mercoledì 16 marzo 2022

ARMATA BRANCALEONE

 


Zelen’skyj afferma che l’Ucraina non può entrare nella Nato e subito si alzano gli strilli degli amici di Putin.
“Tanto ci voleva?” esclamano. “Se il comico avesse fatto subito questo gesto si sarebbero risparmiati tanti lutti”. Insomma, la colpa del tutto è sua, Putin invece è tanto bravo.
Però… però ogni paese ha diritto di aderire al sistema di alleanze che vuole. L’unica richiesta russa ragionevole sarebbe stata che l’Ucraina non installasse sul suo territorio missili offensivi. Nessuno ha mai cercato di installare tali missili, il che rende ridicoli i paragoni fra la crisi attuale e quella di Cuba nel ‘62. Tutto il resto è pirateria internazionale, compresa la richiesta di non adesione alla Nato. Il fatto che Zelen’skyj ceda su questo punto non elimina il carattere piratesco della richiesta russa. A volte si è costretti a cedere ai pirati, purtroppo.
Ma questi sono in fondo semplici dettagli, chiacchiere, cose di poco conto. Si, chiacchiere e dettagli, perché Putuin ha già risposto picche alla apertura di Zelen’skyj, dimostrando in questo modo che il vero problema NON è, NON è MAI stato quello della adesione dell’Ucraina alla Nato, né, meno che mai, quello del Donbass.
L’obiettivo di Putin è di ridisegnare i confini fra Russia ed occidente, ricostituire il vecchio impero sovietico. L’esistenza di una Ucraina indipendente, anche se mutilata di alcuni territori, non quadra con questo obiettivo, per questo Putin mira a ridurre l’Ucraina al ruolo di stato fantoccio. E dopo l’Ucraina toccherà a qualcun altro.
Trovo francamente incredibile, e tristissimo, che tante persone vicine al centro destra non capiscano una cosa tanto semplice e lascino al PD il privilegio di difendere il principio democratico e liberale dell’autodeterminazione dei popoli.
Ed ora si trovano, queste persone, in una armata Brancaleone che va da Noam Chomsky a Massimo Fini, da Diego Fusaro a Marco Rizzo, da Massimo D’Alema a Vittorio Feltri.
Una armata Brancaleone dietro a cui si nascondono le armate vere, quelle di Putin.
Tanti auguri cari ex amici! Io in quella armata NON ci voglio entrare.
Punto e basta.




martedì 15 marzo 2022

E' REALISTICA LA RESA SENZA CONDIZIONI?

 

Ho sentito dire molto spesso, in questi giorni, la seguente frase: “dobbiamo tener conto dei dati di fatto, essere realisti.”.
Certo, dobbiamo tener conto dei dati di fatto, e l’invasione della Ucraina è un dato di fatto, non ci piove. E allora, accettiamolo questo dato di fatto! Gli ucraini si arrendano e noi avremo riconquistato ciò a cui teniamo più di ogni altra cosa: la “normalità”. Gli Ucraini perdono la libertà e noi possiamo tornare a discutere di green pass ed elezioni amministrative. La cosa sarà moralmente ripugnante, ma occorre essere realisti perbacco!
Ma, valutazioni morali a parte, è davvero “realista” un simile modo di affrontare il problema? Vediamo.

In primo luogo c’è un altro dato di fatto, oltre a quello della invasione: la volontà degli ucraini di RESISTERE. Possiamo strillare, dare “saggi” consigli, saltellare, ma quelli sono davvero testardi e di perdere la loro libertà non hanno nessuna voglia, neppure per garantire la nostra “normalità”. Quindi resistono e a noi resta la scelta imbarazzante: li aiutiamo, ovviamente in maniera non avventurista? O non li aiutiamo? E va da se che non aiutarli vuol dire aiutare i loro boia.
Ma, per la seconda volta tralasciamo la morale, tratteniamo i conati di vomito e facciamo la scelta di NON aiutarli. Questo sacrificio restituirà al mondo una pace sicura? Ci darà davvero la tanto sospirata “normalità”? Basta fare la domanda per avere la risposta. E la risposta è NO.
Per almeno due motivi.

Il primo è che non sta scritto da nessuna parte che il caro Putin si accontenterà dell’Ucraina. Già ora parla della Moldavia, degli Stati baltici, addirittura della Polonia. Se vince a mani basse in Ucraina allargherà sicuramente le sue pretese. Il suo fine chiarissimo è la ricostituzione del vecchio impero sovietico, e prima zarista. E se ottiene ciò che vuole in Ucraina sarà spinto a chiedere ancora di più. Valuterà che un occidente debole e diviso non è in grado di opporsi efficacemente alle sue pretese. E alzerà la posta.
E, oltre a Putin, e molto più pericoloso di lui, c’è il gigante asiatico che da lungo tempo non nasconde le sue mire egemoniche sull’intera area orientale e le sue pretese su Taiwan.

Il secondo motivo è che, con tutta probabilità, la vittoria di Putin NON porterà la pace in Ucraina. Piaccia o non piaccia ai “saggi” pacifisti, gli ucraini continueranno a combattere. Anche QUESTO è o potrà essere un dato di fatto. Gli occidentali “realisti” pensano che se i russi fanno fuori un bel po’ di ucraini e magari impiccano l’odioso comico loro capo le cose si aggiustano e noi torniamo a goderci la "normalità". Ma le cose possono assumere una piega ben diversa. I russi vincitori non potranno controllare un paese vasto e popoloso come l’Ucraina e saranno infognati in un Afghanistan europeo. Una situazione lontana anni luce dalla stabilità.
Quindi, cari “saggi”, cari “realisti”, non fatevi illusioni. La sconfitta dell’Ucraina NON porterà nessuna “normalità”. La possibile impiccagione di Zelen’skyj potrà dare brividi di soddisfazione a qualche occidentale “saggio” ma farà del comico un eroe del suo popolo. E tutti noi dovremo goderci le delizie di una guerra di guerriglia ai confini dell’Europa e della NATO.

Conosco l’obiezione: che fare allora? Andare verso la guerra atomica?
Ovviamente si tratta di una opzione folle, da rifiutare, ma francamente non credo che sia minimamente realistica. Putin non è affatto un folle, non persegue la strategia del "muoia Sansone con tutti i filistei", mira piuttosto a far vincere Sansone e a sterminare i "filistei". Ha da tempo elaborato i suoi piani e ora li persegue basandosi sulla convinzione, non campata in aria, che l'occidente debole e diviso non sia in grado di contrastarli efficacemente. I richiami alle armi atomiche sono con tutta probabilità un bluff. che l'autocrate del Cremlino usa in maniera criminale per terrorizzare le pubbliche opinioni dell'occidente e costringere i governi occidentali a cedere.
E se non  fossero un bluff? Se davvero non lo fossero ci sarebbero mille ragioni di più per bloccarlo subito,l'autocrate, bloccarlo ora, quando l’area di crisi è ancora ridotta, prima che diventi troppo forte ed incontrollabile.
E’ realistico oggi aiutare l’Ucraina, NON con avventuristici interventi militari, ma fornendo a chi combatte per la sua terra il supporto necessario ed intensificando al massimo sanzioni, attività diplomatica e mobilitazione popolare. Per isolare la Russia. Non è vero che l'Ucraina sia già sconfitta. Se debitamente aiutati gli ucraini possono realisticamente conquistare il tavolo per una trattativa VERA che assicuri loro NON la vittoria ma una sopravvivenza decente.
E’ difficile una cosa simile? Si, ma non è impossibile; ed è realistica. Chi la persegue è molto più realista di chi pensa che resa senza condizioni di un popolo possa assicurare pace e stabilità al mondo.

lunedì 14 marzo 2022

TRE TIPI DI GLOBALIS


Ci sono sostenitori di Putin intellettualmente più seri di coloro che invitano, rabbiosamente o con parole suadenti, gli ucraini alla resa senza condizioni. Sono tutti coloro che vedono in Putin il campione dell’anti globalismo, l’uomo che oppone alla innegabile decadenza culturale dell’occidente i valori della tradizione e della spiritualità.
Tralascio, per non allargare a dismisura il discorso ogni richiamo alla decadenza culturale dell’occidente ed alla spiritualità contrapposta al materialismo. Ci sarà tempo per tornare su questi importanti argomenti. Mi limito ora a fare alcune considerazioni sul presunto anti globalismo putiniano.
Semplificando telegraficamente il discorso, si possono individuare tre tipi di globalismo.
Il globalismo democratico e liberale, che è meglio chiamare col suo vero nome: universalismo.
Tutti gli esseri umani, per il solo fatto di esser tali, hanno pari dignità e devono godere degli stessi diritti fondamentali. Questi diritti non si limitano ai soggetti individuali ma si estendono a quelli sovra individuali, riguardano i popoli e le nazioni.
Ogni nazione ha diritto all’autodecisione. Le relazioni fra stati e nazioni non devono basarsi sulla violenza. I vari stati intrattengono relazioni di ogni tipo fra loro: commerciali, politiche, culturali, turistiche. Esistono, regolati dalla legge, normali processi di immigrazione ed emigrazione. Ogni popolo è sovrano in casa propria, ma nessuno è una monade senza finestre sul mondo; tutti dialogano con tutti a partire dalla affermazione della propria identità.
L’universalismo democratico e liberale è in fondo una idea regolativa. Non esiste né è mai esistito in forma compiuta ed è probabilmente irraggiungibile nella sua forma pura. Ma è possibile avvicinarsi ad esso.
Il globalismo mondialista.
Popoli, stati e nazioni sono anticaglie del passato. Le differenza fra culture e civiltà, quando esistono, non sono essenziali. Gli esseri umani o interi popoli possono tranquillamente spostarsi dove credono perché il mondo è un’unica area unificata in cui confini e frontiere possono al massimo avere una funzione di controllo amministrativo degli spostamenti. Governi e parlamenti dei vari stati devono cedere quote sempre maggiori di sovranità ad organismi internazionali non eletti da nessuno.
Il fine ultimo del globalismo mondialista dovrebbe essere un governo unificato del pianeta. Anche questa è, a ben vedere le cose, una idea regolativa, ben lontana dall’essere realizzata. Molti occidentali però cercano da tempo di metterla in atto. Quanto al suo realismo… basta guardare cosa sta succedendo in Ucraina per poterlo adeguatamente valutare.
Il globalismo nazional imperialista.
Questo tipo di globalismo riconosce l’esistenza di stati e nazioni, ma pretende che un certo stato eserciti una preminenza egemonica, o addirittura un assoluto dominio, su molti altri, in prospettiva sull’intero pianeta.
Si tratta ancora una volta di una idea regolativa che però molti hanno cercato di realizzare. Provocando tragedie di immani dimensioni.
Hitler era a modo suo un globalista, anzi, un mondialista. Riconosceva, l’esistenza, ad esempio, degli slavi, ma solo per teorizzarne la naturale sottomissione ai tedeschi “ariani”; il fatto che gli ebrei esistessero era la sua autentica ossessione paranoica, per questo voleva cancellarli dalla faccia della terra.
Anche Stalin era, sempre a modo suo, un globalista – mondialista. Certo, non parlava di dominio dei “russi” ma di unificazione del proletariato mondiale, ma sarebbe stato il suo paese ad unificarlo, e nel suo paese erano i russi l’avanguardia del bolscevismo comunismo. Superato l’internazionalismo dottrinario di Lenin e Trotzkij Stalin opera una fusione perfetta di comunismo ed sciovinismo grande russo. Le nazionalità oppresse dell’ex impero zarista ed i popoli dell’est Europa dovranno così subire un doppio tipo di oppressione: quella socio politica del comunismo e quella nazionale.
Ed è, almeno oggi, un nazional imperialista Putin.
Putin non può esser definito comunista, anche se mantiene in Russia, a livello politico, molto del comunismo staliniano. Putin tuttavia considera una tragedia il disgregarsi dell’impero sovietico e cerca da tempo di ricostruirlo. La tragedia ucraina è parte essenziale di questa sua strategia.
Personalmente mi sento vicino, anzi, vicinissimo al primo tipo di globalismo, detesto il secondo e detesto con ancora maggior forza il terzo.
Un democratico liberale è per il dialogo, la relazione fra le identità, ed ovviamente rivendica il diritto di criticare, anche aspramente, ciò che nella varie identità contrasta con la affermazione della pari dignità di tutti gli esseri umani.
Non può che contrastare il mondialismo astratto di chi pensa che le persone siano entità prive di radici culturali, nazionali, linguistiche, religiose.
Deve avversare con tutte le forze le pretese di chi intende unificare il mondo, o sue vaste aree, sotto l’egemonia, comunque mascherata di questa o quella nazione.
Per questo un democratico liberale, nemico del globalismo che pretende di annullare ogni differenza, non può che essere oggi radicalmente avverso alla Russia di Putin (non alla Russia in quanto tale, non alla grande cultura russa). E non può oggi che schierarsi con l’Ucraina che lotta per l’indipendenza. Senza se e senza ma.




 

venerdì 11 marzo 2022

FINTA SAGGEZZA

C’è in questi giorni, soprattutto, ma non solo in rete, quasi una pandemia di inviti alla saggezza.
Non si deve essere manichei, ammoniscono molti intellettuali. E proseguono: torti e ragioni non stanno mai tutti da una parte sola, non esistono gli angeli ed i demoni, bisogna studiare le situazioni, risalire alle cause storiche di quanto sta avvenendo. E, insieme a questi accorati appelli, gli inviti al dubbio socratico. Non prendiamo subito per buono ciò che dicono i media, analizziamo, controlliamo. Guardiamo le cose da tutti i punti di vista… e via approfondendo.
Nobili parole senz’altro. Ed anche piuttosto scontate.
Personalmente non mi fido troppo dei media ufficiali, al contrario. E, quale persona dotata di un minimo di buon senso può ritenere che non valga la pena di approfondire le cose, vedere quali sono le cause storiche di certe situazioni? Quanto al dubbio socratico… ben venga: è una delle radici della nostra civiltà.
Però… però c’è qualcosa che stona in questi accorati appelli. Si, stona, e molto. Perché gli stessi che invitano al dubbio, all’approfondimento dimostrano di non avere dubbio alcuno su molte cose essenziali.
Invitano tutti a non prender per oro colato ciò che dicono i media, ma prendono, LORO, per oro colato ciò che dice la propaganda russa.
Denunciano l’espansione ad est della NATO dimenticando il piccolo particolare che sono stati i paesi dell’est a chiedere a gran voce di poter aderire al patto atlantico. I popoli di quei paesi sanno bene quanto sia pericolosa la vicinanza con l’orso russo.
Hanno trasformato i moti popolari in Ucraina del 2014, con la conseguenti invasione della Crimea e l’inizio di una guerriglia separatista nel Donbass, in un “colpo di stato”, usando addirittura le stesse parole della propaganda putiniana.
Invitano a studiare la storia e cancellano dalla storia un fatto gigantesco come l’holomodor, il massacro di alcuni MILIONI di contadini ucraini e la denazionalizzazione brutale dell’Ucraina da parte dei comunisti russi.
Per dirla tutta: il loro è un mondo rovesciato, uno strano mondo in cui l’Ucraina non è aggredita ed invasa. E, se è lecito avere dubbi socratici sul mondo, lo è mille volte di più, averne sul mondo rovesciato.
Ma, a parte ogni ritorsione polemica, è vero che non ci si debba mai schierare? Che sempre, in ogni caso si debba solo osservare e dubitare? Come concluse lo stesso Cartesio, che di dubbi se ne intendeva, il dubbio su tutto è autodistruttivo. Chi dubita sempre, su ogni cosa, distrugge la sua stessa capacità di dubitare.
E non prender posizione è in fondo uno schierarsi. Chi oggi dice: “né con Putin né con la Nato” in realtà si schiera. Si schiera contro ritiene che gli ucraini abbiano il sacrosanto diritto di difendersi, e noi il dovere di aiutarli.
Per venite a cose meno teoriche e più tragicamente concrete, ci si doveva o no schierare nel 1939 quando le armate di Hitler invasero la Polonia? Certo, anche allora si poteva e doveva approfondire, analizzare. Si potevano evidenziare gli errori delle democrazie occidentali, condannare le incertezze, le ambiguità l’ipocrisia ed il cinismo di molte loro politiche; ma, fatto tutto questo, si doveva o non si doveva dire: io sto con la Polonia? Quando i polacchi tentarono una disperata difesa contro le panzer division naziste cosa si doveva fare? Invitarli alla resa ed iniziare un dottissimo dibattito sulla storia europea negli ultimi 100 anni?
E quando cominciarono a circolare in Europa le tragiche notizie sul massacro di milioni di ebrei quale doveva essere il compito di ogni persona civile? Discutere sul senso dell’essere? Dibattere sulla storia dell’ebraismo? Mormorare che i torti e le ragioni non stanno mai tutte da una sola parte?
Forse i torti e le ragioni non stanno sempre e tutti da una sola parte, ma ci sono situazioni in cui la grandissima parte di ragioni e torti stanno da una sola parte. E non c’è nulla di “saggio”, nulla di “ragionevole” nel rifiutarsi di riconoscerlo.
Dietro a tanta saggia ragionevolezza c’è molto spesso solo, tanta, tantissima ipocrisia. Chi non vuole scegliere in realtà sceglie. E spesso, molto spesso, sceglie la parte sbagliata. Come oggi a proposito della brutale aggressione di cui è fatta oggetto la nazione ucraina.


 

giovedì 10 marzo 2022

ARMI A PUTIN!

 

Lo ho letto tempo fa in FB: “Speriamo che Putin conquisti alla svelta Kiev così la smettiamo con questa menata di guerra”.
Nobili parole, che più o meno esprimono il pensiero di molti. Certo, chi le ha scritte è stato un po’ brutale, ma in fondo ha detto chiaramente ciò che grandi firme (le definisco tali senza alcuna ironia) del giornalismo italiano come Liguori, Capuozzo o Feltri esprimono con parole più delicate.
C’è la guerra e questa deve cessare. Come farla cessare? Semplice, con la RESA.
Pero… però gli ucraini aggrediti hanno l’ardire si difendersi. Non vogliono tornare indietro di decenni, non ci stanno a vivere in un paese ridotto a protettorato, fantoccio di una potenza straniera pronta ad invadere questo o quello se il suo autocrate ritiene che ne valga la pena. E così resistono, tenacemente. Sperano di ottenere almeno una pace onorevole, una trattativa vera. E non si arrendono, non ascoltano i consigli di chi li invita ad abbracciare i loro aggressori, dei grandi intellettuali che fanno i “saggi” sulla pelle degli altri.
La loro protervia e l’ arroganza degli ucraini sono intollerabili. Sono LORO i responsabili delle morti, del macello del loro paese. Loro che pretendono di difendersi dall’aggressore, che hanno l’arrogante pretesa di voler vivere da liberi.
Invito i t teorici della resa, i saggi giustamente indignati della intollerabile pretesa degli ucraini di resistere, ad essere coerenti fino in fondo.
Chiedano che l’Italia, l’Europa, la comunità internazionale tutta diano ARMI A PUTIN.
Armi ai russi! Questo dovrebbe essere lo slogan, la giusta richiesta dei pacifisti occidentali. Armi ai russi, così i prodi soldati di Putin potranno sconfiggere questi super nazionalisti, questi nazisti di ucraini e ci sarà, finalmente la pace.
L’Ucraina sarà smembrata, ridotta a stato fantoccio, a nuovo protettorato. Il suoi popolo sarà costretto a vivere come ad altri piacerà farlo vivere, ma chi se ne frega? Ci sarà la “pace” perbacco! E, cosa più importante di tutte, noi potremo esser lasciati in pace.

PUGILI SUONATI


Prima di invadere l’Ucraina la Russia ha aggredito, val la pena di ricordarlo, la Cecenia e la Georgia.
Nel 2014 la Russia ha aggredito per la prima volta l’Ucraina, le ha strappato la Crimea ed ha finanziato la guerriglia separatista nel Donbass.
Putin avanza pretese su regioni filorusse della Moldavia. Protesta perché gli stati baltici sono nella Nato, pretende di discutere la collocazione internazionale di Svezia e Polonia.
E intanto la Cina, lasciandosi alle spalle i tentativi di apparire “neutrale”, si schiera apertamente dalla sua parte. Guardando a Taiwan.
Questa la situazione, che ricorda tragicamente altri periodi della nostra storia.
Qualcuno dice: quello è un pazzo, dobbiamo cedere se no scatena l’inferno nucleare.
Ma, tralasciando qualsiasi altra considerazione, è sensato assecondare un pazzo?
Quali garanzie, quali assicurazioni può dare un pazzo? Quale negoziato è possibile con un folle?
Se davvero Putin è pazzo va fermato il prima possibile, proprio perché un pazzo può compiere atti folli in qualsiasi momento, quali che siano le cose che ha ottenuto. Il problema è semmai COME fermarlo, riducendo al minimo i rischi.
In realtà Putin NON è pazzo. Ha i suoi obiettivi e cerca di raggiungerli. Si assume dei rischi calcolati fidando nella debolezza e nella crisi strutturale dell’occidente.
Proprio perché NON è pazzo si può trattare con lui, ma non dargli ciò che vuole, cedendo ai suoi ricatti. Se lo si fa lo si rende solo più arrogante e pericoloso e, soprattutto, si incoraggiano le mire espansive del suo principale alleato, il gigante asiatico.
E si porta davvero il mondo sull’orlo del baratro.
Oggi i meno realisti di tutti sono precisamente coloro che si credono “realisti”. Sedicenti “saggi” come l’irriconoscibile Vittorio Feltri. Persone pateticamente simili a pugili suonati.
Per loro si può salvare la “pace” in un solo modo: dare a Putin, domani a Xi Jinping, tutto ciò che vogliono…
La storia si ripete.

 

mercoledì 9 marzo 2022

PACE (?)


Forse (sottolineo FORSE) si apre uno spiraglio per l’Ucraina.
Una base di accordo potrebbe essere, si dice, l’inserimento nella costituzione ucraina di una clausola che sancisca la neutralità del paese e la rinuncia definitiva alla Crimea ed al Donbass.
Ovviamente è tutto da vedere, tutto da verificare. Però… già sento gli strilli di giubilo degli amici di Putin. Vedete? Putin è un saggio, le sue proposte ragionevoli. Quei nazisti di ucraini potevano accettarle subito, senza fare tante storie.
Poniamo che un qualsiasi paese ci invada, assedi le nostre città, minacci di ridurre in macerie l’Italia, pretenda di declassarla alla condizione di stato fantoccio. Il leader di questo paese afferma che non esiste una nazione italiana, che l’Italia è un paese artificiale, frutto di errori commessi da statisti poco accorti.
Gli italiani resistono, creano molte difficoltà agli invasori poi, stremati, accettano una proposta di pace. L’Italia perderà il Piemonte e la Lombardia, sarà obbligata ad essere neutrale, dovrà inserire in costituzione delle clausole che il suo invasore le detta. Accetta, perché sa di non poter fare altro.
Sarebbe “giusta”, “ragionevole” una simile pace? NO, ovviamente, anche se fosse necessario accettarla.
Forse gli ucraini, visto che nessuno li aiuta sul serio, saranno costretti a firmare una pace capestro, e faranno bene a farlo, ma non ci sarà nulla di ragionevole e giusto in una simile pace. Solo degli ipocriti possono far finta di ritenere “normale” che un paese imponga ad un altro quali devono essere le sue alleanze, cosa deve essere scritto nella sua costituzione. Nel 1992, quando si tenne il referendum per l’indipendenza dell’Ucraina anche Crimea e Donbass votarono a favore. Ora Putin toglie a questo paese regioni importanti. Gli ucraini sono costretti ad accettarlo, ma si tratta comunque di un atto di pirateria internazionale.
In ogni caso, è bene non scordarlo, se ad una pace capestro si arriverà, sarà solo grazie alla RESISTENZA ARMATA degli ucraini. Se gli ucraini si fossero subito arresi, come i “saggi” pseudo pacifisti li invitavano a fare, neppure una simile pace capestro sarebbe stata possibile. A volte occorre lottare per ottenere una pace ingiusta, risultante di atti di pirateria internazionale.
Queste però sono, a ben vedere le cose, considerazioni molto astratte. Putin accetterà una vittoria netta ma non totale? Permetterà che Zelen’sklyj resti presidente dell’Ucraina o pretenderà di imporre a quel disgraziato paese un uomo di sua totale fiducia? Accetterà una Ucraina mutilata ed umiliata ma ancora vitale o pretenderà che questo paese “artificiale” diventi, a tutti gli effetti, uno stato fantoccio? Staremo a vedere. La situazione è oltremodo fluida.
Una cosa è certa: se Putin alzerà la posta, vorrà ancora di più, i suoi sostenitori (compresi quelli che nascondono il sostegno dietro una finta neutralità) diranno che gli ucraini devono accettare, se no è LORO la responsabilità per la prosecuzione del conflitto. E strilleranno: “pace, pace”.
I finti pacifisti strillano “pace”. In realtà vogliono solo esser lasciasti in pace.