martedì 5 marzo 2013

PAOLO FLORES D'ARCAIS

"Inizia presto ad occuparsi di politica nell'organizzazione giovanile del Partito Comunista Italiano, ma presto viene espulso dalla FGCI per la sua prolungata e grave attività frazionistica, cioè per la sua doppia militanza nella FGCI e nella Quarta Internazionale trotzkista. Allievo e amico di Lucio Colletti, dopo esser stato uno dei protagonisti del "Sessantotto" romano, approda a posizioni di riformismo radicale e verso la fine degli anni settanta ha una breve ma vivida intesa con Bettino Craxi e Claudio Martelli, dai quali, tuttavia, si distacca ben presto.
Nel 1991 aderisce al Partito Democratico della Sinistra di Achille Occhetto entrando nella Direzione del movimento, da cui però fuoriesce due anni dopo poiché favorevole alla guerra del Golfo a differenza della linea maggioritaria del partito. Tra i promotori della breve stagione dei girotondi, tenta di proporre una lista di suoi candidati alle primarie dell'Ulivo per le elezioni politiche del 2006 ma come lui stesso deve ammettere "realizza un fallimento pieno e perfetto" raccogliendo appena 130 adesioni alla sua idea.
Il 25 marzo 2008 annuncia su MicroMega che nelle elezioni politiche del 2008 avrebbe votato per il Partito Democratico in funzione anti-berlusconiana. Il 29 gennaio 2009 decide di ritentare in politica prospettando il "Partito dei Senza Partito" insieme ad Antonio Di Pietro ed Andrea Camilleri per partecipare alle elezioni europee del 2009 ma, il 12 marzo dello stesso anno, viene annunciato il mancato accordo fra i tre.
Per le Elezioni politiche italiane del 2013 ha dichiarato di votare la lista Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia."
A queste note prese dalla rete posso aggiungere che il nostro eroe è stato per breve tempo, algli inizi del suo peregrinare, ammiratore di Mao Tze Tung. Quindi: da Mao a Trotzckj, dall'entrismo nella FGCI all'abbraccio con Craxi, poi da Craxi ad Occhetto, dall'Ulivo a Di Petro per finire con Ingroia. Il tutto, ovviamente senza mai fornire una spiegazione dei suoi voltafaccia.
Flores è stato allievo di Lucio Colletti, un filosofo marxista di prim'ordine che ad un certo punto ha abbandonato il marxismo. Però Colletti ha fatto i conti col suo passato, ha sentito il bisogno di dire: "Sbagliavo". In uno scritto del 1978 Colletti afferma, parlando del suo vecchio marxismo: "che l'alienazione sia un momento del processo dialettico, questo lo capirebbe anche un bambino. Per molti anni io invece non l'ho capito". Grande esempio di onestà intellettuale quello di Colletti. Quando era marxista pensava di conciliare Marx ed rifiuto della dialettica hegeliana, quando ha compreso il suo errore ha abbandonato il marxismo ed ha detto: SBAGLIAVO.
Flores D'arcais non ha una simile onestà. Malgrado il suo giovanile trotskismo sbava stalinismo da tutti i pori, sputa odio, tenta di distruggere fisicamente i suoi nemici politici, li vuole vedere in galera, magari morti. E' un piccolo insignificante essere umano a cui non dare troppo peso.

lunedì 4 marzo 2013

BEPPE GRILLO E JEAN JACQUES ROUSSEAU

Grillo vuole una “democrazia senza partiti”. Nulla di nuovo sotto il sole. Prima di lui la aveva teorizzata, con ben altra profondità di pensiero, un certo Jean Jacques Rousseau.
La volontà generale per Rousseau non contrasta in nulla con le volontà individuali, la volontà del singolo può confluire nella volontà generale senza che questo provochi per lui nessuna riduzione della propria libertà.
Ma cos'è questa “volontà generale”? E' la volontà della maggioranza, o la volontà di tutti? E' l'insieme, la somma delle singole volontà dei singoli esseri umani? NO. La volontà generale è "ciò che tutti cittadini DOVREBBERO volere per il bene di tutti, compreso il proprio stesso bene". Se tutti i cittadini fossero perfettamente razionali capirebbero qual'è il loro VERO bene e capirebbero che questo loro VERO bene collettivo coincide senza residui con il loro stesso interesse privato.
Ma, affinché i cittadini possano quanto meno avvicinarsi alla comprensione di questo loro AUTENTICO bene collettivo, essi non devono essere fuorviati; nessuno deve agitare le loro passioni, fare appello ai loro interessi egoistici. I partiti, le fazioni politiche però fanno leva appunto su questi bassi istinti per conseguire i loro fini inconfessabili. La democrazia di Rousseau è quindi una democrazia assembleare, l'unica in cui la volontà generale possa emergere.
Democrazia senza mediazione politica quindi, senza differenza fra eletti ed elettori, senza alternarsi di forze diverse alla guida del paese. Ed ancora, democrazia senza garantismo, tutela dei diritti dei singoli, limiti posti all'azione dello stato, alla volontà dell'assemblea.
"Si può obbligare un uomo ad essere libero", afferma Rousseau, e dal suo punto di vista ha ragione. Se la volontà generale coincide con la mia volontà ogni differenza fra questa è quella è il risultato di un offuscamento del mio pensiero. Se vengo impiccato in nome della volontà generale chi mi impicca lo fa per il MIO BENE, distruggendo la mia vita, la libera assemblea che esprime la volontà generale tutela la MIA LIBERTA'.
Esagerazioni, svolazzi intellettualistici? NO. In Francia sarà un “incorruttibile” a mettere in atto la logica sottile del ginevrino. Tempo dopo, in altri paesi, questa conoscerà nuovi momenti di gloria.
Democrazia senza partiti equivale a democrazia assembleare totalitaria e giustizialista. Evoca giustamente folle urlanti che gridano “a morte il corrotto” e sghignazzano quando qualcuno chiede garanzie, tutela dei diritti individuali.
NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE.

sabato 2 marzo 2013

MEGLIO NON FIDARSI

Un magistrato indaga Tizio. Tizio rischia grosso. Il magistrato fa capire a Tizio che se fa certe dichiarazioni che coinvolgono Caio le indagini su si lui si insabbieranno. A questo punto Tizio fa tutte le dichiarazioni che gli dicono di fare.
Può avvenire in Italia una cosa simile? SI. Perchè?
1) I magistrati sono controllati dal Csm i cui membri sono, per due terzi, magistrati eletti da magistrati.
2) I magistrati possono decidere, a loro insindacabile giudizio, a quali indagini dare la priorità, e quali invece arenare nelle secche di continui rinvii.
3) I magistrati hanno carriere di fatto automatiche. Possono sbagliare, sbattare in galera persone che poi, anni dopo, vengono riconosciute innocenti, nessuna preoccupazione, la loro carriera va comunque avanti.
4) I magistrati sono civilmente irresponsabili, anche se un referendum a suo tempo bocciò la loro irresponsabilità civile. Il cittadino ingiustamente detenuto può venire risarcito ma non da chi ha sbagliato con dolo o colpa grave. No, è risarcito dallo stato, con i soldi deicontribuenti.

In una simile situazione io NON CREDO ai vari pentiti, o ai vari De Gregorio. VOGLIO riscontri oggettivi che PROVINO quanto dicono. E' quanto avviene nei paesi civili del resto, dove da sola la dichiarazione di un pentito vale poco e la chiamata in correità non è considerata una prova.

CONTRO I FORCAIOLI

Nei paesi a tradizione giuridica anglosassone se un cittadino viene assolto dall'accusa di aver commesso un certo reato, e a maggior ragione se viene prosciolto in istruttoria, quel cittadino non può PIU' venire incriminato per lo stesso reato. In quei paesi vige un principio di civiltà giuridica che da noi non esiste: UN CITTADINO NON PUO' ESSERE INDAGATO A VITA. La condizione NORMALE in cui il cittadino ha DIRITTO di vivere è quella di NON INDAGATO. Se Tizio viene sospettato di aver commesso un certo crimine, chi lo accusa deve riuscire a farlo condannare, e deve riuscirci ENTRO UN DETERMINATO PERIODO DI TEMPO e SEGUENDO CERTE MODALITA'. Se l'accusa non riesce, entro quel lasso di tempo e seguendo quelle modalità, a far condannare Tizio, TIZIO E' INNOCENTE e nessuno lo può più indagare per il reato da cui è stato prosciolto.
Da noi le cose vanno ben diversamente. Il cittadino non è mai al sicuro, qualsiasi magistrato può iniziare ad indagarlo anche per reati da cui è già stato in precedenza prosciolto in istruttoria; i casi non sono mai chiusi, chiunque li può riaprire e il cittadino deve cominciare di nuovo la trafila che lo vede indagato.
Tutto questo può avere ed ha conseguenze devastanti proprio per i normali cittadini, per coloro che non sono ricchi o ricchissimi, per le persone oneste la cui vita viene comunque rovinata dal solo fatto di dover subire delle indagini. Che fine farebbe un normale signor Rossi se dovesse subire un millesimo delle indagini, e sostenere un millesimo delle spese, che ha dovuto subire e sostenere Silvio Berlusconi? La risposta e semplice: la vita del signor Rossi sarebbe DISTRUTTA, non avrebbe un soldo in tasca, le sue prospettive di carriera sarebbero compromesse per sempre, forse compromessa la sua vita familiare.
Oggi in Italia un magistrato ha il potere di DISTRUGGERE la vita di un essere umano, e questo INDIPENDENTEMENTE dalle condanne o dalle assoluzioni, indipendentemente anche da quell'obbrobrio che è la corcerazionepreventiva. Ha il potere di distruggere un essere umano solo indagando su di lui, obbligandolo a dilapidare i suoi redditi in spese legali, bloccando di fatto la sua carriera sul lavoro, o rendendogli difficilissimo trovare un lavoro, distruggendo la serenità della sua famiglia.
Ecco perchè il giustizialismo forcaiolo è il peggior nemico della democrazia liberale. Quello che i forcaioli, nella loro stupidità e nel loro odio, non capiscono è proprio questo: il problema non è Berlusconi, il problema sono i diritti dei cittadini, di tutti i cittadini, soprattutto dei più deboli.

DEPRIMENTE

Anche se fanno finta di dimenticarsene, negli ultimi 20 anni la sinistra è stata al governo o nella maggioranza per dieci, coi governi Dini, Prodi, D'Alema, Amato, di nuovo Prodi ed infine Monti. In tutto questo tempo NON hanno mai fatto la famosa legge sul conflitto di interessi, forse perchè non volevano che il problema venisse risolto, e venisse meno per loro un argomento di propaganda, forse perchè il conflitto di interessi riguarda anche LORO, basta pensare alle fondazioni bancarie.
Oggi il paese è in piena crisi. La disoccupazione è altissima, migliaia di piccole e medie imprese stanno chiuedendo, molte grandi imprese hanno i conti cronicamente in rosso, la competitività è bassa, la produttività pure. C'è un sacco di gente che a metà mese non ha più un centesimo e va avanti indebitandosi a tutti i livelli, chiunque lavori o abbia lavorato in banca lo sa. Il debito pubblico è a livelli record, la pressione fiscale pure, i mercati potrebbero impazzire da un momento all'altro, l'area euro è visibilmente in crisi. In QUESTA situazione drammatica cosa propongono Bersani e Vendola come prima cosa da fare? UNA LEGGE SUL CONFLITTO DI INTERESSI. Con questa, più qualche misura demagogica, tipo abolizione del numero chiuso in qualche facoltà universitaria, magari una bella mini patrimoniale, sperano di commuovere Grillo, o un certo numero di grillini, e convincerli a votar lora la fiducia. Poi, si proseguirà valutando "di volta in volta le varie leggi. Si sono addirittura inventati il MODELLO SICILIA. In cosa consisterebbe? In questo: ogni deputato vota a favore di una legge se è d'accordo con la stessa!!! Favoloso, hanno inventato l'acqua calda!!! E vorrebbero che un paese in crisi verticale fosse governato in questo modo, senza un accordo, snza sapere dove si sta andando, cosa si farà domani. AL BUIO!!
Che Grillo ami il buio non stupisce. Lui è per una economia con meno lavoro e meno energia, ma che persone che si definiscano responsabili accettino una simile prospettiva è DEPRIMENTE. Amano davvero il potere più di pgni altra cosa!!!

TEMPI DURI PER CHI NON RINUNCIA AD USARE IL CERVELLO

Bersani apre a Grillo. Teorizza un governo di minoranza che "di volta in volta", su SINGOLI PROVVEDIMENTI ottenga l'appoggio dei grillini. Però:
1) Almeno una prima fiducia i grillini a questo governo dovrebbero darla, se no è subito crisi. E, almeno quella NON sarebbe una fiducia su UN SINGOLO PROVVEDIMENTO, sarebbe LA FIDUCIA AL GOVERNO, il che implicherebbe un qualche accordo politico, di programma.
2) Chi sarà il nuovo capo dello strato? Grillo ha già indicato un nome: DARIO FO. Per chi non lo ricorda Dario Fo è stato per anni ed anni il super critico di sinistra del vecchio PCI. Innamorato di Mao e della rivoluzione culturale cinese, ammiratore di Stalin ed amicone di Mario Capanna, è stata una delle icone della contestazione globale. Ha cambiato idea? E' diventato un convinto riformista? Considera oggi valori non negoziabili il pluralismo, le libertà individuali, la democrazia parlamentare? Non lo so. Come tanti altri Fo dice oggi una cosa, domani l'altra senza perder tempo a spiegare nulla.
3) Quali dovrebbero essere i "provvedimenti" su cui "di volta in volta" Bersani chiederebbe l'appoggio di Grillo? La chiusura di tutti i termovalorizzatori? La incandidabilità degli indagati? La nazionalizzazione di Mediaset? Uno stipendio minimo di 1.000 euro mensili garantito a tutti e finanziato con una tassa sui "grandi patrimoni? (quelli di Grillo?). Vorrei saperlo.

TEMPI DURI PER CHI NON RINUNCIA AD USARE IL CERVELLO.

BEPPE GRILLO


Nel “grillismo” confluiscono pregiudizi e luoghi comuni largamente presenti in settori consistenti della società italiana, Grillo non li ha certo inventati, ha però conferito loro forza politica, e lo ha fatto meglio di ogni altro, gli va riconosciuto.
L'essenza del “grillismo” può essere riassunta in tre parole: semplificazione, personalizzazione, criminalizzazione.
I problemi sono semplici, ed è semplice la loro soluzione. Come uscire dalla crisi? Non occorre conoscere il funzionamento di un sistema economico e finanziario per proporre delle ricette valide. Per Grillo le ricette sono semplici, semplicissime. Ovviamente tutti in campagna elettorale semplificano al massimo il discorso, lo riducono a formule. Le formule di Grillo però hanno sulle altre il grosso vantaggio di essere consolanti, auto assolutorie. Se qualcuno afferma che c'è la crisi perché ci sono troppi lavoratori improduttivi dice il vero, ma lascia in molti una sgradevole sensazione. “Ci sono troppi improduttivi; certo, nessuno chiede che vengano licenziati in tronco, occorre ampliare l'area del lavoro produttivo, superare l'assistenzialismo... tutto giusto ma, sarà possibile farlo? E, con quali costi? E, chissà, forse la cosa riguarda anche me...” così ragiona l'uomo della strada, e lo fa con una certa preoccupazione. Arriva Grillo gli dice che non ha alcun motivo di preoccuparsi. Macché improduttivi! La crisi c'è perché ci sono fior di banditi che si sono mangiati tutto il mangiabile. Macché analisi del sistema economico, disamina delle leggi del suo funzionamento! La causa di tutto sta nelle persone, nei malfattori che hanno fatto man bassa della comune ricchezza. La semplificazione si sposa con la personalizzazione e la criminalizzazione dei problemi e induce nella gente un consolante sentimento di sicurezza. “Sbattiamo in galera i malfattori e tutto sarà risolto”, pensa l'uomo della strada ed allontana da se l'inquietante prospettiva di tempi difficili, di un lungo e faticoso periodo di profonde trasformazioni, trasformazioni che, chissà, potrebbero anche incrinare il suo quieto vivere.

Qualcuno obietta: “ma, non è troppo semplice? La crisi è mondiale, i miliardi in gioco sono tantissimi, possibile che sia tutta colpa dei ladroni di casa nostra?” ma Grillo ha pronte risposte consolanti ai suoi dubbi. “No, non si tratta solo dei ladroni di casa nostra. Ci sono i politici corrotti, ma ci sono anche le multinazionali con i loro oscuri interessi, la finanza internazionale, specie quella ebraica, i grandi petrolieri, la grande industria farmaceutica... sono forze in grado di decidere su tutto e tramano nell'ombra...”. La semplificazione, la personalizzazione e la criminalizzazione si sposano in questo modo in Grillo con un altro, diffusissimo, luogo comune: la teoria del complotto. Le cose sono diverse da come appaiono. Dietro al fluttuante mondo delle apparenze esiste un livello più profondo di realtà e questo livello più profondo è rappresentato dai finanzieri ebrei, dai servizi segreti di Usa ed Israele, dalle multinazionali eccetera eccetera. Loro decidono tutto, manovrano tutto, a nostra insaputa. Certo, Grillo non fornisce prova alcuna delle manovre oscure che condizionerebbero la nostra esistenza, ma... serve farlo? La mancanza di prove non inclina la teoria del complotto, dimostra solo la diabolica abilità degli onnipotenti cospiratori.
Ancora una volta, Grillo non inventa niente di nuovo, usa argomenti, si appoggia a luoghi comuni diffusissimi e che non è stato di certo lui a creare. Ma lo fa con una verve, con una abilità polemica ed una capacità di presa che manca completamente a tanti altri. Quelle che in bocca ad un Giulietto Chiesa appaiono deliranti farneticazioni diventano “argomentazioni” quasi convincenti in bocca al demagogo genovese.

Con la teoria del complotto il grillismo assurge quasi a visione generale del mondo. Non si limita più a discettare sui problemi di casa nostra, sui politici ladri e corrotti. No, affronta i grandi problemi della guerra e della pace, e dello sviluppo, del rapporto uomo natura, attività produttive salvaguardia dell'ambiente.
Nel mondo ci sono centinaia di milioni di esseri umani vittime del fanatismo. Odiano l'occidente, vorrebbero che Israele fosse cancellato dalla faccia della terra; molti sono pronti a farsi esplodere pur di uccidere degli impuri infedeli. E' un bel problema no? Come ci rapportiamo a questa massa enorme di fanatici? La cosa è ancora più grave se pensiamo che ce ne sono anche a casa nostra, nelle nostre città di esseri umani animati animati da simili idee e sentimenti. Ma per Grillo si tratta di un falso problema. Il fanatismo religioso? Chissà, forse esiste ma basterebbe che l'occidente depredasse un po' meno i poveri sceicchi del petrolio e non se ne sentirebbe più nemmeno parlare. Ahmadinejad nega l'olocausto? Vorrebbe distruggere Israele? Ma no! Le parole del leader iraniano sono state malamente tradotte! E' il Mossad che gli attribuisce dei propositi bellicosi! E dietro al Mossad ci sono gli interessi dei finanzieri ebrei che guardano con occhi avidi al petrolio iraniano. Con poche battute Grillo cancella un fenomeno che riguarda masse sterminate di uomini e donne, lo riduce alle trame oscure di un pugno di finanzieri e di agenti segreti. E' una idiozia? Certo che lo è, ma è molto consolante. Si sciolgano la Cia ed il Mossad, si imprigionino i finanzieri ebrei e tutti vivremo felici e contenti... fino al prossimo attentato.
Ed ancora, è molto diffuso nel mondo di oggi, specie in occidente, l'amore per la natura, ma è anche diffusissimo l'attaccamento agli agi ed ai vantaggi che ci sono assicurati dallo sviluppo economico e tecnologico. Come conciliare sviluppo e tutela dell'ambiente? Si tratta di un problema difficile da risolvere, soprattutto, di un problema che non ha soluzioni indolori: non si avranno mai, insieme, un ambiente del tutto immacolato ed una sostenuta crescita economica, qualche prezzo è necessari pagarlo. Grillo dice NO! Si può continuare a godere dei vantaggi dello sviluppo tecnologico senza alcun impatto negativo sull'ambiente. Come? Ma è tanto semplice! Usiamo tutti l'auto elettrica, potremo spostarci senza problemi e non inquineremo! E' semplicissimo no? E poi, soprattutto: decrescita felice, economia di auto consumo! Facciamoci in casa la marmellata, il pane e lo yogurt, coltiviamo la verdura negli orti in centro città! Produciamo energia in maniera decentrata, con piccoli generatori casalinghi. Avremo prodotti abbondanti e a buon mercato, non inquineremo e saremo più sani, facile no? Si, facilissimo, ci pensò a suo tempo, e a modo suo, nientemeno che il presidente Mao, quando lanciò la campagna per le piccole fornaci siderurgiche. "Una piccola industria siderurgica deve sorgere in ogni villaggio" ordinò il celeste presidente. Fu un disastro economico, sociale ed umano, ma questo Grillo non lo sa.
Ovviamente per risolvere senza costo alcuno il problema del rapporto uomo ambiente occorre battere qualcuno... chi? La risposta è facile, facilissima. Occorre battere il grande capitale che oppone all'economia di autoconsumo la  produzione accentrata in megafabbriche, la grande industria farmaceutica che vuole che noi consumiamo cibi insalubri per continuare a venderci i malefici farmaci della medicina occidentale, eccetera eccetera. E poi, occorre battere gli interessi monopolistici dell'industria automobilistica che si oppone alla fabbricazione di auto elettriche perché vuole continuare a vendere le vecchie auto a benzina. Fra tutte le idiozie di Grillo questa, sia detto fra parentesi, è la più idiota di tutte. Per Grillo l'economia di mercato sarebbe strutturalmente conservatrice, contraria alle innovazioni di prodotto: si possono far profitti solo nei settori tradizionali, non in quelli innovativi. Profonda analisi economica, non c'è che dire. Infatti gli interessi dei costruttori di carrozze hanno impedito il decollo delle ferrovie, e quelli dei proprietari delle ferriere lo sviluppo del traffico aereo. L'industria aereo spaziale è stata bloccata dagli interessi dei proprietari di aerei ad elica, quella delle biotecnologie dalle resistenze dell'industria chimica tradizionale. Non fa una grinza!!

Insomma, che si parli della crisi, o della pace nel mondo, o del rapporto con l'Islam, o della salvaguardia della natura la risposta di Grillo è sempre, monotonamente la stessa: “cerchiamo il colpevole, i colpevoli”. Novello, manzoniano cacciatore di untori Grillo non tenta diagnosi né cerca terapie: vuole uomini, uomini da mettere alla gogna, gogna virtuale, mediatica ovviamente.
In questo però non c'è nulla di nuovo. Grillo ha molti predecessori ed imitatori. Il suo modo di affrontare i problemi è molto simile a quello di un Di Pietro o di un Ingroia, o di un Nanni Moretti. Grillo però ha molto più successo dei vari giustizialisti forcaioli, dei girotondini, delle femministe di “se non ora quando?” ed è, in effetti, molto diverso da loro. In cosa?
La risposta è semplice. Di Pietro e Moretti, girotondini, femministe di “se non ora quando?” sono, tutti, caratterizzati da una mostruosa parzialità. Come Grillo anche questi personaggi pensano che tutto si risolva mettendo le mani sui malfattori, però, diversamente da Grillo, sono di una faziosità vomitevole quando si tratta di indicare i malfattori. Per Di Pietro, Ingroia o Moretti il malfattore è uno solo, in fondo, e si chiama Silvio... gli altri, al massimo, sono suoi “complici” o “colpevoli” di non combattere Silvio con sufficiente decisione. Così questi personaggi appaiono a moltissimi italiani per quello che sono: faziosi, ipocriti, intollerabilmente parziali. Grillo in questo è ben diverso. No, lui non fa sconti a nessuno: spara sul cavaliere, è vero, ma sbatte in faccia a Bersani, senza tante storie, lo scandalo del Monte paschi, e a Monti i suoi rapporti con la finanza internazionale. Tutti rubano, e spesso chi strilla contro i ladri è quello che ruba più di tutti, urla Grillo e in fondo, su questo, non ha tutti i torti. Ed ancora, i Bersani, i Di Petro, gli Ingroia non fanno che sbraitare contro gli evasori, Grillo non li segue. “Ma come, i politici corrotti si sono mangiati mezza Italia ed ora quegli stessi politici cercano di mettere le cose a posto strozzandoci con le tasse? E se un piccolo imprenditore non ce la fa a pagarle, tutte queste tasse, che fanno? Gli pignorano la casa? Ma andate a fan....” urla Grillo, e, di nuovo, qualcosa di vero nella sua invettiva c'è. In questo modo, differenziandosi dai forcaioli più ipocriti e parziali, Grillo strizza l'occhio a settori consistenti dell'elettorato di centro destra, ed acquista una forza che non avrebbe mai avuto se fosse stato l'ennesima, sbiadita, copia di squallidi personaggi come Di Pietro o Ingroia.
Non stupisce quindi il successo di Grillo. Non stupisce perché alcune delle cose che denuncia sono vere; la corruzione dei politici, il potere abnorme della finanza e delle multinazionali non sono invenzione del comico genovese, l'errore non consiste nel denunciare queste realtà, consiste, ovviamente, nel ridurre a loro la crisi. Non stupisce, il suo successo, perché Grillo è stato ed è abilissimo a tenere i contatti con aree molto ampie, e trasversali, dell'elettorato. Di fronte alla ipocrisia di Bersani ed alla evidente ripetitività di Berlusconi Grillo riesce ad apparire quasi come una alternativa credibile. Ma si tratta di un abbaglio. La sua non è una proposta politica, è solo un urlo, uno sberleffo, un tentativo, l'ultimo di una lunga serie, di non affrontare davvero i problemi nella loro complessità. Soprattutto, anche a voler ignorare l'antisemitismo e le tante idiozie e volgarità presenti nel suo programma, il grillismo è inaccettabile in quanto nuova forma di giustizialismo forcaiolo. Un giustizialismo forcaiolo diverso, non limitato al cavaliere, aperto a tutti, generalizzato, non ipocrita, ma comunque giustizialismo, comunque forcaiolo. Forse Grillo neppure se ne rende conto ma la sua Italia sarebbe una dittatura dei giudici, la peggiore delle dittature, diceva Alexis de Tocqueville.
Però avrà un buon successo, c'è da starne certi. Non ci aspettano tempi allegri...