sabato 12 febbraio 2022

UCRAINA

Val la pena, per inquadrare quanto sta avvenendo in Ucraina, fare alcuni ultra telegrafici cenni storici.
L’Ucraina ha sempre rappresentato un grosso problema per i bolscevichi.
Durante la guerra civile fra bianchi e rossi in ucraina operarono sia gli anarchici di Ector Machno organizzati nelle armate “nere”, che le “armate verdi”, una sorta di esercito contadino. Sia i neri che i verdi agirono come terza forza fra bolscevichi ed anti bolscevichi. Sostenitori di un generico socialismo rurale non autoritario vennero duramente repressi dai rossi al termine della guerra civile.
L’Ucraina, il granaio d’Europa”, fu una delle regioni più colpite dalla politica agraria dei bolscevichi, basata, prima della svolta della NEP, sulle requisizioni forzate dei raccolti ai contadini.
Al termine degli anni ‘20 dello scorso secolo Stalin decide di abbandonare la NEP, rompe con Bucharin e dà inizio alla collettivizzazione forzata dell’agricoltura.
I “kulaki”, contadini definiti “benestanti”, vengono letteralmente spogliati di tutto, ma proprio di tutto, mobili, abiti, piatti e vasellame compresi. Deportati in massa diventeranno una parte molto rilevante del popolo dei gulag. Gli altri contadini saranno costretti ad entrare nei Kolchoz, fattorie collettive in cui lavoreranno duramente, pagati con il solo, scarsissimo cibo. Di fatto saranno ridotti in schiavitù.
L’Ucraina sarà la regione più duramente colpita dalla folle politica staliniana. La carestia provocata da tale politica causerà l’holodomor, letteralmente, genocidio per fame. Moriranno fra i 4 ed i 7 milioni di esseri umani, le cifre precise non si conosceranno mai. Fra il 1932 ed il 1933 ricomparve e si diffuse largamente in Ucraina il cannibalismo. Si aggiunga che tutta la politica staliniana nei confronti dell’Ucraina e non solo, fa basata su una brutale opera di denazionalizzazione.
Durante la seconda guerra mondiale si verificarono in Ucraina episodi di tentata fraternizzazione con gli occupanti tedeschi. Duramente colpiti dalle politiche staliniane molti ucraini videro inizialmente nei nazisti dei potenziali liberatori. Si accorsero presto del loro errore. Per i nazisti tutti gli slavi erano sottouomini da trattare come tali. La gran maggioranza degli ucraini diede il suo contributo di sangue alla “grande guerra patriottica”. Ma questo a Stalin non bastò. Per i popoli di tutti i paesi vincitori la fine del secondo conflitto mondiale fu una festa. Non per i russi. Stalin considerava “collaborazionisti” i popoli delle regioni occupate dai tedeschi e chi era caduto prigioniero dei tedeschi un probabile “traditore”. La vittoria sul nazismo fu accompagnata da una ulteriore stretta nella repressione interna. Moltissimi prigionieri di guerra passarono direttamente dai lager hitleriani ai gulag staliniani. Ancora una volta fu l’Ucraina a pagare il prezzo più alto.

Se si tiene conto degli antecedenti storici non stupisce che l’Ucraina guardi oggi con molto sospetto alla Russia. Certo, la Russia di oggi non è la Russia di Stalin e neppure quella dei suoi successori. Ma gli ucraini non dovettero subire solo le follie del totalitarismo comunista, intrecciato, ed antecedente, a tali follie, dovettero subire lo sciovinismo grande russo. E’ perfettamente naturale che tengano moltissimo alla loro indipendenza.
Questo vuol dire che ci si debba preparare oggi ad una guerra con la Russia? Assolutamente no. Una guerra fra Russia ed occidente non sarebbe una delle tante guerre locali che il mondo ha conosciuto negli ultimi decenni. La Russia è purtroppo in buoni rapporti con la Cina, una guerra fra Russia ed occidente potrebbe sfociare nella terza guerra mondiale, la catastrofe massima che tutti hanno il dovere di cercare di evitare.
Da questo però non segue che si debba guardare con particolare simpatia alla Russia di Putin che di certo non è la Russia di Stalin, ma è ben lontana dall’essere una vera democrazia.
Lo so bene, e lo capisco. L’occidente di oggi fa per molti aspetti talmente schifo che molti sono portati a guardare con simpatia anche ad un paese come la Russia.
L’occidente di Greta Thunberg e Fedez, del gender, del misticismo ecologico e della resa all’Islam è talmente lontano dai valori forti della tradizione occidentale che molti credono di poter rinvenire quei valori in un paese che non ha mai conosciuto la democrazia autentica.
E’ un grave, anche se comprensibile errore.
Occorre che tutte le persone di buona volontà lavorino per una soluzione diplomatica della crisi ucraina, senza cedere a pericolose tentazioni guerriere, ma anche senza attribuire alla Russia meriti che non ha.
E senza illudersi che la cosiddetta Europa possa svolgere chissà quale ruolo in questa situazione.
Personalmente ho una mia convinzione. L’attuale occidente non è in grado di costituire una alternativa forte a paesi come la Russia e la Cina. Una società disgregata, priva di valori forti unificanti non è in grado di reggere un confronto di lungo periodo con paesi fortemente unificati (la Cina soprattutto, più che la Russia).
Anche se la guerra sarà evitata, e penso che alla fine lo sarà, tutta la vicenda ucraina è una prova ulteriore della debolezza profonda della nostra civiltà.

 

venerdì 21 gennaio 2022

MISURE FOLLI

 


Dunque, i non vaccinati potranno andare nei supermercati, ma solo per comprare generi di “prima necessità”. Potranno entrare in banca, ma solo per ritirare la pensione.
Per piacere, non venitemi a dire che si tratta di misure sanitarie.
Tizio è un pericolo per la salute pubblica se compra una rivista (è o non è di prima necessità?) ma cessa di esserlo se compra il pane? Ordinare un bonifico rende pericolosi ma non rende tali ritirare la pensione?
E, da quando in qua è il governo a stabilire cosa sia, per me, di “prima necessità”? Siamo ancora un paese occidentale o l’Italia è diventata copia della vecchia URSS?
Lo ho detto e ripetuto centinaia di volte: sono vaccinato e favorevole al vaccino, ma qui non si tratta di vaccini o di salute, si tratta di elementari diritti costituzionali dei cittadini. Per essere ancora più chiari, si tratta di una concezione dello stato. Per qualcuno non c’è nulla di strano se lo stato decide cosa è o non è “necessario”, se stabilisce se puoi o non puoi ritirare in banca la TUA pensione.
E si tratta dei pericoli connessi a simili pretese. Se lo stato oggi decide che PUOI ritirarla, la pensione, potrebbe domani decidere che ritirarla NON PUOI. Se un tecnocrate decide che oggi puoi comprare il pane, domani potrebbe decidere che NON lo puoi comprare. E se oggi decide che per comprare il pane devi essere vaccinato domani potrebbe decidere che per fare la stessa cosa devi seguire una certa dieta, vestirti in un certo modo, magari, chissà, pensarla in un certo modo. Ci sono cose che lo stato NON può fare, se vuole restare stato di diritto. Punto.
Dicono che queste misure servono a costringere la gente a vaccinarsi. Ma un simile risultato può essere raggiunto portando la multa per chi non si vaccina dagli attuali ridicoli 100 euro a 1.000 o 10.000 euro.
Perché non lo fanno? Il motivo mi pare semplice. Se un cittadino fosse colpito da una multa di 10.000 euro potrebbe far ricorso, si aprirebbe una causa che potrebbe magari finire alla Consulta, con tutti i relativi pericoli del caso. Si preferiscono allora le misure demenziali di cui si parla in questi giorni.
Però… se si tratta di convincere AD OGNI COSTO un nove, dieci per cento della popolazione a vaccinarsi si potrebbe ricorrere ad altri mezzi. Ad esempio la decapitazione sulla pubblica piazza. Sarebbe più efficace. O no?

martedì 21 dicembre 2021

MALTHUS E IL MISTICISMO ECOLOGICO

Thomas Malthus


Sono abbastanza note le teorie del vecchio Thomas Robert Malthus.
Nel “saggio sul principio della popolazione” Malthus afferma che mentre le risorse alimentari a disposizione del genere umano aumentano in progressione aritmetica la popolazione aumenta in progressione geometrica. Da qui la previsione di una inevitabile penuria. Se non si frena l’aumento della popolazione ci sarà una povertà generalizzata. Come frenare l’aumento della popolazione? Un ruolo possono svolgerlo le guerre e le carestie, un altro, preferibile, il disincentivo al matrimonio ed alla natalità. Malthus è favorevole alla limitazione delle nascite ed è anche nettamente contrario a qualsiasi tipo di politiche caritatevoli ed assistenziali. Migliorando il tenore di vita delle classi povere tali politiche portano ad incrementare la natalità e contribuiscono all’acutizzarsi del contrasto fra risorse e popolazione. Visto che il contrasto insanabile fra risorse e popolazione porta ad un futuro di miseria per tutti ogni miglioramento delle condizioni generali di vita va frenato. La scelta è fra una miseria meno generalizzata oggi ed una generalizzata domani. Altre vie non esistono.
Alla base delle teorie malthusiane sta un fenomeno innegabile, che tutti o quasi gli economisti hanno tenuto in grande considerazione: la limitatezza delle risorse a disposizione dell’uomo. L’uomo è un essere razionale finito, penosamente dipendente dall’ambiente circostanze. Proprio per questo non è possibile il regno del bengodi: per potere migliorare le condizioni di vita occorre il lavoro, inteso non come autorealizzazione ma come fatica. L’attività economica si basa principalmente su questo: calcolo del rapporto costi benefici, confronto fra onerosità del lavoro ed utilità dei suoi frutti. Però, quella che per molti economisti è una caratteristica della attività economica diventa per Malthus un limite assoluto alle prospettive di crescita del benessere. Una cosa è il calcolo del rapporto costi benefici in una situazione di risorse limitate, altra cosa considerare la limitatezza delle risorse come limite assoluto ad ogni miglioramento della condizione umana. Affermare che ogni miglioramento richiede uno sforzo è cosa del tutto diversa dal teorizzare l’inutilità di ogni sforzo ai fini del miglioramento.

Le teorie di Malthus, suscitarono da subito discussioni e polemiche. Molti le accolsero con grande favore, con il passare del tempo tuttavia risultò abbastanza chiaro che l’economista inglese era incorso in almeno due errori fondamentali.
Il primo era la sottovalutazione dello sviluppo tecnologico. L’applicazione della scienza e della tecnica ai processi produttivi, agricoltura compresa, ed il parallelo, prodigioso moltiplicarsi della produttività del lavoro dovevano smentire clamorosamente la profezia malthusiana di una crescita solo aritmetica delle risorse alimentari a disposizione degli esseri umani. Nei paesi sviluppati l’agricoltura assorbe oggi una parte largamente minoritaria della forza lavoro totale, eppure basta a soddisfare le esigenze alimentari di una popolazione molto superiore a quella dei tempi in cui Malthus visse.
In secondo luogo l’esperienza doveva smentire la previsione malthusiana secondo cui un continuo incremento del benessere era destinato a provocare un aumento incontrollato della natalità. In effetti è vero che, sino ad un certo punto, l’aumento del benessere causa un aumento di popolazione, superati certi livelli tuttavia la tendenza tende a bloccarsi. Nei paesi sviluppati i livelli di natalità si contraggono; in una prima fase l’incremento della popolazione continua ma è dovuto sostanzialmente all’allungarsi della vita media. Successivamente l’incremento demografico tende quasi ad azzerarsi e la popolazione totale a stabilizzarsi. Oggi l’incremento demografico riguarda le aree arretrate del pianeta, non quelle economicamente sviluppate. In queste semmai si presenta un problema opposto: quello di un decremento demografico potenzialmente assai pericoloso.

Entrambi i punti chiave del malthusismo si rivelarono errati, quanto meno, le previsioni di lungo periodo dell’economista inglese risultarono errate anche se, raffrontate a situazioni di breve periodo e a paesi particolari, potevano mostrarsi corrette. Le teorie di Malthus furono però sottoposte a dure critiche anche dal punto di vista etico. Con la sua teoria della popolazione Malthus considera la miseria milioni di esseri umani come un qualcosa di sostanzialmente immodificabile e questo apparve, non a torto, moralmente inaccettabile a molti suoi critici. Per la gran parte dei democratici, dei socialisti, anche per molti liberali Malthus divenne quasi il simbolo di una reazione nemica di ogni progresso ed emancipazione.
In effetti per lungo tempo il malthusianesimo è stato una delle filosofie ufficiali delle forze di destra più reazionarie. A suo modo era malthusiano Adolf Hitler; la sua teoria dello “spazio vitale” si basa su premesse malthusiane. Hitler non ha alcun interesse per il genere umano, a lui interessano solo i tedeschi “ariani”. Questi sono, nella sua ideologia malata, soffocati in una spazio troppo ristretto e non dispongono di sufficienti derrate alimentari. Da qui l’esigenza della conquista dello “spazio vitale”. I territori dell’Europa dell’est dovevano diventare grandi colonie agricole, popolate da fieri agricoltori “ariani” che avrebbero fornito alla Germania nazionalsocialista le necessarie risorse alimentari. Agli “ariani” teutonici occorrevano spazio ed alimenti e questi potevano essere procurati solo con la spada. In Hitler le teorie malthusiane si combinano con elementi a loro estranei come il razzismo e lo sciovinismo, senza tuttavia perdere molto delle loro caratteristiche fondamentali.
Eppure quel “bieco reazionario” di Malthus è oggi uno dei fondamentali punti di riferimento teorici del radicalismo ecologico. Un punto di riferimento su cui spesso si cerca di stendere una cortina di silenzio, un amico di cui un po’ ci si vergogna, simile a quei parenti poveri che si è restii ad invitare alle riunioni di famiglia, ma non per questo meno importante. Piaccia o non piaccia la gran maggioranza se non la totalità delle teorizzazioni del radicalismo ecologico sono infarcite di malthusianesimo.
Si rifà direttamente a Malthus il ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani quando afferma che il nostro pianeta è “stato programmato” per tre, al massimo tre miliardi e mezzo di abitanti (programmato da chi? Da Dio forse? Il ministro è in contatto mistico col creatore?).
Sono sicuramente ed estremisticamente malthusiane le farneticazioni di Greta Thunberg che vede la fine del mondo fra otto, nove anni al massimo ed è nella sostanza malthusiana l’enciclica papale “Laudato si”. Certo, in quella enciclica papa Bergoglio nega che alla base del “degrado del pianeta” ci sia la sovrapopolazione, ma lo fa solo per sostenere la tesi, di chiara origine malthusiana, che un eccesso di consumo porta all’esaurimento delle risorse e alla distruzione della “casa comune”. Possiamo sopravvivere anche se siamo tanti a condizione di consumare poco, questa una delle tesi della “laudato si”. In questo modo però il malthusianesimo papale perde ciò che di scientificamente accettabile esisteva nelle stesse tesi di Malthus. Perché se può essere in parte fondata l’ipotesi che una crescita esponenziale della popolazione si può scontrare con la limitatezza delle risorse a nostra disposizione, poco o nulla ha di scientifico la tesi papale secondo cui si può avere, insieme, crescita della popolazione, miglioramento delle condizioni di vita nei paesi arretrati ed abbandono di fonti di energia primarie come nucleare, petrolio e gas naturale a condizione di combattere il “consumismo compulsivo”. Malthus aveva almeno il pregio della coerenza. Questo manca in uno dei documenti chiave dell’odierno misticismo pseudo ecologico.

I teorici dell’odierno misticismo ecologico apportano però una fondamentale variazione allo schema malthusiano. Questo, lo si è visto, è caratterizzato dalla fortissima sottolineatura del contrasto fra crescita della popolazione umana e limitatezza delle risorse, soprattutto di quelle alimentari. In Malthus l’uomo resta centrale: è lui la vittima della limitatezza delle risorse. Ad essere immodificabile è l’umana miseria perché ogni tentativo di ridurne l’area si scontra col dato dei rendimenti agricoli decrescenti, quindi con l’insufficienza di alimenti a disposizione degli esseri umani. Gli attuali mistici dell’ecologia continuano a parlare di limitatezza delle risorse, da decenni prevedono che entro poco tempo queste sono destinate ad esaurirsi, parlano di erosione delle superfici coltivabili, innalzamento degli oceani, scarsità d’acqua, in breve, superano di gran lunga in pessimismo il vecchio Malthus. Tuttavia i mistici di oggi affiancano a queste tematiche un’altra fosca previsione: quella della fine del pianeta. Il punto centrale dell’odierno catastrofismo ecologico (o pseudo tale) non è più l’uomo, è il pianeta. Il vero dramma non è costituito dalla miseria cui il genere umano è condannato dalla limitatezza delle risorse, questa resta presente nell’ideologia dell’ecologismo mistico, ma perde la sua centralità. L’umana miseria diventa solo un aspetto di una catastrofe più profonda la cui principale vittima è nostra madre terra. La limitatezza delle risorse è quasi sostituita come causa del dramma da un nuovo mostro: il consumismo compulsivo. Contrariamente a quanto profetizzava Malthus l’area della miseria si è enormemente ridotta negli ultimi due secoli, ma questo non ha affatto eliminato dal nostro orizzonte la tragedia incombente: ne ha anzi amplificato la portata: più consumiamo più prepariamo la nostra estinzione e, cosa ancora più grave, la morte del pianeta.
Il pianeta: questo è il nuovo protagonista, e il consumo il nuovo nemico. Il malthusianesimo classico è una teoria economica, l’attuale ecologismo mistico poco o nulla ha a che vedere con l’economia o, più in generale, con la scienza: siamo di fronte ad una nuova religione, un neopaganesimo con “il pianeta” o la natura al posto di Dio, gli ecosistemi che sostituiscono le nature angeliche e l’orrido consumismo compulsivo nel ruolo di novello Satana. E come tutte le religioni, e tutte le ideologie, il misticismo ecologico ha i suoi sacerdoti ed i suoi profeti, le sue proibizioni, le sue scomuniche ed il suo indice dei libri proibiti. Qualcuno vorrebbe anche i suoi tribunali dell’inquisizione ed i suoi roghi, ma questi non sono ancora pronti, per fortuna.

Per quanto ovvio val forse la pena di sottolineare che la critica del neopaganesimo pseudo ecologico non ha nulla a che vedere col rifiuto di una seria politica di protezione dell’ambiente, al contrario. In realtà gran parte delle proposte pratiche degli ecologisti mistici non avrebbero solo, se messe in atto su larga scala, effetti economici devastanti, avrebbero effetti quasi altrettanto devastanti a livello ambientale. Sostituire carbone e petrolio, gas naturale e nucleare con eolico e solare non provocherebbe solo crisi economiche gravissime, deturperebbe il paesaggio in maniera irrimediabile; riempirebbe aree enormi di territorio di pale eoliche e pannelli solari con effetti distruttivi su fauna e flora selvatiche. Se ne vedono già alcuni assaggi osservando le pale eoliche che fanno brutta mostra di se su alcuni rilievi alpini.
I fatti, la prassi sono in effetti il punto debole di tutti i mistici neopagani dell’ecologia. Quando si entra nel concreto e si passa dalle declamazioni teoriche alla volgare azione concreta emerge subito la debolezza del neomalthusianesimo pseudo ecologico.
Emerge la inadeguatezza ridicola di certe proposte. Si teorizza la fine del mondo prossima ventura ed intanto si chiede, e si ottiene, la sostituzione dei sacchetti di plastica nei supermercati. Si prevedono ondate di siccità destinate a distruggere intere specie animali, quella umana compresa, ed intanto dagli schermi televisivi una voce suadente ci invita a non risciacquare i piatti prima di inserirli nella lavastoviglie, per “risparmiare acqua”, ovviamente. Assolutamente ridicolo.
Ed emerge la totale incomprensione, tipica dei fanatici neo malthusiani, delle conseguenza, anche ambientali, delle crisi economiche.
I mistici dell’ecologia pensano, con tutta evidenza, che il blocco dello sviluppo economico non abbia conseguenza alcuna sull’ambiente. Nulla è più sciocco di una simile convinzione. Un mondo povero, quasi privo di energia, caratterizzato da disoccupazione di massa è da sempre del tutto indifferente alle tematiche ambientali. Se il problema è il pasto quotidiano la preservazione dei ghiacciai o della biodiversità passano completamente in secondo, terzo o ultimo piano. L’attività dei primi uomini, i cacciatori raccoglitori, era quanto di meno ecologico si possa immaginare. Non distruggeva radicalmente l’ambiente solo perché i nostri lontanissimi antenati erano troppo pochi per poterlo fare.

Abbiamo visto che i nuovi mistici dell’ecologia sono nella sostanza seguaci di un malthusianesimo di tipo nuovo, diverso da quello classico ma che parte da presupposti assai simili a quelli dell’economista inglese. Esiste però una ulteriore differenza fra il malthusianesimo classico e le attuali filosofie neomalthusiane, e questa differenza riguarda precisamente le azioni concrete, la prassi politica.
I Malthusiani classici si limitavano a contrastare le politiche tendenti a combattere la povertà. Combattere la miseria oggi significa solo preparare una maggiore miseria domani, sostenevano. Come abbiamo visto la causa unica o assolutamente prevalente della miseria era per loro lo squilibrio fra risorse e popolazione ed ogni tentativo di migliorare la situazione economica delle classi povere non faceva altro, in prospettiva, che peggiorare le cose. Tuttavia Malthus e i malthusiani “classici” non creavano con le loro politiche la povertà, si limitavano a considerarla un dato immodificabile. In questo i neomalthusiani sono profondamente diversi: sono le loro politiche a creare situazioni malthusiane, sia di tipo economico che ambientale.
Tipiche a questo proposito le proposte neomalthusiane in tema di energia. I neomalthusiani parlano di continuo, come i loro maestri classici, di risorse, soprattutto energetiche insufficienti, ma sono proprio le loro politiche a rendere scarse, in prospettiva scarsissime, quindi del tutto insufficienti le risorse. Un ampliamento del nucleare
, meglio ancora il nucleare a fusione renderebbero assai abbondanti le risorse energetiche, ma i neomalthusiani si oppongono con tutte le forse al nucleare di qualsiasi tipo…
Considerazioni analoghe si possono fare in tema ambientale. Se ne è gi
à parlato: le proposte neomalthusiane in tema di energia, se applicate su larga scala, avrebbero effetti ambientali devastanti ed effetti ambientali ancora più devastanti avrebbe la ricomparsa a livello di massa di situazioni di miseria, conseguenza necessaria del blocco dello sviluppo economico. A suo tempo Beppe Grillo si entusiasmò per l’aereo solare: un mostro enorme in grado di trasportare, a velocità ridottissima, due persone. Cosa succederebbe se milioni di persone si servissero di simili, mostruosi trabiccoli per volare? Avremmo aeroporti di migliaia di chilometri quadrati, davvero un bel regalo per l’ambiente!
Non val la pena di dilungarsi con gli esempi: sia dal punto di vista economico che ambientale i neomalthusiani fanno proposte destinate a creare situazioni in cui le profezie malthusiane risultino corrette. Un po’ come chi dopo aver previsto una crisi economica mette in atto politic
he che portano alla suddetta crisi, salvo poi vantarsi della la correttezza delle sue previsioni.

E’ singolare la parabola di Malthus e del malthusianesimo. L’economista e pastore anglicano, inizialmente presentato da tutti i progressisti, veri o presunti, come il campione della più dura reazione ha trovato in tempi recenti schiere di sostenitori proprio fra quelle forze di sinistra che a suo tempo lo disprezzarono. Marx ignorò il grumo di verità presente nelle tesi fondamentali di Malthus: qualsiasi tipo di sviluppo economico deve fare i conti col dato della limitatezza delle risorse a disposizione degli esseri umani. In Marx non si trova alcun discorso specifico sulla natura. Il filosofo di Treviri considera la natura solo nei suoi rapporti con l’uomo, la chiama addirittura “corpo inorganico dell’uomo” e non si pone mai il problema del carattere limitato di questo “corpo inorganico”; per questo può ingenuamente profetizzare un futuro di assoluta abbondanza e di totale assenza di problemi. Anche Marx prevede crisi catastrofiche, ma in lui queste sono legate al blocco dello sviluppo causato dal capitalismo. Gli odierni seguaci di Marx cercano di conciliare, spesso senza averne chiara consapevolezza, i due vecchi nemici: Marx e Malthus. Conservano il catastrofismo presente almeno in alcune parti dell’opera di Marx e l’odio di questi per l’economia di marcato. Oggi però alla radice del catastrofismo non c‘è più il marxiano mancato sviluppo delle forze produttive sociali ma la malthusiana scarsità di risorse combinata con l’eccesso di popolazione, cui i neomalthusiani aggiungono il dolore per le malattie del pianeta.
Il reazionario ed il rivoluzionario giungono in questo modo a toccarsi, quasi a strizzarsi benevolmente l’occhio a vicenda.
E anche questo non è, a ben vedere le cose, un fenomeno nuovo.

 

giovedì 9 dicembre 2021

FASCISMO EREDITARIO


 

giovedì 25 novembre 2021

"DAL MARXISMO AL NICHILISMO". UNA SCHEDA

 Dal marxismo al nichilismo


E' in vendita su Amazon il mio nuovo libro "Dal marxismo al nichilismo".
Il prezzo di copertina è di euro 12,50.
Formato kindle euro 2,99
Qui di seguito parte del sunto di copertina e brani tratti da alcuni degli scritti che compongono il volume


…Questo libro parte dalla analisi di alcuni concetti chiave del marxismo. Si cerca di analizzarne i legami col totalitarismo e di rispondere ad una domanda inquietante: perché mai una filosofia che parla di continuo di integrale liberazione dell’uomo ha dato vita  a tirannidi totalitarie fra le più terrificanti della storia? Si passa poi ad esaminare criticamente la marxiana teoria del valore e la degenerazione terzomondista del marxismo.
Col crollo del comunismo è andata in frantumi la granitica compattezza della dottrina marxista, ma solo per dar vita ad un mix di ideologie enormemente meno rigorose e tutte caratterizzate da un nichilismo a volte strisciante, altre manifesto. In questo volume se ne analizzano alcune fra le più rilevanti...


… E’ certo che Marx non è Stalin, ed è almeno probabile che Marx sarebbe inorridito di fronte all’ampiezza ed alla efferatezza dei crimini staliniani. (…) Il problema però non è questo. Il problema è di capire se esistono nell’impianto complessivo del marxismo concezioni, teorie, modi di vedere l'uomo e la storia che, messe in pratica, hanno portato, sempre ed ovunque, alle conseguenze che conosciamo. Marx non ha mai teorizzato i gulag ma questo non basta a recidere ogni legame fra i gulag ed il marxismo. Occorre invece cercare di capire perché persone che si richiamavano a Marx e che conoscevano benissimo la sua opera hanno potuto costruire i gulag. I gulag sono stati costruiti in nome di Marx. Si tratta di un fraintendimento? Anche ammettendolo resta da spiegare perché il pensiero di Marx si è prestato ad essere frainteso in maniera così radicale, perché ad essere frainteso non è stato il pensiero di Kant , Hume o Locke.(...) Se un autore viene frainteso troppo e in maniera troppo profonda la colpa non è mai solo di chi lo fraintende...


… Se si osservano gli eventi dell'ottobre russo si nota come una nemesi. Gli operai, o quanto meno quelli più radicalizzati, volevano il controllo operaio. Avranno la più dura disciplina sul lavoro. Le nazionalità invocavano l'autonomia, Lenin aveva loro promesso l'autodeterminazione. Dovranno subire il più spietato centralismo grande russo. I contadini volevano la terra. Dovranno subire prima la requisizione forzata dei raccolti, poi, dopo la parentesi della NEP (nuova politica economica), il massacro dei “kulaki”, i contadini considerati “benestanti”, e la collettivizzazione forzata dell'agricoltura. Tutti volevano la pace, tutti avranno invece lunghi anni di spietata guerra civile…


“i gemiti di sorella terra, che si uniscono ai gemiti degli abbandonati del mondo, con un lamento che reclama da noi un’altra rotta. Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli” afferma l'enciclica.
Il guaio insomma è cominciato circa due secoli fa, quando l'uomo, accecato dalla sua insana volontà di potenza, ha intrapreso la strada della industrializzazione. Qualcuno potrebbe retrodatare l'inizio della catastrofe e collocarlo, più correttamente, fra il '500 ed il '600, al tempo della rivoluzione scientifica, ma questi sono dettagli.
Però, anche ad un esame superficiale le cose non sembrano quadrare troppo. Si, perché gli ultimi 200 anni sono stati quelli che hanno visto una riduzione della miseria ed uno sviluppo del benessere mai visti prima nella storia. Fino al 1400 un neonato poteva sperare di vivere al massimo 20, 30 anni e solo un bambino su due raggiungeva il quinto compleanno. In Francia nel 1845 l'aspettativa di vita era di circa 45 anni, oggi nei paesi sviluppati raggiunge o supera gli 80 anni ed anche in molti paesi economicamente arretrati si avvicina ai 70.


... Il radicalismo, di destra o di sinistra, laico o religioso, universalista o particolarista che sia, sfocia sempre nel rifiuto e nella svalorizzazione della storia.
La storia non va studiata, capita, criticata. Non si fanno in essa distinzioni, non si condanna ciò che c'è da condannare sforzandosi nel contempo di riconoscere quanto di positivo ci hanno lasciato epoche lontane, caratterizzate da idee, valori, modi di agire profondamente diversi dai nostri. Il rinnovamento assoluto del mondo, la aspirazione al "totalmente altro" segnano la fine della storia ed il suo ripudio. Più radicale è il nuovo più netto il rifiuto del vecchio, la svalorizzazione di ogni tradizione, la negazione di ogni continuità.
L'assalto nichilista alle statue, l'invocazione della censura, l'attacco a grandi personaggi come Curchill e Lincon, la pretesa di espellere Dante dai corsi scolastici o quanto meno di sottoporlo a censura sono la logica conseguenza di simili concezioni. E ci mostrano con chiarezza quali sono, inevitabilmente, gli esiti del radicalismo antistorico. Non l'inizio di un'epoca nuova e felice ma la regressione nella barbarie. Perchè la barbarie, solo la barbarie, è l'esito obbligato di ogni forma di nichilismo.


martedì 23 novembre 2021

DAL MARXISMO AL NICHILISMO

 Dal marxismo al nichilismo

 

E' in vendita su Amazon il mio nuovo libro "Dal marxismo al nichilismo".
Il prezzo di copertina è di euro 12,50.
Formato kindle euro 2,99
Qui di seguito l'introduzione ai vari scritti che lo compongono.


I
l presente libro raccoglie una serie di scritti che un po’ tutti ruotano, partendo da diversi punti di vista, attorno ad un unico centro: il marxismo e la crisi dell’occidente.
Si tratta di scritti vecchi di alcuni anni. Il lettore troverà in alcuni accenni a situazioni ormai obsolete e noterà in altri la mancanza di ogni riferimento ad eventi che sono invece di grande interesse attuale. Nello scritto sui paranoici del complotto
ad esempio non c’è alcun accenno alla pandemia di Covid ed alle infinite discussioni su veri o presunti complotti che la hanno accompagnata. Ho scelto volutamente di non modificare i testi per adeguarli alla situazione presente, in primo luogo perché gli accenni ad attualità ormai superate sono di scarsa rilevanza e, in secondo, perché non è da tali accenni che ci si può formare un giudizio sulla validità di quanto sostengo.
Comunque nessuno scritto è legato, se non in maniera molto labile, alla attualità. I primi scritti riguardano il marxismo ed il comunismo. Seguono altri dedicati alla crisi che la nostra civiltà attraversa in questo periodo ed alle culture che la accompagnano: il misticismo pseudoecologico (con una particolare attenzione all’enciclica “laudato si”), il nichilismo contro la storia che si è manifestato con particolare virulenza negli Stati Uniti, ma che è ormai caratteristico di tutto l’occidente, il complottismo.
Infine tre
saggi (se posso permettermi una parola tanto impegnativa) sono dedicati all’analisi dei concetti di verità, libertà ed uguaglianza. Termina il volume uno scritto sulle “filosofie del sospetto”. Argomenti abbastanza astratti, ma non scollegati con quanto accade oggi nel mondo, al contrario.
E’ convinzione dell’autore di quest
o libro che la nostra civiltà sia in crisi e che la decadenza della cultura occidentale sua uno degli aspetti di tale crisi. Non l’unico, certo, forse neppure il più importante, ma di certo non qualcosa di secondario, residuale. Contrariamente a quanto pensano molti le idee hanno grande rilevanza nell’agire umano. Certo, nella gran maggioranza dei casi non si tratta di idee elaborate, complesse. Spesso riesce assai difficile trovare i collegamenti fra molte idee diffuse a livello di massa e le elaborazioni teoriche di importanti pensatori. Ma tale collegamento esiste. Semplificate, ridotte in pillole, trasformate in luoghi comuni le grandi filosofie influenzano i modi di pensare ed agire, di masse enormi di persone. La gran maggioranza di chi partecipava ai cortei dell’estrema sinistra negli anni 70 dello scorso secolo non aveva letto “Il capitale”. Molti con tutta probabilità di Marx conoscevano solo l’esortazione “proletari di tutti i paesi unitevi” con cui si conclude il “Manifesto del partito comunista”. Ma il legame fra le complesse analisi marxiane e quei cortei esiste. Mediato, indiretto, tutto da analizzare, certo, ma non per questo illusorio.
Nei miei scritti ho cercato di analizzare queste problematiche. Lo dico sinceramente: non credo di aver fatto chissà quali scoperte, di aver toccato chissà quali vette speculative. Il mio è un lavoro modesto, niente di neppur lontanamente paragonabile ai parti intellettuali di autentici, grandi pensatori. Se raffrontato però al livello deprimente del dibattito politico culturale dell’Italia di oggi credo di poter dire, senza false modestie, che si tratta di un lavoro che si situa ben oltre la media.
Il giudizio spetta ovviamente a chi avrà voglia di leggermi.



sabato 6 novembre 2021

ANNUNCIO


Lo annuncio con un certo anticipo: ho deciso di autopubblicare tutti i miei scritti che ritengo degni di un qualche interesse. Lo faccio tramite una ditta specializzata: la "Manoscritti ebook" di cui ho potuto constatare la serietà e professionalità. A breve, più o meno fra un mese, dovrebbe uscire una nuova raccolta di scritti. Il suo titolo dovrebbe essere: “dal marxismo al nichilismo”. Poi sarà la volta degli scritti che ritengo più “pallosi”, quelli di più spiccato carattere filosofico. Vedremo...
Perché ho deciso di imbarcarmi in questa, chiamiamola così, “impresa”?
Non certo perché speri che mi farà diventare ricco. Le copie vendute de “la decadenza dell’occidente” che, con spirito molto “commerciale invito a comprare, mi hanno permesso di recuperare le spese e di realizzare qualche modesto guadagno, tutto lì, nessuna “ricchezza”, ovviamente.
E neppure lo faccio per soddisfare mie presunte pulsioni narcisistiche. Sono abbastanza avanti negli anni per guardare con distaccata ironia a simili fremiti.
Non ho neppure la pretesa di comunicare al mondo chissà quali scoperte. So bene bene ciò che dico e scrivo è stato detto prima di me e con ben altra profondità da molti altri.
Però… però mi rendo conto della incredibile miseria del dibattito politico e culturale che caratterizza oggi l’Italia. E, se paragonate al livello deprimente ditale dibattito, le cose che ho scritto ed intendo auto pubblicare possono essere considerate, lo dico senza false modestie, di livello siderale. Non si tratta di miei meriti, solo di altrui demeriti, purtroppo.
E sono convinto di un’altra cosa: le idee contano, e non poco nelle azioni umane. Ed una società, in dominata da dee stupide e distruttive scivola verso la distruzione.
Auto pubblicando i miei scritti intendo dare un piccolo, piccolissimo contributo positivo all’impegno di quanti cercano di opporsi alla deriva nichilista che sta travolgendo oggi l’occidente e l’Italia in particolare.
Sono perfettamente consapevole di quanto poco i miei sforzi siano in grado di modificare la situazione, ma sono anche convinto che valga la pena di farli. Senza fremiti di idealismo eroico, con modestia intellettuale, ma anche con tanta determinazione.
Ringrazio anticipatamente chi vorrà leggermi.
Tornerò sull’argomento quando sarà il momento.
A presto.