mercoledì 30 maggio 2018

DEBITO E SOLDI "BRUCIATI"

Tutti sono diventati esperti in finanza e discettano in maniera eruditissima di mercati e debito. Ma molti dicono un sacco di scemenze. Senza pretendere di dare lezioni a nessuno, né di fare un quadro esaustivo ed organico della situazione, mi limito ad esaminarne un paio.

In borsa si crea o si brucia ricchezza?

In borsa si “brucia” ricchezza, dicono in molti. Ieri in borsa sono stati “bruciati” tot miliardi di euro, affermano con viso sgomento commentatori e commentatrici dei vari TG.
E' una scemenza. In borsa non si brucia, come non si crea, nessuna ricchezza, per il semplice motivo che la borsa è un gioco a somma zero. I prezzi dei beni esprimono sempre dei valori relativi. Le variazioni dei prezzi cambiano le relazioni quantitative fra i beni, ma non incidono sulla quantità globale di questi. Poniamo che tutta la ricchezza di un paese sia costituita da quattro paia di scarpe e da un abito e che la relazione sia: 4 paia di scarpe = un abito. Tizio possiede le Scarpe e Caio l'abito. Se il valore dell'abito, per un qualsiasi motivo, scende ed il rapporto diventa, poniamo: un abito = due paia di scarpe, la ricchezza totale non cambia: sarà sempre costituita da 4 paia di scarpe e da un abito. Nella nuova situazione però se Tizio e Caio si scambiano i loro beni, Tizio (che possedeva 4 paia di scarpe) avrà un abito e due paia di scarpe, Caio (che possedeva l'abito) avrà due paia di scarpe. Non si è creato ne bruciato assolutamente nulla, sono solo cambiate le relazioni di valore fra i beni e questo ha prodotto una diversa distribuzione della ricchezza.
In borsa avviene esattamente lo stesso. Poniamo che tutta la ricchezza di un paese sia rappresentata da una azione e da 100 euro (che rappresentano a loro volta tot unita della merce X). Il valore della azione è pari a 100 euro. Tizio ha l'azione e Caio i 100 euro. Poniamo che Il valore della azione scenda da 100 a 10 euro. Se Tizio e Caio scambiano i loro beni Tizio avrà 10 euro mentre Caio avrà l'azione e 90 euro. Come si vede non si è “bruciato” nulla, come non si creerebbe nulla se il valore della azione risalisse da 10 a 90 euro. E se il valore della azione sale da 100 a 110? In quel caso o al crescere di questo valore fa seguito un aumento della produzione di beni e servizi oppure lo stesso aumento è solo un fattore inflattivo.
Si crea ricchezza quando si producono beni e servizi, si brucia ricchezza quando si distruggono beni e servizi, in concreto quando chiudono le fabbriche e si smette di lavorare e produrre. Le altalene in borsa modificano solo il valore relativo dei beni fra loro, senza creare o distruggere nulla.
Questo vuol dire che ce ne possiamo fregare dell'andamento delle borse? Assolutamente NO. L'andamento delle borse è importante. Un buon andamento delle borse, quando non si tratta di bolle speculative, è indice e specchio di un buon andamnto della economia reale. I crolli di borsa a loro volta possono avere conseguenze gravissime, ma NON perché in borsa si crei o si distrugga ricchezza. I crolli di borsa sono un fenomeno molto preoccupante per due motivi:
Primo: perché producono importanti modifiche nella distribuzione della ricchezza, con gravi, a volte gravissime, conseguenze sociali ed economiche.
Secondo, perché possono minare la fiducia del pubblico nelle istituzioni finanziarie, mettere in crisi il sistema creditizio ed impedire alle aziende di reperire i capitali necessari alla produzione. In questo senso la borsa influisce sulla creazione e sulla distribuzione della ricchezza.

E' ipotizzabile una economia priva di indebitamento?

Poniamo che dall'oggi al domani tutte le banche chiedano ai loro debitori di saldare i conti. Quasi nessuno sarebbe in grado di restituire quanto gli è stato prestato, il sistema collasserebbe. Se una banca presta 10 alla impresa X quel 10 si trasforma immediatamente in salari, materie prime, macchine. Solo alla fine del processo produttivo il 10 avrà assunto di nuovo forma monetaria, ma a quel punto l'impresa avrà avuto in prestito un altro 10, a sua volta ritrasformato in salari, impianti, materie prime. La attività economica è sempre sbilanciata verso il futuro, è sempre in qualche modo non in equilibrio quindi sempre caratterizzata da indebitamento. Ipotizzare una economia priva o quasi di indebitamento, o con l'indebitamento ridotto entro formulette rigide, è semplicemente una idiozia. E al UE dà mostra di essere maestra in tale idiozia.
Il vero problema non è la osservanza di certe regole o di certi parametri. Il vero problema è il rapporto fra indebitamento ed attività produttiva. Se i soldi presi in prestito si trasformano in salari, macchine, materie prime e da tutto ciò nasce ricchezza l'indebitamento non è un problema, al contrario, se invece vengono sperperati in bagordi si, lo è. E questo indipendentemente dal rispetto o meno di certi parametri.

Come si sa il fido in conto corrente è una delle più diffuse forme tecniche di finanziamento delle imprese. Poniamo che l'impresa X abbia un fido in CC di 100. Lo utilizza. Oggi è esposta per a 50, domani l'esposizione scende a 40, dopodomani sale e 99, fra una settimana raggiunge addirittura 110. Fra un mese rientra a 80.
Prendiamo ora in esame l'impresa Y. Ha un fido in CC di 100. Lo utilizza e la sua esposizione si situa al livello 90. E tale resta con scarsi movimenti.
Quale fra X ed Y è l'impresa “virtuosa”?
Se prendiamo in considerazione i parametri dovremmo dire: la Y, che non ha mai sconfinato. Invece l'impresa virtuosa è la X. Perché la X movimenta il credito, il che vuol dire che investe, produce, affronta difficoltà ma opera per creare ricchezza. L'impresa Y non fa nulla di tutto questo. Spende, chissà come, gran parte del fido concessole e poi se ne sta buona e tranquilla. Un buon direttore di banca dovrebbe convocare l'amministratore di Y e chiedergli spiegazioni.

Gli euroburocrati invece non hanno queste preoccupazioni. Chiedono che vengano rispettai i parametri e se ne fregano della crescita. L'importante è che certe formulette non siano messe in discussione. Poi, se dietro a tali formulette c'è una economia ingessata, imprese strangolate dal fisco, disoccupati, gente disperata, chi se ne frega? L'importante è arginare il “populismo”.
Molti sapientoni che impazzano nella UE, ed in Italia, non potrebbero dirigere neppure la più piccola filiale della più modesta delle banche!

lunedì 28 maggio 2018

LA CRISI


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Molti ricordano, in queste ore convulse, che già in passato il presidente della repubblica non aveva accettato alcuni ministri proposti dal presidente del consiglio incaricato. E' vero, ma non si trattava in quei casi di veti di carattere politico. Ad essere in discussione era lo spessore di certi personaggi, la loro credibilità ed adeguatezza a coprire certe cariche, la presenza di procedimenti penali a loro carico. In tutto questo la politica entrava, ovviamente, ma solo, per così dire, in maniera trasversale, indiretta. Nel caso di Savona NO. Il suo nominativo è stato respinto in base a motivazioni chiaramente, esplicitamente politiche, provenienti, forse, dall'estero. Savona è stato rifiutato per le posizioni da lui assunte in passato sull'euro, giudicate inaccettabili. Ma... ma anche Salvini ha fatto spesso e volentieri dichiarazioni euroscettiche, la Lega nel suo insieme ha assunto posizioni fortemente euroscettiche. Ragionando come certi fans  del presidente Mattarella si dovrebbe arrivare alla conclusione che uomini della lega non possono far parte del governo, anzi, che la lega non ha diritto di governare, MAI. Non lo avrebbe anche se ottenesse il 90% dei voti. Tutto questo è, anche lontanamente, compatibile coi principi di una democrazia liberale? Direi propri di no. Anche i più innamorati dell'euro ammettono, credo, che la moneta Europea non rappresenta Dio in terra. Un tempo l'Italia aveva la lira, la ha abbandonata per entrare nell'euro, quindi si può cambiare moneta senza per questo essere accusati di blasfemia e bruciati sulla pubblica piazza. Abbandonare l'euro sarebbe un errore, una catastrofe, provocherebbe la fine del mondo? Forse, ma il punto non è questo. Il punto è: se ne può discutere o si tratta di un argomento tabù? Chi si permette di dubitare della magnificenza dell'Euro conserva i diritti politici o diventa politicamente un paria? Tutto qui.

Che le motivazioni di Mattarella siano interamente politiche lo ha in fondo confermato lo stesso presidente nel suo messaggio di ieri alla nazione. Fra le varie altre cose il presidente ha detto infatti che respingendo Savona si è posto l'obiettivo di tutelare i risparmi degli italiani. Tutelare i risparmi degli italiani è un nobile obiettivo, ma è per intero un obiettivo POLITICO. Stabilire in che modo tutelare questi risparmi è una scelta politica. Competono al capo dello stato simili scelte? Può porsi simili obiettivi? Fanno parte delle prerogative che la costituzione gli assegna?
L'articolo 87 della costituzione stabilisce quali sono le prerogative del capo dello stato:

Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.
Può inviare messaggi alle Camere
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo .
Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato .
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l'autorizzazione delle Camere
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere
Presiede il Consiglio superiore della Magistratura.
Può concedere grazia e commutare le pene.
Conferisce le onorificenze della Repubblica

E' fin troppo chiaro: il capo dello stato non ha potere di indirizzo politico. Non può averlo proprio in quanto rappresenta l'unità nazionale. Chi dirige politicamente un paese non rappresenta l'unità nazionale precisamente perché compie scelte, mette in atto, nel rispetto delle minoranze e dei fondamentali diritti dei cittadini, la politica di una maggioranza, quindi di una parte, del paese.

La vicenda del contrasto Mattarella – lega, 5S pone anche un altro interrogativo. Il presidente della repubblica può, ovviamente, avanzare eccezioni sulla lista dei ministri, proporre modifiche, indicare nomi alternativi. Si solito se ne discute e si arriva ad una mediazione. Ma nel caso in cui questa mediazione si riveli impossibile, a chi spetta l'ultima parola? I militanti del PD non hanno dubbi, meglio, non li hanno oggi, visto che al colle siede un presidente da loro scelto. Quando era presidente Francesco Cossiga l'allora PCI non esitò a scatenare contro il capo dello stato una incredibile campagna diffamatoria, con tanto di cortei e cartelli “Kossiga vattene” esposti in strade e piazze. Dicevo, i miltanti del PD non hanno dubbi: in caso di contrasto insanabile l'ultima parola spetterebbe al capo dello stato. Ma, se così fosse, si potrebbe allegramente rinunciare alla farsa delle consultazioni: il governo lo potrebbe fare il presidente della repubblica, punto e basta, forse si potrebbe anche rinunciare a quella cosa dispendiosa che sono le elezioni. I fans di Mattarella dimenticano una cosa elementare: il governo che esce dal lavoro congiunto di capo dello stato e presidente incaricato deve ottenere la fiducia delle camere. Se il capo dello stato, cui per alcuni spetterebbe l'ultima parola, imponesse i suoi nomi il governo NON avrebbe la fiducia ed il paese resterebbe ingovernabile a tempo indeterminato. Sarebbe una situazione costituzionalmente normale? Mi sembra lecito dubitarne.

Ieri era possibile la formazione di un nuovo governo, buono o cattivo che fosse (personalmente lo ritenevo assai più cattivo che buono, ma questo conta poco). Il capo dello stato ha impedito che questo governo si formasse e pare voglia mandare alle camere un governo che non avrebbe, salvo incredibili sorprese, alcuna possibilità di ottenere la fiducia. Mattarella ha preferito, pare, un governo privo della maggioranza ad uno che la maggioranza la aveva. In questo modo il paese precipita in una crisi verticale destinata ad influenzare pesantemente la borsa ed i mercati. Il tutto in nome della “difesa dei risparmi”. Con tutta la buona volontà del mondo è' molto difficile, a mio parere, difendere una scelta simile.

mercoledì 16 maggio 2018

IPOCRITI!

Gli ipocriti di mezzo mondo parlano di “reazione sproporzionata” di Israele riferendosi ai fatti di Gaza.
Tre ragazzi grandi e grossi, armati di bastoni, asce e coltelli cercano di sfondare la porta di casa mia. E' fin troppo chiaro che vogliono farmi a pezzi. Io ho una pistola, sparo e ne uccido uno. La mia è stata una “reazione sproporzionata”?
Difendere molti chilometri di confine non è come impedire ad un corteo di percorrere una certa via o di entrare in una certa piazza. Strade e piazze possono essere difese da poliziotti in assetto antisommossa, chilometri di confine NO. Se qualcuno pensa che i confini di Israele possano essere difesi coi lacrimogeni ed i manganelli dagli attacchi di decine di migliaia di fanatici armati è un imbecille o è in malafede. Propendo per la seconda ipotesi, senza escludere che sia entrambe le cose.
I terroristi di Hammas mirano a DISTRUGGERE ISRAELE, punto e basta. Chi oggi condanna Israele perché avrebbe “ecceduto” sia, per una volta, onesto. Dica chiaramente che Israele NON DEVE ESISTERE!!! Perché QUESTO è il punto, non gli “eccessi”, non i territori, non il muro, non i “profughi”, non l'ambasciata americana.
Israele non deve esistere, quindi
ogni suo atto di difesa è, in quanto tale, sempre sproporzionato, anzi,criminale. Israele non deve esistere, quindi fanno benissimo i miliziani di Hammas a cercare di forzare i suoi confini, a lanciare razzi contro le sue città, a scavare gallerie, organizzare attentati, sgozzare a caso suoi cittadini, farsi esplodere in ristoranti e discoteche. Per sintetizzare: Israele non deve esistere quindi ogni attacco ad israele, anche il più repellente, è comunque giustificato, ed ogni atto che Israele compie per difendersi, anche il più ragionevole, è comunque privo di giustificazioni. Questa la situazione, che nessuno può ignorare. Gli ipocriti che firmano appelli contro Israele, compresi quegli "intellettuali" ebrei che sparano veleno contro lo stato che agli ebrei ha dato rifugio e protezione per la prima volta in 2.000 anni, abbiano il coraggio di dire, anche loro, che Israele non deve esistere. Non si rifugino dietro a fumosi discorsi sulla capitale, le reazioni spropositate o i "territori".
Chi invece pensa che Israele ha diritto di esistere cerchi di non farsi travolgere dalla canea antisemita. Se uno stato ha diritto di esistere ha anche DIRITTO DI DIFENDERSI. Nessuno stato al mondo accetterebbe che migliaia di scalmanati forzino i suoi confini. Israele ha diritto di non accettarlo. Perché è uno STATO SOVRANO, come tutti gli altri.
E tanto basta.






giovedì 3 maggio 2018

LA ABBIAMO SCAMPATA BELLA!

La abbiamo scampata bella!
L'accordo fra PD e M5S era POSSIBILE, eccome!
Era possibile perché, al di là delle parole e della propaganda, ci sono importanti punti in comune nel bagaglio ideologico dei due partiti (ammesso che il M5S possa considerarsi un partito).
Il giustizialismo forcaiolo, il misticismo ecologico, il buonismo accogliente, l'ideologia gender, le simpatie assistenzialiste, un certo antiamericanismo, combinato con la forte antipatia, o peggio, nei confronti di Israele sono largamente presenti , in misura diversa a seconda dei casi, sia nel M5S che nel PD, o almeno in certe sue componenti importanti.
Se così non fosse non si capirebbe perché mai non personaggi folcloristici come Emiliano, o patetici ectoplasmi come Cuperlo, ma persone serie come Fassino siano arrivate a proporre una sorta di “nuovo polo strategico” fra PD e M5S al fine di ricostruire in Italia il bipolarismo. Non una alleanza per fare alcune cose insomma, ma una autentica convergenza strategica, in vista addirittura di una unificazione. Mica da ridere!
Se a questo aggiungiamo l'incredibile capacità dei grillini di cambiate idee e programmi dalla sera alla mattina, il terrore del  voto anticipato ed il desiderio di non perdere poltrone e potere possiamo renderci conto di quanto sia stata vicina la prospettiva di un bel governo Di Maio, sostenuto da PD e LeU, magari con Emiliano ministro dell'ambiente, Laura Boldrini sottosegretario alla giustizia ed Emma Bonino ministro degli esteri.
Terribile vero? Si, terribile, mostruoso. Ma possibile. Possibile ieri e, forse, anche domani.
Al peggio non c'è mai fine.

lunedì 30 aprile 2018

LUIGI DI MAIO


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I grillini lo hanno ripetuto sino alla nausea: gli eletti non devono tradire gli elettori. Hanno addirittura proposto il vincolo di mandato: se un parlamentare è eletto in un certo partito non può, una volta ottenuto il posto, cambiare schieramento.
Poi il signor Di Maio ha fatto di tutto per convincere Salvini a rompere l'alleanza di centro destra. Dimenticando che Salvini si è presentato agli elettori come membro di quella alleanza e se la avesse rotta avrebbe fatto proprio ciò che il M5S per anni ha indicato come un peccato mortale.
Con Salvini gli è andata male; e non poteva andare diversamente, perché è buffonesco pretendere di discutere con qualcuno ponendogli la precondizione di rompere coi suoi alleati.
Allora il signor Di Maio si è rivolto al PD. Il M5S ha per anni definito il PD non un partito che porta avanti una politica inaccettabile, questo rientra nella normale dialettica democratica. No, lo ha definito un partito di farabutti, venduto alle oscure forze della finanza (ebraica?). Del resto è QUESTA la caratteristica dei 5S. Non hanno rivali ma nemici e neppure nemici politici. I loro nemici sono semplicemente dei criminali, criminali comuni. Si tratti del PD, di FI o di altri il risultato non cambia, sempre di mascalzoni si tratta. Non a caso il re dei giustizialisti forcaioli, il “giornalista” (si fa per dire) Marco Travaglio, è fra i principali sostenitori del M5S.
Ma,visto che si deve cercare di fare un governo, il signor Di Maio ha messo da parte le vecchie “divergenze” ed ha lanciato accorati appelli al PD. Ha sostituito il vecchio programma con una sequela di ovvie banalità (lotta alla povertà, trasparenza, no agli sprechi) e su questa ha cercato di agganciare quel partito. Ha blaterato patetiche scemenze sulla differenza fra “alleanza” e “contratto di programma” e, in un momento di inarrivabile creatività, ha addirittura tirato fuori dal cilindro il conflitto di interessi, cosa ridicola in un momento in cui Berlusconi non può neppure diventare parlamentare. Ma a Di Maio questo non basta più. Chi possiede una TV non può fare politica, anche se neppure si candida alle elezioni. Potrebbe comunque usare le sue TV per “influenzare il voto”. Seguendo una simile “logica” (si fa per dire) si dovrebbe interdire a chi segue la politica l'uso di Internet o chiedere che chi supera un certo reddito sia escluso dal diritto di voto: potrebbe usarlo per difendere i suoi interessi finanziari! Potranno votare solo i nullafacenti. In questo caso il M5S otterrebbe il 90% dei suffragi!

Il signor Di Maio ha strillato queste idiozie senza sosta. Mirava a sollecitare il ventre molle del PD, è chiaro. E ha trovato in quel partito molte orecchie attente, non a caso. Perché il PD è pieno di gente che con i grillini ha molto in comune: dal giustizialismo forcaiolo al misticismo ecologico, dalla antipatia, o peggio, per Israele alla vicinanza con l'ideologia gender.
Ma gli è andata di nuovo male. Perché nel PD c'è ancora gente, a cominciare da Matteo Renzi, occorre riconoscerglielo, in grado di capire che fare da stampella al M5S distruggerebbe il partito.
Poi sono arrivati gli elettori che hanno inferto al M5S due sonore batoste in Molise ed in Friuli. E così il buon di Maio saltella, insulta, minaccia, strilla e strepita.
Il fatto è che Luigi Di Maio in realtà ha un ruolo che non gli spetta. Non è il leader dei 5 stelle, non ha fondato lui il movimento e non è lui a guidarlo. E' una mezza figura, un ometto alle prese con cose più grandi di lui.
Senza voler essere troppo polemici, una nullità. Che però abbiamo rischiato di trovarci presidente del consiglio. Il rischio è superato? Non lo so. Forse si andrà di nuovo a votare e le cose potranno cambiare. Ma il rischio di essere governati da personaggi come Di Maio persiste. Purtroppo.

venerdì 20 aprile 2018

LA SVOLTA


trump kim Jong Un incontro maggio


Qualcuno lo ricorda? Per mesi i “giornalisti” (si fa per dire) hanno strillato contro la politica di Trump nei confronti della Corea del nord. Le “esibizioni muscolari” del presidente americano rischiano di far precipitare il mondo in una guerra, hanno strillato. Altri hanno ironizzato sulle battute di Trump a proposito della potenza dei missili americani, cercando di interpretarle alla luce della psicanalisi freudiana.
Tutti o quasi hanno apparentemente messo sullo stesso piano Trump e Kim Joung Un, presentandoli come due pazzoidi con la mania della guerra. In realtà i due non venivano affatto posti sullo stesso piano. Il vero obiettivo degli strali dei “progressisti” non era il dittatore nord coreano, da loro tollerato per decenni, ma il presidente degli Stati Uniti.
Ora la svolta. La Corea del nord si dice intenzionata a piantarla con gli esperimenti nucleari ed intende addirittura firmare il trattato di pace con la Corea del sud. Un fatto storico che, se davvero dovesse concretizzarsi, metterebbe fine ad uno dei più vecchi  contenziosi della storia e spegnerebbe un focolaio di tensione potenzialmente devastante.
Se l'accordo ci sarà, il condizionale è d'obbligo quando c'è di mezzo un tipetto come Kim Joung Un, il presidente americano potrà dire di essere riuscito laddove tutti i suoi predecessori hanno miseramente fallito. Le “esibizioni muscolari” e le battute a sfondo freudiano hanno avuto successo laddove le chiacchiere hanno fallito, per decenni.
Non è vero che belare è sempre la strategia vincente. Senza lasciarsi andare ad azioni sconsiderate è bene, a volte, “mostrare i muscoli”, far capire a chi pensa di poter fare tutto ciò che vuole che non gli conviene tirare troppo la corda. Questo vale per la Corea del nord. Può valere anche per la Siria.
Certo, nulla è deciso. Possono esserci sorprese, Il dittatore nord coreano è imprevedibile, ma, al momento, sembra che una svolta sia davvero possibile e questo è, comunque, un evento la cui importanza gli stessi rivali del presidente dovrebbero riconoscere.
Personalmente trovo patetici i democratici americani (ed i loro amici europei) che di fronte ad una situazione come quella che stiamo vivendo si dilettano col Russiagate o le excort russe. Se vogliono davvero battere Trump dovrebbero cercare di darsi una politica, smettendola di cercare rivalse giudiziarie alle proprie sconfitte elettorali e politiche. Non credo lo franno. Il gossip, le inchieste fondate sul nulla o le battute ironiche sembrano essere, per loro, la via più facile. Peccato che non conduca da nessuna parte.

venerdì 13 aprile 2018

SIRIA

L'attacco c'è stato ed è facile immaginare le reazioni di molti.
Ricominceranno le discussioni infinite sul diritto internazionale, le armi di distruzione di massa eccetera. E risorgerà il mai sopito antiamericanismo italico, trasversalmente diffuso.
Certo, la situazione in Siria è complicata, ed ogni mossa può rivelarsi sbagliata.
Certo, la politica americana in medio oriente non è stata affatto esente da di errori, tutto è discutibile e criticabile, ovviamente.
Ma da questo a trasformare gli USA in “criminali aggressori”, Assad in un “moderato”, il terrorismo islamico in una “creazione degli USA e di Israele" e l'Iran in una sorta di democrazia liberale ce ne corre.
Al di la delle disquisizioni giuridiche il problema della Siria è semplice. E' accettabile che Assad si rafforzi e che suo tramite si accresca la presenza militare dell'Iran in Siria, ai confini di Israele e ad un passo da casa nostra? Io credo che questa prospettiva sia molto pericolosa. L'Iran mira a diventare potenza egemone nel mondo arabo e usa a questo fine il più vecchio ed efficace strumento che le varie teocrazie islamiche conoscano: l'attacco ad Israele, il tentativo di indebolirlo prima e di cancellarlo poi. Una simile strategia non è pericolosissima solo per Israele, lo è per tutti noi, malgrado gli isterismi anti israeliani di una parte importante della pubblica opinione occidentale.
Certo, combattere Assad è a sua volta pericoloso. Il leader siriano non è affatto un pacifista moderato. Ha da sempre legami strettissimi coi terroristi di Hammas ed Hezbbollah, ha trasformato il Libano in una mezza colonia siriana, minaccia costantemente Israele. Ma molti, forse la maggioranza, dei suoi nemici sono  ancora peggio di lui. Ed indebolire Assad potrebbe favorirli, creando in Siria una situazione incontrollabile. Da qui le difficoltà, e la necessità di muoversi con la massima attenzione.
Francamente, stando alle notizie della prima ora, mi pare che l'attacco americano tenga conto di queste difficoltà. Sembra, almeno per ora, un attacco mirato, limitato; un avvertimento, non una dichiarazione di guerra al regime siriano.

Molti però non faranno considerazioni simili e daranno sfogo, c'è da scommetterci, all'anti americanismo più bieco. E fra questi ci saranno, (scommettiamo?) proprio coloro che in questi giorni hanno strillato più forte contro Assad. I vari Saviano, Boldrini, Litizzetto che si sono fatti fotografare con le mani sul volto in segno di “protesta” contro Assad. Questi personaggi strillano contro le armi chimiche al solo scopo di alimentare una propaganda falsamente “umanitaria”. Il loro obiettivo non è battere Assad o i terroristi dell'Isis, ma di accogliere quantità potenzialmente infinite di migranti. Per certi pacifinti terrorismo, tiranni pseudo laici, teocrazie oscurantiste non si devono combattere. Misure economiche, politiche o militari contro di loro sono atti “imperialisti”. No, si deve reagire alla barbarie con l'accoglienza indiscriminata. Grandiosa politica!

Ultima telegrafica considerazione. Molti già urlano contro la “guerra in Siria”, come se la guerra in Siria fosse iniziata stanotte, come se la Siria non fosse in guerra da circa sette anni! Secondo fonti del governo siriano l'attacco americano ha causato tre feriti. Finora la guerra civile in Siria ha provocato dai due ai trecentomila morti. Ma ad essere sotto accusa è, tanto per cambiare, l'imperialismo americano!