1) Cosa è il giustizialismo? Per comprenderlo basta pensare a quello che dovrebbe essere il normale rapporto fra politica e giustizia in una normale democrazia liberale, e a quello che in effetti è questo rapporto nelle democrazie liberali normali. In una democrazia liberale normale la gestione della società spetta alla politica. E' il parlamento che fa le leggi, è alla politica che spetta il compito di cercare di migliorare la società, e la politica cerca di adempiere a questi compiti usando i mezzi ad essa specifici. La giustizia dal canto suo, sempre nelle democrazie liberali normali, ha il compito di applicare le leggi ai casi particolari, meglio, ai casi singoli. La giustizia non ha il compito di riformare la società, di renderla migliore e più pulita, non ha neppure il compito di “battere la corruzione e la criminalità”, compito della giustizia è “solo” quello di stabilire se Tizio ha o meno commesso il tale crimine. Ed ovviamente per raggiungere tale obiettivo la giustizia usa mezzi propri, diversi da quelli della politica. Elementare vero? Si, si tratta in effetti di concetti elementari, dell'A B C dello stato di diritto.
Il giustizialismo rovescia il normale rapporto fra politica e giustizia. Nel pensiero e , soprattutto, nella prassi dei giustizialisti la giustizia, per mano del suo organo fondamentale: la magistratura, si appropria del compito di gestire e di riformare la società. Il “generale” cessa di essere appannaggio della politica, la magistratura non si interessa più dei casi singoli ma si pone esplicitamente obiettivo politici complessivi. I magistrati devono “ripulire il paese”, non giudicare Tizio e Caio. E, ovviamente, l'azione della magistratura volta a “ripulire” o a “riformare” o addirittura a “rivoltare come un calzino” il paese viene svolta con i metodi ed i mezzi tipici della giustizia. Le indagini, gli avvisi di garanzia, i processi (quando si arriva ai processi) diventano eventi politici, non riguardano più Tizio e Caio ma gli equilibri politici, il governo stesso del paese.
2) Alla base delle pretesa giustizialista sta un assunto: i problemi economici, politici, sociali sono innanzitutto problemi criminali, da battere con la repressione giudiziaria. Anche su questo il giustizialismo si trova su posizioni antitetiche a quelle su cui si fonda la democrazia liberale. Il giustizialista riduce i problemi socio economici a problemi criminali, il democratico liberale cerca di individuare i problemi economici e sociali che stanno dietro ai problemi criminali, e cerca di dare ad essi soluzione. Si prenda ad esempio il problema della corruzione. Per il giustizialista questo problema si risolve sbattendo in galera tutti i corrotti, per il democratico liberale (e, più o meno. per tutte le persone capaci di pensare) occorre certo perseguire i corrotti, i singoli corrotti, uno per uno, ma è fondamentale creare un clima sociale che renda non impossibile, ovviamente, ma quanto meno difficile la corruzione. Finché la vita dei cittadini sarà sottoposta a vincoli e controlli soffocanti, finché un qualsiasi pubblico funzionario avrà il potere di decidere se il signor Tizio può o meno alzare di mezzo metro il muro di cinta che delimita il suo giardino, esisterà uno spazio per le pratiche corruttive che nessuna repressione giudiziaria potrà eliminare. Certo, una certa dose di corruzione esisterà sempre e la magistratura avrà sempre il suo daffare per perseguire i corrotti, ma ridurre il controllo burocratico sulla vita degli esseri umani potrebbe ridimensionare notevolmente questa piaga. E' proprio questo però che i giustizialisti non vogliono fare. Nel momento stesso in cui strillano contro la corruzione questi signori invocano non una attenuazione ma una accentuazione di vincoli e controlli su ogni attività umana: precisamente ciò che favorisce ed incrementa la corruzione.
3) Il giustizialismo è tragicamente coerente. Una volta ridotti i problemi politici e sociali a problemi criminali esso deve trasformare i partiti rivali in associazioni criminali, e lo fa, senza esitazione alcuna. Per le persone dotate di normale intelligenza i partiti politici esprimono, o cercano di esprimere, idee, interessi, valori presenti nella società. Un partito ha successo se riesce ad intercettare aspirazioni, speranze, modi di vedere il mondo, presenti in strati sociali rilevanti. Ammettiamo pure che un certo partito sia dominato da malfattori e mafiosi, ebbene, se quel partito non riesce a porsi in sintonia con vasti settori della società non potrà mai giocare alcun ruolo importante nella politica di un paese. Per i vari Di Pietro e De Magistris, Forza Italia (oggi il Pdl) è una organizzazione mafiosa. Si tratta ovviamente di accuse prive di qualsiasi riscontro nei fatti, non sostenute da prova alcuna, ma, ammettiamolo pure. Nella loro infinita imbecillità questi figuri neppure riescono a vedere il problema più importante: perché mai quasi il quaranta per cento degli elettori vota per questa “organizzazione mafiosa”? Per tipi come Di Pietro o Rosy Bindi questo è destinato a restare un mistero insondabile. O meglio, una soluzione la hanno, questi tipi: trasformano semplicemente milioni di esserei umani che hanno votato e votano Forza Italia e il Pdl in mascalzoni, mafiosi, nella migliore delle ipotesi in persone incapaci di intendere e di volere. La logica del giustizialismo è sinistramente coerente: una volta trasformate in organizzazioni malavitose le forze politiche avverse si devono trasformare in mascalzoni i loro elettori. In questo il giustizialismo si sposa con un mito da sempre presente nella sinistra comunista italiana: quello della superiorità etica della sinistra, appunto. Chi è di sinistra è una persona moralmente superiore, ha a cuore il futuro del genere umano, ama il prossimo suo, è buono, intelligente, colto ed altruista. Chi non è di sinistra invece è, nella migliore delle ipotesi, un piccolo borghese gretto e limitato, nella peggiore un bieco sfruttatore, un vampiro che si nutre del sangue di innocenti lavoratori. Oggi sappiamo bene cosa si celava ieri dietro a questo mito assurdo: il fanatismo, l'acritica esaltazione di uno dei regimi più sanguinari (forse il più sanguinario) di tutti i tempi, regime i cui crimini venivano esaltati in nome dell'ideale di un futuro assolutamente felice, ideale che era alla base della “superiorità etica” della sinistra comunista. Il giustizialismo rispolvera oggi questo mito folle, lo rispolvera senza essere però neppure conscio delle sue conseguenze implicite. I giustizialisti di oggi non capiscono che ridurre i loro rivali a criminali ed esaltare sé stessi come gli unici onesti, quindi gli unici legittimati a governare, crea nel paese un clima da guerra civile. I comunisti degli anni '50 dello scorso secolo questo lo capivano benissimo. I Travaglio, i Di Pietro ed i Grillo, no. Sono francamente troppo stupidi per capirlo.
4) Abbiamo affermato che il giustizialismo pretende di risolvere con strumenti giudiziari i problemi sociali e politici. Questo è vero ma solo fino ad un certo punto. In realtà il giustizialismo si caratterizza per la torsione violenta a cui sottopone precisamente gli strumenti giudiziari. La attività giudiziaria di un paese civile si caratterizza infatti per il suo garantismo: vale la presunzione di innocenza, i diritti dell'imputato vanno rigorosamente rispettati, i processi si celebrano nelle aule giudiziarie e non sui media, i giudici sono e devono apparire rigorosamente imparziali.... di nuovo, si tratta dell'ABC dello stato di diritto, ma è questo ABC ciò di cui il giustizialismo fa, letteralmente, strame. Il giustizialismo mette la giustizia al centro di tutto ma fa a pezzi tutto ciò che caratterizza come civile la giustizia. Fa a pezzi il pilastro centrale del garantismo: la presunzione di innocenza: basta che un politico sia indagato e subito si inizia a strillare che deve dimettersi da tutti i suoi incarichi, fa a pezzi la segretezza delle indagini, la tutela della privacy degli indagati, fa a pezzi la stessa dignità dell'azione giudiziaria, con i processi in Tv che sostituiscono i processi veri. Il giustizialismo si basa non a caso su una strettissima connessione (stavo per scrivere: collusione) fra media e azione giudiziaria. Le indagine vengono amplificate enormemente dai media che, senza effettuare alcuna valutazione rigorosa del materiale probatorio, battono sin dall'inizio la grancassa e fanno apparire come sicuramente colpevoli persone che spesso non sono neppure imputate di nulla. Le intercettazioni telefoniche da strumento di prova, da ascoltare e valutare nel corso del procedimento giudiziario, insieme ad altri elementi di prova, a carico o a discarico dell'imputato, vengono date allegramente in pasto alla stampa e trasformate in formidabili strumenti di sputtanamento mediatico. In questo clima di autentico linciaggio tutto vale contro l'imputato o presunto tale. Poniamo che nel corso di una intercettazione Tizio, imputato di corruzione, affermi che la signorina X è una strafiga e che lui se la “farebbe volentieri”. Non si tratta di un reato, non ha nulla a che vedere con la corruzione, vera o presunta, di Tizio, ovviamente. Certo, ma intanto quella frase, staccata dal suo contesto, viene diffusa dai media e Tizio appare come un bieco individuo, uno che merita l'universale disprezzo degli “onesti”.
Sopratutto il giustizialismo si caratterizza per il profondo disprezzo che nutre per l'atto più importante, l'atto centrale e decisivo di ogni inchiesta giudiziaria: la sentenza. Nulla è per i giustizialisti tanto irrilevante quanto una sentenza, e non a caso. Se il compito della giustizia non è quello di punire i singoli colpevoli ma quello, ben più ambizioso, di “ripulire il paese” che peso potranno mai avere le sentenze? Le sentenze arrivano a cose fatte, anni ed anni dopo gli eventi, quando l'effetto politico delle indagini è ormai solo un ricordo. La sentenza è solo un dettaglio, qualcosa che riguarda solo Tizio e Caio, che a poco a che vedere con la grancassa mediatica. Sto esagerando? Chi lo pensa può fare un piccolo esperimento mentale: pensi a “tangentopoli”, valuti le sue enormi conseguenze politiche e poi vada a vedere quanti sono stati gli indagati condannati, e, soprattutto, a quanti anni di reclusione sono stati condannati. A parte Craxi e Cusani, vedrà che le condanne sono nella maggior parte dei casi irrisorie, spesso addirittura ridicole. Tangentopoli ha rivelato che per decenni l'Italia è stato il regno della corruzione più sfrenata, le sentenze invece ci dicono che di tutto questo è stata responsabile una sola persona, forse due. Molto interessante.
Le sentenze interessano ai giustizialisti solo quando possono diventare strumento di lotta politica. Allora si assiste ad uno strano fenomeno: la lentissima giustizia italiana diventa quasi per incanto rapidissima, si cerca di arrivare alla sentenza il prima possibile. Mentre processi importantissimi, magari a carico di stupratori assassini durano decenni altri procedimenti, per reati molto meno gravi, durano mesi... sarà un caso? Forse... comunque, il caso Mills docet.
5) In Italia il giustizialismo si basa su, e difende i, macroscopici difetti della nostra organizzazione giudiziaria. Le origini di tali difetti risalgono al periodo costituente. Malgrado una diffusa leggenda insista nel negarlo, i padri della Costituzione repubblicana non erano affatto uomini uniti da nobili ideali di libertà e di democrazia. Erano leader politici che avevano visioni radicalmente diverse, addirittura contrapposte del mondo e che si sarebbero divisi frontalmente il giorno dopo la promulgazione della Costituzione, soprattutto erano uomini che si temevano a vicenda. Profondamente intimoriti dalla prospettiva che i propri avversari potessero usare la magistratura contro di loro i costituenti diedero vita ad una magistratura non tanto autonoma quanto irresponsabile. La magistratura in Italia è in effetti un corpo dello stato sottratto ad ogni limite, vincolo o controllo ad essa esterno, è, cosa unica in tutto l'occidente, un corpo dello stato che si autogoverna, l'unico che non deve rendere conto a nessuno del proprio operato. In Italia non esiste divisione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, non esiste responsabilità civile dei magistrati, non esiste alcuna legge che stabilisca a quali processi occorre dare priorità: è il magistrato a deciderlo, a suo insindacabile giudizio, né esiste, nel nostro paese, alcun limite alla durata dei processi,malgrado la costituzione lo preveda esplicitamente, all'articolo 111. Insomma, l'organizzazione della magistratura prevista dalla Costituzione rendeva molto improbabile che essa potesse essere usata da una forza politica contro l'altra, ma, che fare se questo corpo separato si fosse rivoltato in quanto tale, contro la politica? La costituzione prevedeva un antidoto contro questa possibilità: l'immunità parlamentare. La filosofia era chiara: la magistratura è irresponsabile ma noi politici possiamo difenderci dalle sue incursioni... una concezione piuttosto discutibile come si vede. Con tangentopoli comunque questo strumento di autodifesa della politica è caduto e nulla più impedisce che settori della magistratura usino il proprio formidabile potere per colpire questa o quella forza politica. Qualsiasi magistrato può oggi in Italia mettere sotto accusa chiunque, se poi le sue indagini si rivelano una bufala egli non rischia nulla: la responsabilità civile non esiste, gli eventuali procedimenti a suo carico saranno decisi da un organismo (il Csm) che egli stesso ha contribuito a formare, la sua carriera è nei fatti automatica... il magistrato che ha letteralmente perseguitato Enzo Tortora è stato promosso dopo che le sue accuse si sono rivelate del tutto inconsistenti e dopo che un uomo si è fatta fior di galera in seguito a queste accuse. I giustizialisti naturalmente difendono questo stato di cose, anzi, vorrebbero se possibile rendere ancora più ampi i poteri dei magistrati, ancora più radicale la loro irresponsabilità. Non caso....
6) Il giustizialismo, o meglio, il suo innegabile successo, non è ovviamente spiegabile con i pruriti di questo o quel pubblico ministero e ex pubblico ministero passato alla politica. Vale per il giustizialismo quanto detto a proposito di partiti e forze politiche: il loro successo è spiegabile solo se si tiene conto della loro capacità di mettersi in sintonia con interessi, valori, aspirazioni di settori consistenti dell'elettorato. Il giustizialismo in effetti è in sintonia con sentimenti assai diffusi in vasti strati della popolazione, è in sintonia soprattutto con la psicologia di un gran numero di esseri umani; si tratta però della parte peggiore, meno presentabile, della loro psicologia. Il giustizialismo è forte perché si collega direttamente con pulsioni profonde degli uomini, solletica il loro basso ventre prima che la loro ragione o il loro cuore.
In più o meno tutti noi è presente un desiderio, spesso non confessato: quello di trovare, sempre, il responsabile di ogni evento negativo che affligga la nostra vita. Sono duri da accettare la fatalità, il caso, è duro subire le conseguenze di un evento negativo e non potersela prendere con nessuno. Questo sentimento, da sempre presente nella psicologia degli esseri umani, è diventato più forte negli ultimi tempi, in conseguenza della apparente capacità degli uomini di far fronte positivamente ad ogni emergenza, di risolvere ogni problema. L'uomo può tutto, quindi, se le cose vanno male, non si possono invocare caso e fatalità, bisogna cercare i responsabili. Si tratta, ovviamente, di pretese e sentimenti assurdi che le persone capaci di ragionare combattono e cercano di reprimere, anche dentro loro stesse. Il giustizialismo ci invita, esplicitamente, a non reprimere questo lato oscuro della nostra psiche. “Avete ragione!” strillano i giustizialisti “caso, fatalità, errore non esistono! Di ogni evento negativo esistono i colpevoli! I furfanti, gli affamatori, i nemici del popolo, sono loro che causano crisi economiche, incidenti ferroviari, disastri naturali! Si assicurino alla giustizia questi furfanti e tutto sarò risolto!!” Sono attraenti le sirene giustizialiste: non solo i loro strilli isterici vanno incontro ad esigenze psicologiche profonde ma hanno l'ulteriore pregio di fare apparire tutto semplice, facile. Non serve spaccarsi la testa per cercare di capire come funziona un sistema economico, quali sono le vere cause di un evento naturale disastroso e come è possibile cercare di limitarne le conseguenze: il problema fondamentale è quello, semplicissimo, di perseguire i colpevoli! A l'Aquila si scavava ancora per cercare di estrarre dalle macerie i corpi di eventuali superstiti e già c'era chi parlava di “infiltrazioni mafiose” nella ricostruzione! In seguito la magistratura ha aperto una inchiesta contro gli scienziati “rei” di non aver previsto il terremoto. Un magistrato è arrivato ad affermare di sperare che su questo si pervenga a sentenze in linea con le aspettative della gente! Insomma, le sentenze devono servire a placare l'ira della masse, o meglio: di alcune centinaia di professionisti dell'indignazione popolare! Roba da far impallidire gli untori di manzoniana memoria! Ovviamente, a volte i responsabili esistono, ma non esistono sempre e, anche quando esistono, vanno puniti solo dopo che la loro colpevolezza sia stata adeguatamente provata! Proprio ciò che non piace ai giustizialisti i quali, molto spesso, nascondono, con i loro schiamazzi, i colpevoli veri di certi eventi luttuosi; un caso esemplare lo si ha quando in occasione di certe alluvioni i giustizialisti strillano, insieme ai verdi, contro i pubblici amministratori, e poi magari si scopre che sono stati proprio i verdi ad impedire che il letto di un fiume venisse dragato o che si alzasse un argine, il tutto perché simili lavori avrebbero “ferito il paesaggio”...
7) Un altro brutto sentimento di cui è intriso il giustizialismo è l'ipocrisia. Le campagne giustizialiste contro questo o quel malvagio di turno sono autentiche orge di ipocrisia. Ci si indigna di cose di cui noi stessi siamo, o siamo stati innumerevoli volte colpevoli. “Berlusconi si accompagna con delle excort! Che indecenza! Che schifezza!” strillano improvvisati paladini della morale sessuale, appena tornati da di una vacanza erotica. “Basta con lo scandalo dell'evasione fiscale!” tuona il signor Rossi mentre cena allegramente con amici in un bel ristorante, poi va a pagare il conto e chiede che non gli venga rilasciata la ricevuta fiscale. “Le veline... che puttane!” cinguetta la signora Silvani “andrebbero a letto con mezzo mondo pur di far carriera...” poi telefona al suo amante, il capo del personale dell'azienda in cui lavora, che la ha appena proposta per una promozione. E non parliamo della ipocrisia ad alto livello, istituzionalizzata. “Via gli indagati dalla politica!” sentenzia il leader del partito degli onesti, indagato a sua volta, magari per truffa. “Si pubblichino senza censura alcuna tutte le intercettazioni” aggiunge un altro, che sei mesi fa aveva fatto fuoco e fiamme quando aveva visto pubblicate sui giornali alcune sue conversazioni private. Il giustizialista è tale solo per gli altri. Ho letto tempo fa un articolo di Marco Travaglio in cui questo genio del giornalismo italico parla di una delle sue svariate condanne per diffamazione. “Questa condanna non è definitiva” scrive questo figuro, si, scrive questo, proprio lui, a cui basta un avviso di garanzia per definire colpevole chi gli sta antipatico.
Il giustizialismo ha in effetti una funzione catarchica. L'indignazione ipocrita permette di trasferire ad altri i nostri difetti ed i nostri peccati, mentre ribolle d'ira per la pubblica immoralità il giustizialista si monda dal male, l'anatema che egli scaglia contro i corrotti gli restituisce una verginità che ha perso da tempo. Mentre colpevolizza oltre ogni limite i nostri nemici il giustizialismo ci rende puri ed innocenti, anche per questo piace a tanti esseri umani.
8) Il giustizialismo si regge su due assunti: la corruzione è il problema più grave che ci sta di fronte e, al fine di battere la corruzione, tutto è lecito, anche la drastica riduzione delle libertà civili. Insomma, siamo in guerra e quando si è in guerra si possono limitare senza troppe preoccupazioni numerose libertà. E' indicativo che facciano questi ragionamenti proprio coloro che sono pronti a difendere a spada tratta tutti i diritti dei terroristi assassini, contro i quali siamo effettivamente in guerra...
In realtà non è vero che la corruzione sia il problema più importante che abbiamo. Certo, l'Italia si caratterizza per una diffusione particolarmente ampia della corruzione, ma paragonare questa ad una guerra, o farne il problema più importante di tutti è qualcosa di assolutamente fuorviante. Inoltre, lo abbiamo già detto, non è il giustizialismo l'arma giusta per battere la corruzione. Chi non è convinto di questo provi a pensare all'Italia degli ultimi 20 anni. Sono venti anni che l'Italia è scossa da continue inchieste giudiziarie, in Italia sono previsti reati che non vengono riconosciuti come tali in alcun paese occidentale, ad esempio il famigerato “concorso esterno in associazione mafiosa”. Sempre in Italia la magistratura gode di un potere sconosciuto negli altri paesi dell'occidente, l'Italia è il paese occidentale in cui si intercetta di più (dieci e più volte che non negli Stati Uniti...) eppure, eppure in Italia la corruzione non è affatto diminuita, è aumentata, questo ce lo dicono proprio i giustizialisti! Se davvero il fine del giustizialismo fosse quello di battere la corruzione, dovremmo dire che il giustizialismo ha fallito su tutta la linea. In Italia il giustizialismo ha distrutto una classe politica, ha fatto a pezzi due partiti storici come la Dc ed il Psi, oggi nel nostro paese il giustizialismo rende quasi impossibile al governo di governare, tiene costantemente sotto ricatto le principali forze politiche, crea nel paese un clima da guerra civile ma, non batte, quasi non scalfisce la corruzione! Questi sono i fatti, i fatti nudi e crudi, spogliati dalla retorica, dall'ipocrisia, dal moralismo da quattro soldi! Il giustizialismo è un fenomeno essenzialmente politico, non ha nulla o quasi a che vedere con la lotta alla corruzione, lo si è già detto ma è bene ribadirlo.
Certo, se davvero l'attacco alle libertà di cui la politica giustizialista è fautrice ottenesse un totale successo la corruzione diminuirebbe drasticamente, non c'è da dubitarne. In uno stato in grado di controllare fin nei dettagli la vita degli esseri umani c'è poco spazio per corruzione e criminalità, ma questo solo perché in una simile situazione è lo stato ad essere il primo criminale e molto spesso sono i leader supremi dello stato ad essere dei super corrotti. Chi in nome della lotta alla corruzione è pronto a giustificare tutto dimentica che la corruzione era tutto sommato poco diffusa nella Germania di Hitler, nella Russia di Stalin o nella Cina di Mao, o meglio, in quei felici paesi la corruzione era concentrata nelle corti dei tiranni, era appannaggio non di chi era controllato ma di controllava, riguardava gli inquisitori, non gli inquisiti.
Detto molto chiaramente oggi è questa la scelta a cui siamo chiamati: dobbiamo accettare che in nome di una illusoria lotta alla corruzione si smantellino nel nostro paese le fondamenta stesse dello stato di diritto? Personalmente non ho il minimo dubbio su quale debba essere la scelta da fare.
Detesto il fanatismo,la faziosità e le mode pseudo culturali. Amo la ragionevolezza, il buon senso e la vera profondità di pensiero.
giovedì 29 luglio 2010
martedì 13 luglio 2010
Spigolature fra il caldo e l'afa
Non sono particolarmente informato sui contenuti delle nuove, sensazionali, inchieste che la magistratura ha aperto in questi giorni, inchieste che, tanto per cambiare, coinvolgono il Pdl. Del resto, essere bene informati sulle inchieste giudiziarie che vedono coinvolti Berlusconi o leader di primo piano del Pdl sta diventando praticamente impossibile: se ne apre una alla settimana, più o meno: per essere aggiornati su tutte non si dovrebbe far altro che leggere la cronaca giudiziaria. Lascio questo passatempo ai seguaci di Mrco Travaglio.
Non entro nel merito quindi ma esprimo qualche idea generale, così, quasi per gioco.
1)Sarebbe sorta in Italia una associazione segreta che avrebbe avuro il compito di "condizionare" le istituzioni. C'è da strabuzzare gli occhi! Nei paesi civili si accusa qualcuno di reati specifici: Tizio ha rubato, Caio ha ucciso, Sempronio ha pagato una tangente. Qui no, qui il reato sarebbe un presunto "condizionamento" delle istituzioni. Si è offerto del denaro ad alcuni giudici costituzionali in cambio di favori? Li si è minacciati al fine di ottenere una sentenza favorevole? Qualche giudice della consulta ha denunciato tentativi di ricatto ai suoi danni? Lo si dica, per piacere e, soprattutto, lo si PROVI!
2)Nei paesi in cui il diritto è una cosa seria inchieste come quella di questi giorni non sarebbero neppure state aperte. Negli Stati Uniti esiste separazione delle carriere fra pubblica accusa e giudici, il giudice è davvero terzo fra accusa e difesa e un giudice davvero terzo avrebbe blocciato sul nascere simili iniziative. Indagare qualcuno perchè avrebbe voluto "condizionare" le istituzioni farebbe solo ridere in un paese giuridicamente civile.
3) Questa come tante altre inchieste si basa quasi esclusivamente su intercettazioni, su frasi imprudenti, interpretabili in tanti modi. Se Tizio afferma: "Ah, se quel giudice cambiasse idea", una simile affermazione, intercettata, può siginificare volontà di corrompere quel giudice ma anche solo speranza che davvero il giudice in ogetto cambi idea. In sè una simile frase NON PROVA NULLA. Però è ottima per innalzare un gran polverone mediatico.
4) Che il gran polverone delle intercettazioni, e delle pubblicazioni delle intercettazioni, sia molto spesso, non sempre, del tutto inutile per provare qualcosa è dimostrato da un fatto molto evidente. In Italia si intercetta moltissimo, si intercetta molto, molto più che negli Usa, in Inghilterra o in Germania. Eppure il numero dei delitti impuniti nel nostro paese è altissimo. Qualcuno si ricorda della famosa inchiesta "calciopoli? Intercettazioni a raffica che hanno coinvolto un sacco di gente e sono costate un sacco di soldi (pubblici)... con quale risultato? Uno scudetto tolto alla iuventus. Qualcuno è finito in carcere a seguito di quella inchiesta? Finora NO, forse Moggi farà qualche mese di prigione ma non credo. In compenso quella inchiesta ha "prodotto" titoloni sui giornali, ha dato in pasto al pubblico migliaia di conversazioni private, spesso fra persone neppure indagate, ha alimentato dibattiti e polemiche. Sono troppo polemico se affermo che QUESTO, solo questo, sembra essere il fine di tante italiche inchieste della nostra ultra autonoma magistratura?
5) Il Pdl ed il suo leader sono sotto tiro da sedici anni. E' stata una escalation: si è partiti dalle (presunte) tangenti pagate alla gusrdia di finanza e si è arrivati alle stragi mafiose. Per tutto questo tempo Fini è stato a fianco di Berlusconi, cioè di uno stragista mafioso. E' lecito dire: " come mai se ne accorge solo oggi"? I casi sono due. O Berlusocni è davvero un criminale, e allora Fini è uno sprovveduto, oppure non lo è, e allora il Fini di oggi, che parla di questione morale nel Pdl, è un opportunista senza scrupoli.
Basta, il caldo è troppo per continuare. Inoltre parlare di queste meschinità provoca un leggero senso di nausea...
Non entro nel merito quindi ma esprimo qualche idea generale, così, quasi per gioco.
1)Sarebbe sorta in Italia una associazione segreta che avrebbe avuro il compito di "condizionare" le istituzioni. C'è da strabuzzare gli occhi! Nei paesi civili si accusa qualcuno di reati specifici: Tizio ha rubato, Caio ha ucciso, Sempronio ha pagato una tangente. Qui no, qui il reato sarebbe un presunto "condizionamento" delle istituzioni. Si è offerto del denaro ad alcuni giudici costituzionali in cambio di favori? Li si è minacciati al fine di ottenere una sentenza favorevole? Qualche giudice della consulta ha denunciato tentativi di ricatto ai suoi danni? Lo si dica, per piacere e, soprattutto, lo si PROVI!
2)Nei paesi in cui il diritto è una cosa seria inchieste come quella di questi giorni non sarebbero neppure state aperte. Negli Stati Uniti esiste separazione delle carriere fra pubblica accusa e giudici, il giudice è davvero terzo fra accusa e difesa e un giudice davvero terzo avrebbe blocciato sul nascere simili iniziative. Indagare qualcuno perchè avrebbe voluto "condizionare" le istituzioni farebbe solo ridere in un paese giuridicamente civile.
3) Questa come tante altre inchieste si basa quasi esclusivamente su intercettazioni, su frasi imprudenti, interpretabili in tanti modi. Se Tizio afferma: "Ah, se quel giudice cambiasse idea", una simile affermazione, intercettata, può siginificare volontà di corrompere quel giudice ma anche solo speranza che davvero il giudice in ogetto cambi idea. In sè una simile frase NON PROVA NULLA. Però è ottima per innalzare un gran polverone mediatico.
4) Che il gran polverone delle intercettazioni, e delle pubblicazioni delle intercettazioni, sia molto spesso, non sempre, del tutto inutile per provare qualcosa è dimostrato da un fatto molto evidente. In Italia si intercetta moltissimo, si intercetta molto, molto più che negli Usa, in Inghilterra o in Germania. Eppure il numero dei delitti impuniti nel nostro paese è altissimo. Qualcuno si ricorda della famosa inchiesta "calciopoli? Intercettazioni a raffica che hanno coinvolto un sacco di gente e sono costate un sacco di soldi (pubblici)... con quale risultato? Uno scudetto tolto alla iuventus. Qualcuno è finito in carcere a seguito di quella inchiesta? Finora NO, forse Moggi farà qualche mese di prigione ma non credo. In compenso quella inchiesta ha "prodotto" titoloni sui giornali, ha dato in pasto al pubblico migliaia di conversazioni private, spesso fra persone neppure indagate, ha alimentato dibattiti e polemiche. Sono troppo polemico se affermo che QUESTO, solo questo, sembra essere il fine di tante italiche inchieste della nostra ultra autonoma magistratura?
5) Il Pdl ed il suo leader sono sotto tiro da sedici anni. E' stata una escalation: si è partiti dalle (presunte) tangenti pagate alla gusrdia di finanza e si è arrivati alle stragi mafiose. Per tutto questo tempo Fini è stato a fianco di Berlusconi, cioè di uno stragista mafioso. E' lecito dire: " come mai se ne accorge solo oggi"? I casi sono due. O Berlusocni è davvero un criminale, e allora Fini è uno sprovveduto, oppure non lo è, e allora il Fini di oggi, che parla di questione morale nel Pdl, è un opportunista senza scrupoli.
Basta, il caldo è troppo per continuare. Inoltre parlare di queste meschinità provoca un leggero senso di nausea...
lunedì 5 luglio 2010
La presunzione di innocenza
La presunzione di innocenza è un principo posto a base degli ordinamenti giuridici di tutti i paesi civili. Stabilisce che ogni essere umano DEVE essere considerato innocente fino a che la accusa non provi, al di la di ogni ragionevole dubbio, la sua colpevolezza e che una corte non lo condanni. Insomma: E' la accusa a dover provare la colpevolezza di un indagato, non questo e dover provare la sua innocenza. SI E' INNOCENTI FINO A PROVA CONTRARIA, SI E' INNOCENTI FINO A CONDANNA DEFINITIVA! E non solo. La accusa deve provare la colpevolezza di un indagato seguendo certe procedure ed in TEMPI DETERMINATI.
Da questo principio base derivano alcune conseguenze di cui molto spesso in Italia ci si dimentica, vediamole.
1)La carcerazione preventiva va limitata al massimo. Solo in alcuni, limitatissimi, casi questa può essere ammessa e comunque non per lunghi periodi di tempo. Certo, questo implica una giustizia che funzioni, processi che non durino decenni. Ma se la giustizia non funziona, se non si riesce a far si che un processo termini in tempi ragionevoli non può essere il cittadino, innocente fino a prova contraria, a pagarne le conseguenze.
2)Essere indagati non implica in alcun modo essere obbligati a dimettersi da certe cariche, cariche politiche incluse. A volte le dimissioni possono essere opportune dal punto di vista politico o possono sembrare moralmente doverose, ma in nessun caso devono diventare conseguenza automatica dell'apertura di una indagine. In questo modo si darebbe tra l'altro un potere abnorme ai PM. Il PM Tizio indaga sul politico Caio. Questi si dimette. Venti anni dopo arriva l'assoluzione, e intanto Caio ha chiuso con la politica...
3) Non esiste differenza alcuna fra una assoluzione piena ed una in forma dubitativa. La assoluzione per insufficienza di prove è un non senso. Se le prove sono insufficienti la colpevolezza non è dimostrata, se la colpevolezza non è dimostrata si è INNOCENTI, visto che l'innocenza è presunta.
4) Lo stesso dicasi per la prescrizione. Nessuno può essere indagato a vita, la accusa deve dimostrare la colpevolezza dell'indagato entro certi limiti di tempo. Se non ci riesce l'indagato è innocente, perchè, di nuovo, l'innocenza è presunta.
5) Si è colpevoli se si violano le leggi in vigore. Se le leggi cambiano non si può più essere perseguiti. Le leggi non devono essere retroattive, è vero, ma questo, in TUTTI i paesi civili, non vale per le leggi che favoriscano l'imputato. Se in un paese la bestemmia è punita con la pena di morte ed è in corso un processo per bestemmia, e, nel frattempo, il parlamento depenalizza la bestemmia, questa depenalizzazione si applica al processo in corso. Facile no?
Si tratta, come si vede, di principi semplici, elementari addirittura, posti in tutti i paesi civili a base dell'ordinamento giuridico. In Italia però sono quotidianemente messi sotto i piedi da molti. La sinstra italica ormai ha nei fatti accettato il principio della presunzione di colpevolezza. Tizio è stato assolto perchè il reato è prescrtto? E' colpevole! Caio è indagato? Si dimetta! Sempronio ha ricevuto un avviso di garanzia? Resti in carcere sette otto mesi in attesa che tutto si chiarisca! Per una certa mentalità forcaiola, sempre più diffusa nell paese, sembra che acciuffare un (presunto) corrotto sia molto più importante che non salvaguardare le basi stesse del sistema democratico liberale.
La cosa più allucinanate però è questa: non si invocano misure restrittive della libertà in nome, ad esempio, della sicurezza minacciata dal terrorismo omicida. In certe situazioni la libertà può davvero venire limitata, ma si tratta di situazioni davvero eccezionali, situazioni in cui davvero il sistema democratico è sotto attacco. In Italia no. In Italia si è molto garantisti con i terroristi, si è pronti ad invocare, per loro, il massimo di tutele e ci si dimentica del garantismo per reati che, per quanto gravi, non costituiscono affatto attacchi frontali contro le basi stesse della nostra civiltà. Viene da chidersi: certi personaggi hanno davvero a cuore queste basi? Questa civiltà?
Da questo principio base derivano alcune conseguenze di cui molto spesso in Italia ci si dimentica, vediamole.
1)La carcerazione preventiva va limitata al massimo. Solo in alcuni, limitatissimi, casi questa può essere ammessa e comunque non per lunghi periodi di tempo. Certo, questo implica una giustizia che funzioni, processi che non durino decenni. Ma se la giustizia non funziona, se non si riesce a far si che un processo termini in tempi ragionevoli non può essere il cittadino, innocente fino a prova contraria, a pagarne le conseguenze.
2)Essere indagati non implica in alcun modo essere obbligati a dimettersi da certe cariche, cariche politiche incluse. A volte le dimissioni possono essere opportune dal punto di vista politico o possono sembrare moralmente doverose, ma in nessun caso devono diventare conseguenza automatica dell'apertura di una indagine. In questo modo si darebbe tra l'altro un potere abnorme ai PM. Il PM Tizio indaga sul politico Caio. Questi si dimette. Venti anni dopo arriva l'assoluzione, e intanto Caio ha chiuso con la politica...
3) Non esiste differenza alcuna fra una assoluzione piena ed una in forma dubitativa. La assoluzione per insufficienza di prove è un non senso. Se le prove sono insufficienti la colpevolezza non è dimostrata, se la colpevolezza non è dimostrata si è INNOCENTI, visto che l'innocenza è presunta.
4) Lo stesso dicasi per la prescrizione. Nessuno può essere indagato a vita, la accusa deve dimostrare la colpevolezza dell'indagato entro certi limiti di tempo. Se non ci riesce l'indagato è innocente, perchè, di nuovo, l'innocenza è presunta.
5) Si è colpevoli se si violano le leggi in vigore. Se le leggi cambiano non si può più essere perseguiti. Le leggi non devono essere retroattive, è vero, ma questo, in TUTTI i paesi civili, non vale per le leggi che favoriscano l'imputato. Se in un paese la bestemmia è punita con la pena di morte ed è in corso un processo per bestemmia, e, nel frattempo, il parlamento depenalizza la bestemmia, questa depenalizzazione si applica al processo in corso. Facile no?
Si tratta, come si vede, di principi semplici, elementari addirittura, posti in tutti i paesi civili a base dell'ordinamento giuridico. In Italia però sono quotidianemente messi sotto i piedi da molti. La sinstra italica ormai ha nei fatti accettato il principio della presunzione di colpevolezza. Tizio è stato assolto perchè il reato è prescrtto? E' colpevole! Caio è indagato? Si dimetta! Sempronio ha ricevuto un avviso di garanzia? Resti in carcere sette otto mesi in attesa che tutto si chiarisca! Per una certa mentalità forcaiola, sempre più diffusa nell paese, sembra che acciuffare un (presunto) corrotto sia molto più importante che non salvaguardare le basi stesse del sistema democratico liberale.
La cosa più allucinanate però è questa: non si invocano misure restrittive della libertà in nome, ad esempio, della sicurezza minacciata dal terrorismo omicida. In certe situazioni la libertà può davvero venire limitata, ma si tratta di situazioni davvero eccezionali, situazioni in cui davvero il sistema democratico è sotto attacco. In Italia no. In Italia si è molto garantisti con i terroristi, si è pronti ad invocare, per loro, il massimo di tutele e ci si dimentica del garantismo per reati che, per quanto gravi, non costituiscono affatto attacchi frontali contro le basi stesse della nostra civiltà. Viene da chidersi: certi personaggi hanno davvero a cuore queste basi? Questa civiltà?
venerdì 11 giugno 2010
Spigolature
Si strilla molto, in questi giorni, contro la cosidetta "legge bavaglio". Non si potranno pubblicare i testi delle intercettazioni! Questo è un attacco alla libertà di stampa! "Rivolta della società civile" tuonano molti giornalisti che scambiano il loro sindacato con la società civile ed il proprio ombelico col centro del mondo.
Vediamo di fare chiarezza. Una intercettazione è uno strumento giuridico. E' qualcosa che serve a stabilire se Tizio è o non è colpevole di qualche reato. Tizio dice X, viene intercettato ed in effetti X sembra provare la responsabiltà di Tizio. Però Tizio ha detto anche Y e Z, può giustificare X, può dire che ha detto X senza aver davvero intenzione di compiere quel certo reato, può esibire testimonianze o prove materiali che riducono o addirittura annullano la portata di X. Tutto questo nella intercettazione data in pasto alla stampa scompare, resta solo X, e con X resta la sensazione che Tizio sia, senza dubbio alcuno, colpevole. Da strumento di prova, da esaminarsi in sede di dibattimento processuale, l'intercettazione si trasforma in arma di sputtanemento mediatico. Tizio dice a Caio: "gran bella gnocca quella ballerina! Per una così venderei appalti anche al al diavolo!" Viene intercettato, "la Repubblica" e "il fatto quotidiano" pubblicano l'intercettazione e Tizio diventa subito colpevole, agli occhi di centinaia di migliaia di persone. Il suo matrimonio va in crisi, tutti lo evitano, diventa il simbolo del male e della corruzione, poi magari, venti anni dopo, arriva la sentenza definitiva di assoluzone, ma.. nessuno ci bada, ormai. Regolare simili situazioni per qualcuno equivale ad "imbavagliare la stampa", è incredibile!
All'Aquila i magistrati indagano sulle responsabilità del terremoto. Si, del terremoto, non del fatto che certe abitazioni fossero costruite male. Gli scienziati avrebbero dovuto prevedere il sisma, magari ordinare l'evaquazione della città. Se l'avessero ordinata e non fosse successo nulla oggi sarebbero indagati, con tutta probabilità, per "procurato allarme"!
Ma il fatto più mostruoso è un altro. Un alto magistrato dell'Aquila ha affermato di sperare che le indagini portino a dei risultati in sintonia coi desideri della gente! Si indaga per dar soddisfazione alle masse insomma! Ognuno di noi sotto sotto desidera che di ogni cosa ci sia un colpevole. E' duro subire una sventura e non potersela prendere con nessuno: dà un teribile senso di impotenza, fa sentire deboli, indifesi. Molto meglio se di quel lutto, di quella sciagura c'è un colpevole, qualcuno da poter insultare, punire, additare al pubblico disprezzo. I magistrati indagano sperando che ci sia, questo colpevole, e, come si sa, se si spera che un colpevole ci sia di solito lo si trova! Certe vicende italiane fanno venire in mente la caccia all'untore di manzoniana memoria...
Vediamo di fare chiarezza. Una intercettazione è uno strumento giuridico. E' qualcosa che serve a stabilire se Tizio è o non è colpevole di qualche reato. Tizio dice X, viene intercettato ed in effetti X sembra provare la responsabiltà di Tizio. Però Tizio ha detto anche Y e Z, può giustificare X, può dire che ha detto X senza aver davvero intenzione di compiere quel certo reato, può esibire testimonianze o prove materiali che riducono o addirittura annullano la portata di X. Tutto questo nella intercettazione data in pasto alla stampa scompare, resta solo X, e con X resta la sensazione che Tizio sia, senza dubbio alcuno, colpevole. Da strumento di prova, da esaminarsi in sede di dibattimento processuale, l'intercettazione si trasforma in arma di sputtanemento mediatico. Tizio dice a Caio: "gran bella gnocca quella ballerina! Per una così venderei appalti anche al al diavolo!" Viene intercettato, "la Repubblica" e "il fatto quotidiano" pubblicano l'intercettazione e Tizio diventa subito colpevole, agli occhi di centinaia di migliaia di persone. Il suo matrimonio va in crisi, tutti lo evitano, diventa il simbolo del male e della corruzione, poi magari, venti anni dopo, arriva la sentenza definitiva di assoluzone, ma.. nessuno ci bada, ormai. Regolare simili situazioni per qualcuno equivale ad "imbavagliare la stampa", è incredibile!
All'Aquila i magistrati indagano sulle responsabilità del terremoto. Si, del terremoto, non del fatto che certe abitazioni fossero costruite male. Gli scienziati avrebbero dovuto prevedere il sisma, magari ordinare l'evaquazione della città. Se l'avessero ordinata e non fosse successo nulla oggi sarebbero indagati, con tutta probabilità, per "procurato allarme"!
Ma il fatto più mostruoso è un altro. Un alto magistrato dell'Aquila ha affermato di sperare che le indagini portino a dei risultati in sintonia coi desideri della gente! Si indaga per dar soddisfazione alle masse insomma! Ognuno di noi sotto sotto desidera che di ogni cosa ci sia un colpevole. E' duro subire una sventura e non potersela prendere con nessuno: dà un teribile senso di impotenza, fa sentire deboli, indifesi. Molto meglio se di quel lutto, di quella sciagura c'è un colpevole, qualcuno da poter insultare, punire, additare al pubblico disprezzo. I magistrati indagano sperando che ci sia, questo colpevole, e, come si sa, se si spera che un colpevole ci sia di solito lo si trova! Certe vicende italiane fanno venire in mente la caccia all'untore di manzoniana memoria...
mercoledì 2 giugno 2010
Lapidazione

E' una ragazza irachena di 22 anni, riconosciuta "colpevole" del "reato" di adulterio e condannata alla lapidazione. Il fatto è avvenuto nel 2006, in un villaggio a 320 chilometri da Bagdad, controllato da terroristi filo Al qaeda. La ragazza è stata lapidata con pietre non troppo piccole: non la uccidono, nè troppo grosse: la avrebbero fatta morire subito abbreviando i tempi e le sofferenze dell'agonia.
La foto è dedicata a tutti i relativisti culturali, a quelli che dicono: "è la loro cultura". E' dedicata a coloro che ogni giorno sparano merda contro Israele e gli Stati Uniti, è dedicata alle femministe sempre pronte a denunciare ogni violazione dei diritti delle donne, se queste violazioni avvengono in paesi occidenatli. E' dedicata a coloro che credono che la nostra cultura sia all'origine di tutti i mali del mondo, che si indignano per i crimini commessi dalla Chiesa cattolica al tempo della sacra inquisizione ma non hanno nulla da dire per ciò che di orrendo avviene oggi in moltissimi paesi, spesso molto vicini a noi. E' dedicata ai dialoganti ad oltranza, a chi non si schiera, a chi guarda a questo orrore sospirando meste parole sulla "follia degli uomini", indifferenziata follia di indifferenziati uomini.
E' dedicata a chi critica tale orrore, a chi dice: "ho firmato un appello contro la lapidazione"! Si, ha firmato un appello e poi è sceso in piazza a manifestare. Manifestare contro chi, contro cosa? Contro i boia che lapidano le adultere? No, contro Israele e gli Stati uniti, insieme a quei boia...
Insomma, è dedicata a tutti gli ipocriti trasudanti falsa bontà che infestano l'occidente.
venerdì 21 maggio 2010
La cellula sintetica
La scoperta (o l'invenzione?) della cellula sintetica pone problemi filosofici (ed etici, ma l'etica fa parte della filosofia...) enormi, che, ovviamente, non sfiorano neppure le candide testoline dei giornalisti che la stanno commentando, in questi giorni, dai teleschermi. Dobbiamo rassegnarci: ci sarà chi si sentirà "molto preoccupato", chi felice, chi perplesso, sentiremo molte banalità sulla natura, sull'umana "volontà di potenza" (ma.. è davvero tanto, e sempre, detestabile la volontà di potenza?), sarà difficile, temo, sentire qualche discorso che valga la pena di essere preso sul serio... pazienza.
Siamo solo un insieme i reazioni chimiche? E, se è così, che ne è della nostra libertà? E se la libertà non esiste che senso ha discutere della scoperta (o invenzione) di Venter? I miei, come i tuoi, i suoi, i loro argomenti altro non sono in questo caso che il risultato di qualche reazione chimica che, proprio ora, si compie nella mia (o tua, o sua, o loro..) testolina... e se la libertà è una illusione, se tutto è chimica, come possiamo definire "scoperta, o invenzione, o... chiamiamola come vogliamo quella di Venter? Questa "scoperta" era già fissata da sempre nel "gran libro della natura", non è una scoperta, è una reazione chimica fra le tante... altro che uomo che diventa Dio: se il riduzionismo scientifico è, nella sua totalità, vero, non esiste Dio, e non esistono neppure, a rigore, gli uomini, rassgnamoci.
A prescindere da interrogativi di questo tipo, la scoperta di Venter non trasforma l'uomo in un nuovo Dio, e questo per il semplice motivo che neppure questa scoperta lo pone al di sopra della datità. Dio, se c'è, è l'unico essere non dato, è l'essere che pone sè stesso, e che non è dato nel porsi, è "causa sui", come diceva il vecchio Spinoza. L'uomo, anche nei momenti in cui sembra essere molto simile a Dio, è, sempre, inesorabilmente, un essere dato. Può cambiarsi fin che vuole, può cercare di autocrearsi ma deve, sempre, partire dal dato, da qualcosa che non può spiegare, meno che mai può creare, qualcosa di cui può solo prendere atto. Siamo nel mondo come dati, è la nostra condizione ed anche le nostre scoperte più sconvolgenti ed importanti, e belle! Si, dannazione, belle, come quella di Vanter! Anche quelle sono opera di esseri dati che operano su un materiale dato. Non siamo Dei, nessuno di noi è Dio. Anche con la cellula sintetica la distanza che ci separa da Dio è immensa. Purtroppo, o... per fortuna.
Siamo solo un insieme i reazioni chimiche? E, se è così, che ne è della nostra libertà? E se la libertà non esiste che senso ha discutere della scoperta (o invenzione) di Venter? I miei, come i tuoi, i suoi, i loro argomenti altro non sono in questo caso che il risultato di qualche reazione chimica che, proprio ora, si compie nella mia (o tua, o sua, o loro..) testolina... e se la libertà è una illusione, se tutto è chimica, come possiamo definire "scoperta, o invenzione, o... chiamiamola come vogliamo quella di Venter? Questa "scoperta" era già fissata da sempre nel "gran libro della natura", non è una scoperta, è una reazione chimica fra le tante... altro che uomo che diventa Dio: se il riduzionismo scientifico è, nella sua totalità, vero, non esiste Dio, e non esistono neppure, a rigore, gli uomini, rassgnamoci.
A prescindere da interrogativi di questo tipo, la scoperta di Venter non trasforma l'uomo in un nuovo Dio, e questo per il semplice motivo che neppure questa scoperta lo pone al di sopra della datità. Dio, se c'è, è l'unico essere non dato, è l'essere che pone sè stesso, e che non è dato nel porsi, è "causa sui", come diceva il vecchio Spinoza. L'uomo, anche nei momenti in cui sembra essere molto simile a Dio, è, sempre, inesorabilmente, un essere dato. Può cambiarsi fin che vuole, può cercare di autocrearsi ma deve, sempre, partire dal dato, da qualcosa che non può spiegare, meno che mai può creare, qualcosa di cui può solo prendere atto. Siamo nel mondo come dati, è la nostra condizione ed anche le nostre scoperte più sconvolgenti ed importanti, e belle! Si, dannazione, belle, come quella di Vanter! Anche quelle sono opera di esseri dati che operano su un materiale dato. Non siamo Dei, nessuno di noi è Dio. Anche con la cellula sintetica la distanza che ci separa da Dio è immensa. Purtroppo, o... per fortuna.
mercoledì 19 maggio 2010
duemilioni e mezzo di euro
Pare che Santoro, finito "anno zero", lascerà la Rai (io però non ci giurerei...) ed avrà come liquidazione, per alcuni anni di "duro lavoro", la modesta somma di 2.500.000 (duemilionicinquecentomila) euro. E si, una bazzeccola, quasi cinque miliardi delle vecchie lire... pinzillacchere, sciocchezzuole. La cosa non mi esalta ovviamente, ma non voglio fare il moralista. Qualcuno potrebbe dire che la grande maggioranza dei comuni mortali una cifra simile non la guadagna in tutta la vita, qualcun altro potrebbe sussurrare che un nemico del capitalismo come Santoro una simile liquidazione non dovrebbe proprio accettarla, meno che mai investirla, magari in azioni o in fondi comuni internazionali! Però... bando al populismo! Francamente l'entità della cifra non mi scandalizza, a scandalizzarmi è invece un'altra cosa, assai più importante, a mio avviso.
Il mondo è pieno di attori, campioni di vari sport, artisti o presunti tali che sono letteralmente sepolti dai soldi, gente che spende in dieci minuti ciò che un normale essere umano guadagna in dieci anni; la cosa mi lascia francamente indifferente, anche se spesso mi infastidisce la sfacciata esibizione di ricchezza cui certi personaggi a volte si lasciano andare. Divi del rok o campioni di basket possono spendere e spandere solo perchè esistono al mondo milioni di esseri umani disposti a pagare per assistere ai loro concerti, avere in casa i loro CD, andare allo stadio e vederli impegnati in una competizione sportiva. Se tutti fossero come me, Madonna sarebbe, letteralmente, costretta a chiedere l'elemosina agli angoli delle strade, però... per uno come me che non ha mai comprato un CD nè assistito ad un concerto di Madonna, ce ne sono molti altri che per quei Cd e quei concerti sono disposti a tirare fuori tanti bei soldini.. sono loro a fare ricca Madonna, e ciò che vale per Madonna vale per Bono, o Jordan, o Maradona... lamentarsi di un fatto simile è sciocco; io stesso del resto, se non ho contribuito ad arricchire Madonna ho fatto qualcosa per rendere ricco, che so io, Karajan, ognuno ha i suoi peccati...
Per Santoro e quelli come lui però le cose sono diverse. Questi personaggi non sono pagati, se non in minima parte, per il loro successo sul mercato, sono pagati, in base a considerazioni politiche, da un ente pubblico che usa per pagarli i soldi dei contribuenti, e questo senza che nessuno venga a chiedere ai contribuenti se sia giusto, lecito, morale che i loro soldi vengano spesi in quel modo. Nessuno mi obbliga a comprare un CD di Madonna, però sono obbligato a pagare il canone, e non posso, se permettete, non incazzarmi quando vedo che i soldi che io, comune mortale, sono costretto a pagare vengono spesi per dare una liquidazione milionaria ad un tipo come Santoro!!!
Il problema è tutto qui, senza strilli, populismi e demagogie. Molti politici, dirigenti di grandi enti pubblici, Rai in testa, vari menager e boiardi di stato, considerano roba loro dei soldi che invece roba loro non sono! Pensano di poter spendere come cazzo gli pare del denaro che è dei cittadini e che dovrebbe servire, così dicono i manuali di scienza delle finanze, per finanziare servizi collettivi, opere pubbliche, strade, ospedali, acquedotti. Ed anche la Rai dovrebbe avere una finalità "sociale": dovrebbe tutelare a livello mediatico le ragioni della cultura, della profondità di pensdiero, dell'arte, ragioni che sono spesso soccombenti in un'ottica unicamente mercatista. Invece come usano i nostri soldi i dirigenti Rai? Per pagare liquidazioni milionarie a Michele Santoro!!! Sono o non sono giustificato ad incazzarmi? Come una belva?
Il mondo è pieno di attori, campioni di vari sport, artisti o presunti tali che sono letteralmente sepolti dai soldi, gente che spende in dieci minuti ciò che un normale essere umano guadagna in dieci anni; la cosa mi lascia francamente indifferente, anche se spesso mi infastidisce la sfacciata esibizione di ricchezza cui certi personaggi a volte si lasciano andare. Divi del rok o campioni di basket possono spendere e spandere solo perchè esistono al mondo milioni di esseri umani disposti a pagare per assistere ai loro concerti, avere in casa i loro CD, andare allo stadio e vederli impegnati in una competizione sportiva. Se tutti fossero come me, Madonna sarebbe, letteralmente, costretta a chiedere l'elemosina agli angoli delle strade, però... per uno come me che non ha mai comprato un CD nè assistito ad un concerto di Madonna, ce ne sono molti altri che per quei Cd e quei concerti sono disposti a tirare fuori tanti bei soldini.. sono loro a fare ricca Madonna, e ciò che vale per Madonna vale per Bono, o Jordan, o Maradona... lamentarsi di un fatto simile è sciocco; io stesso del resto, se non ho contribuito ad arricchire Madonna ho fatto qualcosa per rendere ricco, che so io, Karajan, ognuno ha i suoi peccati...
Per Santoro e quelli come lui però le cose sono diverse. Questi personaggi non sono pagati, se non in minima parte, per il loro successo sul mercato, sono pagati, in base a considerazioni politiche, da un ente pubblico che usa per pagarli i soldi dei contribuenti, e questo senza che nessuno venga a chiedere ai contribuenti se sia giusto, lecito, morale che i loro soldi vengano spesi in quel modo. Nessuno mi obbliga a comprare un CD di Madonna, però sono obbligato a pagare il canone, e non posso, se permettete, non incazzarmi quando vedo che i soldi che io, comune mortale, sono costretto a pagare vengono spesi per dare una liquidazione milionaria ad un tipo come Santoro!!!
Il problema è tutto qui, senza strilli, populismi e demagogie. Molti politici, dirigenti di grandi enti pubblici, Rai in testa, vari menager e boiardi di stato, considerano roba loro dei soldi che invece roba loro non sono! Pensano di poter spendere come cazzo gli pare del denaro che è dei cittadini e che dovrebbe servire, così dicono i manuali di scienza delle finanze, per finanziare servizi collettivi, opere pubbliche, strade, ospedali, acquedotti. Ed anche la Rai dovrebbe avere una finalità "sociale": dovrebbe tutelare a livello mediatico le ragioni della cultura, della profondità di pensdiero, dell'arte, ragioni che sono spesso soccombenti in un'ottica unicamente mercatista. Invece come usano i nostri soldi i dirigenti Rai? Per pagare liquidazioni milionarie a Michele Santoro!!! Sono o non sono giustificato ad incazzarmi? Come una belva?
Iscriviti a:
Post (Atom)