giovedì 12 giugno 2014

L'OSSIMORO PRATICO





L'ossimoro
è una figura retorica che consiste nell'accostamento di due termini di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro. Come figura retorica l'ossimoro è assai efficace. La contraddizione che in esso si cela non è una reale contraddizione logica. L'accostamento di termini contraddittori serve ad esprimere alcuni concetti in maniera stilisticamente originale, al fine di coinvolgere l'attenzione dell'ascoltatore o dell'interlocutore. “Assordante silenzio”, ad esempio, esprime la nota verità che a volte il silenzio è più esplicativo di qualsiasi parola; “illustre sconosciuto” rende assai bene l'idea che una certa persona, chiamata magari a coprire cariche di responsabilità, è del tutto sconosciuta e, probabilmente, non adatta ai compiti che le sono stati assegnati; “ghiaccio bollente” sta ad indicare una persona che dietro l'apparente freddezza cela sentimenti e passioni molto forti.

Non tutti gli ossimori però sono così innocenti. Alcuni celano autentiche contraddizioni logiche o sono il paravento retorico di politiche criminali.
Il primo fu, probabilmente, Rousseau. Disse che “si può obbligare un uomo ad essere libero”, e dopo di lui i giacobini inventarono il “dispotismo della libertà”. Contraddizioni logiche? Formalmente si, nei fatti no. Perché obbligando un uomo ad essere libero lo si rende solo schiavo, e non c'è libertà alcuna nel “dispotismo della libertà”.
Poi Lenin e Trotzsky teorizzarono la “dittatura democratica”. Da buoni marxisti hegeliani detestavano il principio di non contraddizione; ma neppure loro incorsero, nei fatti, in alcuna contraddizione: la loro “dittatura democratica” era tutto fuorché democratica.
Poi vennero i marxisti raffinati della scuola di Francoforte, che parlarono della “società industriale avanzata” come di un orribile, disumano, "sistema" caratterizzato dalla “tolleranza repressiva”. Non potevano tollerare che il “sistema” non venisse contestato da coloro che avrebbero dovuto essere i suoi affossatori. La classe operaia, ben lungi dal fare la rivoluzione pensava solo ad aumenti salariali, al massimo a buone riforme. Questo dimostrava, ovviamente, che il sistema era “repressivo” che, la sua tolleranza era la massima forma di oppressione mai esistita. Idiozie logiche? Certo. Che però mascheravano solo la rabbia impotente di pochi intellettuali che non perdonavano al mondo ed agli esseri umani di non essere come loro li avrebbero voluti.

I giorni d'oggi non sono fatti per i teorici. Oggi nessuno teorizza più; a ben vedere le cose quasi nessun politico, oggi, dice qualcosa, se per “dire” intendiamo qualcosa di diverso dall'intollerabile bla bla diffuso dai media.
Gli ossimori odierni sono pratici, riguardano le azioni, non le teorie.
Giorno dopo giorno si sta svolgendo in mare, sotto i nostri occhi, quella che si può definire una azione legale di favoreggiamento della illegalità.
Anche dopo la eliminazione del reato di clandestinità la immigrazione clandestina resta un illecito amministrativo. Favorirla è quindi illegale. Eppure l'operazione “mare nostrum” fa proprio questo: favorisce legalmente l'illegale ingresso di clandestini nel nostro paese, un autentico ossimoro pratico.
E, come nel caso degli altri ossimori, la contraddizione è solo apparente. Perché dietro alla legalità di “mare nostrum” si cela la sua illegalità sostanziale. Non può esistere una azione legale che protegga la illegalità perché questa stessa protezione rende illegale l'azione.
E non solo una azione come “mare nostrum” è, nella sostanza, illegale, contribuisce a fare a pezzi la legalità. Molti dicono: “non preoccupiamoci troppo degli sbarchi, i migranti proseguiranno il loro viaggio verso i paesi del nord Europa”. Ammettiamo pure che sia vero (ammettiamo!!), e, con questo? Andare illegalmente in Francia o in Germania è qualcosa di “legale”? 
Siamo il paese in cui tutti strillano “legalità” ed intanto intascano tangenti. Siamo il paese in cui si invocano di continuo nuovi controlli su tutto e tutti, per “battere la corruzione”, fino a scoprire che i controllori sono a volte più corruttibili dei controllati.
E siamo il paese in cui in nome della “accoglienza” si presta soccorso legale ad una enorme azione illegale di massa.
Siamo insomma il paese degli ossimori pratici.
POVERI NOI!!

giovedì 5 giugno 2014

LA CORRUZIONE

In Italia tutto o quasi si decide a livello politico. C'è tanto da stupirsi se i partiti poi chiedono il conto?
Siamo letteralmente soffocati da leggi, leggine, regolamenti, sotto regolamenti. Per ogni cosa c'è bisogno di un documento, una autorizzazione, un certificato. La montagna di scartoffie burocratiche che ci opprime costituisce un formidabile incentivo alla corruzione e, nel contempo, un ottimo nascondiglio per i corrotti.
Si vuole ridurre la corruzione? Si tolga potere alla politica, si snellisca la burocrazia, si eliminino un bel po' di leggi, leggine, regolamenti ed autorizzazioni. Si facciano, per gli appalti ad esempio, poche norme, chiare, trasparenti, che non si prestino ad interpretazioni di comodo, con la chiara indicazione dei compiti, dei costi e dei tempi di attuazione
NON lo si farà. Si faranno, c'è da scommetterci, nuove leggi “anticorruzione”, si inventeranno nuovi reati astrusi tipo il “traffico di influenze illecite”, si piazzerà in qualche ufficio un “garante” contro la corruzione, che magari, fra qualche anno, sarà arrestato con l'accusa di essere, a sua volta, corrotto. Gli statalisti forcaioli sono fermamente convinti che i controllori siano sempre onesti; per questo non fanno altro che moltiplicare all'infinito i controlli. Vedere incriminato un GENERALE DELLA FINANZA deve essere stato un bello choc per loro.
Nuove leggi, nuove regole, nuovi controlli e nuovi garanti NON faranno diminuire la corruzione, la faranno al contrario aumentare. In compenso renderanno ancora più farraginose le procedure, più lenti e più costosi i lavori. Soprattutto renderanno TUTTI meno liberi. Ma questo importa a pochi, nel medioevo prossimo venturo in cui stiamo precipitando.

lunedì 26 maggio 2014

GLI EUROSCETTICI E GRILLO


blog beppe grillo


I media hanno digerito poco la vittoria degli euroscettici.
Si tratta di formazioni di estrema destra, dicono, fasciste, addirittura naziste, antisemite ed antiislamiche, come se le due cose coincidessero, contrarie all'immigrazione, al dialogo, al confronto.
Come al solito fanno un gran calderone, mischiando molte palle e qualche verità, al solo fine di confondere tutto.
Fra gli euroscettici ci sono estremisti di destra antisemiti, è vero, ma l'antisemitismo è largamente presente, purtroppo, anche nelle istituzioni UE e nei partiti che fanno dell'europeismo la loro bandiera. Basti pensare ai vari gemellaggi fra città italiane e Gaza, ai soldi che la UE regala ai “palestinesi” (e che non si sa bene come vengano spesi), alle condanne “europeiste” del muro che divide gli israeliani dai "palestinesi", ed impedisce sanguinosi attentati. Fra gli euroscettici, oltre agli antisemiti, ci sono anche liberali, democratici filoisraeliani, come gli olandesi di Wilders e, pare, gli inglesi dell'UKIP. Quanto alla ostilità all'Islam, perché dovrebbe essere qualcosa di “estrema destra”, addirittura di “nazista”? E “nazista” non volere la lapidazione delle adultere, la pena di morte per apostati e bestemmiatori, l'infibulazione, la poligamia, il taglio della mano per i ladri? E, per passare ad un altro spauracchio agitato dai media, è “nazista” opporsi ad una immigrazione senza limiti e regole? E' “estremismo di destra” pretendere che gli immigrati accettino e rispettino il nostro modo di vivere, le nostre tradizioni, i nostri valori?

Fa parte di questa generale mistificazione la assimilazione, senza riserve e distinzioni, del M5S agli ”euroscettici”.
Il movimento di Grillo ha preso, è vero, posizioni molto critiche nei confronti dell'europa, ma NON ha mai proposto l'uscita dall'euro. Grillo è riuscito nel miracolo di chiedere a gran voce un (impossibile) referendum sull'euro senza dire quale sarebbe stata la sua indicazione di voto. Il demagogo genovese inoltre non ha detto una sola parola contro l'immigrazione clandestina e non ha mai nascosto le sue simpatie per l'Islam e la sua fortissima ostilità nei confronti di Israele. Ha addirittura paragonato la Shoah alla loggia P2, cosa per cui meriterebbe di essere preso a calci in culo a vita. Più che agli euroscettici di “destra” il movimento di Grillo assomiglia alla lista Tsipras e all'estremismo di sinistra dei centri sociali.
In realtà il cavallo di battaglia del “grillismo” non è stato, e non è l'euroscetticismo, è stato, è, e sarà il giustizialismo forcaiolo.
Grillo è, prima di ogni altra cosa, l'uomo del “dalli all'untore”, il teorico dei processi mediatici, il demagogo che divide il mondo in “onesti” (noi) e “papponi” (tutti gli altri). Per questo la sua sconfitta è un fatto molto positivo. Con Grillo sono stati sconfitti personaggi come Flores D'Arcais, o Marco Travaglio, o Michele Santoro, o Sabina Guzzanti, tipini che considerano il garantismo una sorta di ideologia mafiosa. E la sconfitta di Grillo è anche la sconfitta dei tantissimi giustizialisti forcaioli che ci sono nel PD, di tutti coloro che si sono detti “indignati”, ed hanno “provato vergogna” quando Berlusconi ha contaminato, con la sua sola presenza, la sacra sede del loro partito.

Certo, un PD al 40% non mi piace, per niente, anzi, mi fa paura. La situazione non è affatto bella, tutt'altro. Però è una situazione in cui una alternativa è ancora possibile. Una situazione difficilissima ma non disperata, soffocante. E, coi tempi che corrono questo consente un minimo, solo un minimo, di ottimismo.

lunedì 19 maggio 2014

ANDARE A VOTARE? E, PER CHI?

Per chi votare domenica 25 maggio? Scelta difficile per qualsiasi persona capace di usare un pochino, solo un pochino, il cervello.
Da un lato ci sono i Pierini ipocriti. Quelli che dicono che “occorre coniugare crescita e rigore” e che “per uscire dalla crisi ci vuole “più, non meno Europa”.
Quelli che affermano perentori che “le sentenze non si commentano”, che “rispettano l'autonomia della magistratura”, si inchinano deferenti di fronte alla autorità del capo dello stato, “supremo garante della costituzione”. Ed ancora, quelli che non trovano strano che i nostri amici europei abbiano fatto cadere l'ultimo governo democraticamente votato dai cittadini, e che da allora, son più di tre anni ormai, gli italiani siano governati da persone che nessuno ha eletto.
Dall'altra parte ci sono i demagoghi sfascia carrozze. Quelli che pensano che si possa uscire dalla crisi indebitandosi e stampando moneta,
Quelli che ritengono che la mobilità e la flessibilità del lavoro, l'efficienza, la produttività siano “armi padronali contro i lavoratori”
Quelli che dicono: “non c'è lavoro quindi (QUINDI...) occorre investire ed assumere”, o che “ c'è la crisi perché i furfanti rubano, per risolvere tutto basta essere onesti”.
Quelli che non sanno come si crea la ricchezza ed allora strillano che occorre “redistribuirla”. Quelli che urlano: “chi più ha più paghi” e non hanno la minima idea di come si possa far si che ci sia sempre più gente che HA.
In mezzo sta il cavaliere sempre più ombra di se stesso.
Dice: “restiamo nell'euro ma sbattiamo i pugni sul tavolo”. Li ha già sbattuti i pugni sul tavolo, cavaliere. E si è ritrovato cacciato dal governo, e condannato in via definitiva.
Poi si fa prendere dalla tentazione di seguire Grillo e Renzi sul loro terreno. Grillo vuole il reddito di cittadinanza, e Renzi regala i famosi 80 euro? Ed io propongo l'aumento delle pensioni minime...

Devo ammetterlo, in questa situazione ho avuto, ed ho, forte, la tentazione di NON votare.
Ma penso che, alla fine, a votare domenica 25 ci andrò, malgrado tutto.
Non perché “votare è un dovere” o perché “si deve votare non il meglio ma il meno peggio”. In fondo con le elezioni di domenica votiamo i membri del parlamento europeo, una istituzione che non conta una mazza.
Andrò a votare perché penso che ci si debba opporre, anche col voto, all'ondata di nauseante giustizialismo forcaiolo che ci sta sommergendo.
L'Italia assomiglia sempre più alla Milano della peste e della “colonna infame” descritta dal Manzoni. C'è la crisi, il lavoro manca, il popolo soffre, allora sbattiamo in galera i colpevoli di tutto. E se poi colpevoli non sono, pazienza! Sono comunque persone con tanti soldi, hanno belle auto, escono con belle donne, le si metta in cella! Il lavoro continuerà a non esserci, moltissime persone continueranno a fare i salti mortali per arrivare alla fine del mese, ma avranno almeno la soddisfazione di vedere in cella chi se la spassa.
Invece di cercare di risolvere i problemi si corre dietro ai pruriti, veri o presunti, della “gente”. Siamo ormai all'ottica della gogna, del “dalli all'untore”, alla distruzione sistematica di ciò che resta dello stato di diritto. E la cosa è tanto più nauseante se si pensa che moltissimi di coloro che strillano “dalli all'untore”, che reclamano la gogna contro i “ricconi” sono in realtà persone strapiene di soldi, e sulla cui onestà non penso si possa scommettere.
Ecco perché penso che andrò a votare domenica. Malgrado tutto. E voterò chi più è stato colpito dalla canea forcaiola. Non credo che il mio voto cambierà le cose. Ma penso sia bene esprimerlo.

domenica 18 maggio 2014

BEPPE GRILLO E LA DEMOCRAZIA




Beppe Grillo è un pericolo mortale per la democrazia. Chi non ci crede commette l'errore gravissimo di non prendere sul serio il leader dei “5 stelle”. Lo considera “un comico”, un casinista demagogo, ma tutto sommato innocuo. Le cose non stanno così, purtroppo.
Cosa farebbe Beppe Grillo se avesse il potere? Questo dobbiamo chiederci. Basta esaminare, una volta tanto, con un minino di attenzione gli slogan e gli strilli di Grillo per avere la risposta, e non si tratta di una bella risposta.

DOVETE ANDARE A CASA, TUTTI! VI FAREMO UNA VERIFICA FISCALE, RESTITUIRETE IL MALTOLTO, POI TORNERETE A CASA.
Così dice Beppe Grillo. E spesso la gente non capisce il senso di simili affermazioni. Altri oltre a Grillo dicono a volte: “il governo deve dimettersi, deve andare a casa”. Nulla di male, nulla che indichi intenzioni antidemocratiche. Però, il “tutti a casa” di Grillo ha un senso radicalmente diverso. Quando dice “tutti a casa” Grillo non intende che il tal governo deve dimettersi, che chi oggi è oggi maggioranza farà domani l'opposizione. Intende il “tutti a casa” in senso letterale: tutti, ma proprio tutti, ad esclusione di lui ed il suo movimento, devono abbandonare la politica, tornare a casa ad occuparsi di giardinaggio o escursionismo; e ringraziare di essersela cavata con una verifica fiscale, di non essere finiti in galera. Col suo “tutti a casa” Beppe grillo teorizza, molto semplicemente, la fine del pluripartitismo. Non a caso ammira Ugo Chavez e Giuseppe Stalin...

O NOI O LORO.
Beppe Grillo non fa distinzioni, non ha rivali, solo nemici ed i nemici sono tutti ugualmente abbietti, devono essere, tutti, eliminati. Eliminati politicamente, s'intende, lui stesso ha parlato di “rivoluzione francese senza ghigliottina”. E' molto umano.
Grillo non si allea con nessuno, non fa compromessi, non cerca mediazioni. Chi non è con me è contro di me. Ma, un simile atteggiamento è incompatibile con la democrazia, e assolutamente incompatibile con la democrazia liberale. Se tutte le forze politiche e sociali hanno diritto di rappresentanza, se tutti gli interessi, le idee, i valori sono legittimi, ad esclusione di quelli che negano agli altri tale legittimità, la ricerca di alleanze, mediazioni, compromessi diventa inevitabile. Anche un partito che ottenesse, per pura ipotesi, il fatidico 51% dei voti sarebbe obbligato, in una democrazia, ad alcuni compromessi: sulla tal legge la sua maggioranza potrebbe scricchiolare, sulla tal altra sarebbe auspicabile un consenso più ampio. C'è un solo modo per evitare ogni compromesso, qualsiasi mediazione: eliminare politicamente tutti i partiti nemici, mandare tutti a casa. Appunto...

NOI SIAMO ONESTI, VOI CORROTTI, LADRI.

Lenin intendeva lo scontro politico come lotta a morte fra sfruttati e sfruttatori, oppressori ed oppressi. Hitler lo considerava come lotta, sempre a morte, fra i  salvatori ed i traditori della nazione. Da una parte i criminali di novembre, i banchieri ebrei e gli ebrei bolscevichi, dall'altra i “veri tedeschi”. In entrambe le concezioni lo scontro è fra bene e male e può concludersi solo con l'eliminazione, quanto meno politica, del nemico. E  dopo l'eliminazione politica c'è stata quella fisica. Grillo sostituisce l'antagonismo sociale di Lenin, e quello nazional razziale di Hitler, con l'antagonismo etico. Onesti contro disonesti, persone per bene contro corrotti, integerrimi contro papponi pregiudicati. Le categorie morali e giuridiche diventano categorie politiche. Non si tratta più di condannare Tizio dopo che la sua colpevolezza sia stata provata in un processo regolare, né si tratta di considerare Tizio un essere moralmente abbietto. Si tratta di far fuori il
gruppo a cui Tizio appartiene che è considerato, a priori, una banda di malfattori. E i malfattori vanno messi in galera, o almeno, mandati a casa, dopo una verifica fiscale. Di certo non si può parlare di alternanza democratica fra onesti e malfattori. L'antagonismo etico di Grillo, esattamente come quello sociale di Lenin e quello nazional razziale di Hitler, è incompatibile con la democrazia pluralista.

NOI SPALLEGGIAMO LA MAGISTRATURA, CAMBIEREMO LA SOCIETA' A COLPI DI MAGISTRATURA.

Negli stati di diritto la magistratura non ha il compito di “cambiare la società” ma “solo” quello di appurare se singoli cittadini hanno o non hanno commesso dei reati. La politica dal canto suo ha il compito di ben governare e fare buone leggi che permettano una decente convivenza sociale. Per parlare di un tema caro a Grillo, quello della corruzione, la magistratura ha il compito
non di “eliminare la corruzione”, ma di valutare se Tizio ha o non ha commesso dei reati collegati alla corruzione; la politica invece ha il compito di creare le condizioni generali che permettano una riduzione della corruzione. Non è un compito impossibile, in fondo. Basterebbe farla finita con l'andazzo secondo cui tutto o quasi deve essere deciso dalla politica, quindi dai partiti; dare più spazio alla autonomia dei cittadini, ridurre lo statalismo riduce anche la corruzione, non farlo la alimenta, malgrado tutti i discorsi ipocriti sulla “onestà” ed il giustizialismo forcaiolo.
Grillo invece confonde, volutamente, i compiti della politica con quelli della magistratura. Vuole attribuire fini politici generali ai magistrati, trasformare i processi in momenti di un repulisti generale.
“
voi non siete dei giudici; voi siete e non potete essere altro che uomini di Stato e rappresentanti della nazione. Non dovete emettere una sentenza a favore o contro un uomo: dovete prendere una misura di salute pubblica, dovete compiere un atto di provvidenza nazionale”
Così affermava Maximilien Robespierre in occasione del processo a Luigi XVI. Dal suo punto di vista aveva perfettamente ragione. Si attribuiscano fini politici generali alla magistratura e compito dei giudici non sarà più quello di appurare la colpevolezza o l'innocenza degli imputati. Sarà quello di “ripulire la società”, di “compiere un atto di provvidenza nazionale”. Tutto questo, ovviamente, è incompatibile col mantenimento delle libertà civili, fa a pugni col principio della presunzione di innocenza, distrugge la libertà individuale e personale. E non ha nulla a che vedere con la democrazia, meno che mai con la democrazia liberale. Ma a Grillo tutto questo non interessa, come non interessava all'”incorruttibile”. C'è davvero da chiedersi se la “rivoluzione francese” auspicata da Grillo sarà davvero “senza ghigliottina”.


PER RISOLVERE LA CRISI BASTA ESSERE ONESTI.

C'è la peste? Impicchiamo gli untori. C'è la crisi? Impicchiamo il “pregiudicato” e con lui tutti gli arraffoni, cioè tutti i politici tranne i “grillini”.
Non serve capire come funziona un sistema economico, quali sono i problemi di una società complessa. Basta linciare i mascalzoni. Come tutte le ideologie autoritarie e totalitarie i “grillismo” è sinistramente semplice. E tragicamente incapace di risolvere i problemi. Si, perché con gli strilli ed i linciaggi si possono eliminare i nemici politici, ma non permettere, ad esempio, all'economia di funzionare. Questo però riguarda il futuro. Nell'immediato una sola cosa conta: sconfiggere il nemico. E il resto? Vedremo.


IO SONO SOLO UNO DEI TANTI, DA NOI DECIDE LA GENTE, VOTANDO IN RETE.
Idiozie. Il movimento 5 stelle non esisterebbe senza Beppe Grillo. In questo il M5S si differenzia nettamente dal partito bolscevico, in cui esistevano molte personalità politiche di primo piano, ed assomiglia invece al partito nazional socialista dei lavoratori tedeschi, autentica creatura, almeno all'inizio, di Adolf Hitler.
Quanto alla democrazia via web... altra idiozia. Democrazia significa regole, procedure, rispetto per i diritti delle minoranze. Il “dialogo” fra leader urlante e massa applaudente non è democrazia, meno ancora lo è il pubblico linciaggio dei dissidenti, il liquidare ogni oppositore come un disonesto. La “democrazia” di Grillo ricorda sinistramente quella della “grande rivoluzione culturale proletaria” del presidente Mao.

TUTTO CIO' CHE SAI E' FALSO.
Lasciamo perdere le contraddizioni logiche insite in un simile enunciato. Se tutto ciò che so è falso, perché dovrebbe essere vera l'affermazione secondo cui è falso tutto ciò che so? Pretendere che Grillo conosca Epimenide cretese ed il celebre paradosso del mentitore è davvero eccessivo. Ma la sua affermazione perentoria: “è falso tutto ciò che sai” dimostra quanto profondamente autoritario sia il suo pensiero. “Voi, comuni mortali rincoglioniti dai media non conoscete, non potete conoscere il vero. Voi credete, ad esempio, che Al Qaeda abbia organizzato gli attentati dell'undici settembre, o che le brigate rosse abbiano ucciso Aldo Moro. Poveri idioti! Dietro questi eventi ci sono oscuri complotti dei “poteri forti”. La Cia, il Mossad, la finanza ebraico sionista, il “pregiudicato” hanno organizzato tutto. Voi non lo sapete, io si.”
Grillo conosce una verità che non può essere conosciuta dai comuni mortali, questi possono solo fidarsi di ciò che lui dice. Certo, qualcuno potrebbe chiedere le “prove” dei vari complotti, delle oscure macchinazioni che Grillo denuncia. Poverino! Non sa che i colpevoli appaiono sempre innocenti, che i complotti perfetti, le diaboliche macchinazioni sono tali proprio perché non lasciano tracce. La mancanza di prove è la prova regina, così, da sempre, ragionano i paranoici del complotto, e Grillo fa interamente suo questo “ragionamento”. Per seguire Grillo occorre credere ciecamente alle sue affermazioni, si deve considerare il demagogo genovese l'unica persona sincera in un mondo di perversi mentitori.
Un personaggio secondario nella storia del pensiero, un certo Aristotele, ebbe a dire che se un uomo ritiene di essere l'unico savio al mondo è molto probabilmente pazzo. Grillo non sarebbe d'accordo con lo stagirita, forse lo accuserebbe di essere un corruttore; per lui è la stragrande maggioranza degli esseri umani ad essere formata da pazzi, o da disonesti. Si salvano solo coloro che prendono per buono tutto ciò che lui dice.

Potrei continuare ma può bastare. La ideologia grillina è del tutto incompatibile con la democrazia pluralista, meno ancora è compatibile con le libertà liberali. Il mondo di Grillo è un mondo in bianco e nero: buoni contro cattivi, onesti contro furfanti, redenzione contro perdizione. Si tratta della visione del mondo tipica di tutti i totalitarismi, di destra o di sinistra.
Molti considerano “divertente” Grillo. Io ero fra questi. Mi divertivano a volte le sue sfuriate e dovevo riconoscere che, ogni tanto, gli capitava per caso di dire qualche verità. Ora non mi diverte più. Ora, per colpa gravissima della italica classe politica, il demagogo è diventato molto pericoloso. Sottovalutarlo sarebbe il peggiore degli errori. Qualcuno forse pensa: “beh, possiamo anche provarlo, saremo sempre in tempo a liberarcene”. E' un errore. E' molto, molto difficile liberarsi dei demagoghi una volta che questi si siano appropriati del potere. Meglio, molto meglio cercare di bloccarli prima.
Prima che sia troppo tardi.

giovedì 15 maggio 2014

I GOLPISTI IN FORMATO RIDOTTO



Prima lo negavano: complotto per far cadere il governo Berlusconi? Ma no!! Personaggi che vedono complotti ovunque, dalla morte di Lady Dayana all'assassinio di Aldo Moro, dallo sbarco sulla luna agli attentati dell'undici settembre sorridevano ironici di fronte al "complottismo" del cavaliere.
Poi sono arrivate le rivelazioni di Geithner, segretario al tesoro americano. A questo punto i sorrisini devono sparire dalle facce da idioti dei forcaioli vari. Cazzo, con un segretario al tesoro americano non si può scherzare, e poi, segretario nel governo Obama, amico di Obama...
E allora che fanno? Prima, minimizzano. No, complotto no, al massimo... pressioni, forse non perfettamente legali ma.. c'era l'attacco speculativo. Ah, l'attacco speculativo... si, è vero, forse quell'attacco era un po' guidato, forse i nostri amici tedeschi hanno venduto un po' troppi titoli di stato italiani, ma, ognuno può vendere titoli. Comunque, si, forse, ma dai, sono cose che riguardano il passato, ora andiamo avanti!
Però, qualcuno non resiste e dice la verità vera. Il “complotto” c'è stato strilla, per fortuna!
Ecco, gratta un po' i “sinceri democratici”, gli “amici della costituzione”, i fanatici della “assoluta legalità” e vengono fuori i golpisti in formato ridotto.
Che funzionari di uno stato estero si incontrino e discutano su come far fuori il governo, democraticamente eletto, di uno stato sovrano, che il capo dello stato inizi di fatto delle consultazioni volte a sostituire un governo che gode della fiducia del parlamento, che la nomina dei senatori a vita, invece che premio per chi ha altissimi meriti nei confronti del paese, diventi un'arma nel gioco politico, tutto questo va benissimo, se c'è di mezzo il cavaliere. Esattamente come vanno benissimo i processi fondati sul nulla, o le condanne non sostenute da prova alcuna. Si sfrondino tanti discorsi dalla ipocrisia di cui sono intrisi. Si eliminino le frasi sul “rispetto per la magistratura”, la ”legge uguale per tutti”, il “valore della costituzione”, la “difesa della sovranità nazionale”, i “grandi ideali europei” eccetera eccetera e vien fuori la verità: se hai un nemico devi farlo fuori, ad ogni costo. E della legge, della costituzione, della legalità, dei grandi ideali europei e della sovranità nazionale te ne freghi altamente.
Sono stupidi però, i forcaioli ed i golpisti in formato ridotto. Esalta il potere assoluto dei magistrati e puoi trovarti sul banco degli imputati, difendi i golpisti e puoi diventare vittima di un golpe.
Ma a questo loro non pensano. Sono come dei drogati: solo la morte politica (o non solo) del cavaliere può placarli. E se per far morire il cavaliere occorre fare a pezzi la tanto invocata legalità, la tanto adorata costituzione, beh, fa nulla. Muoia sansone con tutti i filistei!

giovedì 8 maggio 2014

LE VECCHIETTE DI PLACE DE LA CONCORDE



Pare che a Parigi, durante il terrore, molte candide vecchiette passassero gran parte del loro tempo a place de la Concorde. Si accomodavano proprio sotto il palco in cui sorgeva la ghigliottina e si mettevano a lavorare a maglia, per ingannare l'attesa. Quando i condannati venivano decapitati le vecchiette smettevano di sferruzzare e rivolgevano tutta la loro attenzione allo splendido spettacolo che il comitato di salute pubblica aveva messo in scena per loro. Poi tornavano al loro lavoro, in attesa della nuova in formata.
Qualcosa di simile accade oggi negli stati uniti. Quando un criminale deve essere giustiziato, nelle vicinanze del carcere in cui la sentenza sarà eseguita si radunano le opposte tifoserie. Da una parte i contrari alla pena di morte, che pregano, dall'altra i favorevoli, che al momento della morte del reo levano alte grida di gioia, si abbracciano, esultano, un po' come i tifosi negli stati al goal della squadra del cuore.
Si può essere favorevoli alla pena di morte, ovviamente. Si può ritenere che il condannato “se la sia meritata”, ma esultare per quella che comunque è la morte di un essere umano, addirittura trasformarla in spettacolo, divertente intrattenimento, è quanto di più rivoltante si possa immaginare. Un atteggiamento che rimanda alla psicanalisi più che alla politica, alle pulsioni inconsce più che al ragionamento, giusto o sbagliato che sia.

Oggi in Italia ci sono molti che ricordano le vecchiette di Place de la Concorde, o i giovanotti americani che attendono con ansia che il boia faccia il suo lavoro.
I vari Camilleri, Travaglio, Paolo Flores D'Arcais vogliono vedere Berlusconi in galera, sotto chiave, in una cella possibilmente piccola, umida ed oscura. A questo fine raccolgono firme, lanciano petizioni, si mobilitano. Arrivano addirittura a criticare i loro adorati magistrati, per questo. Per loro è perfettamente normale che in venti anni una persona abbia subito, più o meno, una quarantina di processi e un centinaio di inchieste. Che un essere umano si trovi come giudice qualcuno che è sceso in piazza contro di lui, o che lo definisce “pericolo per la democrazia”, o che ha pubblicamente affermato: “io a quello gli faccio un culo così”, tutto questo è cosa normalissima per D'Arcais, o Travaglio, o Santoro. Ma se un giudice, applicando la legge ed attenendosi ad una prassi consolidata, concede al “pregiudicato” l'affidamento ai servizi sociali, guai al mondo! Quel magistrato, udite udite, SBAGLIA! Chissà, forse è “berlusconiano”.

La legge va applicata, si potrebbe dire, chi è colpevole va messo in prigione. E loro, i vari Flores D'Arcais, Travaglio, Santoro, Camilleri e compagnia bella, sono per il rispetto rigorosissimo della legge, oibò!
Certo, hanno ragione questi paladini della legalità. Rispettare le legge, sempre, comunque! Fiat iustitia et pereat mundus! Però però, a parte il fatto che la “colpevolezza” dell'ex cavaliere è quanto meno dubbia, è la legge a prevedere l'affidamento ai servizi sociali, quindi anche questa legge andrebbe rispettata, o no? E se è vero che (finora) l'ex cavaliere non ha fatto un solo giorno di prigione, beh, neppure Grillo, condannato per omicidio colposo ne ha fatto uno, per non parlare della quantità industriale di assassini, stupratori, rapinatori, borseggiatori, che sono a piede libero nel nostro bel paese. Kabono, qualcuno si ricorda di lui? Si, Kabobo, quello che ha fatto fuori a picconate in testa tre innocenti, aveva una fedina penale lunga un chilometro, eppure era a piede libero, ed era clandestino, ed a quel tempo la clandestinità era REATO, eppure nessuno lo ha rispedito al suo paese, come la legge imponeva. Kabobo è stato condannato a venti anni, più o meno gli stessi che a suo tempo collezionò Craxi, che non sembra abbia mai ucciso nessuno; gli è stata riconosciuta la semi infermità mentale, ovviamente, e pare che non dovrà stare in carcere ma in ospedale. Non mi stupirei se fra due o tre anni fosse di nuovo a piede libero, magari con piccone in mano.
Come mai gli integerrimi difensori della legge non raccolgono firme affinché tutte le leggi siano sempre applicate? Come mai non fanno petizioni in cui chiedono che tutti gli spacciatori, gli stupratori, i rapinatori, gli assassini, i borseggiatori, i topi d'appartamento allegramente a piede libero vengano sbattuti in una comoda cella? Come mai ieri, quando la legge sul reato di clandestinità non era MAI applicata, non sono scesi in piazza per levare alta la loro protesta?

Chi raccoglie firme per sbattere in galera Berlusconi non lo fa tanto per amore della la legge astrattamente intesa quanto per odio nei confronti dell'ex cavaliere. Per loro il Berlusca è una sorta di incarnazione del demonio, quindi va eliminato, in un modo o nell'altro, legge o non legge, condanne o non condanne.
Molti hanno osservato che la raccolta di forme lanciata da "Micromega" in fondo favorisce il cavaliere: gli può consentire di recuperare molti dei consensi che il suo innegabile declino gli ha fatto perdere. Tutto vero, ma questo non interessa molto ai forcaioli. Per loro l'incarcerazione di Berlusconi è un fine in se, qualcosa di positivo indipendentemente dalle conseguenze politiche e, ovviamente, dalla sua innocenza o colpevolezza. Il solo pensiero di Berlusconi in galera molto probabilmente provoca a Travaglio o a Flores D'Arcais, forse anche al vecchio Camilleri, delle erezioni degne di un Rocco Siffredi. Berlusconi in cella dimostra che gli strilli forcaioli che per venti e più anni questi signori hanno levato, sono serviti a qualcosa, che le loro vite hanno avuto un senso.
Finito il terrore le vecchiette di Place de la Concorde avranno potuto dire: “siamo state nella storia”, esattamente come i soldati di Napoleone vincitori ad Austerliz hanno detto: “c'ero anch'io”.
Se un giorno Berlusconi finirà in galera i forcaioli di “Micromega” potranno dire: “è un po' anche merito nostro”; avranno una erezione e si sentiranno felici.
Ognuno ha le erezioni, e le felicità, che si merita.