo dello stato può nominare chi
vuole alla
carica di presidente del consiglio, con un unico vincolo: il nuovo
governo deve ottenere la fiducia delle camere. Ebbene, un bel giorno
un criminale pericolosissimo vince le elezioni, malgrado le indagini
che da anni coraggiosi magistrati svolgono sul suo conto. Cosa fa il
capo dello stato? Non denuncia l'anomalia di un paese civile che sta
per cadere nella mani di un nuovo Al Capone, non lancia un messaggio
alla nazione, non affida ad una personalità di sicura garanzia
democratica l'incarico di formare il nuovo governo, invitando il
parlamento a votarlo, non convoca nuove elezioni. No, il capo dello
stato nomina tranquillamente il criminale presidente del consiglio,
gli permette di mettere le mani sul governo del paese.
Non solo,
una volta che il governo del criminale è in carica il capo dello
stato promulga in prima istanza moltissime delle leggi che questo ha
fatto votare ad un parlamento ormai diventato una sorta di bivacco di
cosche mafiose, non le rinvia sistematicamente alle camere, come pure
sarebbe suo potere fare. Ed ancora, il garante delle istituzione non
invia messaggi alle camere chiedendo che tutte le forze sane in esse
presenti si uniscano per cacciare il mostro; il simbolo della unità
nazionale si comporta come se la situazione fosse normale, magari
insoddisfacente dal punto di vista politico ma istituzionalmente
normale.
Se, invece di parlare genericamente di “capo dello
stato”, ci riferiamo al presidente Giorgio Napolitano le cose se
possibile si aggravano. Dopo avere accettato di sostenere l'onere di
un secondo mandato presidenziale Giorgio Napolitano ha pronunciato di
fronte alle camere riunite un discorso inequivocabile. In quel
discorso il capo dello stato ha detto chiaramente che deve finire il
periodo delle contrapposizioni rissose, che accordi fra le principali
forze politiche sono non solo possibili ma necessari in una
situazione drammatica come quella che il pese sta vivendo. In breve,
il presidente Napolitano ha auspicato un accordo di governo fra il Pd
ed il Pdl, cioè un accordo fra una normale formazione politica ed
una organizzazione malavitosa. Se Silvio Berlusconi è il nuovo Al
Capone forse non hanno torto i Grillo ed i Di Pietro quando accusano
di complicità il capo dello stato...
Il popolo
italiano.
Da
circa venti anni il popolo italiano regala ai partiti fondati e
guidati dal criminale milioni e milioni di voti. Il Pdl è giunto a
sfiorare, nel momento di massima espansione elettorale, il quaranta
per cento dei suffragi, per anni si è mantenuto intorno al 35%. La
coalizione di centro destra ha conquistato in più di una occasione
oltre il 50% dei consensi. Insomma, la metà circa del corpo
elettorale vota per una organizzazione mafiosa o per i suoi alleati,
vuole che un pericolosissimo criminale governi l'Italia. E non si può
dire che tutti questi cittadini ignorino la realtà dei fatti. Da
anni valorosi magistrati indagano sul mostro, e le loro indagini sono
amplificate e portate a conoscenza di tutti dalla informazione che,
malgrado i suoi tentativi di imbavagliarla, si è conservata libera.
Giornalisti amanti della verità come Scalfari, Santoro e Travaglio,
artisti democratici come Benigni e Celentano, profondi intellettuali
come Camilleri e Battiato hanno denunciato senza paura alla pubblica
opinione crimini del mostro. Un piccolo inciso: chi a suo tempo
lottava contro Al Capone rischiava di vedere la sua casa distrutta da
una bomba, o di trovarsi con le gambe spezzate, o, peggio ancora, con
un proiettile fra gli occhi. Oggi gli eroici attori comici,
intellettuali, giornalisti, opinionisti, filosofi, scienziati,
scrittori di romanzi gialli, economisti, barzellettieri ed affini che
denunciano il criminale diventano in poco tempo milionari, piccole
anomalie della storia. Comunque, anomalie a parte, moltissima gente
coraggiosa ha denunciato le attività criminali di Silvio Berlusconi,
nessuno
può dire: “non sapevo”.
Eppure, tante nobili e coraggiose denunce non sono servite a nulla!
Milioni e milioni di italiani hanno continuato a votare per il
criminale, fregandosene degli sforzi che i magistrati stavano facendo
per incastrarlo, anzi, rendendo ancora più difficile il loro
compito, e delle coraggiose denunce di tanti valorosi giornalisti.
Come si può spiegare un fatto tanto grave?
Qualcuno potrebbe
dire che in fondo non si tratta di un fenomeno nuovo. Milioni di
tedeschi diedero a suo tempo il loro voto ad Hitler, e milioni di
lavoratori in tutto il mondo hanno per decenni considerato Stalin il
nobile difensore degli oppressi. Il paragone però è poco
appropriato. Hitler e Stalin hanno commesso crimini orrendi,
addirittura più gravi di quelli commessi da Berlusconi (Marco
Travaglio forse ha dei dubbi in proposito), ma si tratta di crimini
politici
o che hanno una fondamentale dimensione
politica.
L'olocausto e la dekulakizzazione, la collettivizzazione forzata
dell'agricoltura e il massacro di zingari e omosessuali, le leggi
razziali e la caccia ai “nemici del popolo” sono qualcosa di
radicalmente, qualitativamente, diverso dal falso in bilancio, dalla
corruzione e della concussione, dallo stesso stragismo mafioso. Si
tratta di crimini non finalizzati all'incremento del proprio
patrimonio privato ma alla realizzazione di (criminali) obiettivi
politici. Certo, anche nel caso di Hitler e di Stalin valgono
considerazioni legate alla loro personale sete di potere, ma la sete
di potere è, di nuovo, qualcosa di intimamente legato alla politica,
alla vita e a fini pubblici. Berlusconi, dicono i suoi nemici, è
entrato in politica per meglio tutelare i suoi interessi privati,
Hitler e Stalin al contrario hanno enormemente ampliato l'area del
loro arbitrio privato per realizzare i loro interessi pubblici,
politici. La dimensione privata è assolutamente preminente nella
attività di Berlusconi, come in quella di Al Capone, quella pubblica
in un Hitler e in uno Stalin. E mentre è comprensibile che milioni
di esseri umani seguano dei leader che indicano loro alcuni fini
politici, anche se criminali, resta incomprensibile lo spettacolo di
milioni di esseri umani che appoggiano un leader che non ha altro
obiettivo se non quello di incrementare il proprio conto in banca.
L'odio razziale o di classe sono sentimenti collettivi, capaci,
purtroppo, di mobilitare milioni di persone, si può dire altrettanto
del desiderio di veder incrementati gli utili e le ricchezze del
signor Silvio Berlusconi?
Comunque la si rigiri il fatto che
milioni di persone votino per un criminale che pensa unicamente al
suo privato tornaconto resta misterioso. Ci possono essere solo due
spiegazioni di un fatto tanto inconsueto.
La prima è molto
semplice: si tratta di persone ingannate dal potere mediatico del
criminale. Si tratta però di una spiegazione molto poco convincente.
Il potere mediatico di Berlusconi non è, né è mai stato, assoluto.
Lo provano non solo le moltissime voci libere che si sono levate ad
accusarlo, ma il fatto innegabile che milioni di persone hanno saputo
riconoscere la natura diabolica di Berlusconi e non solo non lo hanno
votato, ma hanno coraggiosamente lottato contro di lui. Il potere
mediatico del cavaliere non spiega perché tanta gente abbia creduto
ad un procacciatore di puttane come Emilio Fede e non ad un
giornalista onesto e coraggioso come Santoro, abbia dato retta ad un
semi bandito come Vittorio Feltri e non ad un paladino del giusto e
del vero come Marco Travaglio: entrambi erano e sono presenti sui
media, ed il secondo più del primo, sembrerebbe. L'ipotesi del
potere mediatico non serve a spiegare il successo elettorale del
cavaliere, a meno che non sia supportata da una ulteriore ipotesi:
coloro
che votano per il cavaliere sono degli imbecilli senza possibilità
di recupero.
La metà circa del popolo italiano è composta da cerebrolesi, poveri
idioti, persone di cui si potrebbe dire, usando una terminologia
politicamente corretta, che sono “diversamente intelligenti” e
che come tali potrebbero anche essere un po' rispettate, se questa
loro diversità non consegnasse il paese nelle mani di un criminale
senza scrupoli.
La seconda spiegazione è anch'essa molto
semplice: chi
vota per il cavaliere è, almeno tendenzialmente, un criminale come
lui.
Certo, non è colpevole, forse, di specifici delitti, non ha, forse,
commesso dei crimini sanzionati dal codice, di certo non ne ha
commesso tanti e tanto gravi come quelli che ha invece commesso il
cavaliere, ma questo si spiega solo con le diverse possibilità che
il cavaliere ha sempre avuto rispetto ai normali cittadini, oltre che
con la sua natura particolarmente demoniaca. Però, sotto sotto, chi
vota o ha votato Berlusconi è come minimo un criminale potenziale.
Basta con la scemenza di considerare buoni cittadini, magari
“ingannati”, gli elettori del centro destra! Non si tratta
affatto di cittadini ingannati, sono dei furfanti che hanno voglia di
partecipare al bottino, che sperano nei favori del cavaliere. Evasori
fiscali privi del minimo senso civico, egoisti capaci di far
affondare l'Italia pur di incassare un euro, avidi speculatori che se
ne fregano del bene comune, gente che si arricchisce sulle miserie
degli strati più disagiati della popolazione. In breve, non
rivali ma nemici,
e neppure nemici politici, nemici e basta perché non ha senso
considerare gli amici di Al Capone, o gli ammiratori di Totò Riina
come dei nemici politici. Sono dei disonesti che ogni persona onesta,
sia essa di destra o di sinistra, deve disprezzare e combattere,
punto e basta.
Questa seconda spiegazione è la più convincente
di tutte, non a caso è stata sostenuta da fior di intellettuali
della sinistra italica, da Umberto Eco a Giorgio Bocca. Però, se è
vera, come del resto se è vera la prima, esiste in Italia un
problema immenso, e stupisce che persone come Eco e Bocca, oltre che
menti eccelse come quelle di Di Pietro, Marco Travaglio e Rosy Bindi
non lo abbiano neppure intravisto.
La metà circa
della popolazione italiana è composta da criminali,
quanto meno da potenziali criminali, oppure
da incurabili imbecilli, oppure
da tutte e due le cose insieme:
molti imbecilli che si fanno abbindolare da molti criminali.
Solo questo può spiegare il mistero dei milioni di consensi che un
criminale ha potuto raccogliere e conservare tanto a lungo. Però, se
la situazione è questa, non si vede come la democrazia sia possibile
nel nostro paese. Se davvero siamo stati governati per oltre dieci
anni da un criminale, un criminale che anche oggi è in grado di
riscuotere un consenso molto elevato, i casi sono due: o
si permette alla democrazia rappresentativa di funzionare, ed allora
è lo stesso normale funzionamento del gioco democratico a produrre
governi che altro non che espressioni della criminalità, oppure non
si permette il regolare funzionamento della democrazia, ed allora il
paese scivola verso nuove, pericolosissime, forme di tirannide.
Qualcuno potrebbe ribattere che le cose non stanno così, che la
democrazia può benissimo funzionare, fermo restando che nessuno,
anche se riscuote milioni di voti, può infrangere la legge. Sono
tante le anime belle che formulano ragionamentini di questo tipo,
però di tratta, appunto, di ragionamentini, esercizietti mentali
privi di qualsiasi validità. E' vero, tutti, anche chi ottiene
milioni di voti, devono rispettare le leggi, però le leggi le fa il
parlamento e chi ottiene milioni di voti ha la maggioranza in
parlamento. Ed è vero che le leggi ordinarie non possono contraddire
la costituzione, ma è anche vero che le maggioranze schiaccianti
possono anche modificare le costituzioni. Qualsiasi democrazia, e a
maggiore ragione qualsiasi democrazia liberale, può vivere solo se è
supportata da un vasto sostegno popolare. Un certo livello di
consenso occorre in ogni tipo di organizzazione politica e sociale,
anche le peggiori tirannidi hanno bisogno del consenso, quanto meno
del consenso di chi fa parte del loro apparato repressivo; una
democrazia liberale che sia priva di un vasto sostegno popolare non
può vivere perché entrerebbe costantemente in contraddizione con se
stessa.
Nulla è più errato dell'idea di una democrazia liberale
che possa sopravvivere al fatto che la metà circa del corpo
elettorale sia composta da imbecilli e da criminali. L'esistenza di
un simile corpo elettorale trasformerebbe fatalmente la contesa
democratica in una guerra fra bande criminali, o la democrazia in
una tirannide giustizialista. Dittatura dei giudici, quella che
Tocqueville definiva “la peggiore delle tirannidi”, o governo del
crimine organizzato. Se il popolo italiano è formato in larga parte
da criminali e da imbecilli che si fanno abbindolare dai criminali,
non abbiamo scampo: è questo il nostro futuro.
Le cose che ho
scritto non intendono cercare di dimostrare che Silvio Berlusconi non
è
un criminale: scrivendole mi sono limitato ad esaminare quali
conseguenze avrebbe questo fatto qualora fosse vero. Se l'uomo che ci
ha governato per oltre dieci anni è il nuovo Al Capone non può
salvarsi nulla
del nostro paese: non la magistratura che per decenni non si è
accorta del cancro che stava crescendo, non il suo partito e neppure
gli altri partiti che in qualche modo sono stati suoi complici, non
il capo dello stato che ha trattato il nuovo Al Capone come un
normale uomo politico, non il popolo che la ha votato, non la
democrazia che ha reso possibile un tale, profondo pervertimento dei
suoi stessi meccanismi.
Può darsi che sia proprio questa la
situazione del paese, io NON
lo credo, anzi, sono profondamente convinto che sia proprio
l'enormità delle accuse che gli sono state mosse a dimostrare come
la offensiva della magistratura contro il cavaliere non abbia nulla a
che fare con il diritto e la giustizia. Quello che credo io però ha
poca importanza. Chi, contrariamente da me, crede che il paese sia
stato governato per tanto tempo dal peggiore dei malfattori cerchi di
ragionare, di trarre da questo fatto enorme ed abnorme tutte le sue
logiche conseguenze. Nulla però è tanto faticoso oggi quanto il
ragionare. Ecco perché oggi si sentono strillare tanti slogan, ed
affermare tante sciocchezze, ma non si sentono, quasi mai,
ragionamenti degni di questo nome.