sabato 9 gennaio 2021

LEGALITA', LEGGE E GIUSTIZIA

 John Locke - Wikipedia

Non tutti gli argomenti di coloro che addebitano quasi esclusivamente la Trump la situazione drammatica che gli USA stanno attraversando sono da giudicare faziosi o ipocriti. Certo, c'è moltissima ipocrisia e faziosità negli strilli di chi, dopo aver applaudito alle violenze inaudite dei BLM, si dice indignato per l'assalto al parlamento messo in atto da un branco di imbecilli facinorosi, fra cui molto probabilmente si nascondevano fior di provocatori. Alcune argomentazioni dei critici di Trump vanno però prese sul serio ed esaminate in maniera pacata e razionale.
Una soprattutto mi sembra degna di esser considerata con attenzione.
Esistono le leggi, dicono alcune persone di provata buona fede, ed alle leggi bisogna obbedire, anche quando non ci piacciono. Se si ritiene di esser stati vittime di ingiustizie o brogli ci sono i canali legali cui ricorrere per far valere le proprie buone ragioni. Se i ricorsi che si sono presentati vengono respinti non si può, e non si deve, far altro che accettare il loro verdetto. Se non lo si fa si entra in un circuito pericolosissimo che può sfociare in una guerra civile. E le persone ragionevoli dovrebbero, devono, fare di tutto per evitare una simile deriva. Trump non lo ha fatto, quindi, quale che sia il giudizio, magari anche in parte positivo, sulla sua presidenza, va condannato. Il presidente si è comportato in maniera irresponsabile, e non può essere concesso al presidente degli USA di comportarsi da irresponsabile.
Espresso in questi termini generali l'argomento mi sembra condivisibile, però... però le argomentazioni troppo generali non sono mai interamente soddisfacenti, non rispondono a molte legittime obiezioni. Vediamo un po'.

Locke e Kant

Come si sa il grande filosofo liberale John Locke teorizzò il diritto alla resistenza. Quando i poteri dello stato, governo o corpo legislativo, prendono misure che attentano alla vita, alla libertà ed agli averi dei cittadini questi hanno diritto di resistere; non sempre si è tenuti a rispettare le leggi. Se una legge o, a maggior ragione, una misura amministrativa ledono i diritti fondamentali degli esseri umani questi hanno diritto di opporsi, anche con la forza, a simili misure.
Kant era in disaccordo con il filosofo inglese. Per il prussiano il diritto alla resistenza è una autentica contraddizione in termini. Come può una legge concedere ai cittadini il diritto di non obbedire a se stessa? Siamo di fronte ad un evidente paradosso. Il diritto alla resistenza inoltre, se messo in atto, porterebbe ad una situazione di caos permanente. E' pensabile che ogni cittadino si riservi il diritto di obbedire o meno ad una legge? Basta porsi la domanda per avere la risposta.
Il contrasto fra Locke e Kant però è, forse, più apparente che reale. Quando parla di “diritto di resistenza” Locke non si riferisce al diritto
legale, non ha in mente una legge che comandi la disobbedienza alla legge. Il diritto di resistenza è un diritto etico, morale. E' giusto opporsi alla legge quando questa viola qualcosa che è più basilare della legge stessa e a cui ogni legge deve attenersi se vuole davvero esser tale: il diritto naturale. Ogni essere umano ha, in quanto tale, alcuni diritti fondamentali che le leggi devono rispettare e garantire. Quando questo non avviene si può resistere alle leggi, non perché queste consentano la resistenza, ma perché è giusto farlo. Se posta in questi termini la questione il contrasto fra Locke e Kant diventa subito assai meno radicale di quanto possa apparire a prima vista. Anche Kant infatti mette qualcosa sopra la legge: l'imperativo categorico a cui tutti gli esseri morali hanno il dovere incondizionato di obbedire.

Legge e giustizia

Non è il caso di approfondire qui il discorso sul giusnaturalismo di Locke e l'imperativo kantiano; su questo argomento sono scorsi i classici fiumi di inchiostro, affrontarlo con la dovuta profondità esula dagli scopi di questo modestissimo lavoro e travalica le forze di chi scrive.
Locke non era un pericoloso eversivo. Era una persona moderata, osservante delle leggi e non aveva la minima intenzione di incitare qualcuno alla rivolta. Il suo diritto alla resistenza pone però un problema enorme ed attuale: quello del
rapporto fra legge e giustizia.
Si deve obbedire alle leggi, in linea di massima questo è vero, ma... che fare quando le leggi a cui si deve obbedire sono palesemente ingiuste?
Anche le peggiori tirannidi totalitarie hanno un simulacro di leggi. E' vero che i tiranni sono i primi a violare le loro stesse leggi, ma queste comunque esistono perché conferiscono un minimo di legalità al potere arbitrario e, soprattutto, assicurano un certo ardine alle organizzazioni totalitarie.
Ci sono leggi, o loro simulacri, più o meno ovunque, ma sono, in quanto leggi, sempre e comunque
giuste? Difficile sostenerlo. In fondo anche le leggi di Norimberga erano leggi. Ed era legge il codice penale staliniano che Solgenicyn sottopone a minuziosa analisi in “arcipelago Gulag”. Quel codice fu la base su cui si edificarono crimini mostruosi.
E non solo legge e giustizia non coincidono, esiste anche il caso di leggi giuste, la cui applicazione, perfettamente regolare, ha portato a clamorose ingiustizie.
Socrate considerava giuste le leggi della cui violazione era accusato ed il processo a Socrate fu condotto in maniera del formalmente regolare. Ma la condanna di Socrate è una delle grandi ingiustizie della storia. Considerazioni analoghe possono farsi per Sacco e Vanzetti o per caso Dreyfus. Il militare francese non sognava neppure di negare il carattere criminale del tradimento ed il suo processo fu formalmente, solo formalmente, regolare, ma la sua condanna clamorosamente ingiusta. Venendo a tempi più recenti e a casi meno drammatici le inchieste a raffica che Silvio Berlusconi ha dovuto subire per oltre venti anni non erano illegali. Formalmente i PM che hanno letteralmente braccato il cavaliere non hanno commesso alcun reato. La loro azione tuttavia, formalmente legale, comunque mai sottoposta neppure ad indagine, è stata quanto di più ingiusto sia avvenuto nella storia italiana recente. Si potrebbe continuare molto, molto a lungo.
Legge e giustizia non coincidono, come non coincidono giustizia ed applicazione della legge, giustizia e sentenze, giustizia e regolarità formale di processi, inchieste, indagini.

Guerra civile?

A volte si deve resistere alle leggi, protestare contro sentenze, inchieste, indagini in cui, al di la della regolarità formale, si palesa una faziosità di fondo. Ma... cosa innesca una simile situazione? Inutile nascondersi dietro ad un dito. L'obbedienza alla legge è condizione primaria della coesione sociale. Se disobbedire alla legge diventa pratica di massa la coesione sociale si spezza ed un paese rischia di precipitare nella guerra civile.
Si, le cose stanno così. A volte disobbedire alle leggi è necessario, ma bisogna esser ben consapevoli di cosa si rischia in casi simili. Le guerre civili sono qualcosa di tragico ma a volte nella storia sono diventate tragicamente necessarie.
“l'esperienza di sempre ha dimostrato che gli uomini sono disposti a sopportare gli effetti d'un malgoverno finché siano sopportabili, piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all'assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l'avvenire”.
Così recita la
dichiarazione e di indipendenza degli Stati Uniti d'America. I padri fondatori non cercarono qualche cavillo che potesse conferir loro la autorità legale di staccarsi dalla madre patria. Contrapposero il diritto naturale alla legalità, ed agirono di conseguenza.
In effetti gli Stati Uniti sono nati da una ribellione quanto meno simile ad una guerra civile ed hanno subito una guerra civile autentica, terribile, sanguinosissima. Era possibile evitarla? Forse, di certo è parte integrante della loro storia.

Possono esserci guerre civili nella storia di grandi paesi. Le responsabilità in questi casi sono in primo luogo di chi fa leggi ingiuste o si comporta ingiustamente. Il discorso sulle responsabilità però può avere una importanza secondaria, tutto sommato. Il vero punto importante è un altro. Le guerre civili sono una tragedia, quindi occorre porsi la domanda: è possibile evitarle anche quando si è costretti a resistere a leggi ingiuste, protestare contro indagini e sentenze inique, denunciare brogli elettorali clamorosi? La mia risposta è
SI. E' possibile evitarle e comunque occorre operare in questo senso.
Non è vero che di fronte ad una legge ingiusta, o a processi ed indagini farsa, o a brogli l'unica via percorribile sia quella della disobbedienza alla legge. Il lockiano diritto alla resistenza non porta necessariamente allo scontro frontale col potere. Fino a che in un paese sono garantite le fondamentali libertà democratiche e i basilari diritti umani su può lottare pacificamente, restando nella legalità contro leggi ingiuste. Questa è la fondamentale differenza fra l'occidente di oggi e paesi come l'URSS di Stalin o la Germania nazista.
Viene proposta una legge ingiusta? Si cerca di bloccarla in parlamento, la si denuncia alla pubblica opinione. Se passa si organizza un referendum abrogativo, si fa ricorso alla corte costituzionale, si scende pacificamente in piazza per protestare (scendere in piazza è
perfettamente legale). I mezzi ci sono, basta avere la volontà di cercarli ed usarli. Prima di alzare le braccia e porre tutti di fronte alla alternativa disastrosa: o accettare enormi, clamorose ingiustizie o iniziare a sparare, si ha il dovere morale, oltre e prima che politico, di lottare pacificamente restando nella legalità, Si può far ricorso a soluzioni diverse solo se ci si è letteralmente trascinati per i capelli da un potere tanto arrogante quanto stupido e sconsiderato. In questo caso sue e solo sue saranno le responsabilità del dramma.

Veniamo all'oggi

Non nascondiamoci dietro ad un dito. Tutti i discorsi fatti sinora rimandano alla drammatica situazione che gli USA stanno vivendo in questo periodo.
Trump si è messo fuori dalla legalità affermano in molti. Non ha accettato il risultato elettorale ed ha contestato i verdetti delle corti. Ha denunciato brogli che non esistevano ed eccitato gli animi. Lui è il responsabile di tutto.
La cosa che stupisce in molti discorsi è questa: si afferma che Trump ha perso le elezioni perché questo hanno detto le autorità dei vari stati. In realtà non tutte e autorità si sono dette d'accordo sulla sconfitta di Trump: i parlamenti dei sei stati contestati sono entrati in rotta di collisione coi rispettivi governatori e ben 20 stati hanno fatto ricorso alla corte suprema sulla questione della Pensilvanya. Questi però in fondo sono dettagli. Ad essere inaccettabile è la logica del ragionamento: Trump ha perso perché così hanno stabilito le autorità. Un po' come dire: “c'è rigore quando l'arbitro lo fischia”, oppure, per passare a cose meno frivole: il capitano Dreyfus era colpevole perché il tribunale militare lo ha ritenuto tale. La giustizia coincide a priori con la legge e la legge coi verdetti. Verità legale e verità di fatto vengono ad identificarsi.
Considerazioni simili possono farsi per i verdetti delle corti: i brogli non esistevano perché le corti si sono rifiutate di prendere in esame le prove che i legali di Trump avevano presentato. Lo stesso caso di prima: Dreyfus, e Socrate, e Sacco e Vanzetti e tantissimi altri erano colpevoli perché i tribunali li hanno ritenuti tali. Anzi, il caso di di Trump è ancora più clamoroso. Perché, ad esempio nel caso Dreyfus un tribunale ha almeno ascoltato dei testi, esaminato delle prove. Nel caso dei ricorsi di Trump
NO: sono stati in larga misura respinti per motivi procedurali. I giudici potevano respingerli, ovviamente, ma potevano anche non farlo ed esaminare lo sterminato materiale probatorio in mano ai legali di Trump. Hanno scelto di non farlo, di tirarsi indietro e lavarsene le mani, ma la loro scelta può essere criticata di fronte alla pubblica opinione.

Trump ha presentato ricorsi su ricorsi, tutti respinti. I parlamenti di vari stati hanno ascoltato dei testi ed esaminato alcune prove e, caso strano, questi parlamenti hanno contestato la scelta dei governatori, favorevole a Biden. Visto che la situazione non si sboccava Trump ha fatto appello alla pubblica opinione: ha denunciato quella che gli sembrava una ingiustizia enorme di cui erano vittima, prima di lui, i 75 milioni di americani che lo avevano votato. Infine è sceso in piazza. E' “sovversivo” tutto questo? Se lo fosse sarebbe stato sovversivo il “j'accuse” di Zola , sarebbero state sovversive la manifestazioni di piazza a favore di sacco e Vanzetti, sarebbero state sovversive le innumerevoli denunce di Berlusconi contro la magistratura politicizzata.
In realtà Trump non ha fatto altre che ricorrere a tutti i mezzi
pacifici e legali che in una democrazia un cittadino ha a disposizione per far fronte a quella che ritiene, ed i effetti E', una enorme ingiustizia. Ha cercato di sanare quella contraddizione fra legge e giustizia cui hanno dedicato grande attenzione fior di pensatori e che è presente nella stessa dichiarazione di indipendenza degli Stati uniti d'America.

Ora è in corso un tentativo chiaro, smaccato di
cancellare Trump, cancellare non (per ora) nel senso di incarcerarlo o eliminarlo fisicamente. Nel senso di ridurlo al totale silenzio, precludergli il diritto alla parola, imporgli, per farla breve, la morte civile. Stessa sorte deve toccare alla presidenza Trump. I quattro anni durante i quali Trump è stato presidente vanno cancellati dalla storia, Si è trattato di una infernale parentesi che va dimenticata, rimossa. La presidenza Trump non è, orwellianamente, mai esistita. E stessa sorte deve toccare infine a quella parte enorme della popolazione americana che in Trump ha creduto e crede, in misura più o meno ampia. Si tratta di una massa di zoticoni ignoranti. Sessisti, razzisti, fascisti da ridurre al silenzio e sacrificare alle esigenze della mondializzazione. Se ci stanno con le buone bene, altrimenti li si ridurrà alla ragione con altri mezzi. Non ci vuole molto per capire che un simile atteggiamento porta, questo si, alla guerra civile. Perché si potranno giudicare come si vuole Trump ed il trumpismo ma una cosa è certa: questo è molto diffuso nella società americana e non solo, comprende strati sociali vasti ed importanti, esprime interessi, idee, valori, aspirazioni di moltissima gente. Pensare che questi possano essere calpestati senza che vi sia una reazione molto forte è pura follia. E porta a situazioni tragiche.
Chi oggi è sostanzialmente fuori dalla legalità sono le Nancy Pelosi e gli Zuckerberg. Quando la speaker della camera dei rappresentanti chiede l'impeachement per Trump ad 11 giorni dalla scadenza del mandato perché, afferma, in questi 11 giorni Trump potrebbe scatenare una guerra nucleare si è del tutto fuori da ogni normalità istituzionale. L'odio politicamente corretto diventa pura follia.
La situazione è grave e potrebbe degenerare. Spero che questo non succeda e che vengano ripristinate al più presto le condizioni di una lotta politica civile. Negli stati Uniti ma non solo. Se no gli esiti della crisi in cui l'occidente versa potrebbero davvero essere disastrosi.

mercoledì 6 gennaio 2021

IL SESSO, ED IL PARTICOLARE, NEGATI

 

L'immagine può contenere: 1 persona

Continua l'attacco politicamente corretto al linguaggio, alla storia ed al buonsenso. Omero va ad aggiungersi ai tanti uomini illustri da cancellare dalla storia in quanto “razzisti”. La parola “Amen” sarebbe “maschilista” e va sostituita, o affiancata, dalla “inclusiva” Awomen. Non è improbabile che la preghiera “padre nostro” sia bollata di sessismo e sostituita da “madre nostra”. Intanto al congresso americano i dem, non paghi dei furti elettorali in cui pare stiano diventando maestri, discutono di nomi e pronomi. “Lui” e “lei” non sarebbero sufficientemente “inclusivi” e vanno sostituiti da “loro”. Il termine “madre” è pericolosamente sessista e non va usato. Meglio genitore uno (o due).
Dietro a questa follia ci sono molti fattori: la pretesa di “riformare” il linguaggio a suon di decreti, il vezzo di giudicare opere letterarie e personaggi vissuti secoli o millenni fa in maniera del tutto avulsa dal loro contesto storico, l'odio dell'occidente nei confronti di se stesso. Fattori che si collegano tutti, in maniera più o meno mediata, a quella che possiamo chiamare ideologia della non differenza. Sessi, razze, nazioni, culture, civiltà non esistono. Si tratta di stereotipi, costrutti sociali, armi ideologiche al servizio del “potere”. Essere, ad esempio, maschio o femmina non contribuisce più a definire l'identità degli esseri umani, decade a loro caratteristica secondaria se non a scelta inessenziale. Essere maschi o femmine è un po' come essere biondi o bruni, o comprare mele o pere al supermercato. Qualcosa di secondario, accidentale, addirittura frivolo.
Esiste però una contraddizione macroscopica in queste teorizzazioni deliranti. Gli stessi che negano l'esistenza, ad esempio, dei sessi pretendono “quote rosa” un po' ovunque. In parlamento, nei consigli di amministrazione di grandi aziende, nei posti di primario di grandi ospedali ci devono essere un certo numero di donne. La cosa appare alquanto strana: se i sessi non esistono perché mai chiedere la presenza di donne in vari prestigiosi posti di lavoro? Se essere maschi o femmine è qualcosa di inessenziale perché mai protestare se, ad esempio, in parlamento ci sono troppo poche femmine? E' abbastanza contraddittorio chiedere una maggior rappresentanza per le esponenti di qualcosa che non esiste o che ha comunque una importanza del tutto secondaria.
Una simile contraddizione merita di essere approfondita.

Il liberalismo non nega l'importanza delle particolarità che caratterizzano ognuno di noi, non riduce gli esseri umani a pure astrazioni, esangui fantasmi privi di sesso, cultura, storia, in una parola, identità. La libertà liberale riguarda gli esseri umani concreti, non le loro astrazioni. Quando si dice che tutti gli esseri umani hanno la stessa dignità ci si riferisce, appunto, a persone portatrici ognuna delle sue caratteristiche naturali, sociali e culturali.
Pur non negandone l'importanza il liberalismo però non vede, non vuole vedere, in certi casi le particolarità. Si tratta di tutti quei casi in cui ad essere decisive non sono le particolarità ma la natura genericamente umana di ogni persona.
Se si tratta di stabilire chi rappresenta il popolo in parlamento ad essere importanti non sono il sesso o la razza dei candidati, ma i voti delle elettrici e degli elettori. Se si deve scegliere chi deve guidare un aereo, effettuare un intervento chirurgico a cuore aperto o progettare un ponte, ad essere decisive sono le competenze professionali, non la nazionalità, il sesso o la razza. Più in generale il rispetto cui ognuno di noi ha diritto non è collegato ad alcuna delle nostre particolarità. Io ho diritto al rispetto, ed ho il dovere di rispettare i miei simili, in quanto essere umano, non in quanto italiano, bianco od occidentale.
Nel liberalismo quindi convivono, ognuno nel suo ambito, il rispetto del particolare e l'importanza dell'universale. L'ideologia della non differenza opera invece un completo ribaltamento di questi termini. Distrugge il particolare in nome di un universalismo fasullo e distrugge l'universalismo vero sostituendolo col particolarismo separatista. Vediamo di approfondire il discorso.

Fermiamoci solo al caso dei sessi. Lo si è già detto: se l'ideologia della non differenza fosse corretta nessuno dovrebbe protestare per la scarsa presenza di donne nelle istituzioni. Se il sesso non ha importanza non ha senso alcuno lamentarsi perché un sesso è poco presente in questa o quella istituzione. La situazione attuale dovrebbe andar benissimo a tutti (e a tutte).
I teorici della non differenza però non sono contenti della situazione attuale, ed in questo nelle loro teorizzazioni c'è un grumo di verità, quello stesso presente in tutte le menzogne. La situazione attuale è infatti lontana dal realizzare in concreto quella eguaglianza di diritti e doveri fra i sessi che viene giustamente richiesta dai sostenitori dei valori democratici e liberali.
Sono noti i rimedi che i sostenitori di tali valori propongono per migliorare la situazione: lotta senza quartiere alle discriminazioni, misure economiche e normative per permettere il pieno inserimento, a tutti i livelli, delle donne nel mercato del lavoro: permessi per maternità, allattamento, asili nido, piena parità economica.
Ma ai teorici della non differenza tutto questo non basta. Non solo non è sufficiente, ma appare addirittura negativo. Chiedere ad esempio permessi per allattamento e maternità significa eternizzare il ruolo femminile, considerare la donna principalmente come madre, e nulla è tanto lontano dalla non differenza quanto la banale constatazione che le donne sono tali proprio perché occupano una certa posizione nel processo di riproduzione della specie. Il democratico liberale riconosce l'importanza del ruolo di madre e vuole renderlo pienamente compatibile con l'inserimento a tutti i livelli della donna nel mercato del lavoro, la femminista radicale ed il teorico della non differenza negano questo ruolo. Non esistono padri e madri, solo genitori uno e due!
Così, per rendere “effettiva” la scomparsa dei sessi i teorici della non differenza non fanno altro che richiedere ovunque quote paritarie fra i sessi. I sessi non esistono, “quindi” (QUINDI!!!) maschi e femmine devono essere paritariamente presenti in tutto (tranne che nelle carceri). Una miscela perfettamente equilibrata di maschi e femmine diventa l'ideale di chi nega rilevanza alcuna all'essere maschio o femmina. Si tratta con tutta evidenza di un non senso logico, ma la logica, lo sanno tutti, è “maschile”...
Le conseguenze di questa follia sono sotto gli occhi di tutti. L'universalismo fasullo di chi nega le particolarità diventa separatismo, questo si sessista! La particolarità femminile viene negata laddove ha un valore essenziale: nel processo di riproduzione della specie umana, e viene affermata a scapito del vero universalismo, laddove essa non ha, non deve avere, valore alcuno. Nello stabilire che siede in parlamento o effettua un intervento chirurgico contano, val la pena di ripeterlo, non il sesso ma le doti professionali di donne e uomini, o i voti delle elettrici e degli elettori.

La follia di simili posizioni risulta ancora più chiara se pensiamo ad una immaginaria competizione sportiva.
Nello sport le particolarità sessuali contano, infatti quasi tutte le competizioni sono divise in maschili e femminili.
Poniamo che un coerente teorico della non differenza contesti tale divisione. Il sesso non conta, afferma con lucida, e folle, coerenza, quindi maschi e femmine devono gareggiare fra loro, poniamo, nella gara dei cento metri piani.
Se una simile proposta fosse accolta i vincitori però sarebbero quasi sempre di sesso maschile. Non lo dico io, lo dicono i tempi fatti riscontrare su questa distanza da atleti maschi e femmine.
Per il politicamente corretto tutto questo però sarebbe  altamente “discriminatorio”. Così, per sanare questa “discriminazione”, cosa fa? Propone che la vittoria venga assegnata, a turno, ad un atleta maschio e ad una atleta femmina. La particolarità viene negata laddove questa è della massima importanza, all'inizio della gara, facendo gareggiare fra loro maschi e femmine, e viene affermata laddove essa non può avere importanza alcuna: nella assegnazione della vittoria.
Nello sport tutto questo non accade, per ora, ma sta iniziando ad accadere in altri campi, nei concorsi letterari o cinematografici ad esempio, se non nei concorsi tout court. E ciò che si è detto del sesso può essere esteso ad altre particolarità negate dai fanatici del politicamente corretto: razziali, etniche, culturali. Ovunque la stessa schizofrenia: si nega la particolarità laddove essa è importante e la si afferma laddove non ha né deve avere importanza alcuna. L'universalismo fasullo si sposa col separatismo tribale, la negazione del sesso diventa ossessione sessuale. Tutto viene sessualizzato, comprese le preghiere e le benedizioni.
L'ultima follia di una civiltà sempre più in crisi.

lunedì 28 dicembre 2020

SUL VACCINO

Lo dico subito: mi farò vaccinare, sono favorevole al vaccino e sono convinto che questo vada somministrato su base rigorosamente volontaria. Nelle righe che che seguono cercherò di argomentare pacatamente questa mia posizione prendendo in esame le obiezioni che è possibile avanzare.

Avallare la politica di Conte?

Qualcuno forse pensa che essere favorevoli al vaccino voglia dire avallare la politica di Conte e del suo governo di cialtroni. Sono in totale dissenso.
In primo luogo si è favorevoli o contrari a qualcosa indipendentemente dal fatto che altri siano contrari o favorevoli alla stessa cosa. L'argomento “ad personam” è logicamente insostenibile. Di certo non sosterrò che due + due fa cinque solo perché Conte (forse) sostiene che fa 4.
In secondo luogo, NON è vero che Conte ed i sui compari abbiano puntato molto sul vaccino. Ad aver spinto al massimo per vaccino è stato il presidente Trump, accusato dai media di regime di essere un “negazionista”. I paesi che per primi sono arrivati al vaccino sono stati gli USA di Trump e la Gran Bretagna di un altro “negazionista”: Boris Johnson. Mentre Conte trasformava il vaccino in nuova fiaccola olimpica, facendolo trasportate dal Belgio sino a Roma su un camioncino scortato da auto della polizia, negli USA, Gran Bretagna ed Israele venivano vaccinate centinaia di migliaia di persone. Da un lato becera propaganda, dall'altro lavoro serio.

Si è arrivati troppo alla svelta al vaccino.

Veniamo agli argomenti seri. In effetti il vaccino è stato raggiunto in tempi molto brevi. Ma la fretta era imposta da una situazione che stava diventando, e diventa, ogni giorno più insostenibile. Si può negare questo solo sostenendo che la pandemia non esiste. Una tesi difficilmente sostenibile, a mio modesto parere. Certo, c'è chi ha sfruttato e sfrutta la pandemia per propri scopi, la Cina soprattutto; ma denunciare chi sfrutta la pandemia non equivale a dire che questa sia una invenzione o un trucco. Negli USA la pandemia ha reso possibile la truffa del voto postale ma questo non vuol dire che il Covid 19 sia una invenzione di Joe Biden...

La fretta rende insicuro il vaccino.

Può essere, ma sinceramente non lo credo troppo. Esistono leggi, controlli, protocolli. E prima ancora esiste il mercato con le sue leggi non scritte. Se il vaccino dovesse nuocere in maniera grave alla salute di chi se lo fa iniettare le conseguenze sarebbero devastanti per le cause farmaceutiche che lo hanno commercializzato, oltre che per i governi che lo hanno autorizzato. L'idea che chi vende qualcosa lo faccia fregandosene delle sue possibili conseguenze dannose è tipica di chi considera il mercato una sorta di arena in cui vari soggetti fanno a gara nell'imbrogliarsi a vicenda. Si tratta di una idea molto ingenua, non solo perché esistono le leggi, ma anche perché chi imbroglia di solito è espulso dal mercato. Esistono, a mio parere, buoni motivi per credere a chi afferma che il vaccino è stato testato in maniera rigorosa.

Non conosciamo gli effetti a lunga scadenza.

Questa affermazione può essere interpretata in due modi: in maniera “forte” o in maniera “debole”.
Interpretata in maniera debole la affermazione si rifà a quanto detto nei punti precedenti sulla rapidità con cui si è arrivati al vaccino. Il fatto che si arrivi rapidamente alla scoperta di un farmaco non vuol dire che il farmaco non possa essere sicuro. Si possono fare controlli rigorosi anche in tempi stretti.
Interpretata in maniera forte la affermazione è non solo vera, ma inconfutabile. E' però priva di conseguenze pratiche.
In realtà noi non non conosciamo le conseguenze a lunga scadenza di
nulla. Logicamente è indimostrabile che il mondo sia retto da alcune fondamentali regolarità. Lo ha argomentato a suo tempo in maniera perfetta David Hume: nulla ci assicura che il domani sia simile all'oggi. La regolarità del mondo è il presupposto di ogni pensiero, discorso ed azione, ma è un presupposto indimostrabile: è un dato della ragione e, prima ancora, della vita e dell'agire umani. Si cerchi di dimostrarlo e ci si avvita in inestricabili circoli viziosi, si provi a farne a meno e tutto diventa impossibile. Logicamente nulla ci assicura, diceva Hume, che se una madre getta suo figlio dalla finestra questo precipiti al suolo invece di rimanere sospeso a mezz'aria. Però, aggiungeva il filosofo scozzese, le madri non gettano i figli dalla finestra. E fanno bene...

Le case farmaceutiche mirano al profitto...

Certo, le case farmaceutiche mirano al profitto, come mirano al profitto le fabbriche di mobili, le case editrici, le imprese di pulizie, banche, assicurazioni ed imprese automobilistiche, aeronautiche o agro alimentari. E allora?
Non c'è niente di male nel profitto. E' perfettamente normale che chi intraprende una attività economica lo faccia in vista di un'utile. Può pensare il contrario solo chi detesta l'economia di mercato. Tipico a questo proposito l'atteggiamento di Bergoglio che sembra avere un'unica preoccupazione: che il vaccino venga gestito in un'ottica “di mercato”. Il vaccino sarà commercializzato a prezzi ridotti, questo è certo, ma le case farmaceutiche ne trarranno comunque un profitto, diretto o indiretto. Questo può scandalizzare solo chi ama i totalitarismi più o meno teocratici e detesta le società libere e pluraliste, quelle all'avanguardia nella ricerca medica.

Sappiamo poco del vaccino

E' vero, sappiamo poco del vaccino, come sappiamo poco o nulla di moltissime cose che ci circondano ed usiamo tutti i giorni.
In una società basata sulla divisione del lavoro ognuno di noi ha a che fare con cose di ogni tipo di cui sa solo che possono essergli utili in determinate circostanze della vita. Questo vale per i medicinali come per i cibi, per gli elettrodomestici come per i mezzi di trasposto. Uno dei presupposti affinché una società pluralista ad economia di mercato possa funzionare è la diffusione della fiducia, oltre, ovviamente, alla presenza di leggi che tutelino la sicurezza di ognuno. Non sono obbligato a conoscere il funzionamento di un aereo se decido di fare un viaggio, né la formula chimica di un formaggio quando lo mangio. Anche se i burocrati della UE hanno diffuso l'ideologia della “informativa” non perdo ore cercando di capire le formule chimiche che fanno bella mostra di se sulle etichette di alcuni farmaci o generi alimentari. Preferisco fidarmi di medici e farmacisti, piloti d'aereo e lavoratori dei caseifici. Questo non mi impedisce, a volte, di informarmi su alcuni prodotti che acquisto, mi evita però di diventare un maniaco e mi rende più facile la vita.

Volontario o obbligatorio?

Sono contrario ad ogni forma, più o meno velata o mascherata di obbligatorietà del vaccino.
Imporre un vaccino a persone adulte vuol dire di fatto sottoporle ad un trattamento sanitario obbligatorio e questo lede in maniera gravissima una fondamentale libertà personale sancita e dalla costituzione. Un trattamento sanitario obbligatorio può essere deciso solo da un giudice
caso per caso e riguardare singole persone, non interi gruppi o, peggio ancora, l'intera popolazione di un paese. La obbligatorietà del vaccino sarebbe incostituzionale e tanto dovrebbe bastare per escluderla dalle opzioni possibili.
Del resto, se Tizio è vaccinato ha poco o nulla da temere da Caio che vaccinato non è; perché allora obbligare Caio a vaccinarsi? Si potrebbe obiettare che Caio, non vaccinato, potrebbe infettarsi, poi venire a contatto ed infettare a sua volta persone che, pur volendolo, non hanno potuto per i più svariati motivi, sottoporsi a vaccino. E nessuno ha libertà di infettare altri. Il discorso sembra sensato, ma non lo è.
Quali e quante possibilità ci sono che un caso simile si verifichi? Caio dovrebbe infettarsi, poi venire a contatto con persone che volevano vaccinarsi ma non lo hanno potuto fare ed infettare a sua volta queste. A loro volta queste dovrebbero subire danni gravi dall'infezione, finire in terapia intensiva o addirittura morire. Teniamo conto che il tasso di mortalità del covid è inferiore all'uno per mille; la mancata vaccinazione di alcuni a
Quante persone farebbe davvero correre un rischio grave?
Dietro al discorso sulla possibilità che i non vaccinati infettino altri sta la pretesa assurda del “
rischio zero”.Tutti devono vaccinarsi perché non deve esistere possibilità alcuna che qualcuno possa infettare qualcun altro. Ma, ragionando in questo modo, io dovrei sottopormi a continui esami medici perché mentre guido la mia auto potrei avere un malore, investire ed uccidere qualche passante. Si potrebbero fare molti esempi simili. Se messa in atto l'ideologia del rischio zero renderebbe impossibile la vita degli esseri umani e aumenterebbe in maniera esponenziale proprio i rischi. Detto per inciso, l'ideologia del rischio zero dà ragione proprio a chi rifiuta i vaccini perché spaventato dai loro possibili rischi... un cane che si morde la coda.
Infine chi sostiene l'obbligatorietà del vaccino potrebbe difenderla con l'argomento della “immunità di gregge”. Solo se in moltissimi si vaccinano è possibile raggiungere tale immunità, si sostiene. Argomento ragionevole, certo... ma... ma se un popolo non vuole essere immune lo si può obbligare ad esserlo? Non credo proprio. Se a livello di massa la salute non è sentita come un valore nessuna forza al mondo può può imporla a milioni di persone.
Del resto, siamo tanto sicuri che la salute non sia considerata un valore dalla stragrande maggioranza della popolazione? Io sono convinto del contrario. Se invece di fare terrorismo sulla obbligatorietà od organizzare ignobili sceneggiate propagandistiche le autorità facessero un lavoro serio di diffusione della cultura scientifica molti problemi sarebbero risolti.
Ma è possibile pensare che i seguaci della piccola Greta possano favorire una rigorosa divulgazione scientifica? Ad essere anni luce lontani dalla scienza autentica sono proprio loro...

E tanto può bastare.

 

martedì 22 dicembre 2020

IL PAESE AFFONDA E I NANI LITIGANO

 

A volte mi chiedo: come abbiamo fatto a cadere tanto in basso?
Ci rendiamo conto che mentre il paese attraversa una crisi gravissima il governo discute sulla “cabina di regia”?
I fondi che uno stato ha a disposizione vengono gestiti dal governo e dai ministri interessati, sotto il controllo del parlamento.
A Conte questo non basta. Lui vuole le cabine di regia, i comitati di esperti, lui convoca gli stati generali, spende milioni su milioni in stipendi a schiere infinite di consiglieri. Lo ha fatto per gestire l'emergenza sanitaria, coi bei risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Lo fa per cercare di gestire l'emergenza economica ed utilizzare i fondi europei.
E intorno al leader infuriano le polemiche. No, non polemiche su scelte politiche. Risse furibonde sulle poltrone, col governo che sembra sempre sul punto di cadere ed invece non cade mai, perché tutti coloro che lo sostengono sanno che dare la parola al popolo sarebbe per loro mortale. Chissà, forse accetterebbero elezioni anticipate solo se in Italia fosse introdotto il voto per posta...
Ma, per fortuna, da noi questo non esiste. Ed allora i nani politici che sostengono il governo dei cialtroni litigano, si scannano, ma alla fine trovano un accordo, che vale per quindici giorni, un mese al massimo. Poi ricominciano.
Ed intanto il paese vive in una situazione di totale illegalità, con la costituzione di fatto sospesa.
Ed affonda.

venerdì 18 dicembre 2020

ETEROGENESI DEI FINI

 

Penso sia quasi impossibile per una persona normale seguire la rete intricatissima, super particolareggiata di norme e contro norme, deroghe e contro deroghe partorite da Conte e dai suoi sodali per le festività natalizie.
Il governo dei buoni a nulla capaci di tutto cerca di realizzare l'incubo di Orwell: controllare sin nei minimi dettagli TUTTA la vita dei cittadini. Si potranno ricevere due persone ma solo una volta al giorno. Le persone ricevute possono portare con se i figli, ma solo se inferiori di 14 anni (infatti si può contagiare qualcuno solo dai 15 anni in su...). Il grande timoniere poi ammonisce: anche all'interno della case è bene che si mangi in tavole separate. Come tutti sanno le case degli italiani sono una sorta di ristoranti. Comunque, niente paura, si tratta di un paterno consiglio, non di un obbligo. Per ora la polizia non può fare irruzione nelle case degli italiani per controllare in quanti sono a tavola. E neppure ci sono degli apparecchi televisivi che ci controllano dentro le nostre abitazioni. Forse saranno introdotti col prossimo DPCM...
Queste misure, mortali per l'economia, liberticide ed incostituzionali, non solo non servono a nulla contro l'epidemia, sono addirittura controproducenti dal punto di vista sanitario.
Un sacco di gente si sta mettendo in viaggio per raggiungere le seconde case, o ricongiungersi a genitori e parenti prima che le misure del governo dei cialtroni diventino operative. Il solo risultato della follia di Conte e dei suoi compari è proprio il formarsi di enormi assembramenti che favoriscono lo sviluppo dell'epidemia.
Si chiama eterogenesi dei fini. Molte azioni umane hanno conseguenze non previste, diverse e spesso opposte a quelle che si intendeva raggiungere. Questo capita quasi sempre quando si cerca di imporre a enormi quantità di persone una regolamentazione minuziosa della loro esistenza. E' un fenomeno studiato con attenzione da filosofi, psicologi ed economisti, da Mandeville a Von Hayek. Ne parla anche Solgenycin in “arcipelago gulag”, quando evidenzia come la minuziosissima programmazione del lavoro forzato non otteneva nessuno dei mirabolanti fini economici proclamati; si traduceva invece in la pigrizia, corruzione, spreco di enormi risorse.
Ma pretendere che Conte, Di Maio o Boccia abbiano letto Hayek, Mandeville o Solgenycin è davvero una esagerazione...
Il guaio è che questa banda di cialtroni semi analfabeti sta distruggendo l'economia, facendo a pezzi la costituzione senza garantire in alcun modo la nostra salute.
Vanno fermati, il più presto possibile.

domenica 13 dicembre 2020

ELEZIONI AMERICANE, UN BREVE RIASSUNTO IN FORMA DI REPLICA

 

Con tutta probabilità Joe Biden sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America. Ma è certo che lo diventerà al termine di una vicenda da cui la democrazia americana esce gravemente, molto gravemente, compromessa.
Alcuni sostengono che tutto è stato regolare e che la bufera che sta attraversando gli USA è dovuta solo alle bizze di Trump. A sostegno di questa tesi ricordano che tutti i ricorsi del presidente sono stati respinti, anche dalla Corte Suprema. Non si può parlare degli USA come se si trattasse del Venezuela o della Bielorussia aggiungono.
Si tratta di un argomento forte cui val la pena di replicare. Cercherò di farlo per punti.

1) Tutti i ricorsi del presidente sono stati respinti per motivi procedurali. Lo staff legale di Trump afferma di essere in possesso di numerosissime prove di brogli: testimonianze giurate, filmati, perizie di tecnici informatici, ma non un solo testimone è stato ascoltato, non una sola perizia esaminata, non un solo filmato visionato. Sono stati effettuati dei riconteggi di voti, ma i riconteggi non dicono nulla se il problema sono schede irregolari, ad esempio con timbri postali falsificati, che NON dovevano essere né conteggiate né riconteggiate.
2) La preoccupazione principale di chi ha respinto gli appelli è stata quella di perdere tempo per evitare che le cause per brogli arrivassero alla Corte Suprema in tempo utile. Per questo il Texas ha fatto, in quanto stato, appello alla suprema corte denunciando non i brogli ma la presunta incostituzionalità in cui sarebbero incorsi Pennsylvania, Wisconsin, Michigan e Georgia modificando le proprie procedure elettorali. In questo modo si sono saltati i gradi intermedi e si è potuti finalmente arrivare alla Corte Suprema. Al Texas si sono uniti altri 18 stati, in totale 19 stati sui 50 dell'unione, mica uno scherzo...
3) La Corte Suprema NON ha respinto il ricorso del Texas, semplicemente si è rifiutata di esaminarlo perché ritiene che il Texas e gli altri 18 stati non possano considerarsi “parti lese”. La Corte NON ha detto che “tutto è stato regolare”, del resto non erano i brogli la causa del ricorso, e neppure che non vi sono state violazioni della costituzione. Semplicemente ha stabilito che non era il Texas e dover denunciare simili violazioni.
4) Quello che è avvenuto il 3 novembre e dopo tale data è grave, ma altrettanto grave ciò che è avvenuto prima. Trump è stato sottoposto ad una censura degna di Goebbels. Il presidente degli Stati Uniti, l'uomo da cui dipendono le sorti del mondo, è stato censurato da FB e da Twitter, le grandi reti televisive hanno cercato di ridurlo al silenzio. La casa farmaceutica Pfizer ha atteso il dopo voto per annunciare al mondo che gli USA avevano sperimentato il vaccino anti covid (fino al 3 novembre quando il “negazionista” Trump parlava di vaccino tutti i media lo deridevano). TV e media hanno addirittura censurato la notizia delle indagini cui era sottoposto il figlio di Biden per riciclaggio di denaro sporco proveniente dalla Cina. Insomma, uno schifo indegno di una democrazia.
5) Sono risibili le lamentele di chi si dice “amico degli USA” e per questo condanna le “bizze” del presidente uscente. Protestare sulla regolarità del voto dà al mondo una brutta immagine della democrazia americana, sostengono. Ma qui non si tratta di immagine. Una grande democrazia deve sempre dimostrare di essere tale, se dimostra di non esserlo è giusto che venga duramente criticata per questo. Non si difende la democrazia ignorando gli sfregi che questa deve subire. In questo modo la si ferisce, forse mortalmente.

E ora? Cosa succederà? Molto probabilmente (ma non sicuramente) Biden sarà presidente. Chi ama la democrazia americana non può che sostenere tutti coloro che, in una situazione oggettivamente molto difficile, cercheranno di sanare le ferite che questa ha dovuto subire. Ma sanare e ferite NON vuol dire affermare che “tutto è regolare, tutto va bene”. Al contrario, vuol dire denunciare che la democrazia americana è gravemente ammalata e fare delle regolarità delle future votazioni uno dei punti centrali della propria iniziativa politica. Se Trump, cosa probabile, vorrà continuare a far politica farà bene a fondare una nuova rete televisiva e/o un nuovo grande social. Senza l'asservimento di TV e social la truffa del voto postale non avrebbe avuto le dimensioni che pare abbia avuto. Rompere la rete della censura è fondamentale per il non ripetersi di di simili situazioni.
Non ci resta che attendere...

giovedì 5 novembre 2020

VOTO PER POSTA: UNA TRUFFA IN QUANTO TALE

Qualcuno paragona il voto postale al voto, ad esempio, degli italiani all'estero, o a quello dei militari impegnati in missione e lontani dal loro paese. NON è così. In questi casi il voto è in presenza. Si vota nelle cabine elettorali, o si passa per consolati ed ambasciate. Chi vota è identificato, poi la sua scheda, inseme alle altre viene inviata ai seggi di competenza.
Col voto postale la dinamica è diversa. Arriva a casa di Tizio la scheda elettorale. Lui la prende, vota, dopo di che rispedisce la scheda, o addirittura passa a casa sua una sorta di “scrutatore itinerante” a cui a scheda viene riconsegnata.
Qui il votante NON viene identificato. La scheda consegnata a Tizio può essere votata da da lui ma anche da suo figlio, o sua moglie, o un suo conoscente.
Nelle votazioni normali la scheda è anonima e il votante è identificato, nel voto per posta avviene il contrario: il votante NON viene identificato, in compenso la scheda NON è anonima perché accompagnata da firma o fotocopia di un documento.
Il voto per posta favorisce i brogli elettorali, non a caso arrivano in queste ore dagli Stati Uniti innumerevoli notizie di brogli, ma non solo di questo si tratta. Il voto per posta è IN QUANTO TALE una truffa, un palese capovolgimento dei principi su cui dovrebbe basarsi ogni libera elezione: identificazione del votante e segretezza del suo voto.
Certo, in tutto questo Biden non c'entra: si tratta del sistema di voto americano, delle regole. Mi spiace dirlo ma si tratta di regole pessime, indegne di una grande democrazia. Del resto, si è mai vista una consultazione elettorale in cui si continuano a conteggiare i voti oltre tre giorni dopo la chiusura dei seggi? Non si tratta di contestazioni o cause legali, NO, si tratta di conteggio dei voti che dura ormai da tre giorni e continuerà a durare. All'alba del 4 novembre Trump era vincitore, poi sono arrivate vagonate di voti favorevoli a Biden e il conteggio è continuato, e continua. Una cosa mai vista. Cosa diremmo se qualcosa di simile avvenisse in Italia?
Le regole vanno rispettate si può dire. Certo, vanno rispettate, ma regole pessime restano. Perché solo ora ci si accorge che si tratta di pessime regole? Potrebbe chiedere qualcuno. Semplice, perché solo in queste elezioni simili pessime regole hanno condizionato, meglio, stravolto, la regolarità del voto. Perché solo in questa occasione i voti per posta sono stati decine di milioni, solo stavolta un partito ha fatto quasi esclusivo affidamento su quelli per prevalere. Solo stavolta sul voto postale si è innestata una incredibile quantità di brogli.
Non so come andrà a finire. Trump fa benissimo a non mollare. Penso si arriverà alla corte suprema. Vedremo. In ogni coso l'America esce a pezzi da queste elezioni. Chi odia Trump sperava che le elezioni del 2020 segnassero la fine del trumpismo. Comunque vadano le cose questa non c'è stata. L'onda blu che doveva travolgere il “tycoon” non è arrivata. C'è stato invece un voto che di regolare ha poco o nulla e che, quale che sia il suo esito finale, indebolisce moltissimo il prestigio e la credibilità del paese guida dell'occidente.
Una autentica catastrofe.