lunedì 10 aprile 2023

L'ORSO

Orsi pericolosi, almeno un caso all'anno. Ecco perché ...


La tragica vicenda dell’orso che ha ucciso un giovane che correva nei boschi del trentino è stata seguita da commenti che giudico, lo dico subito, semplicemente incredibili. Tralascio ogni considerazione sulla totale mancanza di umanità, l’assenza di umana pietà nei confronti di un giovane che ha fatto una morte orribile e passo subito all’esame delle argomentazioni di coloro che, per brevità, possiamo definire gli “amici dell’orso”, amici a condizione ovviamente che si tratti dell’orso altrui, quello che NON aggredisce NOI. Parto dalle argomentazioni di tipo, diciamo così, empirico per arrivare poi al nocciolo teorico del problema. Per comodità procedo inizialmente per punti.

1) Il giovane è stato imprudente, non seguiva i percorsi indicati.
A parte il fatto che non sappiamo quali sentieri seguisse il giovane, gli orsi VERI, non i protagonisti dei cartoni animati che certi pseudo ambientalisti hanno in mente, se ne fregano dei sentieri “consigliati”. Quali sarebbero i sentieri “consigliati”? Si tratta di sentieri protetti da recinzioni anti orso? Conosco i boschi del trentino, ci ho fatto spesso bellissime passeggiate ed escursioni e non ho mai visto nulla di simile.

2)
Non esiste il rischio zero. Se ti addentri in zone selvagge sai i rischi che corri.
Il trentino NON è una zona selvaggia, al contrario. Fino a pochi anni fa era possibile passeggiare nei suoi boschi senza timore alcuno. Potevi imbatterti in un daino o in un cervo, non in orsi o lupi. Il trentino sta diventando una zona selvaggia e pericolosa in seguito alla demenziale politica di ripopolamento che ha introdotto animali molto pericolosi in zone caratterizzate da forte presenza umana e di animali da allevamento e pascolo. Se a qualche imbecille venisse in mente di “ripopolare” i giardinetti di Milano con vipere, cobra e leoni anche i giardinetti diventerebbero una zona selvaggia e pericolosa. In fondo un po’ di millenni fa anche nei territori che attualmente si chiamano Italia c’erano i leoni…
E’ vero, non esiste il rischio zero, ma questo non giustifica la follia di politiche che incrementano irresponsabilmente i rischi. Ci saranno sempre morti in incidenti stradali, questo non è un buon motivo per abolire i limiti di velocità.

3)
Il giovane non ha seguito i consigli sul come comportarsi in presenza di un orso.
A parte il fatto che non sappiamo come si sia comportato il giovane, non è molto facile in una situazione estrema seguire con freddezza quanto prescritto dal manuale per la difesa (non violenta ovviamente) dagli orsi. Se un orso ti attacca devi fare così e cosà...
L’orso è un animale molto pericoloso, qualcosa di completamente diverso dal simpatico orso Yoghi che certi cretini hanno in mente. Può essere molto aggressivo, è dotato di forza incredibile e, a dispetto dell’aspetto, è molto veloce. Difficile conservare la calma se ti imbatti in un simile, splendido predatore.

4) L’orso ha diritto di vivere nel suo ambiente che noi a suo tempo gli abbiamo ingiustamente strappato. L’uomo non deve addentrasi nella casa degli orsi.
Un tempo erano “casa” di orsi, lupi, serpenti velenosi e di ogni sorta di animale selvaggio più o meno pericoloso anche le terre su cui oggi sorgono città, pesi e villaggi. Erano “casa” di animali selvaggi le terre su cui ora si coltivano grano e riso, o alberi da frutta. In natura non esiste alcun “diritto” alla difesa del proprio habitat. Un certo animale segna i limiti del proprio territorio. Un altro entra in quel territorio e lo reclama per se. Esiste un “diritto” che regoli le relazioni fra questi due animali? NO, ovviamente. Sarà la forza a decidere quale dei due sarà dominante in quel certo territorio. Parlare degli habitat degli animali come se si trattasse del diritto di proprietà degli umani è una idiozia che non sta né in cielo né in terra. Noi umani siamo diventati la specie dominante nel pianeta ed abbiamo strappato molte terre agli animali selvaggi. Abbiamo violato qualche “diritto”? No ovviamente, come non viola alcun diritto il leone che sbrana la zebra o lo squalo che uccide un delfino o il maschio dominante (e si, in natura esistono, eccome, i maschi dominanti) in un branco di leoni marini che reclama solo per se il “diritto” di accoppiarsi. Ovviamente è bene tutelare gli animali selvaggi, conservare intatte ampie zone di natura incontaminata, ma tutto questo non ha nulla a che vedere con presunti “diritti”. Si tratta di esigenze umane, non sentite, per inciso, da alcun animale non umano. E, come tutte le esigenze umane, anche queste vanno armonizzate con altre esigenze, pure umane, ad esempio quella di chi vive in trentino, o visita questa bellissima regione, di passeggiare nei suoi splendidi boschi. O si pensa che i trentini debbano vivere rinchiusi in casa e che solo genovesi o milanesi abbiano il diritto di fare passeggiate? La convivenza fra uomo ed animali selvaggi è una gran bella cosa ma può essere solo parziale e limitata. Una cosa sono i parchi naturali, cosa ben diversa orsi e lupi nelle vicinanze di case e stalle, o cinghiali che scorrazzano in città.

Il punto 4 ci ha avvicinati al cuore del problema che consiste precisamente in questo:
la assurda pretesa, tipica dei cultori di ideologie nichiliste, di applicare categorie e valori umani al mondo non umano.
La natura è il regno dell’essere, non del dover essere. In natura non esistono il giusto e l’ingiusto, il bene ed il male, né esistono colpevoli o innocenti, buoni o cattivi. Il leone non è “cattivo” perché divora, viva, la zebra, né questa subisce “ingiustizia” alcuna quando viene divorata. D’altro canto la zebra non si comporta “ingiustamente” quando, fuggendo agli artigli del leone, obbliga questo alla fame. La natura non è “immorale”, è, molto semplicemente, amorale. Si colloca in un settore dell’essere in cui parlare di moralità è completamente privo di senso. Non ci sono diritti né doveri in natura, solo fatti, eventi, enti animati o inanimati. Parafrasando il vecchio Nietzsche la natura è fuori dal bene e dal male, è semplicemente ciò che E’.
Si può ammirare o temere in orso, lo si può detestare o si può addirittura volergli bene, ma non si può, in alcun modo, rapportarsi moralmente ad esso.
Non lo si può fare perché l’orso si adegua in maniera immediata a leggi che sono al di fuori di ogni possibilità di valutazione morale. Rapportarsi moralmente ad un orso vorrebbe dire pretendere di processarlo quando uccide una preda, cosa assolutamente, totalmente ridicola. Una volta Bolt, il mio amato cagnolino, ha ucciso una tortora che saltellava allegramente, ignara del pericolo, nel giardino di casa mia. Non ho, ovviamente, “punito” Bolt per la sua azione, semplicemente ho cercato di strappargli dalla bocca l’uccello; quando ci sono riuscito era purtroppo troppo tardi...
Piaccia o non piaccia la cosa la morale riguarda solo quella piccolissima parte della natura consistente nel mondo umano. Può essere oggetto di valutazione etica solo chi comprende i concetti d
i bene e di male, solo con lui è possibile instaurare rapporti basati sulla morale. I fanatici del radicalismo ecologico non capiscono questa semplice, elementare verità. Loro negano qualsiasi discontinuità nella natura, rifiutano la radicale cesura ontologica che separa il mondo umano da quello non umano. Siamo di fronte ad una ulteriore manifestazione di quel rifiuto delle differenze che caratterizza la fase attuale, decadente, della nostra civiltà. Per alcuni il sacrosanto riconoscimento della uguale dignità di ogni essere umano avrebbe come conseguenza la negazione di ogni differenza rilevante fra le culture, nazioni e civiltà così come non esisterebbero differenze strutturali fra i sessi. I fanatici dell’animalismo radicale ampliano questo errore: trasferiscono la negazione della differenza dai rapporti dentro il mondo umano a quelli fra mondo umano e mondo non umano. Attribuiscono pari dignità etica a uomini, orsi, dentici e lombrichi. I più radicali, ma anche i più coerenti, ampliano ancora l’area dell’etica: per loro diventano soggetti etici anche olmi e pini, fiumi e montagne. Un delirio di follia nichilista che se si trasformasse in comportamenti coerenti porterebbe alla distruzione dell’unico animale che si ponga problemi etici, anche se solo piuttosto raramente si comporta davvero in maniera moralmente accettabile. Chi ama troppo gli orsi odia gli esseri umani, e la tragica vicenda del giovane ne è una ulteriore riprova.

Un’ultima considerazione: è “giusto” abbattere l’orso che ha ucciso il giovane?
La risposta non è semplice. Se abbattendo il bestione si intende “punirlo” siamo di fronte ad una pura e semplice idiozia. Pretendere di “punire” un orso è del tutto sbagliato proprio perché un orso
NON è un soggetto morale.
Non credo però che chi intende abbattere l’orso parta da considerazioni etiche. Forse pensa che
un orso può diventare particolarmente pericoloso se uccide un uomo ed istintivamente “capisce” che questi è una preda facile. In questo caso siamo di fronte ad un problema di opportunità e tutela della sicurezza che solo persone esperte possono risolvere, senza isterismi.
In ogni caso, nessuno teorizza un mondo privo di animali pericolosi, semplicemente si pretende che questi non vivano ad un passo da casa nostra. Chi amministra il trentino ha il dovere di garantire la sicurezza dei trentini, anche riducendo il numero di orsi in libertà, abbattendone un certo numero o sterilizzandone una parte; di nuovo, in casi simili la parola spetta agli esperti.
E tanto basta. Termino stigmatizzando di nuovo la totale mancanza di umana pietà di cui in questa occasione hanno dato prova i teorici del radicalismo animalista. I presunti “buoni” si dimostrano spesso e volentieri terribilmente cattivi.

1 commento:

  1. Sono gli psicopatici quelli che una volta che iniziano ad ammazzare dopo non smettono più. L'orso ha ucciso una persona che in quel momento si trovava nel suo territorio. ma qiesto non significa che ha scoperto che l'uomo è buono da mangiare e che quindi si mette a cacciare uomini, anzi. Leggevo che la carne umana è poco ambita dale bestie perchè siamo troppo magri. Ci attaccano se non c'è altro nei dintorni.

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