domenica 22 settembre 2019

CENSURA

Inutile nasconderlo: esiste il problema della censura su FB. Una censura pesante, che colpisce quasi esclusivamente in una certa direzione.
Qualcuno sostiene che è diritto di FB censurare chi vuole. Si tratta di una struttura privata, si dice, con suoi codici di comportamento. Chi non li condivide può andarsene. In fondo se io fossi proprietario e direttore di un giornale sarei liberissimo di non ospitare sullo stesso articoli che non mi piacciono, e in casa mia faccio entrare chi mi pare, almeno per ora.
Ma stanno davvero così le cose? NO.
FB NON è un giornale e neppure una casa editrice, i cui direttori sono responsabili di quanto stampato. Non è neppure una casa privata. La si può paragonare piuttosto ad una edicola, o ad una rete televisiva, o ad un albergo.
Se sono un edicolante NON posso rifiutarmi di vendere nella mia edicola giornali che esprimono idee politiche non di mio gradimento. E la direzione di una rete televisiva può essere politicamente orientata, ma NON PUO' rifiutarsi di render note opinioni diverse dalle sue. Allo stesso modo se sono un albergatore ho pieno diritto di pretendere che chi dorme nel mio albergo paghi il conto, consegni i documenti nella hall, non disturbi gli altri ospiti, rispetti gli orari, se ce ne sono eccetera. NON HO però il diritto di non ospitare nel mio albergo persone col colore della pelle diverso dal mio o con idee politiche che non condivido.
L'argomento di chi sostiene che FB può censurare chi vuole ricorda gli argomenti di coloro che negli USA si opponevano alla legge sui diritti civili. “Non si tratta di razzismo”, dicevano, “noi difendiamo le libertà individuali. Un barista ha il diritto di non fare entrare nel suo bar persone di colore. Sbaglia, ma è suo diritto farlo”.
L'argomento non è peregrino ma è, nella sostanza, radicalmente sbagliato. Chi esercita una attività pubblica (attenzione: ATTIVITA' PUBBLICA, non TRANSAZIONI PRIVATE) ha diritto di chiedere al potenziale cliente quanto direttamente connesso con questa attività. Non ti ospito nel mio albergo se non paghi il conto, o se usi la stanza come sala da ballo. Non entri in un cinema fumando. Non fai a pugni in un bar. Non fai sesso in un taxi. Ma NON HA diritto di negare i suoi servizi a persone che pagano il conto e rispettano i vari regolamenti, ma hanno idee, colore della pelle, credo religioso che all'esercente non piacciono. Se un simile diritto fosse concesso si impedirebbe di fatto a certe categorie di persone di usufruire di essenziali servizi pubblici. In questo alcuni diritti connessi alla libertà individuale trovano dei limiti nelle esigenze della civile convivenza. Nulla di strano in questo: TUTTI i diritti sono in qualche modo limitati in una società libera.
I social sono oggi uno dei grandi canali che contribuiscono al formarsi della pubblica opinione. NON è possibile accettare una prassi che limita, spesso pesantemente, l'uso di questi canali. Esistono leggi contro la calunnia, la diffamazione, la diffusione di notizie false eccetera. Solo in relazione alle violazioni di queste è accettabile la censura, fermo restando che in ogni caso la parola finale deve spettare alla magistratura. Ma che uno Zuckerberg qualsiasi si eriga a giudice di quali opinioni possano essere diffuse e quali no è assolutamente INACCETTABILE.

venerdì 20 settembre 2019

ALTERNATIVA "RIDUTTIVA"

Quella fra porti aperti e porti chiusi è una alternativa falsa, riduttiva”.
Lo ha detto il premier Conte. Così parlò Zarathustra!
Esiste un orribile neologismo nella nostra bella lingua: “benaltrismo”. Questa parola mostruosa indica l'atteggiamento di chi, posto di fronte ad un problema e alle proposte di chi cerca dare ad esso delle risposte, esclama: “ci vuole BEN ALTRO!”
Esiste ad esempio il problema della delinquenza. Qualcuno avanza la proposta di inasprire le pene per certi reati e di aumentare in certe zone delle città i controlli di polizia. Il benaltrista subito esclama. “ci vuole ben altro!”. E prosegue ricordando al suo ignorante interlocutore che la delinquenza ha cause profonde. Dietro alla delinquenza, ad uno stupro ad esempio, c'è il degrado economico e sociale, ci sono modi di ragionare vecchi di secoli, c'è una psicologia sedimentata, un certo modo di intendere i rapporti fra i sessi eccetera eccetera. “Di fronte a problemi di simile portata" esclama in benaltrista, "cosa proponete voi, miseri ometti piccolo borghesi? Inasprimento delle pene, controlli di polizia! Come siete piccoli, miserabili!BEN ALTRO ci vuole!".

Non voglio ora discutere se certe “cause” abbiano o meno l'importanza che tanti sembrano attribuir loro. Il legame, ad esempio, fra delinquenza e degrado economico esiste, ma non è affatto così diretto come qualcuno crede. Non è questo però, ora, il punto da trattare. Quello che invece mi interessa discutere è l'atteggiamento di chi respinge o giudica “riduttiva” ogni proposta tendente a risolvere, o a rendere meno grave, un problema perché questa proposta non risolve il problema nel suo complesso.
O si eliminano tutte le cause della criminalità, o si crea un mondo di angeli in cui nessuno commetta più atti di violenza, o tutte le proposte tendenti a risolvere questo o quell'aspetto del problema criminalità, a renderlo meno grave, più gestibile, sono “riduttive”.
Siamo di fronte ad una delle manifestazioni del pensiero utopico. O si risolve un problema alla radice, eliminandolo semplicemente dal mondo, o tutto è “riduttivo”.
Per venire al problema della immigrazione clandestina, o si crea un mondo in cui nessuno sia più spinto ad emigrare clandestinamente o qualsiasi proposta tendente a combattere l'immigrazione clandestina, a ridurre partenze ed arrivi, a rimpatriare chi non è in regola è qualcosa di inutile, “riduttivo”. Per limitarci all'Africa, fino a quando l'Africa non avrà uno sviluppo economico più o meno pari a quello dell'Europa ci saranno africani invogliati ad emigrare clandestinamente in Europa. Ed ogni tentativo di bloccarli non potrà che essere “riduttivo”.
Che fare nel frattempo, mentre si attende che l'Africa raggiunga economicamente il vecchio continente? Nulla, o meglio, accogliere tutti i migranti “ripartendoli equamente” fra i vari paesi europei. Fantastica soluzione che porterà al collasso l'Europa senza aiutare in Africa alcun decollo economico. Perché, lo sanno tutti, i processi controllati di emigrazione regolare possono aiutare la crescita economica, i trasferimenti di popolazioni NO. E come potrebbero? Come può il paese A decollare economicamente se una parte consistente della sua popolazione si sposta nel paese B? Le soluzioni “globali”, utopiche non risolvono alcun problema, li aggravano tutti.

Tornando ai porti chiusi, non è vero che si tratti di una soluzione “riduttiva”. Certo, chiudere i porti non elimina tutti gli ingressi di clandestini, ma li riduce drasticamente. Trasforma una emergenza drammatica in un problema gestibile e controllabile. Non a caso i paesi che tengono ben chiuse le frontiere ai clandestini non hanno a che fare con emergenze neppur lontanamente paragonabili a quelle con cui ha a che fare l'Europa occidentale. Non esiste una emergenza migranti in Giappone, o in Australia, o in Nuova Zelanda, o in Ungheria, o in Polonia, o nella repubblica Ceca. Di certo ci sono anche in quei paesi dei clandestini, ma la loro presenza non crea situazioni drammatiche come quelle che sono costretti a vivere paesi come il Belgio o la Francia.

Del resto, a proposito di “soluzioni riduttive”, nulla è tanto “riduttivo” quanto la proposta di “distribuire equamente” i migranti in Europa”.
In primo luogo una simile proposta da per scontato che, in un periodo neppur troppo breve, l'Europa cessi di essere tale. Solo delle persone stupide o in cattiva fede possono pensare che l'Europa sarà sempre
Europa il giorno in cui la metà o anche solo il 30% della sua popolazione dovesse essere musulmano. Chi punta tutto sulla “equa distribuzione” in realtà cerca solo di indorare la pillola. L'Europa cesserà di esser tale ma intanto ripartiamoci chi la farà cessare di esser tale. L'agonia della nostra cultura sarà un po' più lunga e un po' meno dolorosa.
In secondo luogo una simile proposta è del tutto irrealistica. Si, irrealistica perché, malgrado i belati di Conte, i vari paesi europei non hanno alcuna intenzione di prendersi altri migranti. Francia e Belgio ad esempio sono già stracariche di migranti. Normale che non ne vogliano più. Meno normale che strillino “accoglienza” e dirottino tutti in Italia. Ma è questo ciò che avviene, e continuerà ad avvenire, piaccia o non piaccia la cosa al signor Giuseppe Conte.

No, la alternativa fra porti aperti e porti chiusi non è né falsa né riduttiva. Infatti il governo giallo rosso ha fatto la sua scelta,
per i porti aperti. E gli sbarchi hanno da subito subito un notevole incremento. Altro che “riduzioni”!

domenica 15 settembre 2019

REDISTRIBUZIONE DEI MIGRANTI?


Ocean Viking, l'Italia assegna Lampedusa: 82 migranti divisi in cinque Paesi


I migranti della “Ocean Viking” sono sbarcati, tanto per cambiare, in Italia. Ma Francia, Germania ed “altri” se ne prenderanno una parte. Esultano i militati del PD. “Avete visto?” chiedono festosi, “l'Europa ci da una mano, si prende una bella fetta di migranti, non come quando c'era quel mostro di Salvini”.
Ci sarebbe da chiedersi come mai quando c'era il mostro l'Europa di migranti non voleva neppur sentir parlare; forse per i “buoni” l'accogliere o meno qualcuno è una forma di aiuto o di pressione politica. Molto interessante, molto... “caritatevole”. Lasciamo perdere...
Facciamo invece qualche domandina e qualche considerazione.

- Se la cosiddetta “europa” è disposta a redistribuir i migranti perché mai questi continuano a sbarcare in Italia? La Ocean Viking poteva raggiungere un porto francese o spagnolo, in quello i migranti sarebbero potuti sbarcare e da lì, dalla Francia o dalla Spagna, si sarebbe potuto provvedere alle operazioni di “redistribuzione”. Queste averanno invece, guarda caso, in Italia.

- La gran parte dei migranti che da tempo avrebbero dovuti essere accolti fuori dall'Italia sono ancora nel nostro paese, compresi quelli della famosa “Diciotti” che avrebbero dovuto essere smistati, se ricordo bene, in Albania. Sono gli stessi migranti che, un volta sbarcati in Italia, rifiutano di abbandonarla. E le loro pretese trovano orecchie attente e grandi solidarietà qui da noi. Insomma, l'importante è sbarcare... e la “redistribuzione”? Si vedrà....

- Malgrado manchi qualsiasi accordo scritto, qualsiasi cosa che abbia anche vagamente la forma di un trattato, sono in molti a parlare di un grande risultato raggiunto dal governo Conte bis. Ci sarà, sempre, la “redistribuzione”, dicono. La Francia e la Germania si prenderanno ognuna il 25% dei migranti, “altri” (si, genericamente “altri”) se ne prenderanno il 40% e l'Italia si terrà solo il restante 10%. Evviva!

- Domandina: queste percentuali a chi si riferiscono? Alla totalità di chi arriva o solo a coloro che vengono riconosciuti come profughi? La differenza è fondamentale. I profughi veri sono una piccola minoranza dei migranti. Se, come appare quasi certo, le percentuali si riferiscono ai “profughi” Francia, Germania ed “altri” si prenderanno il 25% o il 40% di questa piccola minoranza. Il resto resterà sul groppone dell'Italia. Ma che bello! E DOVE si faranno le verifiche per stabilire chi è “profugo” e chi non lo è? Chissà perché ho il vago sospetto che si faranno nel paese in cui sono nato e vivo...

- Il meccanismo di redistribuzione dovrebbe avvenire su base volontaria. Chi non accetta i migranti dovrebbe essere multato. Il condizionale è d'obbligo visto che non c'è assolutamente nulla di scritto, di ufficiale. In ogni caso, è chiarissimo che chi non vuole i migranti preferirà una multa alla accoglienza. Quanto a pagarla, quella multa, campa cavallo!

Tutte queste considerazioni però sono, a ben vedere le cose, secondarie, non toccano, neppure sfiorano, il centro del problema. In realtà è il concetto stesso di “equa redistribuzione dei migranti” ad essere del tutto fuori luogo.
Il problema vero non è “redistribuire” i migranti. Il problema vero, drammatico, urgente è bloccare le partenze e gli arrivi. Ed è un problema che riguarda tutta l'Europa, non la sola Italia.
Quella a cui stiamo assistendo non è una emergenza, un fatto limitato nel tempo e nello spazio, non riguarda singoli individui, o piccoli gruppi.
Quello a cui stiamo assistendo è un trasferimento di popolazioni da un continente, quasi da due, ad un altro. Un fenomeno di dimensioni massicce che in nessun modo può essere ridotto a mera sommatoria di emergenze.
Di fronte ad un simile fenomeno tutti i discorsi sul “porto più sicuro”, il “salvataggio di naufraghi”, il “diritto di asilo” diventano privi di senso. Meglio, sono discorsi che hanno il loro valore nelle aule dei tribunali, o nelle controversie legali fra stati, ma sono del tutto fuori luogo se da questi si vuole partire per rapportarsi ad un fenomeno che ha davvero valenza epocale. Le varie leggi sul diritto di asilo o sui “porti sicuri” riguardano emergenza, casi eccezionali, singoli individui o gruppi, qualcosa che poco o nulla ha a che vedere coi fenomeni in corso.
E poco a che vedere con questi fenomeni ha “l'equa redistribuzione dei migranti”.
L'Europa è già stracarica di migranti. Diciamo la verità, paesi come la Francia o il Belgio stanno davvero peggio che l'Italia. Intere aree della Francia, molti quartieri di Parigi sono ormai tutto meno che Parigi o Francia. E si tratta di autentiche polveriere, pronte a scatenare terribili esplosioni di violenza.
E' del tutto comprensibile ed accettabile che la Francia di migranti non ne voglia più. E' invece meno comprensibile ed accettabile che il governo francese strilli: “accoglienza”, salvo poi pretendere che di questa si debba far carico l'Italia.
Di fronte agli spettacoli di una Europa che parla di “ponti e non muri”, ma vuole che i migranti restino in Italia, o di navi ONG tedesche che pretendono sempre di sbarcare a Lampedusa, di fronte a questi spettacoli indecenti è giusto chiedere la “redistribuzione”. In quanto tale però la “redistribuzione” non risolve alcun problema, anzi, lo allarga.

La domanda che ogni politico degno di questo nome dovrebbe farsi è la seguente: “l'Europa è in grado di assorbire il trasferimento di popolazioni in atto? Può, restando se stessa, accogliere milioni, decine, forse centinaia di milioni di africani e di medio orientali in larga maggioranza di religione islamica?”
Basta farsi la domanda per avere la risposta.
L'Europa non può far fronte ad un simile trasferimento di popolazioni. Non lo può reggere economicamente, socialmente, politicamente. Non lo può, soprattutto, reggere culturalmente. Se i processi in corso continueranno l'Europa cesserà molto semplicemente di essere Europa. Diventerà prima un aggregato semi tribale di etnie, la Francia un po' lo è già, si trasformerà in seguito in qualcosa di simile ad un Califfato. In ogni caso NON sarà più Europa. Sarà qualcos'altro.
Chi parla sempre di “redistribuzione” in realtà questo processo lo da per scontato. Lo ritiene inevitabile e si preoccupa di renderlo intanto un po' digeribile a quei rozzi europei che non lo gradiscono. Personalmente ritengo invece che sia possibile. e prima ancora che possibile sia doveroso opporsi a processi destinati a distruggere una civiltà millenaria. Chi parla di “impossibilità” dimentica di aggiungere che sono proprio le politiche che lui propugna a rendere impossibile ciò che impossibile non è
E tanto basta.

martedì 3 settembre 2019

SI, LO SCHIFO E' SERVITO

1) La cosa scandalosa non sta nel fatto che i militanti 5S abbiano votato, ma che siano stati gli UNICI a poter votare.

2) E' scandaloso che un partito faccia un accordo che impedisce il voto di DECINE DI MILIONI di Italiani ed esalti poi la “democrazia diretta” che permette a alcune migliaia di SUOI iscritti di votare.

3) Il paragone con quanto avvenne dopo il 4 marzo 2018 è assurdo: allora SI ERA APPENA VOTATO nessuno chiedeva nuove elezioni.

4) Il fatto che abbiano vinto i SI non conferisce legittimità alcuna al governo che sta per nascere. Anzi proprio questo fatto dimostra la distanza siderale fra tale governo ed il paese reale.

5) PD e 5S NON sono stati votati da milioni di italiani. Il loro accordo non ha trovato eco nel paese reale. Tutti i consensi che il loro governo ha raccolto si riducono ad alcune migliaia di voti dei SOLI militanti 5S raccolti sulla piattaforma di una società privata, che molti sospettano essere ampiamente manipolabile.

6) Renzi giunse al governo grazie ad una manovra tutta interna al PD. Il Conte bis nasce grazie al vto di un pugno di militanti grillini. Le istituzioni della democrazia vengono sostituite da consultazioni interne ai partiti. Fra un po' le primarie del PD sostituiranno le lobere elezioni. Far votare il popolo è "populista"!

7) Il governo Conte bis è e resta più che mai il governo degli sconfitti, di coloro che hanno preso sonore batoste tutte le volte che hanno osato confrontarsi col voto popolare e che riescono a governare grazie ad un accordo senza principi.

8) E' ormai da tempo immemorabile che il PD ci governa senza MAI vincere alcuna elezione. Tutto questo non ha NULLA a che vedere con la democrazia.

9) Abbiamo un capo dello stato eletto da un parlamento in cui il PD godeva di una maggioranza bulgara grazie ad una legge elettorale incostituzionale,
IL CSM è scosso da una scandalo senza precedenti.
Il parlamento ed il governo sono distanti anni luce dal paese vero.
Ormai viviamo in una situazione di sostanziale illegalità istituzionale

10) Non so se il governo degli sconfitti potrà durare, di certo NON risolverà nessun problema, li aggraverà tutti. Per impedire il crollo di ciò che resta della democrazia in Italia occorre che l'opposizione a questo schifo sia durissima. Legale, non violenta ovviamente, ma condotta a tutti i livelli, senza sconto alcuno. L'opposizione cavalleresca si fa quando si ha a che fare con dei gentiluomini. Non è questo il caso.

giovedì 29 agosto 2019

IL MOSTRO

Sta nascendo il mostro. Il peggior governo della storia della repubblica, frutto di un tradimento aperto, arrogante, senza mascheratura alcuna della volontà popolare per come questa si era espressa nelle elezioni del marzo 2018 e per come si è venuta configurando in tutte le successive tornate elettorali. Il governo degli sconfitti. Del PD, grande sconfitto delle politiche del 2018 e del M5S che in tutte le consultazioni elettorali successive ha visto franare i propri consensi.

Con monotona, testarda ripetitività tutti i media hanno ripetuto in questi giorno che l'Italia è una repubblica parlamentare, che gli elettori non eleggono il governo, che questo si forma in una libera dialettica parlamentare sotto la regia del capo dello stato. Tutte ovvie verità, che però hanno pochi nessi con quanto sta avvenendo in questa calda fine di agosto.
E' vero, in Italia gli elettori non eleggono il capo del governo, ma forse da questo discende che il governo che viene a formarsi dopo le elezioni debba essere sostenuto da maggioranze del tutto slegate, anzi, contrapposte alla volontà degli elettori? L'essenza, per usare una parolona, della repubblica parlamentare consisterebbe nel fatto che gli elettori votano A che sostiene il programma P e si vedono poi governati da B che sostiene il programma Q, opposto di P? Se così stessero le cose la repubblica parlamentare sarebbe una schifezza, esattamente come il governo che sta nascendo in questi giorni.
Ma le cose stanno in maniera leggermente diversa.
E' vero, la costituzione non obbliga il capo dello stato a sciogliere le camere quando si apre una crisi di governo, ma neppure gli impedisce di farlo. Le consultazioni del capo dello stato e la sua azione di regia delle crisi mirano, dovrebbero mirare, ad assicurare al paese un governo retto da una solida maggioranza parlamentare che non sia in aperto, tragico contrasto con la volontà espressa dal corpo elettorale in libere e lezioni. Il discorso, che in tanti ripetono ossessivamente secondo cui il capo dello stato non può sciogliere le camere se nel corso delle consultazioni emerge in parlamento una maggioranza qualsiasi, anche in totale contrasto con la volontà popolare, anche frutto di un tradimento aperto di alcune forze politiche nei confronti dei propri stessi elettori, è semplicemente falso. Questa presunta impossibilità di sciogliere le camere in presenza di una simile maggioranza posticcia è una palla. Il capo dello stato non è affatto obbligato ad avallare una simile schifezza. Non è obbligato a sciogliere le camere, ma neppure a non scioglierle. Farlo o non farlo dipende dalla sua valutazione ed in questa valutazione le considerazioni sulla armonia fra il governo che si sta formando e quello che i costituenti chiamavano “lo spirito” del paese, il suo orientamento politico dovrebbero avere la priorità. Se non la hanno si tratta di una scelta del capo dello spato, non di un obbligo costituzionale.
Del resto, se in una crisi di governo la cosa più importante fosse quella di stabilire se esiste in parlamento una maggioranza qualsiasi, anche del tutto scissa dalla volontà manifestata dal corpo elettorale, se questa davvero fosse la cosa fondamentale, non ci sarebbe bisogno di consultazioni, basterebbe una calcolatrice. PD + 5S + LEU + chissà chi, magari Casa Pound se fosse in parlamento o il partito comunista di Rizzo, arrivano ad una qualsiasi stiracchiata maggioranza? Se si i giochi sono fatti. Alla faccia del popolo bue.
No, non è questo il vero spirito della costituzione, se no proprio non si capirebbe perché mai questa, al suo articolo
UNO, dichiara solennemente che “la sovranità appartiene al popolo”. Per quanto la nostra costituzione sia criticabile, in quanto non prevede norme che rendano impossibili schifezze come quella che sta nascendo, la sua essenza profonda è estranea al miserabile gioco di palazzo di questi giorni. Questo non contraddice formalmente la lettera della costituzione. Ne contraddice tuttavia lo spirito. Legale nella forma è illegale ed incostituzionale nella sostanza.

Mai in passato si era avuta una simile conclusione di una crisi di governo. Gli stessi governi Monti e Dini, risultato di manovre di palazzo e, almeno il secondo, di violente pressioni della UE, si erano formalmente presentati come governi “tecnici” sostenuti dalla stragrande maggioranza del parlamento. Questo no, questo è, vuole essere, un governo di legislatura, frutto di una
alleanza politica fra forze che fino a ieri si scambiavano le più roventi accuse. Qualcuno potrebbe obiettare che anche lega e 5S non si erano presentate alleate al corpo elettorale. E' vero, infatti lo scandalo non sta nella alleanza in se fra PD e 5S. Lo scandalo sta nel fatto che la alleanza fra PD e 5S viene dopo che questi hanno governato per 15 mesi circa con la lega. Sta in una forza politica che cambia alleanze e programmi con la stessa disinvoltura con cui un uomo cambia la camicia. Ieri sostenevano i porti chiusi, domani sosterranno quelli aperti. Ieri accettavano i decreti sicurezza, domani la loro abolizione. Ieri erano critici feroci “dell'Europa delle banche”, domani ne saranno i fedeli servitori. Questo è lo scandalo, questo 'inganno nei confronti dei propri elettori. Questa la schifezza.

“L'uomo è per natura un animale politico”, afferma Aristotele nella sua “
Politica”. La politica è parte essenziale della natura umana. Ma, che politica?
Intesa in senso nobile la politica consiste nel contrapporre idee, valori, interessi, programmi propri alle idee, ai valori, agli interessi ed ai programmi dei propri rivali, rivali,
NON nemici.
Ma c'è un altro modo di intendere la politica. La si può degradare a mero strumento per impadronirsi di poltrone e prebende e fare qualsiasi cosa pur di non mollarle. Questo è quanto hanno fatti i “grillini” in questa crisi di governo.
E la si può intendere come finalizzata ad acquisire posizioni di potere sempre più estese, ad esempio non rinunciando alla presidenza della repubblica, e/o a far fuori con qualsiasi mezzo il
nemico politico. Farlo fuori non sfidandolo alle elezioni, contrapponendo ai suoi valori, alle sue idee, agli interessi che difende, ai suoi programmi altri programmi, interessi, idee, valori, no, farlo fuori con l'uso politico della giustizia, o con gli accordi sottobanco con chiunque, o con la mobilitazione dei faziosi. Salvini era stato individuato dai dirigenti del PD come il nemico principale e come tale andava abbattuto, non sconfitto alle elezioni, no, allontanato dal governo tramite un accordo senza principi con coloro di cui sino ad un minuto prima si era implacabili nemici. Domani potrebbero servire allo stesso scopo i magistrati politicizzati.
“Non possiamo votare perché se si votasse vincerebbe Salvini” ha detto pochi giorni fa la signora Boschi. Molto interessante. E se fra un po' di tempo, quando si sarà
OBBILGATI a votare Salvini godesse ancora di un vasto consenso popolare cosa farebbero la signora Boschi ed il signor Renzi? Cercherebbero di abolire le elezioni? Stiano bene attenti: non è un gioco facile.

Forse pochi si rendono conto fino in fondo della situazione anomala in cui si trova l'Italia.
Abbiamo un presidente della repubblica eletto da un parlamento in cui il PD disponeva di una maggioranza bulgara grazie ad una legge elettorale dichiarata incostituzionale.
Un parlamento la cui composizione dista anni luce dal paese reale.
Un governo che dallo stesso paese reale dista milioni di anni luce.
Una magistratura al cui vertice sta un organismo scosso da una crisi senza precedenti, su cui è calata la cappa di piombo di un totale silenzio.
Si aggiunga che siamo sottoposti a continui ricatti da parte della UE, che la situazione economica è, a dir poco, insoddisfacente e che siamo la meta predestinata di massicce ondate migratorie che si configurano sempre di più come un trasferimento di popolazioni da un continente all'altro.
Il nostro paese, la sua classe politica con i suoi giochetti da basso impero romano e le sue strutture istituzionali traballanti assomigliano sempre di più ad un sacco vuoto. Governo, parlamento, cariche istituzionali, grande stampa ricordano l'orchestra che suonava mentre il Titanic affondava. Quasi tutti sono talmente indaffarati a discutere di Conte e Di Maio, Renzi e Zingaretti da non capire più i processi reali, anche quando questi assumono dimensioni macroscopiche.
I sacchi vuoti si afflosciano prima o poi. E quando questo avviene sono guai per tutti, e suona la campana a morto per la democrazia.
Sbarazzarsi il prima possibile di un governo di traditori del corpo elettorale, guidati da una boriosa nullità è necessario per ridare un minimo di credibilità alle istituzioni, ed un minimo di speranza al paese.
Solo un minimo.

venerdì 23 agosto 2019

IL PARTITO DELLA GUERRA CIVILE

Facciamo un esperimento mentale. Elezioni politiche del 18 aprile 1948. La DC si presenta al corpo elettorale come “diga contro il comunismo” e vince alla grande. Nettamente sconfitto il fronte popolare di PCI e PSI.
Dopo le elezioni si riunisce la direzione democristiana e... sorpresa, decide di fare un accordo col PCI. Nasce un governo DC - PCI con l'appoggio esterno del PSI che lascia da soli all'opposizione repubblicani, liberali, socialdemocratici ed altri.
Sarebbe stata “conforme ai principi della democrazia parlamentare” una simile soluzione? Il capo dello stato la avrebbe avallata? Basta fare la domanda per avere la risposta.
L'Italia è una repubblica parlamentare, il popolo non elegge il capo del governo. Questo nasce dalle trattative fra le forze politiche sotto la regia del capo dello stato. Ma la complessa procedura che porta alla formazione dei governi si basa tutta sul presupposto che le maggioranze che verranno a formarsi non devono essere in contraddizione con la volontà popolare, così come questa si è manifestata nelle elezioni politiche.
Se così non fosse le elezioni potrebbero, molto semplicemente, essere abolite e non si vedrebbe perché l'articolo uno della costituzione stabilisca solennemente che a sovranità appartiene al popolo.
Si tratta di ovvietà, me ne rendo conto, ma val la pensa di ripeterle perché qualcuno la pensa ben diversamente. Per qualcuno democrazia parlamentare vuol dire che si possono formare in parlamento maggioranze che fanno a pugni coi risultati elettorali. In effetti la lettera della costituzione lo permette (e questo è un suo grave difetto che andrebbe corretto), ma, si può dire altrettato del suo spirito? Non credo.
Per certi personaggi non ci sarebbe stato nulla di strano se il 19 aprile 1948 si fosse formato un bel governo DC PCI!
E questo dice tutto,mi pare.
Diciamolo chiaro e tondo: per certi personaggi la democrazia è un inutile ciarpame.
La signora Boschi che dice che non si deve votare perché se si vota vince Salvini.
Il signor Gino Strada che afferma che gli italiani sono in maggioranza dei coglioni da spazzare via.
Il signor Bersani che si dichiara pronto a fare la legge sullo ius soli anche se l'80% degli italiani è contrario.
Tutti questi personaggi disprezzano la democrazia fondata sul suffragio universale. Disprezzano il popolo e le persone comuni. Contrappongono a queste le elites coltissime di cui LORO sarebbero gli esponenti (e qui se non ci fosse da piangere ci sarebbe davvero da sghignazzare: Bersani esponente degli intellettuali...)
Se fossero coerenti e coraggiosi questi personaggi farebbero la proposta di ABOLIRE ELEZIONI E DEMOCRAZIA. Ma non sono né coerenti né coraggiosi.
Stiano attenti però, perché la abolizione della democrazia NON elimina la lotta politica, la trasferisce ad altri livelli. Livelli terribili, tragici, che ogni persona di buon senso dovrebbe cercare di evitare come la peste. E che hanno un nome: GUERRA CIVILE.
Il partito di chi oggi disprezza la democrazia, il popolo, il suffragio universale, la democrazia è il PARTITO DELLA GUERRA CIVILE. Ne siano o meno consapevoli i suoi esponenti.
Non sto dicendo che questa sia probabile, meno che mai che sia auspicabile. Sto dicendo che contrapporre, per meri problemi di POLTRONE, il parlamento agli elettori, il governo al popolo formalmente sovrano è una pratica che accresce e drammatizza tutte le tensioni e può portare il paese sull'orlo del baratro.
Fermare questi pazzoidi è un dovere civico!

mercoledì 21 agosto 2019

RISPOSTA AD UN CRETINO CHE NON MERITEREBBE RISPOSTE.

Ho letto in rete alcune considerazioni di un cretino sulla democrazia liberale. Non meriterebbero commenti e confutazioni di sorta. Se dedico loro qualche considerazione è solo perché su tratta di idiozie abbastanza diffuse, specie fra gli ignoranti che si credono molto colti. Non faccio il nome di questa persona: non mi va di infognarmi in polemiche personali e, meno che mai, discutere con un simile elemento.
Esaminiamo quanto dice questo signore (per comodità lo chiamerò Tizio) e diamo alcune telegrafiche risposte.
Tizio esordisce dicendo:
“ Questa idea secondo cui la parola debba tornare al popolo quando cade un governo, (…) a me pare, oltreché profondamente illiberale, del tutto bizzarra”.
Nessuno dice, ovviamente, che si deve votare ogni volta che cade un governo. Si deve, o si dovrebbe, tornare a votare quando una maggioranza entra in crisi e quella che la sostituisce rappresenta un ribaltamento della volontà popolare. Ma è proprio questo concetto che non piace a Tizio. Infatti aggiunge:
“E’ proprio per impedire al popolo di decidere, una volta che i re non erano più in grado di farlo, che sono nate le democrazie moderne fondate sulla rappresentanza istituzionale.”
Veramente favoloso! Proseguiamo.
“Che significa? Che le istituzioni rappresentano il popolo fra un’elezione e l’altra, mentre il popolo può nel frattempo dedicarsi alle occupazioni che preferisce, inclusi, se lo desidera, i tweet di insulti e le manifestazioni di piazza”.
Traduciamo. Il popolo elegge A per fare P. Una volta eletto, A fa Q opposto a P ed il popolo deve fregarsene altamente di un simile dettaglio. Deve farsi i cavoli suoi, al massimo sfogandosi sui social. Se questo fosse vero non si vede perché mai si dovrebbe perdere tempo con le elezioni. Voi votate, noi facciamo il cavolo che ci pare e voi vi sfogate con i tweet. Le elezioni non servirebbero a niente. Nella nella migliore delle ipotesi si ridurrebbero ad una costosa cerimonia per dare al popolo bue l'illusione di contare qualcosa. E questa sarebbe per Tizio l'essenza della democrazia liberale!
Si tratta, ovviamente, di una STRONZATA.
I progenitori delle moderne democrazie sono i parlamenti medioevali. Questi nacquero NON per impedire al popolo di decidere ma per limitare il potere decisionale dei sovrani. E tutelare i diritti dei vari “stati”, soggetti collettivi (nobiltà, clero, aristocrazia, poi i borghesi) con esigenze ed interessi non coincidenti con quelli della monarchia.
Questo sistema si è evoluto,anche con strappi drammatici, in due sensi.
Da una parte agli “stati” si sono sostituiti i liberi cittadini, dall'altra i parlamenti hanno visto aumentare sempre più le proprie prerogative. Prima con il potere di stoppare l'introduzione di nuove imposte, si pensi al processo che doveva portare alla rivoluzione inglese, poi con la conquista di autentico potere legislativo.
La affermazione della democrazia contro l'assolutismo monarchico ha fatto però sorgere nuovi problemi. Soprattutto quello della tirannia della maggioranza, magistralmente trattato dal Tocqueville, ma affrontato da un po' tutti i filosofi liberali, non ultimo Isaiah Berlin.
Il potere non può essere illimitato e questo vale anche per il potere democratico. La democrazia deve essere liberale, cioè limitata. I limiti posti alla azione della maggioranza NON riguardano però, come crede Tizio, il rapporto eletti - elettori, NON mettono in discussione il principio della armonia fra maggioranze parlamentari e maggioranze elettorali. I limiti riguardano i POTERI dei parlamenti, ciò che questi possono e ciò che non possono fare. Le maggioranze parlamentari non possono opprimere le minoranze e non possono privare i cittadini dei loro fondamentali diritti. Una maggioranza non può mettere fuori legge i partiti di opposizione o stabilire che i cittadini possono essere imprigionati arbitrariamente.
Il parlamento rappresenta i cittadini, le maggioranze parlamentari non possono essere opposte a quelle elettorali, ma queste maggioranze NON possono fare ciò che a loro piace. QUESTA, non le stronzate che Tizio afferma, è l'essenza della democrazia liberale.
John Locke sostiene che se un governo attenta ai fondamentali diritti dei cittadini questi hanno il diritto alla rivolta. Questo quadra poco con la tesi secondo cui per il liberalismo i cittadini fra una elezione e l'altra possono solo giocare sui social. O forse Locke non era liberale...
E' inutile continuare. Sarebbe dare troppa importanza ad un cretino ignorante.