giovedì 21 aprile 2022

VITA E LIBERTA'

 

Piero Sansonetti afferma, in un articolo pubblicato su "Il riformista", che la vita è un valore assoluto, che viene prima di tutti gli altri. La vita è più importante della liberà, dell’indipendenza, dell’uguaglianza. Prima viene la vita, dopo il resto.
Cosa significa tutto questo?
Può significare una cosa che è paradossalmente banale ed insieme profonda: per essere liberi occorre essere vivi. E può anche significare che il rispetto della vita umana è un imperativo etico fondamentale: nessuno deve attentare alla altrui vita. Non si può ovviamente che essere d’accordo con questo. Ma non di questo si tratta.
Innanzitutto occorre porsi la domanda: cosa intendiamo per vita? Ha senso contrapporre la vita alla libertà e ad altri fondamentali valori?
Aristotele afferma, nell’etica nicomachea e altrove che la vita è attività, continuo passaggio dalla potenza all’atto. La vita è sviluppo delle doti umane fondamentali, si vive attualizzando ciò che si è in potenza. La vita è tensione e, se è buona vita, acquisizione di comportamenti virtuosi. Nella vita l’uomo si forma, diventa realmente uomo. Bastano queste brevi considerazioni per capire quanto sia errata la contrapposizione fra vita e libertà. Si è uomini nella misura in cui lo si diventa, e questo diventare è l’attualizzazione della libertà. La vita contrapposta alla libertà è mera sopravvivenza. La domanda da farsi è allora: davvero la mera sopravvivenza è un valore assoluto, da anteporre sempre, in tutte le situazioni, a tutti gli altri? Quanti di noi accetterebbero senza combattere di vivere in una cella di un metro per due? Oppure legati ad un letto ed alimentati con delle flebo? Quanti accetterebbero senza combattere, e rischiare di morire, di vivere in una società come quella descritta da Orwel in “1984”? Non molti, credo. Non a caso sempre nella storia gli esseri umani hanno ritenuto che val la pena di combattere contro la riduzione della vita a mera sopravvivenza, o a schiavitù, o ad oppressione sociale, nazionale o etnico razziale. Piaccia o non piaccia a Sansonetti, da sempre gli esseri umani hanno lottato per quei valori che lui ritiene “secondari”, spesso hanno dato la vita per questi.

Sansonetti in realtà non nega che si possa lottare per la libertà anche a costo di sacrificare la vita. Dopo aver affermato che la vita è un valore assoluto, cui tutti gli altri vanno subordinati, fa marcia indietro e dice di ammirare quelli che si sacrificano per la libertà, l’uguaglianza o altri valori. Questo però, continua, non deve coinvolgere terze persone, i civili. Se Tizio ritiene che valga la pena di rischiare la morte pur di essere libero, faccia pure, ma non coinvolga gli altri, la popolazione civile. Questo invece fa la guerra ed è questo ad essere inaccettabile. “Quando c’è una guerra, e quando in questa guerra cadono migliaia e migliaia di civili, non c’è una scelta da parte dei civili. Non sono loro che si offrono in cambio della possibilità, talvolta remota, di conquistare l’indipendenza, o la libertà”, afferma Sansonetti.
Che pensiero profondo! Un certo paese, ad esempio, la Russia, ne invade un altro, ad esempio, l’Ucraina, lo vuole “denazificare”, deucrainizzare”, gli vuole imporre un governo di suo gradimento, vuole stabilire quale lingua devono parlare i suoi abitanti, quale devono essere al sua collocazione internazionale e la sua politica estera. Ha questo paese il diritto di difendersi? In teoria si, a condizione che i civili non siano in nessun caso coinvolti. Se il paese aggressore spara e bombarda i civili il paese aggredito deve arrendersi perché la difesa coinvolgerebbe i civili; se non si arrende è l'aggredito ad essere responsabile dei crimini che l’aggressore compie. Ragionando come Sansonetti qualsiasi difesa, qualsiasi lotta per la libertà che coinvolga non i singoli ma intere collettività diventerebbe impossibile, al contrario qualsiasi prepotenza, qualsiasi pretesa di stati autocratici ed aggressivi sarebbe immediatamente premiata. Lo stato A invade lo stato B e minaccia di bombardare obiettivi civili. Subito lo stato B deve arrendersi perché individualmente ognuno di noi ha il diritto di difendersi, ma chi governa uno stato non può coinvolgere nella sua difesa la popolazione di questo. La guerra come un incontro di pugilato o una partita di calcio, al massimo un regolare duello insomma… fantastico! Ragionando come Sansonetti si sarebbe dovuta consegnare tutta l’Europa, magari tutto il mondo, ad Hitler perché lottare contro il tiranno nazista avrebbe portato sicuramente alla morte di molti civili.
Per inciso, ragionando come Sansonetti la stessa difesa individuale diventerebbe impossibile. Passeggio per strada e vedo un bruto che sta violentando una ragazza. Devo intervenire? Il bruto potrebbe essere armato, se intervengo potrebbe sparare ed uccidere un ignaro passante, potrebbe uccidere la ragazza che invece se io non intervenissi se la “caverebbe” con lo stupo. Meglio girarsi dall’altra parte.
Ma… lasciamo perdere gli incisi riguardanti i casi individuali. Sansonetti sembra sicuro che arrendersi ai prepotenti non provochi nessuna vittima civile. E se le cose stessero diversamente? Se nel 1940 La Gran Bretagna avesse accettato le proposte di “pace” di Hitler il tiranno nazista sarebbe diventato l'incontrastato padrone dell’Europa continentale ed avrebbe potuto, in tutta calma, senza che nessuno lo disturbasse, massacrare milioni e milioni di ebrei. E, per venire alle cose di oggi, cosa succederebbe agli ucraini se Putin vincesse a mani basse? Non ci sarebbero vendette, fucilazioni, fosse comuni? Sansonetti non sembra troppo preoccupato da simili eventualità. Forse non sa che in tempo di “pace” sono avvenuti autentici genocidi, uno proprio in Ucraina, si chiama Holodomor.

Infine, è proprio sicuro Sansonetti che le popolazioni civili vogliano sempre la resa? E’ proprio sicuro che “i civili” non tengano alla libertà, all’indipendenza, alla democrazia? La popolazione ucraina oggi vuole la pace ma non la resa. Non è Zelens’kyj che obbliga gli ucraini a combattere, al contrario, questi con tutta probabilità gli si rivolterebbero contro se lui accettasse la resa. Gli inglesi non volevano la “pace” con Hitler nel 1940. Quando le popolazioni civili vogliono davvero la resa (che è cosa ben diversa dal soffrire per gli orrori di una guerra ed anche dal protestare per l’incapacità, vera o presunta, dei governanti di condurla efficacemente) di solito le guerre finiscono. Nessun governante può obbligare alla lotta un popolo che ad immensa maggioranza non vuole più battersi, non può farlo perché non esistono muraglie cinesi fra civili ed esercito. I civili altro non sono che i genitori, le mogli, le fidanzate, i figli e le figlie dei militari, per questo, se è davvero diffuso,  il desiderio di resa del popolo coinvolge alla fine gli stessi combattenti. Il fronte occidentale tedesco crollò letteralmente dopo il fallimento dell’offensiva delle Ardenne, interi paesi si arresero senza combattere agli anglo americani. I tedeschi si difesero invece fanaticamente sul fronte orientale per un motivo molto semplice: temevano le rappresaglie dei russi. L’esercito zarista si disfò completamente nell’autunno del 1917, sappiamo cosa successe poi.
Ovviamente è dovere assoluto dei governanti di un paese costretto alla guerra cercare di tutelare al massimo la popolazione civile, ed evitare attacchi indiscriminati contro la popolazione civile del paese nemico. Ma questo dovere non va confuso con un presunto dovere di arrendersi. Non esiste questo dovere. Esiste il dovere di rispettare la altrui vita e libertà. Ed il diritto di difendersi da ingiuste aggressioni.

Un’ultima considerazione. Sansonetti conclude il suo articolo affermando che la globalizzazione oggi rende possibile che ogni negoziato si concluda positivamente, perché le dittature sono destinate alla sconfitta dal potere della globalizzazione. Aspettino qualche decennio gli ucraini e tutto si risolverà. Tralasciamo le facili ironie. Partito da considerazioni etiche e di principio Sansonetti termina con risibili considerazioni empiriche. Che la globalizzazione porti alla irresistibile affermazione mondiale della democrazia liberale era la tesi esposta poco dopo il crollo del comunismo da Francis Fukuyama in “la fine della storia e l’ultimo uomo”. Una tesi che ha trovato negli ultimi decenni innumerevoli smentite, ovunque. L'ultima smentita a questa tesi, letteralmente demolita sul piano analitico da Samuel Huntington ne “lo scontro delle civiltà”, ce la fornisce proprio la guerra in Ucraina. Gli ucraini rivendicano anche per se il diritto universale delle nazioni all'auto determinazione, i russi intendono negar loro questo diritto. Né gli uni né gli altri prestano attenzione alcuna all'utopia, una distopia in realtà, di un mondo senza frontiere, enorme area grigia priva di stati e nazioni, culture e civiltà. Non val la pena di aggiungere altro.
In passato ho provato simpatie per Sansonetti. Continuo a condividere le sue idee riguardo alla giustizia, lo trovo una persona onesta. Ma che per puntellare la sua teorizzazione del dovere di arrendersi faccia ricorso a tesi che pochi ormai osano sostenere mi sembra davvero deprimente. Pazienza.

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