Beppe Grillo è un pericolo mortale per
la democrazia. Chi non ci crede commette l'errore gravissimo di non
prendere sul serio il leader dei “5 stelle”. Lo considera “un
comico”, un casinista demagogo, ma tutto sommato innocuo. Le cose
non stanno così, purtroppo.
Cosa farebbe Beppe Grillo se avesse
il potere? Questo dobbiamo chiederci. Basta esaminare, una volta
tanto, con un minino di attenzione gli slogan e gli strilli di Grillo
per avere la risposta, e non si tratta di una bella risposta.
DOVETE
ANDARE A CASA, TUTTI! VI FAREMO UNA VERIFICA FISCALE, RESTITUIRETE IL
MALTOLTO, POI TORNERETE A CASA.
Così dice Beppe
Grillo. E spesso la gente non capisce il senso di simili
affermazioni. Altri oltre a Grillo dicono a volte: “il governo deve
dimettersi, deve andare a casa”. Nulla di male, nulla che indichi
intenzioni antidemocratiche. Però, il “tutti a casa” di
Grillo ha un senso radicalmente diverso. Quando dice “tutti a
casa” Grillo non intende che il tal governo deve dimettersi,
che chi oggi è oggi maggioranza farà domani l'opposizione. Intende il
“tutti a casa” in senso letterale: tutti, ma proprio
tutti, ad esclusione di lui ed il suo movimento, devono abbandonare
la politica, tornare a casa ad occuparsi di giardinaggio o
escursionismo; e ringraziare di essersela cavata con una verifica
fiscale, di non essere finiti in galera. Col suo “tutti a casa”
Beppe grillo teorizza, molto semplicemente, la fine del
pluripartitismo. Non a caso ammira Ugo Chavez e Giuseppe
Stalin...
O NOI O LORO.
Beppe Grillo non fa
distinzioni, non ha rivali, solo nemici ed i nemici sono tutti
ugualmente abbietti, devono essere, tutti, eliminati. Eliminati
politicamente, s'intende, lui stesso ha parlato di “rivoluzione
francese senza ghigliottina”. E' molto umano.
Grillo
non si allea con nessuno, non fa compromessi, non cerca mediazioni.
Chi non è con me è contro di me. Ma,
un simile atteggiamento è incompatibile
con la democrazia, e assolutamente incompatibile
con la democrazia liberale.
Se tutte le forze politiche e sociali hanno diritto di
rappresentanza, se tutti gli interessi, le idee, i valori sono
legittimi, ad esclusione di quelli che negano agli altri tale
legittimità, la ricerca di alleanze, mediazioni, compromessi diventa
inevitabile. Anche un partito che ottenesse, per pura ipotesi, il
fatidico 51% dei voti sarebbe obbligato, in una democrazia, ad alcuni
compromessi: sulla tal legge la sua maggioranza potrebbe
scricchiolare, sulla tal altra sarebbe auspicabile un consenso più
ampio. C'è un solo modo per evitare ogni compromesso, qualsiasi
mediazione: eliminare politicamente tutti i partiti nemici, mandare
tutti a casa. Appunto...
NOI SIAMO ONESTI, VOI
CORROTTI, LADRI.
Lenin
intendeva lo scontro politico come lotta a morte fra sfruttati e
sfruttatori, oppressori ed oppressi. Hitler lo considerava come lotta, sempre a morte, fra i salvatori ed i traditori della nazione. Da una parte
i criminali di novembre, i banchieri ebrei e gli ebrei bolscevichi,
dall'altra i “veri tedeschi”. In entrambe le concezioni lo
scontro è fra bene e male e può concludersi solo con
l'eliminazione, quanto meno politica, del nemico. E
dopo l'eliminazione politica c'è stata quella fisica. Grillo
sostituisce l'antagonismo sociale di Lenin, e quello nazional
razziale di Hitler, con l'antagonismo etico. Onesti contro disonesti,
persone per bene contro corrotti, integerrimi contro papponi
pregiudicati. Le categorie morali e giuridiche diventano categorie politiche. Non si
tratta più di condannare Tizio dopo che la sua colpevolezza sia
stata provata in un processo regolare, né si tratta di considerare
Tizio un essere moralmente abbietto. Si tratta di far fuori il gruppo
a cui Tizio appartiene che è considerato, a priori, una banda di
malfattori. E i malfattori vanno messi in galera, o almeno, mandati a
casa, dopo una verifica fiscale. Di certo non si può parlare di
alternanza democratica fra onesti e malfattori. L'antagonismo etico
di Grillo, esattamente come quello sociale di Lenin e quello nazional
razziale di Hitler, è incompatibile con la democrazia
pluralista.
NOI SPALLEGGIAMO LA MAGISTRATURA,
CAMBIEREMO LA SOCIETA' A COLPI DI MAGISTRATURA.
Negli
stati di diritto la magistratura non ha il compito di “cambiare la
società” ma “solo” quello di appurare se singoli cittadini
hanno o non hanno commesso dei reati. La politica dal canto suo ha il
compito di ben governare e fare buone leggi che permettano una
decente convivenza sociale. Per parlare di un tema caro a Grillo,
quello della corruzione, la magistratura ha il compito non
di “eliminare la corruzione”, ma di valutare se Tizio ha o non ha
commesso dei reati collegati alla corruzione; la politica invece ha
il compito di creare le condizioni generali che permettano una
riduzione della corruzione. Non è un compito impossibile, in fondo.
Basterebbe farla finita con l'andazzo secondo cui tutto o quasi deve
essere deciso dalla politica, quindi dai partiti; dare più spazio
alla autonomia dei cittadini, ridurre lo statalismo riduce anche la
corruzione, non farlo la alimenta, malgrado tutti i discorsi
ipocriti sulla “onestà” ed il giustizialismo forcaiolo.
Grillo
invece confonde, volutamente, i compiti della politica con quelli
della magistratura. Vuole attribuire fini politici generali ai
magistrati, trasformare i processi in momenti di un repulisti
generale.
“voi non siete dei giudici; voi siete e non
potete essere altro che uomini di Stato e rappresentanti della
nazione. Non dovete emettere una sentenza a favore o contro un uomo:
dovete prendere una misura di salute pubblica, dovete compiere un
atto di provvidenza nazionale”
Così affermava Maximilien Robespierre in occasione del processo
a Luigi XVI. Dal suo punto di vista aveva perfettamente ragione. Si
attribuiscano fini politici generali alla magistratura e compito dei
giudici non sarà più quello di appurare la colpevolezza o l'innocenza degli imputati. Sarà quello di “ripulire la società”,
di “compiere un atto di provvidenza nazionale”. Tutto questo,
ovviamente, è incompatibile col mantenimento delle libertà civili,
fa a pugni col principio della presunzione di innocenza, distrugge la
libertà individuale e personale. E non ha nulla a che vedere con la
democrazia, meno che mai con la democrazia liberale. Ma a Grillo
tutto questo non interessa, come non interessava
all'”incorruttibile”. C'è davvero da chiedersi se la
“rivoluzione francese” auspicata da Grillo sarà davvero “senza
ghigliottina”.
PER RISOLVERE LA CRISI BASTA ESSERE
ONESTI.
C'è la peste?
Impicchiamo gli untori. C'è la crisi? Impicchiamo il “pregiudicato”
e con lui tutti gli arraffoni, cioè tutti i politici tranne i
“grillini”.
Non serve capire come funziona un sistema
economico, quali sono i problemi di una società complessa. Basta
linciare i mascalzoni. Come tutte le ideologie autoritarie e
totalitarie i “grillismo” è sinistramente semplice. E
tragicamente incapace di risolvere i problemi. Si, perché con gli
strilli ed i linciaggi si possono eliminare i nemici politici, ma non
permettere, ad esempio, all'economia di funzionare. Questo però
riguarda il futuro. Nell'immediato una sola cosa conta: sconfiggere il
nemico. E il resto? Vedremo.
IO SONO SOLO UNO DEI
TANTI, DA NOI DECIDE LA GENTE, VOTANDO IN RETE.
Idiozie. Il
movimento 5 stelle non esisterebbe senza Beppe Grillo. In questo il
M5S si differenzia nettamente dal partito bolscevico, in cui
esistevano molte personalità politiche di primo piano, ed assomiglia
invece al partito nazional socialista dei lavoratori tedeschi,
autentica creatura, almeno all'inizio, di Adolf Hitler.
Quanto
alla democrazia via web... altra idiozia. Democrazia significa
regole, procedure, rispetto per i diritti delle minoranze. Il
“dialogo” fra leader urlante e massa applaudente non è
democrazia, meno ancora lo è il pubblico linciaggio dei dissidenti,
il liquidare ogni oppositore come un disonesto. La “democrazia”
di Grillo ricorda sinistramente quella della “grande rivoluzione
culturale proletaria” del presidente Mao.
TUTTO CIO' CHE
SAI E' FALSO.
Lasciamo perdere le contraddizioni logiche
insite in un simile enunciato. Se tutto ciò che so è falso, perché
dovrebbe essere vera l'affermazione secondo cui è falso tutto ciò che so? Pretendere che
Grillo conosca Epimenide cretese ed il celebre paradosso del
mentitore è davvero eccessivo. Ma la sua affermazione perentoria: “è
falso tutto ciò che sai” dimostra quanto profondamente autoritario
sia il suo pensiero. “Voi, comuni mortali rincoglioniti dai media
non conoscete, non potete conoscere il vero. Voi credete, ad esempio, che
Al Qaeda abbia organizzato gli attentati dell'undici settembre, o che
le brigate rosse abbiano ucciso Aldo Moro. Poveri idioti! Dietro
questi eventi ci sono oscuri complotti dei “poteri forti”. La
Cia, il Mossad, la finanza ebraico sionista, il “pregiudicato”
hanno organizzato tutto. Voi non lo sapete, io si.”
Grillo
conosce una verità che non può essere conosciuta dai comuni
mortali, questi possono solo fidarsi di ciò che lui dice. Certo,
qualcuno potrebbe chiedere le “prove” dei vari complotti, delle
oscure macchinazioni che Grillo denuncia. Poverino! Non sa che i
colpevoli appaiono sempre innocenti, che i complotti perfetti, le
diaboliche macchinazioni sono tali proprio perché non lasciano
tracce. La mancanza di prove è la prova regina, così, da
sempre, ragionano i paranoici del complotto, e Grillo fa interamente
suo questo “ragionamento”. Per seguire Grillo occorre credere
ciecamente alle sue affermazioni, si deve considerare il demagogo
genovese l'unica persona sincera in un mondo di perversi
mentitori.
Un personaggio secondario nella storia del pensiero, un
certo Aristotele, ebbe a dire che se un uomo ritiene di essere
l'unico savio al mondo è molto probabilmente pazzo. Grillo non
sarebbe d'accordo con lo stagirita, forse lo accuserebbe di essere un
corruttore; per lui è la stragrande maggioranza degli esseri umani
ad essere formata da pazzi, o da disonesti. Si salvano solo coloro che
prendono per buono tutto ciò che lui dice.
Potrei continuare
ma può bastare. La ideologia grillina è del tutto incompatibile con
la democrazia pluralista, meno ancora è compatibile con le libertà
liberali. Il mondo di Grillo è un mondo in bianco e nero: buoni
contro cattivi, onesti contro furfanti, redenzione contro perdizione.
Si tratta della visione del mondo tipica di tutti i totalitarismi, di
destra o di sinistra.
Molti considerano “divertente” Grillo.
Io ero fra questi. Mi divertivano a volte le sue sfuriate e dovevo
riconoscere che, ogni tanto, gli capitava per caso di dire qualche
verità. Ora non mi diverte più. Ora, per colpa gravissima della
italica classe politica, il demagogo è diventato molto pericoloso.
Sottovalutarlo sarebbe il peggiore degli errori. Qualcuno forse
pensa: “beh, possiamo anche provarlo, saremo sempre in tempo a
liberarcene”. E' un errore. E' molto, molto difficile liberarsi dei
demagoghi una volta che questi si siano appropriati del potere.
Meglio, molto meglio cercare di bloccarli prima.
Prima che sia troppo tardi.